Veduta della Valle delle Regine, il bacino desertico vuoto fra le pareti calcaree di Tebe ovest

Valle delle Regine e tomba di Nefertari: che cosa si vede oggi

La Valle delle Regine non è la Valle dei Re al femminile: accanto alle spose dei faraoni ci sono le tombe dei principi. E la tomba per cui la valle è famosa, quella di Nefertari, oggi è chiusa al pubblico.

In breve

  • La tomba: Nefertari, sposa principale di Ramesse II, ha la tomba dipinta meglio conservata d’Egitto.
  • Oggi: la tomba dal marzo 2024 è chiusa al pubblico, per tenere sotto controllo l’umidità; la riapertura è allo studio e non ha una data.
  • Che cosa si visita: con il biglietto della valle si entra in alcune tombe di principi e regine, aperte a rotazione.
  • Come abbinarla: è a pochi minuti dagli altri siti della riva ovest e si combina bene con Deir el-Medina.

La visita organizzata: Valle delle Regine da Luxor.

Il nome dice meno di quanto sembra

«Valle delle Regine» fa pensare a un luogo simmetrico alla Valle dei Re, riservato alle donne. Non è così. Qui furono sepolte le mogli dei faraoni, ma anche molti principi, figli morti prima di regnare, e alcuni funzionari di rango.

È la stessa collina, la stessa roccia e la stessa logica: nascondere le tombe in un vallone chiuso invece di segnalarle in superficie. Cambia chi ci sta dentro, non il metodo.

La tomba che ha reso famosa la valle, oggi chiusa

La ragione per cui questa valle è famosa è una tomba sola: quella di Nefertari, la sposa principale di Ramesse II. È la tomba dipinta meglio conservata d’Egitto, con i colori praticamente intatti.

Dal marzo 2024 la tomba è chiusa al pubblico: la tengono chiusa per controllare l’umidità che il respiro dei visitatori porta sulle pitture, e la riapertura con accessi controllati è allo studio, senza una data. Prima della chiusura aveva un biglietto dedicato, un numero chiuso di ingressi al giorno e una sosta breve all’interno.

La camera funeraria della tomba di Nefertari nella Valle delle Regine, con le pareti dipinte e il corridoio centraleOsiride e altre divinità dipinte su una parete della tomba di Nefertari, nella luce calda dei faretti

Che cosa si vede oggi

Con l’ingresso ordinario si visitano alcune tombe di principi, aperte a rotazione per non consumarle. Sono più raccolte di quelle reali, spesso più tranquille, e diverse conservano colori notevoli.

Sono anche una buona controprova di quello che si è visto altrove: dopo l’aldilà dei re e la vita quotidiana dei funzionari, qui si guarda come veniva accompagnato chi era morto ragazzo.

Come inserirla nella riva ovest

La valle è a pochi minuti dagli altri siti: le distanze reali sono in quanto tempo serve per spostarsi a Luxor, e si abbina bene a Deir el-Medina, il villaggio degli operai che scavarono anche queste tombe.

La visita a sé è la Valle delle Regine. Se volete costruire la giornata sulla riva ovest, con le tombe aperte quel giorno, si parte da viaggi su misura.

Perché i faraoni scelsero proprio questo vallone

Il posto non è casuale. In fondo alla valle si apre una fenditura nella roccia dove, nelle rare volte in cui piove sulla montagna tebana, l’acqua precipita giù in una cascata breve e violenta. Molti studiosi leggono lì il motivo della scelta: una spaccatura che si apre nella pietra e lascia uscire acqua richiama l’idea della rinascita, e tutta la montagna tebana era territorio di Hathor, la dea che accoglie i morti sulla riva ovest.

C’è poi il nome antico. Gli egizi chiamavano il luogo Ta Set Neferu, espressione che si traduce spesso con «il luogo della bellezza». Ma neferu indica anche i figli del re. Letto così, il nome smette di essere una promessa poetica e diventa una descrizione amministrativa: il cimitero della famiglia reale che non regnava. I principi non ci stanno per eccezione, ci stanno di diritto.

Il segreto di quei colori è uno strato di intonaco

La roccia della riva ovest non è uguale dappertutto. Dove furono scavate queste tombe la pietra è friabile, attraversata da strati che si sfaldano, e non regge un rilievo inciso pulito come quello dei grandi corridoi reali. Gli artigiani fecero l’unica cosa possibile: coprirono tutto con uno strato di intonaco di gesso, lisciarono la superficie e modellarono le figure nell’intonaco invece di scavarle nella pietra.

