L'esterno del Grande Museo Egizio a Giza con la facciata a triangoli e l'obelisco sospeso sulla piazza d'ingresso

Grande Museo Egizio: cosa vedere e quanto tempo serve

Il Grande Museo Egizio è il museo più grande al mondo dedicato a una sola civiltà e raccoglie la collezione faraonica più importante che esista. Mezza giornata è il minimo per non correre, una giornata piena è la misura onesta. Sorge a pochi chilometri dalla piana di Giza: l’atrio è dominato dalla statua colossale di Ramses II e la grande scalinata sale fra sculture monumentali fino a una vetrata aperta sull’altopiano. È un’istituzione diversa dal museo storico di piazza Tahrir, che continua a esistere con una collezione propria. Fa parte della nostra guida a Il Cairo.

In breve

  • Dove si trova: accanto alla piana di Giza, a pochi chilometri dalle piramidi.
  • Quanto tempo: mezza giornata è il minimo, una giornata piena è la misura giusta.
  • Tutankhamon: l’intero corredo, oltre cinquemila oggetti, esposto tutto insieme per la prima volta.
  • Non è il museo di piazza Tahrir: quello storico, nel centro del Cairo, esiste ancora con una sua collezione.
  • Con le piramidi: si può fare nello stesso giorno, ma con due giorni al Cairo conviene dedicarne uno a ciascuno.

La visita organizzata: Giza e Grande Museo Egizio in un giorno.

Che cosa si vede

Il colpo d’occhio comincia prima delle sale: l’atrio è dominato dalla statua colossale di Ramses II, e la grande scalinata sale fra sculture monumentali con una vetrata che si apre sulla piana di Giza. È architettura pensata per essere parte della visita, non solo un contenitore.

Il motivo principale per andarci, però, è il corredo di Tutankhamon: oltre cinquemila oggetti esposti insieme, cosa che prima non era mai stata possibile. Vedere l’intero corredo in un unico percorso, e non i tre o quattro pezzi celebri isolati, cambia completamente la percezione di che cosa fosse una sepoltura reale.

Quanto tempo serve davvero

Mezza giornata è il minimo per non correre; una giornata piena è la misura onesta se volete anche fermarvi a leggere. Il rischio tipico è incastrarlo fra l’arrivo in aeroporto e la visita alle piramidi: in quel caso si attraversano le sale senza vedere nulla.

Geograficamente il museo è vicinissimo alla piana, quindi la tentazione di fare tutto in un giorno è forte. Il nostro consiglio è semplice: se avete due giorni al Cairo, dedicatene uno alle piramidi di Giza e uno al museo. Sono due visite lunghe, non due tappe.

La sala d'ingresso del Grande Museo Egizio con la statua colossale di Ramses II sotto la copertura vetrata

Il nuovo museo è quello di piazza Tahrir

Il Grande Museo Egizio e il museo di piazza Tahrir sono due istituzioni diverse, e la confusione è frequente. Il Grande Museo Egizio è la nuova struttura accanto a Giza; il museo storico di piazza Tahrir, nel centro del Cairo, continua a esistere con una collezione propria.

Se il tempo è poco, la priorità è il nuovo: è lì che si trova il corredo completo di Tutankhamon ed è lì che l’allestimento è moderno. Chi ha più giorni e un interesse reale per l’egittologia troverà comunque motivi per vedere anche Tahrir.

Il Grande Museo Egizio a GizaL’atrio del Grande Museo Egizio con la statua colossale di Ramses II

Dopo il museo: l’altra metà dell’Egitto

Il museo racconta gli oggetti; i luoghi da cui provengono sono 600 chilometri più a sud. Il corredo di Tutankhamon è stato trovato nella Valle dei Re, e la tomba si visita ancora oggi. Vedere le due cose nello stesso viaggio è ciò che trasforma una vacanza in un itinerario che sta in piedi.

Luxor è a poco più di un’ora di volo: vedi dal Cairo a Luxor. Da lì si arriva a Karnak, al tempio di Hatshepsut e, più a sud, ad Abu Simbel, con una crociera sul Nilo oppure per tappe come in Egitto in 10 giorni. Raccontateci le vostre date e vi costruiamo un viaggio su misura con guida egittologa di lingua italiana.

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Come si attraversa un edificio di queste dimensioni

Il modo peggiore di visitare il Grande Museo Egizio è entrare e guardare tutto dall’inizio con la stessa attenzione. Nelle prime sale si legge ogni cartellino, a metà percorso si comincia a saltare, nell’ultima parte si cammina e basta. Il metodo che funziona è l’opposto: stabilire prima due o tre cose che volete davvero vedere, andarci quando le gambe sono ancora fresche, e trattare tutto il resto come una passeggiata a bassa intensità. Le distanze interne sono reali, non è un museo che si esaurisce in un corridoio, e la stanchezza arriva molto prima della noia. Un’altra regola utile riguarda le pause: sedersi dieci minuti a metà visita non è tempo perso, è quello che vi permette di guardare ancora con attenzione la seconda parte. Chi entra convinto di resistere fino in fondo senza mai fermarsi finisce quasi sempre per accelerare, e accelerare qui significa non vedere.

