Ai margini del Lago Nasser, a poco più di 280 chilometri da Assuan, due templi scavati nella roccia raccontano l’ambizione di uno dei faraoni più potenti dell’antico Egitto. Abu Simbel non e soltanto un sito archeologico: e il punto in cui la storia dei faraoni incontra una delle più grandi imprese di ingegneria del Novecento. Vedi anche la nostra guida completa ad Abu Simbel. Chi arriva fin qui resta colpito due volte, prima dai quattro colossi che sorvegliano l’ingresso e poi dal racconto di come questi templi siano stati salvati dalle acque.
Immagini dei luoghi inclusi nell’esperienza.
Il tempio maggiore fu fatto costruire da Ramses II intorno al 1264 a.C. e dedicato agli dei Amon, Ra-Horakhty e Ptah, oltre che al faraone stesso. La facciata e dominata da quattro statue sedute alte circa venti metri che ritraggono Ramses II, un messaggio di potere rivolto a chi risaliva il Nilo dalla Nubia. All’interno, la sala ipostila con i pilastri osiriaci e i rilievi della battaglia di Qadesh conduce fino al santuario, dove sono scolpite quattro divinita.

Poco distante sorge il tempio dedicato alla regina Nefertari e alla dea Hathor. È uno dei pochi templi egizi in cui la sposa reale compare sulla facciata con le stesse dimensioni del faraone, segno del ruolo speciale di Nefertari. Gli ambienti interni conservano colori e dettagli che raccontano il legame tra la coppia reale e il culto della dea.

Negli anni Sessanta la costruzione della diga di Assuan minacciava di sommergere Abu Simbel sotto il nuovo Lago Nasser. Tra il 1964 e il 1968 una campagna internazionale coordinata dall’UNESCO smontro i due templi in oltre mille blocchi e li ricostruì una sessantina di metri più in alto, in posizione sicura. È grazie a quell’impresa che oggi possiamo ancora ammirarli. Vale la pena ricordare che il sito era stato riportato alla luce nel 1813 e reso celebre in Europa dall’esploratore padovano Giovanni Battista Belzoni, che vi lavoro pochi anni dopo.

Due volte l’anno, il 22 febbraio e il 22 ottobre, i primi raggi del sole attraversano l’ingresso del Grande Tempio e raggiungono il santuario, illuminando le statue di Ramses, Amon e Ra-Horakhty e lasciando in ombra Ptah, la divinita legata al mondo sotterraneo. In queste giornate il sito si riempie di viaggiatori arrivati per assistere a un allineamento pensato più di tremila anni fa.
Abu Simbel si raggiunge da Assuan, il punto di partenza più comodo. Il viaggio su strada attraversa il deserto e richiede alcune ore per tratta, per questo la partenza avviene di solito nelle prime ore del mattino. In alternativa si può arrivare con un volo interno, che riduce sensibilmente i tempi. Ti aiutiamo a scegliere la soluzione più adatta al tuo programma di viaggio.

Gli orari di partenza, la lingua della guida e i dettagli inclusi vengono concordati con te su WhatsApp prima della prenotazione, così da costruire l’escursione intorno alle tue esigenze.
I mesi da ottobre ad aprile offrono temperature più gradevoli per il viaggio e la visita. In estate il caldo e intenso e conviene partire molto presto. Porta con te acqua, cappello, occhiali da sole e scarpe comode. All’interno dei templi la fotografia può essere soggetta a regole specifiche, che ti indicheremo sul posto.
Il sito si trova a circa 280 chilometri a sud di Assuan. Su strada il tragitto richiede circa tre ore per tratta, mentre con il volo interno i tempi scendono a poche decine di minuti.
Per visitare con calma entrambi i templi bastano in genere una o due ore. La durata complessiva dell’escursione dipende dal mezzo scelto per il viaggio.
Si, meglio organizzare l’escursione con qualche giorno di anticipo, soprattutto vicino alle date del fenomeno solare, quando l’affluenza e più alta.
Si, la visita comprende gli ambienti interni del Grande Tempio e del tempio di Nefertari, dove rilievi e statue si sono conservati meglio.
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