Parete di rilievi ad Abydos illuminata di taglio, con tracce di pittura rossa sulla figura regale

Abydos, la parete che decide quali faraoni sono esistiti

Ad Abydos c’è una parete con i nomi dei faraoni. La cosa che la rende famosa non è chi c’è scritto: è chi è stato tolto. E accanto, nelle stesse sale, ci sono i rilievi meglio scolpiti di tutto l’Egitto.

La parete che decide chi conta

In una galleria laterale del tempio c’è una parete con una lunga sequenza di nomi: i faraoni che Seti I riconosceva come suoi predecessori. È la lista dei re di Abydos, e per gli studiosi è stata una delle chiavi per rimettere in ordine la successione dei sovrani.

La cosa che la rende straordinaria, però, è chi non c’è. Mancano Hatshepsut, Akhenaton, Tutankhamon e Ay. Non per distrazione: sono stati tolti. Quella parete non registra la storia, la stabilisce, e lo fa con la stessa calma con cui elenca gli altri.

Il rilievo più bello d’Egitto

Abydos è il posto in cui si capisce quanto potesse essere raffinata la scultura egizia. Qui si lavorava a rilievo alto: la figura emerge dalla pietra invece di essere scavata dentro, il che significa asportare tutto lo sfondo a mano. Richiede molto più tempo del rilievo inciso, e il risultato si riconosce a colpo d’occhio.

In diverse sale il dettaglio è integro e in alcune il colore è ancora al suo posto. Se volete sapere che cosa state guardando prima di entrare, l’abbiamo spiegato in come si legge la parete di un tempio.

Perché qui, e non altrove

Abydos era il centro del culto di Osiride, il dio dei morti, e per questo un luogo di pellegrinaggio: ci si andava da tutto l’Egitto. Chi poteva permetterselo faceva erigere una stele, per restare presente in quel posto anche dopo la propria morte.

È una differenza che si sente ancora: molti templi egizi erano macchine di Stato, questo era una destinazione. La gente ci veniva per scelta.

Il portico a colonne del tempio di Seti I ad Abydos, con i rilievi di divinità sui pilastri

Come inserirla in un viaggio

Abydos sta a nord di Luxor, fuori da ogni itinerario standard, ed è per questo che quasi nessuno la vede. Si abbina naturalmente a Dendera, sulla stessa direttrice: le distanze misurate da ogni base sono in quanto distano Abydos e Dendera, e la base più vicina non è Luxor ma Sohag, come spieghiamo in Abydos e Dendera da Sohag.

È una delle mete della stessa famiglia dei templi poco visitati dell’Alto Egitto. La visita a sé è il tempio di Abydos, e se preferite che l’incastro lo faccia qualcun altro lo costruiamo in un viaggio su misura.

Non un archivio, ma un elenco di invitati

La parete non nasce come cronologia. Nasce come scena di offerta: il sovrano, affiancato dal figlio, si presenta davanti ai nomi dei predecessori e compie per loro il rito. I cartigli non sono voci di un registro, sono destinatari.

Questo cambia il peso delle assenze. Da un archivio si può essere dimenticati per trascuratezza; da un rito si viene esclusi, e l’esclusione è un atto compiuto da qualcuno. Nella logica egizia il nome pronunciato è ciò che tiene in piedi il defunto: chi non compare non riceve l’offerta e non viene nominato da nessuno.

Letta così, la parete non risponde alla domanda su chi abbia regnato. Risponde a un’altra domanda: da quale catena il re che sta officiando fa discendere la propria autorità. È un documento di legittimità con la forma di un elenco.

Cancellati o mai scritti: due gesti che la pietra distingue

Si dice comunemente che qui certi faraoni siano stati cancellati. Sulla pietra, però, cancellare e non scrivere lasciano tracce opposte, e imparare a distinguerle è forse la cosa più utile che si porti via da questa sala.

Una rasura vera si riconosce senza essere egittologi: la superficie è martellata, il fondo dei segni è ruvido invece che liscio, il contorno del geroglifico resta come un’ombra e la pietra intorno cambia tono perché ha perso la patina. Sono ferite, e si vedono.

Nel punto delle assenze, ad Abydos, non c’è niente di tutto questo. La sequenza scorre regolare, senza cicatrici. Quei nomi non sono stati tolti dalla parete: non ci sono mai arrivati, perché la decisione era già presa quando lo scalpellino ha cominciato. Le rasure materiali esistono davvero, ma stanno altrove, sui monumenti che quei sovrani avevano costruito.

