Casa nubiana ad Assuan con facciata bianca e azzurra, portale ad arco e panca in muratura

Il villaggio nubiano di Assuan, e la Nubia che sta sotto il lago

I villaggi nubiani vicino ad Assuan si vendono per le case dipinte. La ragione per cui stanno lì è un’altra: la Nubia storica è sotto il lago, e quando la diga l’ha sommersa i suoi abitanti sono stati trasferiti.

In breve

  • Perché è qui: la Nubia storica è sotto il lago della diga: molti abitanti si sono ricostruiti una vita intorno ad Assuan.
  • Le case dipinte: una tradizione nubiana vera, precedente al turismo.
  • La visita: si arriva in barca, si cammina fra le case e spesso si viene ospitati per un tè.
  • Come comportarsi: si chiede prima di fotografare le persone e non si entra nei cortili senza invito.
  • Per chi: chi vuole vedere un Egitto che non è solo faraoni.

La visita organizzata: escursione al villaggio nubiano; il resto della città: cosa vedere ad Assuan.

La Nubia è sotto il lago

I villaggi nubiani intorno ad Assuan non sono lì da sempre. La Nubia storica sta sotto l’acqua: quando la diga ha riempito la valle, le terre lungo il fiume sono sparite.

È la stessa vicenda che ha reso famoso il salvataggio dei templi. Abu Simbel è stato tagliato in blocchi e risollevato, Kalabsha rimontato su un’altura. I monumenti hanno avuto una campagna internazionale; gli abitanti hanno avuto un trasferimento. I villaggi che si visitano oggi sono dove quel trasferimento è finito.

Le facciate dipinte non sono una scenografia

La prima cosa che si nota sono i colori: pareti bianche con figure geometriche, mani, uccelli, dischi solari, porte e persiane in tinte piene.

È una tradizione decorativa nubiana, non un allestimento per i visitatori. In alcuni villaggi oggi è anche un richiamo turistico, il che è vero e non toglie niente: dipingere la facciata di casa era già una cosa che si faceva.

Le case colorate di un villaggio nubiano sulla riva del Nilo ad Assuan, con le dune dorate dietro

È un quartiere abitato, non un sito

Questa non è una visita archeologica e conviene arrivarci con l’idea giusta: qui la gente vive. Non c’è un percorso, non c’è un biglietto per un monumento, e non c’è niente da “vedere” nel senso in cui si vede un tempio.

Quindi valgono le regole di qualsiasi quartiere: si chiede prima di fotografare le persone, non si entra nei cortili senza invito, si accetta volentieri un tè se viene offerto. Chi ci va con questo spirito ne esce contento; chi ci va cercando una cartolina, meno.

Come inserirla in una giornata ad Assuan

Si raggiunge in barca, come quasi tutto ad Assuan, e si abbina bene alle altre soste sull’acqua: l’isola di Elefantina, il giardino botanico e, se avete tempo, l’obelisco incompiuto.

La visita a sé è il villaggio nubiano. Per costruire una giornata ad Assuan che non sia solo archeologia, si parte da viaggi su misura.

Il trasferimento non è stato uno solo

La diga che ha sommerso la Nubia non è arrivata tutta insieme. Prima c’era la vecchia diga di Assuan, molto più bassa, e quella è stata innalzata più di una volta: a ogni innalzamento l’acqua saliva, e a ogni innalzamento le famiglie che stavano sulla riva ricostruivano la casa un po’ più in alto. Alcune persone raccontano la stessa storia due volte, con case diverse.

Poi è arrivata la diga grande e il bacino ha coperto quello che restava. Questa volta salire non bastava più. La maggior parte delle famiglie è finita in una zona di reinsediamento nell’entroterra, a nord, lontano dal fiume: villaggi nuovi costruiti tutti insieme, in mezzo a terre da irrigare.

I villaggi che si raggiungono in barca da Assuan sono un’altra cosa. Sono i nuclei rimasti sul bordo settentrionale, dove l’acqua non è arrivata, più le famiglie che negli anni sono tornate verso il fiume. Il nome che sentirete più spesso, Gharb Soheil, indica un posto sulla riva, non un villaggio di reinsediamento.

Che cosa guardare, oltre al colore

Se togliete il colore resta l’architettura, ed è lì che sta la differenza. La casa nubiana classica non ha corridoi: ha un cortile aperto al centro e le stanze si affacciano su quello. L’ingresso è profondo, spesso con una panca in muratura addossata al muro fuori dalla porta, perché si riceve lì prima di far entrare qualcuno. I muri sono spessi, le aperture piccole e in alto: servono a tenere fuori il sole, non a dare la vista.

