Facciata del Grande Tempio di Abu Simbel con i quattro colossi di Ramses II e il piazzale deserto

Abu Simbel in aereo o via terra: come scegliere

Abu Simbel è il sito più lontano dell’Alto Egitto e per quasi tutti è il momento più forte del viaggio. La domanda non è se andarci, ma come: in auto attraverso il deserto o in aereo da Assuan. Le due opzioni cambiano la giornata, il costo e quanto tempo passate davanti ai templi.

Via terra: la scelta di quasi tutti

Tre ore e mezza da Assuan su strada del deserto, partenza prima dell’alba, arrivo quando la luce è ancora bassa sulla facciata. Si resta ai templi circa due ore e si rientra nel primo pomeriggio.

È la formula che consigliamo alla maggior parte dei viaggiatori: costa molto meno, e il percorso lungo il deserto occidentale fa parte dell’esperienza. Il nostro tour di Abu Simbel parte da 129 euro a persona, con guida in italiano e biglietti inclusi.

Le acque del Lago Nasser davanti ai due templi rupestri di Abu Simbel sulla riva desertica

In aereo: quando ha senso davvero

Il volo da Assuan dura meno di un’ora e riduce la giornata a mezza giornata. Ha senso in tre casi: avete pochissimo tempo, viaggiate con persone anziane o bambini molto piccoli, oppure volete unire Abu Simbel a un’altra visita nello stesso giorno.

Il prezzo sale parecchio e si perde il paesaggio. Se è la vostra unica giornata ad Assuan però può salvare l’itinerario.

La terza opzione: dormire lì

Poco conosciuta e sorprendentemente bella. Si arriva nel pomeriggio, si vedono i templi quando i pullman sono ripartiti, e la mattina dopo si è davanti alla facciata all’alba praticamente da soli. Va prenotata con anticipo perché le strutture sono poche.

Approfondisci il sito in la nostra guida ad Abu Simbel.

Come incastrarlo nell’itinerario

Con cinque giorni Abu Simbel è la giornata finale da Assuan: vedi Egitto in 5 giorni. Con sette o dieci si inserisce senza sacrificare nulla: 7 giorni, 10 giorni.

Chi arriva dal mare può valutare la giornata dal Mar Rosso: vedi le distanze.

Il volo non vi lascia più tempo davanti ai templi

Il cortile del tempio di File ad Assuan con i due piloni e il colonnato nella luce dorata

Molti prenotano l’aereo convinti di guadagnare tempo ai templi. Non funziona così. Il volo accorcia il trasferimento, non la visita. Via terra la sosta sul sito segue la durata prevista dall’escursione; chi arriva in aereo si muove dentro una finestra decisa dall’orario del rientro, e quella finestra non si allarga mai, semmai si stringe.

Quello che l’aereo restituisce davvero è il resto della giornata. Si torna ad Assuan con il pomeriggio ancora intero e lo si può usare per Philae, per il Museo Nubiano, per una vela sul Nilo che non sia una corsa contro il tramonto. Se il problema è il calendario, l’aereo lo risolve. Se il problema è stare di più davanti ai colossi, l’aereo non c’entra nulla.

Vale anche il contrario. La strada non toglie tempo alla visita, toglie tempo alla giornata. Sembra una distinzione sottile e invece decide quasi tutto: chi ha un solo pomeriggio libero ad Assuan e lo vuole intero sceglie il volo, chi ha una giornata intera da dedicare non ha motivo di prenderlo.

La strada nel deserto: cosa si vede davvero dal finestrino

La facciata del grande tempio di Ramses II ad Abu Simbel con i quattro colossi seduti

Le tre ore e mezza da Assuan si somigliano molto tra loro. Asfalto dritto, orizzonte piatto, qualche posto di controllo, nessun paese per lunghi tratti. Non è una strada da panorami. O ci si addormenta, o il vuoto a un certo punto comincia a piacere. La parte che la gente ricorda è il cielo della prima ora, quando passa dal blu scuro all’arancione senza che nessuno se ne accorga in tempo.

Il lago si fa vedere solo verso la fine. L’arrivo è brusco: ci si ferma, si cammina dietro la collina artificiale che oggi contiene i templi e la facciata compare tutta insieme. Chi ha viaggiato dormendo se la ritrova addosso senza preparazione, che poi è il modo migliore per riceverla.

Su questa strada soffrono due tipi di viaggiatore: chi non riesce a dormire in movimento e chi mal sopporta di restare seduto a lungo senza potersi alzare. Se vi servono soste, ditelo quando prenotate invece di scoprirlo a metà percorso.

La sveglia prima dell’alba pesa sul giorno dopo

Il Grande Tempio di Abu Simbel affacciato sulle acque del Lago Nasser al tramonto

Si parte che è ancora buio, e il conto non si chiude a fine giornata. Il rientro nel primo pomeriggio lascia addosso una stanchezza che si sente soprattutto il giorno seguente, quando anche una sveglia normale sembra troppo presto. Tenetene conto prima di incastrare la mattina successiva con un trasferimento lungo o con una visita che chiede attenzione.

