I due templi di Abu Simbel visti dal lago Nasser nella luce calda del tardo pomeriggio, con le colline artificiali che li racchiudono

Abu Simbel: i templi di Ramesse II e Nefertari

Abu Simbel è formato da due templi scavati nella roccia da Ramesse II: il Grande Tempio, con quattro statue sedute alte circa venti metri, e il tempio più piccolo dedicato alla regina Nefertari e alla dea Hathor. I due templi sorgono ai margini del Lago Nasser, a poco più di 280 chilometri da Assuan, all’estremità meridionale dell’Alto Egitto. Fra il 1964 e il 1968 furono smontati in oltre mille blocchi e ricostruiti una sessantina di metri più in alto, per salvarli dalle acque della diga di Assuan. La nostra escursione ad Abu Simbel da Assuan con guida in italiano ti porta a scoprirli con i tempi giusti.

In breve

  • Il sole del 22 ottobre e del 22 febbraio: all’alba i primi raggi attraversano l’ingresso del Grande Tempio e illuminano le statue del santuario; Ptah resta in ombra.
  • I due templi: il Grande Tempio di Ramesse II, con quattro statue sedute alte circa venti metri, e il tempio di Nefertari dedicato a Hathor.
  • Dove: ai margini del Lago Nasser, a poco più di 280 chilometri da Assuan.
  • Come si arriva: da Assuan su strada, alcune ore per tratta con partenza all’alba, oppure con un volo interno.
  • Quanto dura la visita: una o due ore per vedere con calma entrambi i templi.

Il mese del sole: l’Egitto a ottobre. La visita organizzata: escursione ad Abu Simbel da Assuan.

Il Grande Tempio di Ramesse II

Il tempio maggiore fu fatto costruire da Ramesse II intorno al 1264 a.C. e dedicato agli dei Amon, Ra-Horakhty e Ptah, oltre che al faraone stesso. La facciata è dominata da quattro statue sedute alte circa venti metri, un messaggio di potere rivolto a chi risaliva il Nilo dalla Nubia. La storia del suo spostamento negli anni Sessanta la raccontiamo in Abu Simbel, il tempio che è stato spostato.

All’interno, la sala ipostila con i pilastri osiriaci e i rilievi della battaglia di Qadesh conduce fino al santuario, dove sono scolpite quattro divinità. È il cuore della visita guidata ai templi di Abu Simbel.

La facciata del grande tempio di Ramses II ad Abu Simbel con i quattro colossi sedutiIl tempio di Nefertari ad Abu Simbel, con le sei statue nella facciata e i tagli della ricostruzione ancora visibili nella roccia sopra

Il tempio di Nefertari

Poco distante sorge il tempio dedicato alla regina Nefertari e alla dea Hathor. È uno dei pochi templi egizi in cui la sposa reale compare sulla facciata con le stesse dimensioni del faraone, segno del ruolo speciale di Nefertari.

Gli ambienti interni conservano colori e dettagli che raccontano il legame tra la coppia reale e il culto della dea.

Un dettaglio che quasi nessuno nota: sulla facciata la regina è rappresentata della stessa altezza del re. Nell’arte egizia le proporzioni sono gerarchia, non gusto, quindi quella parità è una dichiarazione politica scolpita nella roccia.

Il salvataggio che ha fatto la storia

Negli anni Sessanta la costruzione della diga di Assuan minacciava di sommergere Abu Simbel sotto il nuovo Lago Nasser. Tra il 1964 e il 1968 una campagna internazionale coordinata dall’UNESCO smontò i due templi in oltre mille blocchi e li ricostruì una sessantina di metri più in alto, in posizione sicura.

È grazie a quell’impresa che oggi possiamo ancora ammirarli. Il sito era stato riportato alla luce nel 1813 e reso celebre in Europa dall’esploratore padovano Giovanni Battista Belzoni.

Facciata del Grande Tempio di Abu Simbel con i quattro colossi di Ramses II e il piazzale deserto

Dietro la facciata fu costruita una collina artificiale in cemento, cava, che regge la montagna finta in cui i templi sono incassati: quella che sembra roccia naturale, vista da fuori, è una cupola costruita dall’uomo. Guardando le facciate da vicino si notano ancora le linee di giunzione fra i blocchi.

Il fenomeno solare del 22 febbraio e del 22 ottobre

Due volte l’anno i primi raggi del sole attraversano l’ingresso del Grande Tempio e raggiungono il santuario, illuminando le statue di Ramesse, Amon e Ra-Horakhty e lasciando in ombra Ptah. In queste giornate il sito si riempie di viaggiatori arrivati per assistere a un allineamento pensato più di tremila anni fa.

Va detto che le date di oggi non sono esattamente quelle originali: quando il complesso fu spostato più in alto, l’orientamento non poté essere riprodotto al millimetro, e il fenomeno avviene ora con circa un giorno di scarto rispetto al progetto antico.