Da lì viene l’effetto che colpisce chiunque entri. Un fondo chiaro e compatto rimanda la luce e fa risaltare i pigmenti molto più di quanto faccia il calcare nudo, e i contorni modellati a rilievo morbido emergono appena la luce li prende di taglio. Quello che sembra un miracolo di conservazione è in buona parte una soluzione tecnica presa per rimediare a una roccia mediocre.

Il sale che spinge da dietro la parete

Il rovescio arriva subito. La pietra contiene sali, e i sali viaggiano con l’umidità: risalgono, arrivano al confine fra roccia e intonaco e lì cristallizzano. I cristalli occupano più spazio dei sali disciolti, quindi spingono, e l’intonaco si stacca a scaglie portandosi via la pittura. Non è il colore che sbiadisce, è il supporto che si sfoglia.

L’umidità che alimenta il processo entra soprattutto con le persone. Un corpo dentro una camera chiusa scalda l’aria e la carica di vapore, e quel vapore si deposita sulle pareti fredde. Ecco perché la gestione del sito tende a limitare gli accessi e a tenere brevi le soste, e perché non tutte le camere risultano aperte nello stesso periodo. Una camera lasciata chiusa ha modo di asciugarsi. Sono regole che possono cambiare, quindi vanno verificate vicino alla data.

Nefertari non è Nefertiti

È la confusione più frequente, e regge perché i due nomi si somigliano e perché entrambe sono diventate immagini prima che persone. Nefertari è la grande sposa reale di Ramesse II, e il suo nome completo la lega alla dea Mut. Nefertiti è la moglie di Akhenaton: un’altra epoca, un’altra corte, un’altra religione di stato. Il busto celebre che tutti hanno visto in fotografia è lei, e la sua sepoltura non è mai stata identificata con certezza.

Non è pignoleria da manuale. Chi arriva in valle aspettandosi la donna del busto cerca sulle pareti una regina eterodossa e un dio solare, e non trova nessuno dei due. Sulle pareti c’è una sposa reale accompagnata dagli dèi tradizionali, lungo un percorso funerario del tutto ortodosso. Sapere chi si sta guardando cambia quello che si riesce a vedere.

Camera dipinta della tomba di Nefertari con il soffitto stellato dorato nella Valle delle Regine

Che cosa c’è sulle pareti

Anche solo per riconoscerla nelle fotografie, o per il giorno in cui riaprirà, conviene sapere dove guardare.

Alzate lo sguardo per prima cosa: i soffitti sono blu profondo, fitti di stelle gialle. Poi guardate le mani. In parecchie scene una divinità tiene Nefertari per il polso o per la mano e la conduce; è il filo narrativo dell’intera tomba e, una volta notato, si segue da solo da una parete all’altra. Cercate anche la scena in cui la regina siede davanti a un tavoliere da gioco: è il senet, e non è un passatempo. È una partita simbolica che il defunto deve vincere per andare avanti.

Infine guardate le lacune. Dove l’intonaco è caduto, il restauro non ha ridipinto: ha consolidato quello che restava e ha lasciato il vuoto come vuoto. Quelle chiazze chiare risalgono al restauro, e servono a tenere distinguibile l’antico dal moderno.

La Valle delle Regine vista dalla mongolfiera alla prima luce, con il wadi, la strada di accesso e gli ingressi delle tombe in ombra

Le tombe dei principi e il gesto che si ripete

Fra le sepolture dei figli di Ramesse III, la più nota porta il nome di Amonherkhepshef. Hanno una particolarità che si nota subito: sulle pareti il padre c’è. Il faraone compare accanto al ragazzo, lo tiene per mano e lo presenta alle divinità una dopo l’altra, come si presenta qualcuno che non ha ancora titolo per entrare da solo.

Nella tomba della regina il quadro cambia. Nefertari avanza accompagnata dalle dee, ma per suo proprio diritto. Sono due risposte diverse allo stesso problema: far accettare un defunto nel mondo degli dèi. Una grande sposa reale si presenta da sé; un principe morto prima di regnare ha bisogno che qualcuno risponda per lui. Stesso gesto della mano presa, due significati opposti.

Il soffitto dipinto della tomba di Ramesse VI nella Valle dei Re, con il Libro del Giorno e della Notte in giallo, blu e rosso

Che cosa è rimasto, e dove si trova oggi

Una cosa sorprende quasi tutti: la tomba è vuota. Fu svuotata già nell’antichità, come quasi tutte, e ciò che si visita sono le pareti, non un corredo. Del corredo restano frammenti, fra cui pezzi del coperchio del sarcofago e oggetti minuti finiti sotto i detriti.

C’è poi un filo che passa dall’Italia. La tomba fu individuata e scavata da una missione italiana, e i reperti recuperati sono conservati al Museo Egizio di Torino. Le pitture sono rimaste a Luxor, quello che c’era dentro è a Torino, e le due metà si ricompongono solo mettendole insieme.

