Sulla riva occidentale di Luxor, in una valle desertica dominata dalla cima piramidale di al-Qurn, i faraoni del Nuovo Regno vollero le loro tombe scavate nella roccia. Per circa cinque secoli, tra il 1539 e il 1075 a.C., questa gola arida divenne la necropoli reale dell’Egitto, un luogo pensato per proteggere i sovrani nel loro viaggio verso l’aldilà.
In breve
Immagini dei luoghi inclusi nell’esperienza.
Dopo l’epoca delle grandi piramidi, i sovrani cercarono un modo più sicuro per riposare indisturbati. Le tombe monumentali attiravano i ladri, così si scelse una valle nascosta, lontana dal fiume, dove le sepolture potevano essere scavate in profondità e mimetizzate. La montagna che la sovrasta ha una forma naturale a piramide, un dettaglio che richiamava l’antico simbolo solare senza bisogno di costruirlo.

Nella valle si contano oltre sessanta tombe. La più famosa è quella di Tutankhamon, la KV62, scoperta quasi intatta da Howard Carter nel 1922: un ritrovamento che fece conoscere l’antico Egitto in tutto il mondo. Accanto ad essa si trovano le sepolture imponenti di Seti I, la più lunga e decorata, e di Ramses VI, con il soffitto astronomico che raffigura il cammino del sole.

Ciò che colpisce chi entra sono le pareti coperte di testi e figure ancora vivaci. Scene tratte dal Libro dei Morti e dall’Amduat accompagnavano il faraone attraverso le ore della notte fino alla rinascita. Il clima secco del deserto ha conservato pigmenti e dettagli che altrove sarebbero svaniti da tempo.

La valle si trova sulla riva ovest, a breve distanza dal centro di Luxor. Il biglietto d’ingresso comprende la visita di alcune tombe a scelta, mentre quelle più celebri, come la tomba di Tutankhamon o di Seti I, richiedono un biglietto separato. Ti aiutiamo a decidere quali tombe visitare in base ai tuoi interessi e al tempo a disposizione.

Durata indicativa: mezza giornata. Quali tombe visitare, gli orari e i dettagli inclusi vengono concordati con te su WhatsApp prima della prenotazione, così da costruire l’escursione intorno ai tuoi interessi.
I mesi da ottobre ad aprile sono i più piacevoli per visitare la riva ovest. In ogni stagione conviene arrivare presto al mattino, quando la luce è migliore e le tombe sono meno affollate. Porta acqua, cappello e scarpe comode: gli spostamenti tra una tomba e l’altra avvengono a piedi, sotto il sole.

Il biglietto d’ingresso standard permette di visitare alcune tombe a scelta tra quelle aperte al pubblico. Le tombe più importanti richiedono un biglietto aggiuntivo.
No, la tomba di Tutankhamon ha un biglietto separato rispetto a quello di ingresso alla valle. Ti indichiamo come regolarti in base al tuo programma.
Per visitare con calma tre o quattro tombe servono in genere due o tre ore, a cui si aggiunge il tempo per gli spostamenti da Luxor.
Le regole cambiano di tomba in tomba e in alcune la fotografia richiede un permesso a parte. Ti indichiamo sul posto dove è consentito.
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Le tombe non sono caverne scavate a caso. Seguono uno schema che si ripete e che, una volta riconosciuto, cambia la visita: un ingresso tagliato nella parete di roccia, poi una successione di corridoi che scendono uno dietro l’altro, ciascuno con la sua funzione e le sue immagini.
In molte, a un certo punto, si apre un pozzo verticale. Doveva fermare i ladri, o raccogliere l’acqua delle rare piogge violente, o rispondere a un significato rituale: la discussione è ancora aperta. Più avanti il corridoio si allarga in una sala a pilastri, e solo dopo arriva la camera funeraria, il punto più basso e più decorato del complesso. In alcune il sarcofago di pietra è ancora al suo posto. In altre resta l’incavo, e nient’altro.
Vale la pena osservare anche l’asse. Le tombe più antiche piegano e cambiano direzione a metà percorso; quelle più tarde scendono dritte, in una linea sola. Vedendone due o tre nella stessa mattina la differenza salta agli occhi.
La prima impressione è il colore. La seconda, se ci si ferma, è il metodo. Su parecchie pareti si intravedono ancora le linee rosse della griglia che gli artisti tracciavano per tenere le proporzioni delle figure, e sopra quelle le correzioni in nero di chi supervisionava il cantiere.
Nelle tombe rimaste incompiute il processo si legge per intero: un tratto di parete già dipinto, accanto un tratto soltanto inciso, poi il disegno preparatorio a pennello, infine la roccia nuda con i segni degli scalpelli. Sono le fasi di uno stesso lavoro, ferme nel punto esatto in cui qualcuno ha smesso.
Cambia anche la tecnica. In certe tombe le figure sono scolpite nella pietra e poi dipinte, in altre tutto è dipinto su uno strato di intonaco steso sulla roccia. La differenza si coglie a occhio nudo: nel primo caso la luce radente disegna un’ombra sul contorno, nel secondo la superficie resta piatta.
Il soffitto. Quasi nessuno alza la testa, e in diverse camere funerarie è lì che si trova la parte più bella, con il cielo notturno reso in stelle su fondo scuro e figure che attraversano la volta da un lato all’altro.
I graffiti antichi. Alcune tombe restarono aperte anche dopo la fine dei faraoni, e i viaggiatori greci e romani ci entrarono lasciando il proprio nome inciso o dipinto sulle pareti. Sono turisti di duemila anni fa sovrapposti a testi funerari molto più antichi: due epoche di visitatori che si toccano fisicamente.
E poi la valle stessa: gli imbocchi murati, i tagli nella roccia abbandonati a metà, i cumuli di detriti che gli operai spostavano a cesti. Il fondovalle che si attraversa camminando non è terreno naturale, è in gran parte lo scarto di secoli di scavo.
La valle è un catino di pietra chiara senza un filo d’ombra, quindi conviene tenerla nella parte più fresca del giro e lasciare per dopo i siti che offrono ripari, colonnati e muri alti.
L’accostamento più riuscito è con il villaggio degli artigiani di Deir el-Medina: lì vivevano gli operai e i disegnatori che scavarono e dipinsero le tombe reali, e le loro sepolture private, piccole e vivacissime, raccontano la vita di chi lavorava alla morte dei re. Vedere prima il cantiere dei faraoni e poi la casa di chi lo ha realizzato ribalta la prospettiva.
Gli altri vicini si scelgono in base a cosa si cerca: il tempio di Hatshepsut per l’architettura e per la scenografia della parete rocciosa, Medinet Habu per il colore ancora attaccato alle pareti, la Valle delle Regine e le tombe dei nobili per pitture di scala più intima. Mettere tutto nello stesso giro è possibile ma non sempre desiderabile: la riva ovest si consuma in fretta se si corre.
Il primo riguarda Tutankhamon. La sua tomba è famosa perché fu trovata quasi integra, non perché sia la più grande o la più bella: al contrario è modesta e stretta, e chi la immagina come la più imponente della valle esce deluso. Le sepolture spettacolari sono altre.
Il secondo è l’idea di una valle perduta e poi riscoperta. Non è mai stata dimenticata: alcune tombe rimasero accessibili per secoli e i graffiti dei visitatori antichi lo dimostrano. Quello che il Novecento ha aggiunto sono le sepolture ancora sigillate, non il luogo.
Il terzo è il nome. Non ci sono soltanto sovrani: qui furono deposti anche familiari, figli e alti funzionari legati alla corte. E i corpi dei faraoni in gran parte non sono più qui, perché già i sacerdoti antichi li spostarono per proteggerli dai saccheggi. Si visita l’architettura e la decorazione, non la sepoltura intatta.