Come visitare Abu Simbel: l’escursione da Assuan

Abu Simbel si raggiunge da Assuan, il punto di partenza più comodo. Il viaggio su strada attraversa il deserto e richiede alcune ore per tratta, per questo la partenza avviene nelle prime ore del mattino. In alternativa si può arrivare con un volo interno, che riduce sensibilmente i tempi.

Molti viaggiatori abbinano Abu Simbel ad altre cose da vedere ad Assuan, come il tempio di Philae, il villaggio nubiano e l’obelisco incompiuto. Vedi tutte le proposte tra i nostri viaggi ed escursioni in Egitto.

La sosta ai templi dura in genere circa due ore. Un consiglio che funziona: entrare prima nel tempio piccolo di Nefertari, che quasi nessuno visita per primo, e passare al Grande Tempio quando i primi gruppi si sono diradati.

La facciata del Grande Tempio di Abu Simbel con i quattro colossi seduti, nella luce rossastra del giorno

Quando andare e che cosa mettere in conto

Da novembre a febbraio il clima è ideale e la partenza all’alba è piacevole. In estate il caldo sulla spianata è serio: si visita presto e si beve molto.

I biglietti d’ingresso ai templi sono compresi nella quota dei nostri programmi, a persona. Restano fuori le riprese con attrezzatura professionale, che hanno un permesso a parte. Il quadro generale dei costi di un viaggio e in quanto costa un viaggio in Egitto.

Perché Ramesse II lo costruì proprio qui

Abu Simbel non è vicino a niente, e non è un caso. Siamo al confine meridionale dell’Egitto storico, sulla strada che portava in Nubia: chi risaliva il fiume da sud incontrava questa facciata prima di qualsiasi altra cosa.

I quattro colossi seduti non erano decorazione, erano un messaggio politico, e il messaggio era che il faraone controllava quella frontiera. Per lo stesso motivo sulle pareti interne si celebra una battaglia: il tempio doveva parlare a chi arrivava, non ai sacerdoti.

Capire questo cambia la visita, perché smette di essere un monumento isolato in mezzo al nulla e diventa la porta di ingresso di un paese. Il resto della regione nubiana si legge in villaggi nubiani e in Kalabsha.

Dormire ad Abu Simbel: la terza opzione

Quasi tutti fanno Abu Simbel in giornata da Assuan, e quasi nessuno sa che si può dormire sul posto. Le strutture sono poche e vanno prenotate con anticipo, ma cambiano completamente la visita.

Chi resta la notte vede i templi nel tardo pomeriggio, quando i pullman in giornata sono ripartiti, e la mattina dopo si trova davanti alla facciata all’alba praticamente da solo. È anche l’unico modo civile di assistere allo spettacolo serale senza poi affrontare tre ore e mezza di strada al buio.

Il lago Nasser, e perché i templi guardano l’acqua

La strada da Assuan corre nel deserto, poi all’improvviso compare il lago Nasser: una distesa d’acqua dove prima c’era la valle del Nilo. I templi oggi si affacciano su quel lago, e non sul fiume per cui erano stati orientati.

È lo stesso bacino che ha inghiottito una decina di altri santuari nubiani. Alcuni furono salvati e ricollocati, come il tempio di Kalabsha, che si visita in barca da Assuan e che quasi nessun gruppo include. Altri sono ancora sotto il livello dell’acqua.

Abu Simbel visto da lontano dal lago Nasser, con una nave da crociera ormeggiata davanti alla riva

Che cosa portare, e come vestirsi

Si parte prima dell’alba e si torna nel primo pomeriggio: in inverno la partenza è fredda e il mezzogiorno caldo, quindi conviene vestirsi a strati. Scarpe chiuse, perché la spianata davanti ai templi è sabbia e pietrisco.

Cappello e occhiali da sole servono davvero: sul piazzale non c’è ombra da nessuna parte. L’acqua a bordo la mettiamo noi. Dentro i templi non si usa il flash, e per le riprese con attrezzatura professionale serve un permesso a parte.

Vuoi vivere Abu Simbel con una guida egittologa in italiano e senza pensieri organizzativi?

Richiedi un preventivo su misura

Le sei statue del tempio piccolo, guardate una per una

La facciata dedicata a Hathor non ha statue sedute ma sei figure in piedi, ricavate dentro altrettante nicchie separate da speroni di roccia. Sono quattro volte Ramesse e due volte Nefertari, disposte in modo alternato, tre per lato dell’ingresso. Ai loro piedi, ad altezza di ginocchio, stanno i figli della coppia reale: i principi accanto al re, le principesse accanto alla regina. È una famiglia scolpita in fila che quasi nessuno si ferma a contare.

Dentro, i pilastri portano in cima la testa della dea con le orecchie bovine, e il fusto sotto ripete la forma del sistro, lo strumento che si agitava nei suoi riti. È un capitello che non si incontra spesso e che merita un minuto: riconoscere i capitelli delle colonne egizie cambia il modo di guardare qualsiasi sala ipostila per tutto il resto del viaggio. La regina compare anche in una scena di incoronazione, e chi ha in programma la riva ovest di Luxor la ritrova nella tomba dipinta della Valle delle Regine.