Come si legge la parete, riga per riga

Nella galleria laterale l’occhio incontra due lunghe file di cartigli, ovali chiusi allineati uno dopo l’altro. Sotto ne corre una terza, e qui il colpo d’occhio inganna: non prosegue l’elenco, ripete sempre lo stesso nome, quello del re che ha fatto incidere la parete. È una firma moltiplicata.

All’estremità si riconoscono due figure in piedi. La più grande compie il gesto dell’offerta, la più piccola tiene il rotolo da cui i nomi vengono letti ad alta voce. Da lì comincia tutto: i cartigli esistono in funzione di quel gesto.

La direzione di lettura la dicono i segni stessi. Le figure di uomini, uccelli e animali guardano verso l’inizio della riga, e si legge andando incontro ai loro volti. Una volta capita questa regola, la parete smette di essere ornamento e diventa un testo che si può seguire con lo sguardo.

Perché mancano proprio quei nomi

L’esclusione non colpisce a caso. Toglie un tratto di storia e poi ricuce i due capi, così che la successione sembri passare da un sovrano al successivo senza scosse. Quel salto liscio è la parte fabbricata, ed è l’unica cosa che sulla parete non si vede.

Il tratto rimosso comprende gli anni in cui la capitale si era spostata e il culto tradizionale era stato accantonato, insieme a chi in quegli anni aveva portato la corona. Comprende anche una sovrana che aveva assunto la titolatura regale piena, una condizione per cui la grammatica di quella parete non prevedeva una casella.

A guidare la selezione è un’esigenza pratica più che un giudizio morale: la successione deve reggere senza anelli discutibili. E l’operazione non nasce qui. Era già cominciata prima, quando gli anni di regno erano stati ricontati come se quella parentesi non fosse mai esistita. Abydos non inventa la rimozione, la mette in bella copia.

Le altre liste, e perché non coincidono

Abydos non è l’unica parete di questo tipo, e il confronto è la prova migliore che la selezione fosse una scelta. A Karnak esisteva un elenco analogo, con un suo ordine e un suo criterio. A Saqqara ne è venuto alla luce un altro, inciso non per un re ma per un funzionario nella propria tomba, e disposto in senso inverso. Nello stesso sito di Abydos il successore fece incidere la sua versione, oggi conservata fuori dall’Egitto.

Nessuna di queste liste coincide interamente con le altre. Cambia il committente, cambia il luogo, cambia chi viene ammesso.

E poi c’è il documento che smonta l’idea di una memoria perduta: un papiro conservato a Torino, molto più completo, che accanto ai nomi annota la durata dei regni e include figure che le pareti dei templi preferiscono ignorare. Scribi e sacerdoti sapevano benissimo. Quello che manca su quelle pareti manca perché qualcuno aveva deciso di non metterlo.

I colori conservati dei rilievi sacri del tempio di Abydos

Il palinsesto che è diventato una leggenda

In un punto del tempio circola da anni una fotografia che promette macchine volanti incise nella pietra. La spiegazione sta nel modo in cui si lavorava la pietra.

Un’iscrizione più antica venne coperta di stucco e reincisa con un testo nuovo. Con i secoli lo stucco è caduto a chiazze, e oggi i due strati di segni si leggono sovrapposti: ne esce un impasto di forme che l’occhio moderno riconduce agli oggetti che conosce. Si chiama palinsesto, e nei cantieri antichi era ordinaria amministrazione.

È lo stesso gesto della lista, applicato a una riga invece che a una successione. Un testo che ne sostituisce un altro. Il mito resiste perché la sovrapposizione è davvero curiosa da guardare, e perché capirla richiede di sapere come si lavorava la pietra.

La sala ipostila del tempio di Seti I ad Abydos con le colonne scolpite

Dietro il tempio, l’Osireion

Sul retro, a un livello più basso rispetto al piano del tempio, si apre una costruzione di tutt’altro carattere: blocchi enormi, pilastri squadrati, superfici lasciate nude nella parte centrale, acqua che affiora sul fondo. È l’Osireion, concepito come sepoltura simbolica del dio.

Il contrasto con le sale finemente scolpite che si sono appena attraversate è netto, e non è un incidente. L’architettura volutamente grezza serviva a evocare qualcosa di arcaico, un’origine. Proprio quel contrasto alimenta la convinzione, molto diffusa in rete, che si tratti di una struttura remotissima e senza rapporto con il tempio.