Che cosa vi serve addosso per reggere la distanza

Scarpe chiuse e già usate, prima di ogni altra cosa, perché qui si cammina su pavimenti duri per ore e le suole sottili si fanno sentire alla seconda ora. Poi qualcosa di leggero da tenere sulle spalle: fuori il clima è quello che è, dentro l’aria condizionata lavora, e il passaggio fra i due ambienti è brusco. Una borraccia risolve il resto, e su che cosa bere in Egitto senza correre rischi abbiamo una pagina dedicata, che acqua bere durante il viaggio, che vale per tutta la vacanza. L’ultimo consiglio è il meno ovvio: portate poco. Uno zaino pieno diventa pesante alla terza sala e vi obbliga a spostarlo di continuo da una spalla all’altra. Con le mani libere si guarda meglio, e sembra un dettaglio finché non passate mezza giornata in piedi.

Imparare a guardare prima di entrare

Un oggetto egizio non si consuma in tre secondi, perché è costruito su un codice. Le figure stanno di profilo per una ragione precisa, le statue ripetono per secoli le stesse posture, i gesti hanno un significato fisso e le proporzioni obbediscono a una griglia. Chi conosce quel codice attraversa le sale in un modo completamente diverso, perché smette di guardare oggetti belli e comincia a leggere. Due letture brevi cambiano la visita più di qualunque audioguida: come si guarda una statua egizia e il motivo per cui le figure stanno di profilo. Sono venti minuti la sera prima, e valgono ogni sala del giorno dopo. Il salto di qualità si sente soprattutto davanti alle vetrine minori, quelle che senza una chiave di lettura si superano senza nemmeno guardarle.

Fotografare dentro le sale

La tentazione è fotografare tutto, e il risultato sono trecento immagini che nessuno riaprirà. Il vetro riflette, la luce è puntata sugli oggetti e non sull’ambiente, e il flash peggiora ogni cosa oltre a essere fuori luogo. Meglio poche inquadrature pensate: un dettaglio ravvicinato invece dell’intera vetrina, il cartellino insieme al pezzo se volete ricordarne il nome, e qualche scatto ampio soltanto dove l’architettura conta davvero. Appoggiare la lente al vetro elimina buona parte dei riflessi ed è il trucco più efficace che conosciamo. Le stesse regole, applicate ai templi e alle tombe dove la luce è un problema ancora maggiore, stanno in fotografare templi e tombe in Egitto.

Con i bambini funziona, a una condizione

La condizione è non trattare i bambini come adulti bassi. Un percorso lungo e silenzioso li spegne in mezz’ora, mentre una caccia dichiarata li tiene svegli fino alla fine: cercare gli animali nelle scene, contare le corone diverse, trovare il gatto, riconoscere il carro. Funziona anche perché il corredo di un sovrano morto giovanissimo è materiale che parla da solo a un bambino, senza bisogno di mediazione. La regola pratica è una sola: metà del tempo che avreste dedicato voi, e un’uscita quando l’attenzione cala invece di insistere per finire il percorso. Il resto dell’organizzazione, dagli orari alle pause al ritmo delle giornate, lo trovate in organizzare un viaggio con i bambini.

Teste di statue di re con la corona bianca, esposte in vetrina nel Grand Egyptian MuseumUna sala del Grand Egyptian Museum con i busti di pietra su basamenti e le vetrine illuminate

Prima le necropoli, poi le vetrine: un ordine che ha senso

Chi ha tre giorni nella capitale può fare una cosa che quasi nessuno fa, cioè mettere le necropoli più antiche davanti a questa visita. Saqqara e Dahshur raccontano la parte tecnica della storia, il passaggio dai gradoni sovrapposti alle facce lisce, i cambi di progetto rimasti in piedi nel deserto, e dopo averli visti la piana smette di essere un’immagine da cartolina e diventa il punto di arrivo di un’evoluzione. Le vetrine, a quel punto, riempiono le camere funerarie che avete appena visto vuote. Come si passa da una forma all’altra lo abbiamo spiegato in come le piramidi passano dai gradoni alle facce lisce, mentre i tre monumenti principali e la Sfinge stanno nella piana di Giza vista da vicino.

