L'obelisco incompiuto di Assuan ancora attaccato alla roccia nella trincea scavata intorno, con le tracce di lavorazione sulla pietra

L’obelisco incompiuto, il cantiere rimasto aperto

Ad Assuan, in una cava di granito, c’è un obelisco ancora attaccato alla roccia. Si è spaccato mentre lo tagliavano e nessuno lo ha più toccato. È il posto in cui si capisce come venivano fatti, non solo che esistevano.

Un cantiere fermo, non una rovina

Nelle cave di granito di Assuan c’è un obelisco ancora attaccato alla roccia. Non è caduto e non è stato distrutto: non è mai stato staccato. La trincea che gli stava scavando intorno è ancora lì, e lui dentro. Un’altra prova visibile del cantiere egizio sta sul primo pilone di Karnak, dove resta la rampa di mattoni crudi.

È la differenza che rende questo posto diverso da qualsiasi tempio: altrove si vede il risultato, qui si vede il lavoro interrotto a metà. Se fosse stato completato sarebbe stato il più grande mai eretto in Egitto.

Si è spaccato, e il cantiere si è fermato

Lungo la faccia superiore corre una crepa. È quella che ha chiuso la questione: il granito si è fessurato mentre lo si lavorava, e un obelisco crepato non si alza, perché si spezzerebbe nel sollevamento o negli anni.

Nessuno lo ha spostato, riciclato o tagliato in pezzi più piccoli. È stato semplicemente lasciato lì, ed è per questo che possiamo ancora vederlo.

Come si taglia il granito senza acciaio

La domanda che quasi tutti si fanno davanti a un obelisco è come facessero. Qui la risposta è incisa nella pietra: a percussione. Si martellava con sfere di pietra più dura del granito, che lo sbriciolavano poco alla volta, e si scendeva così scavando la trincea intorno al blocco.

Le conche tonde e regolari lungo le pareti della trincea sono quelle tracce. Una volta che le si è viste, si riconoscono anche altrove: è lo stesso metodo che ha prodotto le colonne di Karnak, e sapere come sono state fatte cambia il modo di guardarle.

Dove sta e come inserirlo

È ad Assuan, a pochi minuti dal centro, e si visita in mezz’ora: la visita a sé è l’obelisco incompiuto. Si incastra nella stessa giornata di Philae e delle isole sul fiume, Elefantina e l’isola dei giardini.

Il quadro completo della città è in cosa vedere ad Assuan. E se volete continuare a leggere la pietra invece di limitarvi a guardarla, il seguito naturale è come si legge la parete di un tempio.

Domande frequenti sull’obelisco incompiuto

Perché l’obelisco non è mai stato finito?

Perché il granito si è spaccato. Mentre lo si stava ancora staccando dalla roccia è comparsa una crepa, e a quel punto il blocco era inservibile: un obelisco crepato non si alza. È stato abbandonato dov’era e non è mai stato spostato.

Che cosa si vede esattamente?

Un obelisco ancora attaccato alla roccia madre su un lato, dentro la trincea che gli stava scavando intorno. Si vedono la forma già definita, la crepa e le tracce del lavoro sulla pietra: è un cantiere fermo, non una rovina.

Come lo stavano tagliando?

Non a colpi di scalpello di metallo: il granito è troppo duro. Lo scavo si faceva martellando con sfere di pietra ancora più dura, che sbriciolavano il granito poco per volta. Le conche tonde che si vedono lungo la trincea sono esattamente quelle tracce.

Vale la pena visitarlo?

Se vi interessa capire come sono stati fatti i monumenti che vedrete altrove, sì, moltissimo. È l’unico posto in Egitto dove il metodo è ancora visibile invece che dedotto. Se cercate un monumento bello da fotografare, è meno spettacolare di un tempio: è un cantiere.

Quanto tempo serve e come si abbina?

Mezz’ora abbondante, ed è ad Assuan, quindi si incastra nella stessa giornata di Philae e delle isole. È una sosta breve che cambia il modo di guardare tutto il resto del viaggio.

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