
Valle dei Re: le tombe dei faraoni e il tentativo di sparire
I faraoni hanno smesso di costruire piramidi perché una piramide dice a tutti dove si trova il re e che cosa contiene. Nella Valle dei Re la tomba viene scavata dentro la roccia, in un vallone nascosto, e in superficie non resta niente da vedere. Non ha funzionato: quasi tutte le sepolture furono svuotate già nell’antichità. Dentro restano i corridoi dipinti, ed è la ragione per venire.
In breve
- Dove si trova: sulla riva ovest di Luxor, in un vallone del deserto dietro le colline tebane, a meno di un’ora d’auto dal centro.
- Le tombe: oltre sessanta, scavate in quasi cinque secoli di Nuovo Regno; ne è aperta una decina alla volta, a rotazione.
- Il biglietto: quello normale comprende tre tombe a scelta fra le aperte; Tutankhamon, Seti I e Ramesse VI hanno un biglietto a parte.
- Le più belle: Seti I, la più lunga e decorata; Ramesse VI, con i soffitti astronomici; Tutankhamon, piccola ma con il re ancora dentro.
- Quanto dura: due o tre ore; meglio entrare all’apertura, prima del caldo e dei gruppi.
La visita organizzata: Valle dei Re da Luxor.
Un cambio di strategia, non un cambio di gusto
Per secoli i re si erano fatti seppellire sotto costruzioni enormi e visibili. Poi hanno smesso, e la ragione non è estetica: una piramide è un cartello. Dice dove si trova il re, e lascia intendere che cosa è stato messo lì dentro con lui.
La Valle dei Re è la scelta opposta. La tomba si scava dentro la montagna, in un vallone chiuso dietro la collina, e in superficie non resta nulla: nessuna facciata, nessun monumento, niente da indicare a distanza.
Guardate le colline: è tutto lì
Dall’alto la riva ovest è una successione di creste e valloni che si somigliano tutti. Non c’è un edificio che spicchi, e questo era il punto: un luogo che non si distingue non si trova.
Il resto lo facevano gli uomini. L’accesso era sorvegliato, e chi lavorava alle tombe viveva in un villaggio chiuso poco più in là, Deir el-Medina, tenuto insieme da regole severe proprio perché sapeva troppo.
Non ha funzionato, e sappiamo perché
Quasi tutte le tombe della Valle dei Re sono state svuotate già nell’antichità. Non da eserciti stranieri: da gente del posto, che conosceva i corridoi perché li aveva scavati o perché glieli aveva descritti il padre.
L’unica arrivata quasi intatta è quella di Tutankhamon, e per un motivo che non ha niente di nobile: l’ingresso è finito sotto i detriti di una tomba scavata più tardi. È stata dimenticata, e la dimenticanza ha protetto ciò che le guardie non erano riuscite a proteggere.
Che cosa si vede davvero, e come organizzarla
Dentro non ci sono tesori: ci sono i corridoi dipinti, e sono la ragione per venire. Le pareti raccontano il viaggio del re nella notte, ora per ora, con i colori ancora accesi perché la luce non li ha mai toccati. Se volete vedere invece la vita di tutti i giorni, sta poco più in basso, nelle tombe dei nobili. Le mogli e i figli dei re, invece, hanno un vallone tutto loro poco più a sud, con una regola diversa per la tomba più bella: la Valle delle Regine.
La visita a sé è la Valle dei Re. Va fatta la mattina, e conviene incastrarla con il resto della riva ovest: le distanze reali sono in quanto tempo serve per spostarsi a Luxor, la logica delle due sponde in riva est e riva ovest, e l’itinerario su misura in viaggi su misura.
Il tempio del re stava altrove, e questo era il punto
Una piramide faceva due mestieri in un solo edificio: era la sepoltura e insieme il luogo dove i vivi tornavano a portare offerte. Nella Valle dei Re quelle due funzioni vengono staccate. Il corpo scompare dentro la montagna, il culto resta giù in pianura, in un tempio grande e perfettamente visibile, costruito dove finisce il deserto e comincia il verde.
Deir el-Bahari, il Ramesseum, Medinet Habu: sono quelli, e nessuno di loro tenta di nascondersi. Il re voleva due cose che sembrano incompatibili, essere ricordato per sempre ed essere introvabile, e le ha ottenute mettendole in due posti diversi. La riva ovest è un sistema, non una fila di monumenti indipendenti.
Le tombe dei nobili funzionano al contrario, e si vede a occhio nudo. La cappella decorata sta in alto sul fianco della collina, aperta, con la facciata girata verso i campi, e il pozzo che porta al corpo scende lì sotto. Un funzionario aveva bisogno di essere visitato. Un re no: lui riceveva altrove.
La divinità che pretendeva il silenzio
Sul fondo della Valle dei Re si guardano le porte aperte nella roccia e ci si dimentica di chi le ha scavate. Gli operai stavano dall’altra parte della collina, in un villaggio loro, e tornavano lassù ogni giorno di lavoro.