Che cosa succede davvero nelle due mattine allineate

Il 22 febbraio e il 22 ottobre attirano ad Abu Simbel un pubblico che nel resto dell’anno non c’è. Si arriva al buio, si aspetta in fila sul piazzale e, quando il momento arriva, il santuario in fondo si rivela per quello che è: una stanza piccola. Ci si passa davanti in pochi secondi, spinti da chi sta dietro. Fuori intanto ci sono musica, bancarelle e gente in festa, ed è una bella giornata, però è una festa, non una visita.

La nostra opinione è netta: quelle due mattine hanno senso se ad Abu Simbel ci siete già stati. In un giorno qualunque si entra nel santuario con calma, ci si mette di lato e si capisce come è costruito l’asse che porta la luce fino in fondo, cosa che nel giorno dell’allineamento non riuscite a fare. Alla prima visita conviene avere il tempio. Per capire come si muove la luce del mattino in questa parte del paese ci sono gli orari di alba e tramonto in Alto Egitto.

Le ore intorno al convoglio, che sono la vera differenza

I mezzi che partono da Assuan si muovono raggruppati, arrivano nella stessa fascia e ripartono insieme, quindi il sito non si riempie in modo graduale: passa dal vuoto al pieno e poi di nuovo al vuoto. Chi si trova nella coda di quel gruppo vede il piazzale svuotarsi e ha i due templi quasi per sé, con il rovescio della medaglia del sole ormai alto. Sono compromessi diversi e dipendono dal mezzo scelto: il quadro completo sta in come si arriva ad Abu Simbel da Assuan, mentre il confronto fra aereo e strada mette in fila che cosa si guadagna e che cosa si perde.

Una cosa vale per tutti. Le facciate guardano verso est, verso l’acqua: nelle prime ore il sole le prende di fronte, i volti hanno rilievo e le barbe posticce fanno ombra sul petto. Più tardi la luce piomba dall’alto, le ombre si accorciano e le stesse statue diventano piatte da fotografare. È il motivo per cui una visita a metà giornata sembra sempre meno impressionante della fotografia che vi aveva convinti a venire.

L’ordine giusto delle due visite

Quando i gruppi arrivano ad Abu Simbel, vanno tutti al Grande Tempio. Girare la sequenza conviene: si comincia da quello della regina, che si vede in poco tempo e in quel momento è quasi deserto, e si passa all’altro mentre la prima ondata sta già uscendo. Alla fine si torna indietro sul piazzale e si guardano le due facciate da lontano, che è l’unico punto da cui si coglie il rapporto di scala fra le due.

Se avanza tempo, spendetene un poco davanti alle statue prima di entrare. Le proporzioni, la posizione delle mani, l’oggetto stretto nel pugno raccontano qualcosa di preciso, e sapere come si guarda una statua egizia evita di ridurle a fondale per una fotografia. Sul lago, del resto, questi templi non sono un caso isolato: anche il tempio di Kalabsha sul lago Nasser è stato smontato e rimesso su più in alto, ed è la visita che chiude il discorso.

Il retro della collina, che quasi nessuno gira

La collina di Abu Simbel, vista da davanti, sembra una montagna. Non lo è: quella che sta dietro le due facciate è stata costruita, e camminando intorno al sito si arriva sul lato posteriore, dove il volume si rivela per quello che è, un guscio che regge la roccia tagliata e rimontata. Sono cinque minuti di deviazione e cambiano completamente la percezione di quello che avete appena visitato: davanti c’è un tempio antico, dietro c’è un’opera del Novecento che lo tiene su.

Vale la stessa attenzione per le sale interne, dove quasi tutti puntano dritti al fondo. Le pareti laterali della prima sala sono occupate da grandi scene militari, sviluppate in fasce che si leggono in orizzontale come una sequenza; il metodo per districarle è quello descritto in come si legge la parete di un tempio. Da ricordare anche che questa era terra nubiana e che con i templi furono spostate le comunità che ci vivevano: il villaggio nubiano di Assuan è il lato umano della stessa vicenda.

La facciata del Grande Tempio di Abu Simbel con i quattro colossi

Domande frequenti su Abu Simbel

Quanto dista Abu Simbel da Assuan?

I templi si trovano a circa 280 chilometri a sud di Assuan. Su strada il tragitto richiede circa tre ore per tratta, mentre con il volo interno i tempi si riducono a poche decine di minuti.

Quanto dura la visita di Abu Simbel?

Per visitare con calma entrambi i templi bastano una o due ore. La durata complessiva dell’escursione dipende dal mezzo scelto, via strada o in aereo.

Quando avviene il fenomeno solare?

Due volte l’anno, il 22 febbraio e il 22 ottobre, i primi raggi del sole attraversano l’ingresso del Grande Tempio e illuminano le statue del santuario.

Come si prenota l’escursione ad Abu Simbel?

Organizziamo l’escursione da Assuan su misura: scrivici su WhatsApp o compila il modulo e concordiamo orari, guida in italiano e mezzo di trasporto.

Powered by Joinchat