Due accortezze banali funzionano meglio di qualunque trucco: cena leggera e presto la sera prima, borsa già pronta accanto alla porta. La felucca al tramonto, la cena tardi e la sveglia nel cuore della notte non convivono nella stessa manciata di ore.

Chi punta sull’aereo per dormire di più fa male i conti. Anche il volo interno si prende presto, e agli orari dell’aeroporto va aggiunto il tempo dei controlli. Si guadagna sul pomeriggio, non sul cuscino.

Chi viaggia con voi conta più dell’itinerario

Un bambino molto piccolo dorme per gran parte del tragitto e non si accorge di niente. Un bambino di sette o otto anni no: è l’età che soffre di più la strada, troppo grande per dormire e troppo piccolo per farsi interessare dal deserto. Con figli in quella fascia il volo compra pace, non tempo.

Con persone anziane la scelta non è automatica. L’aereo sembra più comodo e spesso non lo è: aggiunge code, controlli e un trasferimento in più a ogni estremità, cioè proprio il tempo passato in piedi che in auto non esiste. Per chi ha problemi di schiena o cammina con fatica, la domanda giusta riguarda quanto si resta in piedi sul sito, non quanto dura lo spostamento.

Nei gruppi misti decide la persona più fragile. Se una sola non regge tre ore e mezza seduta, o si divide il gruppo, cosa che poi non piace a nessuno, oppure si vola tutti insieme e si smette di discutere.

Stagioni, luce e ora di arrivo

Nei mesi caldi la partenza notturna non è un sacrificio, è la ragione per cui la giornata funziona: si arriva con il sole ancora basso e la pietra non ancora rovente. Chi per qualsiasi motivo sposta la visita verso le ore centrali si ritrova in un sito aperto dove l’ombra è merce rara. Cappello e acqua non sono un consiglio generico, sono la differenza tra guardare i rilievi e cercare un muro.

In inverno vale il contrario e quasi nessuno lo mette in valigia. Prima dell’alba, nel deserto, si sente freddo davvero; una felpa o una giacca leggera nello zaino evita di passare le prime ore rannicchiati. Verso metà mattina serviranno soltanto per essere riposte.

La facciata guarda a est, quindi la luce frontale è quella del mattino. Chi dorme sul posto vede la stessa pietra con un colore diverso nel tardo pomeriggio, ed è una delle poche ragioni serie per complicarsi il programma con una notte in più. Nelle settimane di punta e nei giorni dell’allineamento solare il piazzale è pieno: se ci tenete a una foto senza gente, giocate d’anticipo sull’orario invece di sperare nella fortuna.

Quando il volo interno diventa un rischio invece di una comodità

Gli orari dei collegamenti interni cambiano e ogni tanto una tratta salta. Se la giornata ha margine non succede niente di grave: si recupera con la strada oppure si sposta. Diventa un problema serio quando quella è l’ultima giornata e in serata c’è un volo intercontinentale da prendere.

Regola secca: Abu Simbel non va messo nel giorno della partenza per l’Italia, e nemmeno il giorno prima se il rientro è all’alba. Le tratte interne egiziane si organizzano, il volo internazionale no, e su quello non esiste recupero.

Chi vola ha anche meno flessibilità dentro la giornata. Ci si muove sull’orario del rientro, non sul proprio passo, e se qualcosa rallenta il tempo si toglie ai templi, mai all’aereo. È la ragione per cui in bassa stagione, con la giornata libera davanti, la strada resta la scelta più tranquilla anche per chi potrebbe permettersi di volare.

Gli errori che rovinano una giornata ad Abu Simbel

Due colossi scolpiti nella facciata del Piccolo Tempio di Abu Simbel ripresi dal basso

Il primo è di calendario: incastrarlo nel giorno del volo di rientro. Il secondo è di ambizione: programmare Philae, il villaggio nubiano e un giro al bazar nello stesso pomeriggio in cui si torna dalla strada, quando a quell’ora si ha voglia soltanto di una doccia.

Il terzo riguarda i documenti. Il documento va tenuto addosso e non nella cassaforte dell’albergo: lungo la strada del deserto ci sono controlli e viene chiesto. Il quarto è contare sulla carta per tutto; qualche banconota piccola in tasca risolve situazioni che altrimenti diventano scomode, e ad Abu Simbel non si torna indietro a prenderla.

Il quinto è chiedere alla guida di allungare la sosta. L’orario di rientro non è una preferenza, tiene insieme il gruppo, la strada e, per chi vola, l’aereo. Meglio decidere prima cosa volete guardare con calma: la grande facciata, la sala con i pilastri osiriaci, oppure il tempio di Nefertari, che molti liquidano in pochi minuti e che spesso è la sorpresa della giornata.

