Il volto della Grande Sfinge di Giza in primo piano con la piramide di Chefren alle spalle
Vista dall’alto: la Sfinge sta dentro la cava, più in basso del piano delle piramidi.
Le tre piramidi di Giza allineate viste da sud ovest sopra la sabbia dorata del pianoro.
L’altopiano di Giza, di cui la Sfinge occupa l’estremità est.
Galleria del Grande Museo Egizio con una fila di statue egizie in pietra su basamenti scuri, un piccolo obelisco sulla sinistra e una stele con geroglifici sulla destra
Il Grande Museo Egizio, a pochi chilometri dalla piana.
La testa della Sfinge di Giza di profilo, con il nemes scolpito che si staglia sul cielo azzurro.

La Sfinge di Giza, e perché sorprende chi la vede

Sta davanti alle piramidi, la conoscono tutti, e quasi nessuno la guarda per quello che è: una statua scavata dentro una cava, non appoggiata sopra l’altopiano. Da lì viene quasi tutto quello che sorprende chi arriva.

Perché non domina la scena, e non è un difetto

La Sfinge è ricavata da un banco di roccia rimasto sul posto quando la cava veniva sfruttata per costruire l’altopiano. Il risultato è che sta più in basso del piano su cui poggiano le piramidi: nelle foto larghe scompare, sovrastata da Cheope e Chefren, ed è il motivo per cui tanti dicono che dal vivo sembra più piccola.

Vista invece di profilo, da vicino, l’effetto si ribalta: il corpo è lungo, la testa alta, e il muso guarda dritto verso est. Chi lo sa prima non resta deluso, perché sa dove mettersi. Il resto dell’altopiano – piramidi, camere interne, tempi di visita – è in le piramidi di Giza.

Il naso: la leggenda e quello che si sa

La versione che gira è che il naso lo abbiano fatto saltare i cannoni di Napoleone. Non regge: esistono raffigurazioni della Sfinge senza naso precedenti alla spedizione francese. Le cause reali restano discusse, fra erosione, danni deliberati in epoche diverse e la fragilità della pietra.

Vale la pena saperlo perché è il primo aneddoto che vi verrà raccontato sul posto, e perché dice qualcosa di più generale: su questo monumento la differenza fra quello che si sa e quello che si ripete è più ampia che altrove.

Come si incastra nella giornata

Guardarla richiede poco. Il punto è dove sta: davanti al tempio a valle, all’estremità est dell’altopiano, quindi è la fine naturale del giro delle piramidi, non una tappa separata. Il Grande Museo Egizio è a pochi chilometri – 5,1 km dalla piana, misurati sulla strada – quindi museo e altopiano stanno nella stessa uscita: il dettaglio è in il Grande Museo Egizio.

Biglietti e orari della piana stanno in biglietti delle piramidi di Giza, il quadro della capitale in Il Cairo, e le gite fuori città in escursioni da Il Cairo.

Un avvertimento onesto sulla giornata in pullman

Dal Mar Rosso vi verrà proposta la Sfinge come gita in giornata. Si può fare, ma sono circa diciotto ore di cui dodici in viaggio, e ci si arriva davanti esausti: lo abbiamo scritto senza giri di parole in l’escursione al Cairo da Hurghada. Se il Cairo vi interessa davvero, merita di dormirci.

Di chi è quel volto, e perché se ne discute ancora

La lettura corrente collega la Sfinge a Chefren: sta all’estremità della sua rialzata, accanto al tempio a valle che porta il suo nome, e la disposizione dell’insieme regge bene. Non tutti gli egittologi si fermano lì. C’è chi propone Cheope, chi tira in ballo un altro membro della stessa famiglia, e la discussione si appoggia su un dettaglio che chiunque può vedere da terra: la testa è piccola rispetto al corpo. Da qui l’ipotesi che sia stata ritagliata una seconda volta, riducendo un volto più grande e più rovinato.

Per chi visita la questione non è accademica, perché riguarda che cosa la statua rappresentasse: un re con la cuffia nemes, un guardiano della necropoli, oppure le due cose insieme. Guardarla sapendo che la risposta resta aperta la rende molto più interessante della versione sicura raccontata sul piazzale. Se volete un metodo per leggere quello che avete davanti, come si guarda una statua egizia è il punto da cui partire.

La stele fra le zampe, e la storia che racconta

Fra le zampe c’è una lastra di granito che quasi nessuno nota, e il testo che porta è una delle pagine più belle della piana. Un sovrano racconta di essersi addormentato all’ombra della Sfinge, allora sepolta fino al collo dalla sabbia, e di avere sognato la statua che gli prometteva il trono in cambio della liberazione. Al risveglio fece scavare. La lastra sta ancora al suo posto e in parte si legge.

