Viale lastricato del giardino botanico di Assuan fiancheggiato da palme e aiuole rosse

L’isola delle Piante, il giardino botanico di Assuan

In mezzo al Nilo, davanti ad Assuan, c’è un’isola che non somiglia a niente altro in Egitto: viali di palme, ombra vera e prato. Non è antica e non è un tempio, e proprio per questo funziona: è il posto dove si respira a metà di un viaggio fatto di pietra e sole.

In breve

  • Che cos’è: un’isola nel Nilo davanti ad Assuan trasformata in orto botanico; molti la chiamano ancora isola di Kitchener.
  • Come si arriva: solo in barca, in feluca o a motore.
  • Che cosa si vede: viali di palme con ombra vera, piante esotiche e molti uccelli.
  • Quanto tempo: un’ora abbondante, spesso insieme alla feluca fra le isole.
  • Con poco tempo: prima Philae e l’Obelisco Incompiuto.

La visita organizzata: isola delle Piante in feluca; l’isola vicina: Elefantina.

Ombra vera, in Egitto

Chi viaggia in Egitto si abitua presto a una cosa: non c’è ombra. Si passa da un tempio all’altro sotto un sole verticale, e l’unico riparo sono le sale ipostile. L’isola dei giardini di Assuan è l’eccezione, ed è per questo che sorprende.

Qui i viali sono coperti dalle palme, l’aria è più fresca di qualche grado e si cammina sull’erba. Dopo tre o quattro giorni di deserto e pietra, l’effetto è sproporzionato rispetto alle dimensioni del posto.

Un giardino costruito apposta

L’isola non è verde per natura: è stata piantata. Ricevuta in dono da Lord Kitchener, che la riempì di specie fatte arrivare da altre parti del mondo, è oggi un orto botanico pubblico, e molti continuano a chiamarla Isola di Kitchener.

È una delle poche cose in Egitto che non ha migliaia di anni, e la differenza si sente: non si viene qui per capire una civiltà, si viene per stare bene un’ora.

Una pergola carica di fiori viola sul viale del giardino botanico di Assuan

Ci si arriva solo in barca

Non c’è ponte. Si sale su una barca dalla riva di Assuan, in feluca o a motore, e in pochi minuti si è dall’altra parte. Il tragitto passa fra le isole e le rocce di granito che rendono Assuan diversa da qualunque altra città del Nilo.

Per questo l’isola si abbina quasi sempre a un pomeriggio in barca: le due cose insieme formano la mezza giornata più rilassata di tutto un viaggio in Egitto.

Dove metterla nel programma

Con una sola giornata ad Assuan vengono prima Philae e l’obelisco incompiuto: sono i pezzi forti e non si saltano. L’isola entra in gioco dal secondo giorno, o d’estate nel pomeriggio, quando all’aperto non si sta.

Il quadro completo della città è in cosa vedere ad Assuan; se poi scendete ancora c’è Abu Simbel, e chi arriva navigando lo trova in crociera sul Nilo. Costruiamo volentieri la giornata su misura: viaggio su misura.

Perché il verde regge proprio qui

Assuan è uno dei posti più asciutti d’Egitto, e l’idea di un giardino fitto nel mezzo sembra una contraddizione. Non lo è, per un motivo geografico banale: l’isola ha il fiume su tutti i lati. L’acqua non va portata da lontano né sollevata: sta a pochi passi in ogni direzione, e sotto la superficie il terreno resta umido anche quando l’aria brucia.

Poi c’è il granito. Nella zona delle cateratte la roccia dura costringe il Nilo a dividersi in più bracci invece di scorrere compatto, e quello che resta in mezzo sono isole. Una striscia di terra stretta, con corrente su entrambi i fianchi, non ha lo stesso clima della riva: l’evaporazione raffredda, e sotto le chiome quel poco di differenza si sente subito.

Camminare senza uscire dal fresco

In Egitto l’ombra è quasi sempre un punto: il lato nord di un pilone, la fascia scura sotto un architrave, il buio compatto di una sala ipostila. Ci si sta fermi, e appena si riparte il sole ricomincia da capo.

Qui l’ombra è una linea. I viali sono stati tracciati dritti e alberati su entrambi i lati, con le piante messe a distanza regolare perché le chiome si chiudessero sopra la testa: ne esce un corridoio che si percorre senza mai uscire dal fresco. Si riconosce appena si alza lo sguardo.

Il modo più rapido per accorgersene è cercare i buchi. Dove un albero è mancato e non è stato rimpiazzato, il tetto verde si apre e per qualche passo si attraversa una lama di calore. In quei pochi passi si capisce tutto: la frescura dell’isola è stata piantata, non trovata.