Non è una salita, è una serie di discese e risalite ripetute. Ogni tomba si affronta scendendo lungo una rampa o una scala di legno e va rifatta al contrario per uscire, e la stanchezza non arriva in un colpo solo: si accumula tomba dopo tomba, senza che ci si accorga del limite.
Dentro, l’aria è ferma e più calda di quanto ci si aspetti da un ambiente sotterraneo, perché il respiro di chi passa non si disperde. I corridoi stretti si percorrono in fila indiana. Fuori il problema è opposto: il riverbero della pietra chiara stanca gli occhi anche a chi porta gli occhiali da sole.
La conseguenza pratica è una sola: poche tombe guardate con calma valgono più di un elenco percorso di fretta. Chi ha il ginocchio delicato farebbe bene a sceglierne meno e a fermarsi dentro più a lungo.
Se ti piace guardare da vicino, questa è una delle esperienze più dense dell’Egitto. Chi ama i dettagli, i testi, il segno lasciato dalla mano di un artigiano ne esce con la sensazione di aver visto qualcosa che nessuna fotografia restituisce.
Chi invece cerca la grande architettura e il colpo d’occhio da lontano rischia di annoiarsi: qui non c’è skyline, non c’è profilo da inquadrare, tutto succede sottoterra. Per quel tipo di emozione funzionano meglio Karnak o Medinet Habu, e ha senso saperlo prima invece che scoprirlo a metà della seconda tomba.
Due categorie meritano un avviso onesto. I bambini piccoli, che di solito reggono male i corridoi chiusi e la sequenza di scale. E chi soffre di claustrofobia: non tutte le tombe sono uguali, alcune sono ampie e areate, altre decisamente strette, e scegliere quali affrontare fa la differenza.
Nella quasi totalità dei casi no. Furono gli stessi sacerdoti dell’antichità a spostare i corpi reali per metterli al riparo dai saccheggi, e da moltissimo tempo si trovano al Cairo. Nelle camere funerarie si vede l’architettura scavata nella roccia, la decorazione delle pareti e, in alcune tombe, il sarcofago di pietra rimasto al suo posto.
Dipende da quali. Le tombe non sono tutte uguali: alcune hanno corridoi ampi e camere alte, altre sono strette e si percorrono in fila indiana, con l’aria ferma e più calda che all’esterno. Se il problema esiste conviene segnalarlo prima, così la scelta può orientarsi verso le tombe più larghe e più vicine all’uscita.
Dipende dall’età e dal carattere. Ai più piccoli pesano la sequenza di scale, i corridoi chiusi e il fatto che dentro non si possa correre né toccare le pareti. Con i ragazzi più grandi, invece, la storia di Tutankhamon funziona spesso da chiave d’ingresso e l’attenzione regge bene. In ogni caso conviene calibrare quante tombe affrontare sul passo del più piccolo del gruppo.
Cambia il soggetto. Nelle tombe reali la decorazione è quasi tutta religiosa: testi e immagini che accompagnano il sovrano attraverso la notte fino alla rinascita. Nelle tombe dei nobili prevale invece la vita quotidiana, con banchetti, caccia, lavoro nei campi e scene di famiglia. Sono complementari: le prime raccontano che cosa doveva accadere dopo la morte, le seconde che cosa succedeva prima.