Il collegamento fisico fra i due edifici dice il contrario. Conviene guardarlo dal bordo, dall’alto: si capisce la differenza di quota, che è poi la ragione per cui l’acqua sta lì e non altrove.

I rilievi finemente scolpiti del tempio di Seti I ad Abydos

Dove cambia la mano: due modi di incidere

Un ultimo esercizio, per chi ha tempo. Non tutto il tempio è stato portato a termine dallo stesso cantiere, e il cambio di cantiere ha lasciato un segno che resta leggibile.

Dove il lavoro fu completato secondo il progetto iniziale, le figure sporgono dal fondo: la pietra intorno è stata abbassata perché il corpo emergesse, e ogni contorno getta una piccola ombra propria. Dove il cantiere fu chiuso più tardi, il segno è scavato dentro la superficie, più rapido da eseguire e più piatto da guardare, con proporzioni che si fanno corsive.

Passando da una sala all’altra si attraversa il momento in cui il progetto ha cambiato passo. La luce decide quanto se ne coglie: dove entra di taglio da una porta il rilievo si accende e i volumi tornano, dove arriva piatta il lavoro degli scultori si spegne.

A Dendera, che si abbina ad Abydos nella stessa giornata, nelle cripte del tempio ci sono i rilievi delle cosiddette lampade di Dendera: che cosa raffigurano davvero lo spieghiamo geroglifici alla mano.

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Domande frequenti su Abydos

Che cos’è la lista dei re di Abydos?

Una parete su cui sono incisi i nomi dei faraoni che Seti I riconosceva come suoi predecessori. È stata una delle chiavi con cui gli studiosi hanno ricostruito la successione dei sovrani, ed è il motivo principale per cui questo tempio conta più di quanto la sua fama suggerisca.

È vero che alcuni faraoni non ci sono?

Sì, ed è la parte interessante. Mancano Hatshepsut, Akhenaton, Tutankhamon e Ay. Non è una dimenticanza: sono stati esclusi. La lista non registra la storia, la stabilisce.

Perché i rilievi di Abydos sono considerati i più belli?

Perché sono a rilievo alto, cioè la figura emerge dalla pietra invece di essere incisa dentro, ed è una lavorazione molto più lenta. In molte sale il dettaglio è intatto e in alcune resta il colore.

Perché ad Abydos veniva tanta gente nell’antichità?

Perché era il centro del culto di Osiride, il dio dei morti. Ci si andava in pellegrinaggio, e chi poteva permetterselo faceva erigere una stele per essere presente in quel luogo anche dopo la morte.

Come ci si arriva?

Sta a nord di Luxor, fuori dagli itinerari standard. La base più vicina è Sohag; da Luxor è una gita lunga. Si abbina naturalmente a Dendera, che sta sulla stessa direttrice.

Altre domande frequenti

I nomi mancanti sono stati scalpellati via dalla parete?

No, e la pietra lo dimostra. Una rasura antica lascia la superficie martellata, il fondo dei segni ruvido e il contorno del geroglifico ancora leggibile come un’ombra. Nel punto delle assenze la parete è invece continua e regolare: quei nomi non furono mai incisi. Di rasure vere se ne trovano, ma su altri monumenti.

La lista dei re di Abydos serve a datare i faraoni?

Solo in parte. Fornisce un ordine di successione, non una cronologia: non indica quanto durò ciascun regno e non registra le sovrapposizioni fra sovrani. Per quel tipo di informazione gli studiosi si appoggiano ad altre fonti, fra cui il papiro di Torino, che registra un tipo di informazione che le pareti dei templi non danno.

Che cos’è l’Osireion che si trova dietro il tempio?

Una sepoltura simbolica di Osiride, ricavata sul retro del tempio e a una quota più bassa rispetto al suo piano di calpestio. L’aspetto arcaico è un effetto cercato, non il segno di un’epoca diversa: è collegata al tempio e ne fa parte.

È vero che ad Abydos ci sono geroglifici che sembrano un elicottero?

Ci sono segni che a molti ricordano un elicottero, sì, ma nascono da una sovrapposizione. Un’iscrizione fu coperta di stucco e reincisa; caduto lo stucco, i due strati si leggono insieme e formano sagome ambigue. È un palinsesto, un fenomeno noto e frequente sui monumenti reincisi.

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