L’equivoco dell’oasi

Molti arrivano convinti di andare in un’oasi. L’equivoco resiste perché in Egitto verde e oasi vengono associati per abitudine, ma un’oasi è un’altra cosa: acqua sotterranea che affiora lontano dal fiume, in mezzo al deserto, con una vegetazione insediata da sé.

Qui vale il contrario. Il fiume c’è, abbondante, e la vegetazione è arrivata in cassetta: specie scelte e messe a dimora da mano umana, molte provenienti da climi caldi lontanissimi dall’Egitto. Per chi ha appena passato giorni fra sabbia e calcare il posto ha un aspetto vagamente sbagliato: foglie troppo larghe, verdi troppo scuri, palme troppo diverse fra loro. Non state guardando il paesaggio egiziano, state guardando una collezione.

Quale isola state guardando

Davanti ad Assuan le isole sono più d’una, e confonderle è normale. La più grande e la più abitata è Elephantine: case dipinte dei villaggi nubiani, rovine antiche, un museo, un profilo irregolare fatto di tetti e palme. Se dalla barca vedete finestre e panni stesi, non è l’isola dei giardini.

L’isola dei giardini si riconosce al negativo: stretta, lunga, senza case, di un verde uniforme e ordinato, con i viali che si intuiscono anche da fuori perché tagliano la macchia in linee dritte.

Più a sud ce ne sono altre due da tenere distinte. Agilkia è quella su cui oggi sorge il tempio di Philae, e si raggiunge da un imbarco diverso. Sehel è l’isola delle iscrizioni incise nel granito. Quattro isole diverse, con una cosa sola in comune: ci si arriva navigando.

Che cosa è cambiato da quando è stata piantata

Il giardino non è nato come parco pubblico. È partito come piantagione privata, e solo dopo si è trasformato in orto botanico aperto a tutti. Il passaggio spiega la forma che ha oggi: le piante non sono sparse come in un giardino cittadino, sono raggruppate, allineate, tenute per settori. È l’impianto di una collezione, fatta da chi voleva vedere che cosa reggeva il clima egiziano e che cosa no.

È cambiato anche il fiume intorno. Prima delle dighe il Nilo saliva e scendeva ogni anno, e la riva era una linea mobile; oggi il livello è regolato e le sponde stanno ferme. Un giardino sul filo dell’acqua vive in modo molto diverso nei due regimi, e quella stabilità è parte del motivo per cui oggi l’isola si visita e basta: si scende, si cammina, si risale.

Le vele bianche delle feluche fra gli isolotti di granito della prima cateratta ad Assuan, con le dune del deserto occidentale dietro

Le cose che si notano solo camminando

La prima cosa non si guarda, si ascolta. Sull’isola non passano macchine, perché senza ponte non c’è strada che ci arrivi: il rumore di fondo che accompagna qualunque visita egiziana, clacson compresi, semplicemente si spegne. Il silenzio ci mette un attimo a farsi notare, e poi non si smette più di sentirlo.

Poi il bordo. Camminate fino a un fianco dell’isola e guardate dove il verde piantato finisce e comincia la riva lasciata a sé: la differenza fra le due fasce dice quanto lavoro c’è dietro tutto il resto. Guardate anche il granito che affiora al pelo dell’acqua, la stessa roccia dell’obelisco incompiuto, qui levigata e scura dal passaggio del fiume.

E guardate in alto, non davanti: gli uccelli qui stanno fra le chiome, e chi tiene lo sguardo all’altezza del sentiero non ne vede quasi nessuno.

Il giardino botanico dell'Isola delle Piante ad Assuan

Ingresso, barca e chi vi riporta indietro

Conviene tenere separate due voci che spesso vengono confuse. L’isola è un orto botanico e ha un proprio ingresso; il passaggio sull’acqua è un servizio diverso. Che cosa rientri in un’uscita e che cosa resti fuori cambia a seconda della formula, perché le giornate organizzate e le visite a un singolo sito non seguono la stessa regola: va letto sulla pagina della proposta specifica, non dato per scontato.

C’è poi una conseguenza pratica del non avere ponti: la barca che vi lascia è anche la vostra unica via di ritorno, quindi accordatevi prima di scendere su dove e quando vi riprendono. E un accorgimento migliora la passeggiata più di quanto sembri: chiedete di essere lasciati a un’estremità dell’isola e ripresi all’altra, così si percorre tutta la lunghezza una volta sola invece di rifare a ritroso lo stesso viale.