Il tetto merita più attenzione della facciata. La Nubia ha una tecnica di volta in mattoni crudi che si costruisce senza impalcatura: si appoggiano anelli inclinati contro un muro di testa e la volta si regge da sola mentre cresce. Cercate una stanza con il soffitto curvo invece che piatto. Quella è la firma.

Poi guardate di che cosa sono fatti i muri. Molte delle case dipinte che vedrete non sono in mattoni di fango: sono in cemento e mattoni cotti, con il solaio piatto. Il colore è sopravvissuto alla tecnica. Nei villaggi di reinsediamento le case furono costruite su un tipo standard deciso da altri, e il fango è uscito di scena quasi ovunque. Quando trovate una volta o una cupola, avete trovato la cosa che si sta perdendo.

I disegni sulle facciate si leggono

Gira sempre la stessa spiegazione: che quei motivi siano un residuo faraonico, una linea diretta dai templi alle case. È comoda e quasi sempre sbagliata. Quello che vedete sui muri appartiene a un repertorio domestico diffuso lungo tutto il Nilo e ben oltre: la mano aperta contro il malocchio, il blu che serve allo stesso scopo, i triangoli e i rombi che riempiono i vuoti. Sono segni di protezione della casa, non citazioni archeologiche.

Poi c’è una categoria che funziona come un cartello. Se accanto alla porta compaiono un aereo, una nave, oppure un edificio con una costruzione nera al centro, quella casa sta annunciando che chi ci vive ha fatto il pellegrinaggio alla Mecca. Si dipinge al ritorno e resta lì per anni. Non è decorazione: è una notizia.

Sopra l’architrave di certe porte può esserci un coccodrillo impagliato, anche quello un segno di protezione. I coccodrilli vivi tenuti in vasca per i visitatori sono invece un’aggiunta recente: è la parte davvero costruita per il turismo, e riconoscerla aiuta a capire tutto il resto.

In casa si parla un’altra lingua

Fermatevi un momento e ascoltate come si salutano fra loro. Non è arabo. Le lingue nubiane appartengono a una famiglia linguistica diversa; in Egitto se ne parlano principalmente due, con un confine geografico abbastanza netto fra la zona vicino ad Assuan e quella più a sud. Tutti parlano anche arabo. Ma in casa e per strada la lingua è un’altra.

Non è una parlata senza storia. Nei secoli cristiani la Nubia ha scritto la propria lingua con un alfabeto derivato dal greco, lo stesso ambiente culturale che a Philae ha lasciato le croci incise sopra i rilievi antichi. Poi la scrittura si è persa e la lingua è rimasta orale.

Il trasferimento le ha tolto proprio la cosa che la teneva viva: la continuità dei villaggi lungo il fiume. Famiglie divise fra il reinsediamento, Assuan e le città del nord hanno cresciuto figli che l’arabo lo usano di più. Chiedete come si dice benvenuto: ve lo diranno volentieri, e non somiglia a niente che riconoscerete.

Una casa nubiana ad Assuan con gli archi bianchi, le grate di canna intrecciata e la bouganville rosa che ricade sul muro

Perché i templi sono stati rimontati uguali e le case no

Il confronto con i templi salvati regge, e regge su motivi tecnici. Abu Simbel e Kalabsha sono stati smontati e rimessi insieme identici a se stessi: stessa forma e stessi blocchi. Il criterio era la fedeltà.

Per i villaggi il criterio è stato un altro: alloggiare. Le case nuove sono state progettate da chi costruiva e non da chi ci doveva vivere, tutte uguali e allineate, senza il cortile al centro e senza la volta. Soprattutto, senza il fiume davanti. La casa nubiana aveva l’acqua sulla porta; il reinsediamento ha dato campi, canali e agricoltura irrigua a gente che con il Nilo aveva un rapporto di altro tipo.

È per questo che i villaggi rimasti sull’acqua pesano più di quanto sembri. Non sono i più rappresentativi di quello che è successo. Sono il punto in cui quel rapporto non si è interrotto.

Le case colorate di un villaggio nubiano ad Assuan

Le facciate curate hanno un’economia alle spalle

C’è un motivo pratico se negli ultimi decenni il colore è diventato più acceso e più diffuso: molte case si sono aperte agli ospiti. Una stanza in più, un terrazzo, la colazione, e la facciata diventa anche un’insegna. Chi ospita tiene la facciata come si tiene un’insegna, e la rinfresca più spesso di quanto si facesse una volta.