Tre domande e la scelta si fa quasi da sola

Quante notti avete ad Assuan? Se è una sola e il giorno dopo si riparte, il volo o la notte sul posto sono le uniche opzioni che non vi lasciano con il rimpianto di aver visto tutto di corsa. Con due o più notti la strada non toglie niente al resto dell’itinerario.

C’è qualcuno, nel gruppo, per cui restare seduto tre ore e mezza è un problema vero? Se la risposta è sì, non provateci per principio. Una giornata iniziata male ad Abu Simbel non si raddrizza, perché il ritorno è lungo quanto l’andata.

Cosa volete portarvi a casa, i templi o la giornata intera? Chi risponde i templi sta bene con entrambe le opzioni. Chi risponde la giornata intera vuole la strada: il deserto che si accende, l’arrivo dietro la collina, il tempo davanti alla facciata senza controllare l’orologio di un volo. Se due risposte su tre indicano la stessa opzione, smettete di confrontare e prenotate quella.

Come decidere con le date in mano

Con le date davanti la decisione è più corta di quanto sembri. La strada chiede meno incastri: un mezzo solo, un orario solo, nessuna coincidenza da rispettare.

L’aereo va preso in tre casi precisi e in nessun altro: quando ad Assuan c’è una sola giornata utile, quando nel gruppo c’è chi non può affrontare il trasferimento via terra, quando Abu Simbel deve convivere con un’altra visita importante nello stesso giorno. Fuori da questi casi aggiunge passaggi senza aggiungere templi. La notte sul posto, invece, è per chi torna in Egitto una seconda volta, per chi fotografa e per chi ha già capito che la parte migliore di quel piazzale è il silenzio dopo la partenza dei pullman.

Quello che la quota comprende è indicato su ogni singola escursione, ed è lì che va letto prima di prenotare. Se avete già le date di Assuan e volete capire quale delle tre opzioni regge il vostro programma, scriveteci su WhatsApp al 201029581851: le nostre egittologhe parlano italiano e vi diranno anche quando conviene lasciar perdere una delle tre.

Domande frequenti su come raggiungere Abu Simbel

Quanto dura il viaggio via terra per Abu Simbel?

Circa tre ore e mezza da Assuan, su una strada del deserto in buone condizioni. Si parte molto presto e si rientra nel primo pomeriggio. In tutto è una giornata piena.

Conviene il volo?

Conviene se avete poco tempo o se il viaggio in auto vi pesa: il volo da Assuan dura meno di un’ora e lascia circa due ore ai templi. Costa sensibilmente di più e si vede meno paesaggio.

Si può dormire ad Abu Simbel?

Sì, ed è la scelta di chi vuole vedere i templi all’alba o allo spettacolo serale, quando i gruppi in giornata sono già ripartiti. Va organizzato in anticipo.

Quando cade il fenomeno solare?

Due volte l’anno, il 22 febbraio e il 22 ottobre, il sole illumina il santuario interno. Sono le due date più affollate dell’anno: si prenota con largo anticipo.

Altre domande frequenti

Serve il passaporto per l’escursione ad Abu Simbel da Assuan?

Portate con voi un documento di identità valido e tenetelo a portata di mano, non in valigia. Lungo la strada del deserto ci sono posti di controllo e può essere richiesto. Lasciarlo nella cassaforte dell’albergo è l’errore più comune di chi parte all’alba mezzo addormentato, e tornare indietro a prenderlo non è possibile.

Posso visitare Abu Simbel lo stesso giorno del volo di rientro in Italia?

È fortemente sconsigliato, sia via terra sia in aereo. Un ritardo o una tratta interna cancellata si recuperano solo se la giornata ha margine, e nel giorno della partenza quel margine non esiste. Meglio collocare Abu Simbel almeno un paio di giorni prima del rientro e lasciare l’ultima giornata ad Assuan o al trasferimento.

L’escursione è adatta a bambini piccoli o a persone anziane?

Dipende più dalla persona che dall’età. Un bambino molto piccolo di solito dorme durante il tragitto; intorno ai sette o otto anni la strada pesa di più. Per chi ha problemi di schiena o cammina con difficoltà il volo non è automaticamente più comodo, perché aggiunge code e trasferimenti: conta soprattutto quanto tempo si riesce a stare in piedi sul sito. Se avete un dubbio concreto, descrivetecelo prima di prenotare.

Si parte ancora in convoglio da Assuan?

L’organizzazione della partenza è cambiata negli anni e l’orario preciso dipende dalla data e dalla stagione. Quello che non cambia è che si parte molto presto, con il buio: l’orario esatto viene confermato per la vostra data, quindi regolate la sera prima di conseguenza.

I biglietti d’ingresso ai templi sono compresi?

Cambia da un’escursione all’altra, perché le formule non sono tutte uguali. Quello che la quota copre è indicato su ogni singola escursione: leggete quella pagina prima di prenotare, così sapete esattamente cosa portare con voi e cosa no.

Diteci quanti giorni avete ad Assuan e vi diciamo se conviene la strada o il volo.

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