Il colosso di Ramses II nell'atrio del Grande Museo Egizio

Incastrarlo in un programma di più giorni

La domanda vera non è quanto dura la visita al Grande Museo Egizio, è che cosa le mettete accanto. Con due giorni pieni la divisione viene da sola, una giornata sulla piana e una qui, e chi prova a comprimerle in una torna a casa con due mezze visite. Con tre giorni entra la parte che quasi tutti saltano, la città vera, i quartieri, il fiume, i mercati che non chiudono mai. Con quattro si aggiunge un’escursione fuori e si resta comunque tranquilli. Il conto per esteso, con che cosa ci sta dentro ogni giornata, lo trovate in quanti giorni servono per la capitale. Il suggerimento che diamo più spesso è banale e viene ignorato quasi sempre: levate una tappa e lasciate un vuoto nel programma, perché in una città così il vuoto si riempie da solo.

Se avete meno tempo di quello che servirebbe

Chi ha meno tempo di quello che servirebbe rimedia scegliendo, non accelerando. Un museo di queste dimensioni punisce chi prova a vedere tutto, perché il passo diventa una camminata e alla fine restano in mente le scale invece degli oggetti. Il metodo che funziona è prendere un filo solo e seguirlo: il corredo di Tutankhamon più una seconda cosa, per esempio le statue reali oppure gli oggetti della vita quotidiana, e il resto lo si attraversa senza sensi di colpa. Conviene anche decidere prima l’ora di uscita, perché l’ultima ora è quella che decide il ricordo di tutta la visita: se arriva di corsa, cancella il resto. Se il viaggio prosegue verso sud, il filo più utile è quello funerario, che poi si ritrova sul posto quando si legge perché la Valle dei Re è nascosta. Se invece vi fermate al Cairo rende di più il filo delle statue, e la chiave sta in come si guarda una statua egizia.

Domande frequenti sul Grande Museo Egizio

Quanto tempo serve per visitarlo?

Mezza giornata è il minimo per non correre, una giornata piena è la misura onesta. È molto più grande di quanto la maggior parte dei visitatori metta in conto, e chi lo attraversa fra due trasferimenti in genere se ne pente.

È lo stesso museo di piazza Tahrir?

No, sono due cose diverse. Il Grande Museo Egizio è la nuova struttura accanto alla piana di Giza; il museo storico di piazza Tahrir, nel centro del Cairo, continua a esistere con una propria collezione. Se avete poco tempo, la priorità è il nuovo.

C’è tutta la collezione di Tutankhamon?

Sì, ed è la ragione principale per andarci: gli oltre cinquemila oggetti del corredo sono esposti insieme, cosa che prima non era mai stata possibile. Vedere l’intero corredo in un unico percorso è un’esperienza diversa dal vedere i pezzi più famosi isolati.

Si può abbinare alle piramidi nello stesso giorno?

Geograficamente sì, il museo è a pochi chilometri dalla piana. Ma sono due visite lunghe: farle nello stesso giorno significa correre su entrambe. Se avete due giorni al Cairo, dedicate uno alle piramidi e uno al museo.

Vale la pena anche per chi non è appassionato?

Sì, e per un motivo architettonico oltre che archeologico: l’atrio con il colosso di Ramses II e la grande scalinata funzionano anche per chi non ha mai aperto un libro di egittologia. È uno degli edifici museali più impressionanti costruiti negli ultimi anni.

Dove si trova esattamente il Grande Museo Egizio?

Sulla piana di Giza, a pochi minuti dalle piramidi. Abbiamo misurato i percorsi sul grafo stradale: dal museo all’altopiano di Giza sono 5,1 km e circa 7 minuti, al Museo Egizio di piazza Tahrir 18,5 km e circa 19 minuti, all’aeroporto del Cairo 37,9 km e circa 35 minuti. È questa vicinanza alle piramidi che rende naturale abbinare le due visite.

Quanto costa il biglietto per il Grande Museo Egizio?

Non pubblichiamo una cifra, e la ragione è semplice: i biglietti del museo si acquistano dal canale ufficiale e le tariffe cambiano, quindi un numero scritto qui rischierebbe di essere già sbagliato quando lo leggete. Per i siti dell’Alto Egitto teniamo aggiornato il listino ufficiale con la data del rilevamento; per il museo, se viaggiate con noi, ai biglietti pensiamo direttamente noi e vi confermiamo il costo aggiornato quando fissiamo la giornata.

Conviene vederlo prima o dopo le piramidi?

Se avete una sola giornata, prima le piramidi all’apertura, quando la luce è migliore e i gruppi non sono ancora arrivati, e il museo nella seconda parte della mattina o nel pomeriggio, che è al coperto. Sono a 7 minuti di strada l’uno dall’altro, quindi lo spostamento non pesa: la vera variabile è quanto tempo dedicate al museo, che è enorme.

Diteci quanti giorni avete al Cairo e se volete scendere sul Nilo: costruiamo l’itinerario su misura, con guida egittologa in italiano.

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