Quel posto non era stato scelto per la scenografia. Era un punto che gli operai potevano raggiungere tutti i giorni e che nessun altro aveva motivo di attraversare.
Su quella cima abitava una divinità serpente il cui nome vale più o meno colei che ama il silenzio. Gli operai la prendevano sul serio: quando si ammalavano o perdevano la vista le lasciavano piccole stele di scuse, e quelle stele si sono conservate. Dice parecchio su che cosa volesse dire lavorare in un posto che doveva restare muto.
Come si legge una tomba mentre la state percorrendo
Una tomba della valle è sostanzialmente una discesa: si entra da una porta bassa nella roccia e si scende, corridoio dopo corridoio, fino alla camera del sarcofago. Molte, a un certo punto, hanno un pozzo verticale scavato nel pavimento. Serviva a raccogliere l’acqua che ogni tanto entrava, e forse anche a fermare chi arrivava al buio senza sapere che il pavimento finiva.
C’è un dettaglio che permette di datarle a occhio. Le più antiche piegano: a metà percorso l’asse gira e la discesa riparte in un’altra direzione. Le più tarde vanno dritte e larghe, come una galleria. Se dovete girare l’angolo siete nella prima fase, se i corridoi si allineano tutti davanti a voi siete nella seconda.
Cercate poi i punti in cui il lavoro si è fermato. Le pareti passano dal colore pieno al disegno, e dal disegno alla roccia grezza con i segni degli scalpelli ancora paralleli. Dove il calcare era buono le figure sono scolpite; dove era friabile hanno steso intonaco e dipinto sopra, e infatti lì il colore salta a scaglie.
L’acqua, l’unico nemico che non era stato messo in conto
La valle è un wadi, cioè il letto asciutto di un corso d’acqua che quasi sempre non c’è. Quando piove non piove piano: scende dalle pareti tutta insieme, si incanala e porta con sé ghiaia, sabbia e qualunque cosa trovi per strada. Chi ha scelto quel posto ragionava sugli uomini e molto meno sulla pioggia.
Da qui viene buona parte di quello che vedete oggi. Ingressi finiti sotto i detriti, pavimenti alzati dai detriti, camere riempite fin quasi al soffitto e poi svuotate a mano in tempi recenti. È la stessa dinamica che qualche volta ha protetto una tomba e molte altre volte l’ha rovinata, perché l’acqua che seppellisce è anche l’acqua che ammorbidisce l’intonaco e stacca il colore dalla parete.
Sappiamo dei furti perché qualcuno li ha messi a verbale
Che le tombe siano state svuotate presto è una cosa. Come facciamo a saperlo è un’altra, e la risposta arriva dalla burocrazia più che dallo scavo. Verso la fine del Nuovo Regno lo Stato apre inchieste sui furti, manda commissioni a controllare quali sepolture siano ancora sigillate, interroga gli imputati e mette tutto per iscritto su papiro.
Quei verbali si sono conservati. Ci sono i nomi, i mestieri, il racconto di come si entrava, i litigi su chi avesse preso che cosa. È una delle rare occasioni in cui l’antico Egitto ci parla senza la voce ufficiale dei templi.
Il villaggio degli operai ha lasciato un archivio parallelo, scritto su schegge di calcare e cocci: chi era assente e per quale motivo, che cosa era stato consegnato, e a un certo punto una protesta collettiva per le razioni che non arrivavano.

Come finisce davvero: i re traslocati
La storia non finisce con il saccheggio. Va avanti, e la parte che segue è quella che quasi nessuno racconta. Quando la situazione diventa ingestibile, sono i sacerdoti stessi a tirare fuori i corpi dei re dalle tombe. Li rimettono in ordine come possono, li riavvolgono, li spostano, e alla fine li radunano in pochi nascondigli, uno dei quali era a sua volta una tomba della valle.
Sulle bende e sulle casse hanno annotato l’operazione: da dove veniva quel corpo, chi lo aveva trattato, quando. Sono appunti di magazzino, tenuti sui cadaveri dei sovrani.
Questo spiega una cosa che spiazza parecchi visitatori. Le stanze che percorrete non sono state soltanto derubate, sono state anche sgomberate in modo ufficiale, dalla stessa istituzione che le aveva fatte scavare.

Dopo la valle si cambia strategia un’altra volta
La parte più istruttiva della storia viene dopo la Valle dei Re. Finita l’epoca della valle, i re non provano a nascondersi meglio: fanno l’opposto. Nel Delta, a Tanis, si fanno seppellire dentro il recinto di un tempio, in camere ricavate poco sotto il pavimento, in mezzo al viavai di un luogo di culto attivo.
Il segreto viene sostituito dalla sorveglianza. Invece di portare la tomba lontano dagli occhi, la si mette dove gli occhi ci sono sempre, insieme a mura e personale. Alcune di quelle sepolture sono arrivate fino a noi quasi complete, il che dice qualcosa di poco lusinghiero sull’idea di partenza.
Il problema della Valle dei Re non era la geologia. Era che un segreto ha bisogno di persone che lo mantengano, e quelle persone abitavano a poca distanza, venivano pagate in grano, e ogni tanto il grano non arrivava.



