La pianta che tutti i templi egizi hanno in comune
Dopo il terzo tempio molti pensano di aver già visto tutto. Hanno ragione su una cosa: la pianta è sempre la stessa. Ma è un percorso che si restringe e si oscura a ogni passo, e sapere questo cambia la visita.
Sempre la stessa sequenza, in ogni tempio
Chi visita tre o quattro templi in pochi giorni ha spesso la sensazione di rivedere lo stesso posto. Non è stanchezza: è vero. I templi egizi seguono uno schema ricorrente, e una volta imparato si riconosce ovunque.
L’ordine è questo: un portale monumentale (il pilone), un cortile aperto, una sala piena di colonne, e in fondo un santuario piccolo e buio. Cambiano le proporzioni e la decorazione. La sequenza no.
È un percorso che si stringe a ogni passo
La parte che quasi nessuno fa notare è che lo schema è un gradiente. Andando verso l’interno il pavimento si alza, il soffitto si abbassa, le stanze si restringono e la luce diminuisce. Si entra da uno spazio enorme e pieno di sole e si finisce in una cella in cui si sta in pochi.
Lo si sente camminando, se si sa di doverlo cercare. In un tempio con il tetto ancora al suo posto, come Edfu, il passaggio è evidentissimo perché l’ultima sala è buia sul serio.
Il punto del tempio è la stanza meno spettacolare
Il santuario è piccolo, spoglio e senza finestre, e contiene la cosa per cui tutto il resto è stato costruito: la statua del dio. Non era una sala per i fedeli. Il pubblico si fermava molto prima, e il tempio serviva ad avvicinarsi per gradi, non a radunarsi.
Sapendolo, la delusione tipica di fine visita – «e questo è tutto?» – si trasforma nel contrario. La sequenza è il contenuto.
Che cosa cambia nel modo di visitare
Cambia che i templi smettono di sommarsi e cominciano a confrontarsi: Karnak è la versione cresciuta a dismisura, Dendera quella con il soffitto intatto, Abydos quella con la pianta anomala. Ognuno diventa interessante per come si scosta dallo schema.
Lo schema riguarda l’edificio; le pareti sono un altro sistema, ed è spiegato in come si legge la parete di un tempio. Chi vuole un itinerario costruito per vedere il confronto invece della ripetizione parte da viaggi su misura.
Domande frequenti sulla pianta dei templi egizi
Perché i templi egizi si somigliano tutti?
Perché seguono lo stesso schema: un portale monumentale, un cortile aperto, una sala di colonne e in fondo un santuario piccolo e buio. Cambiano le dimensioni e i dettagli, non la sequenza.
Che cos’è il pilone?
Il portale d’ingresso: due grandi masse di muratura inclinate ai lati della porta. È la parte che si vede da lontano e quella che di solito sopravvive meglio.
Perché il santuario è così piccolo?
Perché non era una sala per il pubblico. Era la stanza della statua del dio, vista da pochissime persone. Il resto del tempio serviva ad avvicinarsi, non a radunarsi.
Si nota davvero che il pavimento sale?
Sì, e anche che il soffitto scende. In un tempio ben conservato come Edfu il cambiamento è evidente camminando: lo spazio si stringe da tutte le parti insieme.
Serve una guida per capirlo?
Serve sapere la sequenza, che è quello che trovate qui. Poi una guida aggiunge quello che le pareti raccontano, che è un’altra cosa ancora.
Volete i templi spiegati in modo che non sembrino tutti uguali? Diteci le date: li mettiamo in fila con una guida egittologa di lingua italiana.