L'isola di Kitchener ad Assuan vista da Elefantina, con il muro fiorito di bouganville, le palme e il mausoleo dell'Aga Khan sulle dune

Quando l’isola non è la scelta giusta

Non funziona per tutti allo stesso modo. Se ad Assuan avete poche ore e cercate monumenti, questo non è il posto: non c’è niente da decifrare, nessuna parete da leggere, nessuna vicenda antica da ricostruire. Ne uscirete contenti solo se quello che cercavate era una pausa.

Nei mesi freschi anche l’argomento dell’ombra pesa meno: il sole di Assuan resta forte, ma senza la morsa dell’estate la passeggiata sotto le palme diventa piacevole invece che necessaria. E chi mal sopporta di dipendere da un orario di barca fa bene a saperlo prima, perché qui non si decide di andarsene a piedi. È la contropartita di un posto senza strade, ed è anche la ragione per cui è così silenzioso.

Conviene tenerla per la fine, non per l’inizio

L’isola si programma di solito guardando l’orologio, cioè cercando il pomeriggio libero. Funziona meglio se la si guarda sul calendario. Al secondo giorno di viaggio l’ombra non vi dice niente, perché siete ancora freschi e il sole è una novità; al sesto o al settimo, dopo una fila di siti aperti e polverosi, mezz’ora sotto le palme vale il doppio e cambia l’umore di tutti, compreso quello di chi vi accompagna.

Da qui una regola pratica. Se Assuan viene prima di Luxor, tenete l’isola per l’ultimo pomeriggio in città invece che per il primo, e riempite l’arrivo con i monumenti, che chiedono energie e le chiedono subito. Se invece Assuan chiude il viaggio, l’isola è semplicemente il modo giusto di finirlo. L’ordine fra le due città, e come si decide, è in Luxor o Assuan; la giornata classica in città, con i siti nell’ordine che il sole impone, è descritta in Assuan in un giorno.

Domande frequenti sull’isola dei giardini

Che cos’è l’isola dei giardini di Assuan?

Un’isola in mezzo al Nilo, davanti ad Assuan, trasformata in giardino con piante portate da altre parti del mondo e oggi aperta al pubblico come orto botanico. Molti la chiamano ancora Isola di Kitchener, dal nome di chi la ricevette e cominciò a piantarla.

Come ci si arriva?

Solo via acqua: si prende una barca dalla riva di Assuan, in feluca o a motore. Fa parte del fascino, perché ci si arriva navigando fra le isole e le rocce di granito invece che in pullman.

Che cosa si vede?

Viali di palme che fanno ombra vera, aiuole, alberi che in Egitto non ci si aspetta e parecchi uccelli. Non è un sito archeologico e non serve una guida egittologa: è una passeggiata, ed è proprio questo che la rende utile in mezzo a giornate di templi.

Quanto tempo serve?

Un’ora abbondante basta per attraversarla con calma. Si abbina quasi sempre a un pomeriggio in feluca fra le isole, che è il modo migliore di vedere Assuan dall’acqua.

Vale la pena con poco tempo ad Assuan?

Se avete una sola giornata, vengono prima Philae e l’obelisco incompiuto. Se avete due giorni, o se viaggiate d’estate e cercate ombra nel pomeriggio, l’isola diventa una delle soste che si ricordano di più.

Altre domande frequenti

L’isola dei giardini è la stessa cosa dell’isola Elephantine?

No, sono due isole distinte davanti ad Assuan. Elephantine è abitata e ha un passato archeologico da visitare; l’isola dei giardini non ha case e si percorre solo a piedi, fra viali piantati. Se il vostro programma nomina i villaggi nubiani, non state andando all’isola dei giardini.

L’ingresso all’isola è compreso nell’escursione?

Dipende dalla formula. L’orto botanico ha un ingresso proprio e la barca è un servizio a parte, e non tutte le proposte trattano le due voci allo stesso modo: le giornate organizzate e le visite a un singolo sito seguono regole diverse. Conviene verificarlo sulla pagina della specifica escursione invece di darlo per scontato.

Meglio arrivarci in feluca o in barca a motore?

Cambia il ritmo, non la destinazione. La feluca va a vela e quindi dipende dal vento: quando c’è, la traversata vale da sola il pomeriggio; quando manca, diventa lenta. Il motore è prevedibile e conviene se l’isola è incastrata fra altre visite. Se il pomeriggio è tutto vostro, la vela vale la lentezza.

Ha senso portarci i bambini?

È una delle poche tappe di Assuan che non chiede attenzione: si cammina all’ombra, senza spiegazioni da seguire, e gli uccelli fra le chiome fanno il resto. L’unico vincolo è la barca, perché il ritorno si concorda prima di scendere e non si può cambiare idea a piedi.

Volete due giorni ad Assuan fatti bene, templi al mattino e acqua nel pomeriggio? Raccontateci le date e ve li costruiamo.

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