La valle ha avuto altre vite ancora. In epoca cristiana vi si insediò una comunità monastica e diverse camere funerarie furono riusate come abitazioni e depositi. L’annerimento di certe pareti viene in buona parte dal fumo di fuochi accesi molto tempo dopo i faraoni.

Mentre la tomba è chiusa, il colore si trova altrove

Finché quella porta resta chiusa, la domanda cambia: dove si vede ancora pittura vera, e non pietra incisa e basta. La risposta migliore sono le tombe dei nobili di Luxor, piccole, spesso vicine una all’altra, con scene di vita quotidiana dipinte su intonaco e colori che in alcune camere sono rimasti sorprendentemente vivi. Il repertorio è tutt’altro rispetto a Nefertari: qui si mietono campi, si contano buoi, si suona a un banchetto. Anche la Valle dei Re con le tombe dei faraoni conserva corridoi dipinti di qualità altissima, ma con soggetti funerari e una tavolozza più cupa. Nessuna delle due sostituisce la tomba della regina. Evitano però di uscire dalla collina con l’idea di aver visto soltanto roccia grigia.

Domande frequenti sulla Valle delle Regine

Dove si trova la tomba di Nefertari?

Nella Valle delle Regine, sulla riva ovest di Luxor, a pochi minuti dalla Valle dei Re: è la tomba QV66. Dal marzo 2024 è chiusa al pubblico; nella valle si visitano le tombe dei principi aperte a rotazione.

Qual è la tomba più bella del mondo?

È il titolo che si dà più spesso proprio alla tomba di Nefertari, per i colori conservati sull’intonaco. Fra le tombe visitabili oggi, quella che ci si avvicina di più è la tomba di Seti I nella Valle dei Re.

Chi è sepolto nella Valle delle Regine?

Non solo regine. Qui furono sepolte le mogli dei faraoni, ma anche molti principi, figli morti giovani, e alcuni alti funzionari. Il nome racconta solo una parte di quello che si visita.

La tomba di Nefertari è visitabile?

Oggi no: dal marzo 2024 è chiusa al pubblico per controllare l’umidità, e la riapertura è allo studio senza una data. Prima della chiusura aveva un biglietto dedicato e un numero chiuso di ingressi al giorno.

Perché è così famosa?

È la tomba dipinta meglio conservata d’Egitto: colori pieni, pareti quasi integre, un livello che non si vede da nessun’altra parte. Per la pittura egizia è il riferimento, anche per chi oggi la conosce solo in fotografia.

Che cosa si vede con il biglietto normale?

Alcune tombe di principi, aperte a rotazione. Sono più piccole di quelle reali e meno affollate, e conviene chiedere sul posto quali sono accessibili quel giorno.

Quanto tempo serve?

Un’ora scarsa per le tombe del biglietto base. La valle è a pochi minuti dagli altri siti della riva ovest, quindi si incastra facilmente in una mattinata.

Altre domande frequenti

Nefertari e Nefertiti sono la stessa regina?

No, e non appartengono nemmeno alla stessa epoca. Nefertari è la grande sposa reale di Ramesse II ed è sepolta nella Valle delle Regine. Nefertiti apparteneva alla corte di Akhenaton ed è la regina del busto celebre; di lei si conosce il volto molto meglio del luogo di sepoltura. Nella tomba della Valle delle Regine non c’è nulla che riguardi Nefertiti.

Come faccio a sapere se la mia visita comprende l’ingresso a Nefertari?

Oggi nessuna visita la comprende, perché la tomba è chiusa. Se riaprirà, chiedete in modo esplicito se quell’ingresso rientra in quello che avete concordato, e fatelo prima di essere sul posto.

Perché i colori si sono conservati così bene?

Perché non sono dipinti direttamente sulla roccia. La pietra di quel settore è friabile, quindi le pareti furono coperte di intonaco e le figure vennero modellate lì sopra invece che incise nella roccia. Su quel fondo chiaro il pigmento rende molto meglio che sul calcare nudo. Lo stesso intonaco è però il punto debole, perché i sali che risalgono dalla roccia cristallizzano dietro di esso e lo staccano a scaglie.

Che cosa è rimasto del corredo funerario?

Poco, e non sul posto. La svuotarono già in antico, e oggi restano le pareti dipinte. I frammenti recuperati dalla missione italiana che la scavò sono conservati al Museo Egizio di Torino, quindi la parte dipinta e la parte degli oggetti si trovano in due paesi diversi.

Volete la Valle delle Regine organizzata bene, con le tombe aperte quel giorno e il resto della riva ovest? Diteci le date: ce ne occupiamo noi, con una guida egittologa di lingua italiana.

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