L’equivoco più diffuso: la valle non è mai stata perduta
L’immagine corrente è quella di un luogo dimenticato per millenni e riaperto da un archeologo con il cappello. Non è andata così: diverse tombe sono rimaste spalancate per secoli, e la gente ci entrava tranquillamente.
I viaggiatori greci e romani le visitavano come si visita un monumento, le chiamavano con un termine che vuol dire canne o tubi per via della forma allungata, e sulle pareti hanno lasciato i loro nomi e i loro commenti. In alcune tombe quelle firme antiche stanno ancora lì, incise sulle pareti vicino agli ingressi. Guardatele: sono la prova che il segreto era finito da un pezzo.
L’equivoco resiste perché una scoperta singola, clamorosa e fotografatissima, ha finito per rappresentare l’intera valle. Ma quello che è stato trovato in epoca moderna non è la valle: sono gli ingressi rimasti sotto i detriti, cioè le eccezioni.
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Domande frequenti sulla Valle dei Re
Dove si trova la Valle dei Re?
Sulla riva ovest del Nilo, di fronte a Luxor, in un vallone desertico nascosto dietro le colline tebane. Dal centro della città si arriva in auto in meno di un’ora, attraversando il Nilo sul ponte a sud.
Qual è la tomba più bella della Valle dei Re?
Per molti è quella di Seti I: la più lunga della valle, decorata dall’ingresso alla camera funeraria. Ha un biglietto a parte, come la tomba di Ramesse VI, famosa per il soffitto astronomico, e quella di Tutankhamon, piccola ma con la mummia del re ancora sul posto.
Che differenza c’è fra le piramidi e la Valle dei Re?
Circa mille anni e un cambio di strategia. Le piramidi di Giza sono dell’Antico Regno e si vedono da chilometri; le tombe della Valle dei Re sono del Nuovo Regno e sono scavate nella roccia proprio per non farsi vedere.
Perché i faraoni smisero di costruire piramidi?
Perché una piramide dice a tutti dove si trova il re e che cosa c’è dentro. Nella Valle dei Re la tomba viene scavata dentro la roccia, in un vallone nascosto, e in superficie non resta niente da vedere. L’idea era esattamente quella: sparire.
Ha funzionato?
No. Quasi tutte le tombe sono state svuotate lo stesso, e in gran parte già nell’antichità. Chi le derubava non erano stranieri di passaggio: erano persone che conoscevano il posto, spesso le stesse famiglie che quelle tombe le avevano scavate.
Perché la tomba di Tutankhamon si è salvata?
Per un caso fortunato: l’ingresso è finito sotto i detriti scaricati durante lo scavo di una tomba successiva. È rimasta sepolta e dimenticata, e per questo è arrivata intatta. Non era la tomba di un grande re, ed è l’unica che abbiamo visto piena.
Quante tombe si visitano?
Il biglietto base ne comprende alcune a scelta fra quelle aperte quel giorno, e la rotazione cambia per non consumarle tutte. Alcune, fra cui quella di Tutankhamon, richiedono un biglietto a parte.
Quanto tempo serve, e a che ora conviene andare?
Due o tre ore, e la mattina presto: dentro le tombe non c’è aria e il caldo del pomeriggio le rende faticose. È anche l’ora in cui i gruppi delle crociere non sono ancora arrivati.
Altre domande frequenti
Che cosa resta oggi dentro le tombe?
Le pareti, i soffitti e in qualche caso il sarcofago di pietra, troppo grande per essere portato via. Gli oggetti sono nei musei. Chi entra aspettandosi una camera piena resta spiazzato; chi entra per leggere le pareti trova esattamente quello che è rimasto in piedi.
Dove sono finite le mummie dei re?
Non sono più nelle rispettive tombe. Furono raccolte dai sacerdoti verso la fine del Nuovo Regno e nascoste tutte insieme in pochi depositi, e in epoca moderna sono passate ai musei. La sepoltura che visitate è quindi il contenitore originale, ma vuoto.
Perché alcune tombe sembrano incompiute?
Perché lo sono. Lo scavo cominciava con il regno e si interrompeva con la morte del re, quindi dove il regno è stato breve il lavoro si ferma a metà: prima sparisce il colore, poi restano i disegni preparatori, poi solo la roccia lavorata. Sono spesso le più interessanti da guardare, perché mostrano il cantiere invece del risultato.
È vero che la Valle dei Re è stata scoperta nel Novecento?
No. La valle era conosciuta e frequentata già in epoca greca e romana, e i visitatori antichi hanno lasciato le loro firme sulle pareti. In epoca moderna sono stati riaperti alcuni ingressi che i detriti avevano sepolto: una cosa ben diversa dal trovare un luogo di cui nessuno sapeva più niente.
Volete la Valle dei Re la mattina presto, con una guida che vi spieghi le pareti invece di elencarvi i nomi? Diteci le date: la organizziamo con una guida egittologa di lingua italiana.