Prima degli ospiti c’erano le rimesse. Per generazioni gli uomini nubiani sono andati a lavorare al Cairo e ad Alessandria e i soldi tornavano indietro verso il villaggio. Quando guardate una casa grande con la facciata curata, spesso state guardando lavoro fatto altrove.

Tenetelo a mente mentre camminate: quello che sembra un posto fermo nel tempo è in realtà molto mobile, si è ricostruito più di una volta e vive anche di redditi che arrivano da fuori.

Una casa nubiana ad Assuan con le cupole di mattoni, le pareti dipinte a motivi geometrici e il rilievo di un albero

Un paio di cose che cambiano la visita

Il colore si comporta come qualsiasi pigmento su intonaco: con il sole alto si slava, con la luce bassa si accende. Se potete scegliere quando attraversare, andateci con il sole basso. Le strade interne sono di sabbia e in salita, quindi scarpe comode e passo lento.

Sull’acqua, il villaggio è l’unica sosta che non è un monumento. Elefantina, il giardino botanico e gli altri punti della stessa giornata funzionano invece come siti, con il loro ingresso. Che gli ingressi siano compresi o no dipende dalla formula scelta: le giornate costruite come pacchetto e le visite a un singolo monumento seguono regole diverse. Conviene leggerlo sulla pagina della visita che vi interessa, invece di darlo per scontato.

Domande frequenti sui villaggi nubiani

Perché i villaggi nubiani si trovano intorno ad Assuan?

Perché la Nubia storica è sotto il lago. Quando la diga ha riempito la valle, gli abitanti sono stati trasferiti, e molti si sono ricostruiti una vita nei villaggi che oggi si visitano vicino ad Assuan.

Le case dipinte sono una cosa per turisti?

No, la decorazione delle facciate è una tradizione nubiana vera, precedente al turismo. Oggi in alcuni villaggi è anche un richiamo, ma non è stata inventata per i visitatori.

Che cosa si fa in una visita?

Si arriva in barca, si cammina fra le case, spesso si viene ospitati per un tè. È una visita breve e tranquilla, molto diversa dai siti archeologici: qui non c’è nulla da “vedere” nel senso monumentale.

Come ci si comporta?

Come in un quartiere abitato, perché lo è. Si chiede prima di fotografare le persone, non si entra nei cortili senza invito, e si compra qualcosa se qualcosa vi piace, senza sentirsi obbligati.

Vale la pena inserirla nel viaggio?

Se cercate solo monumenti, no. Se volete capire che l’Egitto non è solo faraoni, è una delle poche occasioni facili per incontrare una cultura viva e diversa da quella del Cairo.

Altre domande frequenti

Tutti i nubiani trasferiti dalla diga vivono vicino ad Assuan?

No. La maggior parte delle famiglie spostate dalla diga grande è finita in una zona di reinsediamento nell’entroterra, a nord, lontano dal fiume. I villaggi che si raggiungono in barca da Assuan sono i nuclei rimasti sulla riva, più le famiglie che negli anni sono tornate verso l’acqua.

Che lingua si parla nei villaggi nubiani?

Una lingua nubiana, che non è un dialetto dell’arabo: appartiene a una famiglia linguistica diversa. In Egitto se ne parlano principalmente due, divise per zona. Tutti conoscono anche l’arabo, ma fra loro usano spesso l’altra.

Le case sono ancora costruite in mattoni di fango?

Molte no. Buona parte delle facciate dipinte che si vedono oggi sta su muri in cemento e mattoni cotti, con il solaio piatto. La volta in mattoni crudi, costruita senza impalcatura, è la tecnica tradizionale: quando ne trovate una, vale la pena guardarla da vicino.

Nei villaggi nubiani si paga un ingresso?

Nel villaggio non c’è una biglietteria: ci si cammina come in qualsiasi quartiere dove la gente vive. Le altre soste della stessa giornata sull’acqua funzionano invece come monumenti, con il loro ingresso. Che gli ingressi siano compresi o no dipende dalla formula: le giornate organizzate come pacchetto e le visite a un singolo monumento seguono regole diverse, quindi va verificato sulla pagina della visita.

Volete una giornata ad Assuan che non sia solo templi, con la visita a un villaggio nubiano fatta con rispetto e senza fretta? Diteci le date: la organizziamo con una guida egittologa di lingua italiana.

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