Al di là del racconto, quel testo dice due cose vere. La prima è che la Sfinge è rimasta sepolta per lunghissimi periodi, il che spiega perché il corpo si sia conservato in modo tanto disuguale. La seconda è che già in epoca faraonica era un monumento antico, oggetto di culto e di manutenzione da parte di re che la trovarono lì come la troviamo noi. L’idea di antico, a Giza, è stratificata: sotto lo stesso cielo convivono epoche lontane fra loro quanto lo sono da noi.

Perché il corpo si consuma più della testa

Il banco di roccia da cui è ricavata non è omogeneo. Gli strati alti, quelli in cui è scolpita la testa, sono compatti; scendendo verso il corpo la pietra diventa più tenera e si sfalda a bande orizzontali. Il risultato si vede a occhio nudo: il viso ha perso i dettagli ma tiene la forma, mentre i fianchi sono un alternarsi di rientranze profonde e di blocchi di restauro aggiunti in epoche diverse.

È lo stesso motivo per cui la statua è stata riparata più volte fin dall’antichità, con rivestimenti di blocchi che oggi si riconoscono dal taglio regolare. Saperlo prima evita una piccola delusione sul posto, perché una parte di quello che si guarda non è superficie originale, ed evita anche la conclusione opposta, cioè che sia tutta rifatta.

Chi trova interessante questo lato tecnico, fatto di pietra, di strati e di tentativi, troverà familiare anche il passaggio dalle piramidi a gradoni a quelle lisce, che racconta la stessa ostinazione applicata a un problema diverso.

Il tempio a valle, la parte che quasi nessuno guarda

A pochi passi dalla Sfinge, allo stesso livello, sta l’edificio più impressionante della piana dopo le piramidi, e buona parte dei gruppi lo attraversa senza accorgersene perché è sulla via d’uscita. Il tempio a valle è costruito con blocchi enormi rivestiti di granito, pilastri squadrati, architravi lisci e nessuna decorazione: niente rilievi, niente iscrizioni sulle pareti, soltanto proporzioni e materiale.

La luce entra dall’alto e taglia le sale in diagonale. Se riuscite a restarci qualche minuto in silenzio è il momento migliore di tutta la giornata a Giza, e non aggiunge un solo minuto al programma, perché ci passate comunque. Il contrasto con la statua è istruttivo: lo stesso cantiere, due modi opposti di impressionare chi arriva.

Dove mettersi, e con che luce

Il muso guarda a est, quindi il sole del mattino la illumina in pieno viso e nel pomeriggio il volto scivola in ombra. Chi arriva nel tardo pomeriggio non commette un errore, però deve saperlo: la foto frontale viene piatta, mentre il profilo si stacca meglio proprio quando la luce è bassa e laterale. Le due situazioni chiedono due inquadrature diverse, non lo stesso scatto ripetuto.

Il colpo d’occhio classico, con la piramide che sale dietro la testa, è una questione di allineamento e non di zoom: ci si sposta lungo il lato sud finché i due profili si incastrano. Qualche indicazione in più su come si lavora con questa luce, fra pietra chiara e ombre dure, sta in fotografare templi e tombe in Egitto.

Che cosa succede intorno, e come si sta tranquilli

Intorno alla Sfinge la piana è viva: cammelli, offerte di passaggio, proposte di scattarvi la foto con il telefono che avete in mano. Non è ostilità, è un mestiere, e si gestisce con un tono fermo e gentile deciso prima di scendere dall’auto. Il modo pratico per farlo senza sentirsi scortesi sta in come dire di no ai venditori insistenti.

L’altra cosa che conviene chiarire prima è l’ingresso: la piana ha un biglietto generale e alcuni accessi separati per gli interni, che si decidono sul posto e cambiano la durata della visita. Il quadro sta in quali biglietti servono a Giza, e conviene arrivare con la scelta già fatta, perché davanti alla biglietteria decidono tutti male.

Un’ultima avvertenza sul terreno. Fra la recinzione della statua e il tempio a valle si cammina su sabbia e pietrisco, con qualche gradino irregolare e nessuna ombra degna di questo nome. Sono pochi minuti, però sono i pochi minuti in cui la gente inciampa, guardando in alto invece che davanti ai piedi. Scarpe chiuse, cappello, acqua in mano: la piana perdona poco e non ha ripari.

Se avete un giorno solo al Cairo

Con una giornata sola la Sfinge non è mai il problema, perché si guarda in poco tempo. Il problema è la somma: piana, museo, traffico. Quanto ci sta davvero dentro una giornata è il calcolo che manca a quasi tutti i primi viaggi, e quanto tempo serve per vedere Il Cairo lo mette per iscritto senza ottimismo.

Se le giornate diventano due, la seconda ha una risposta migliore delle altre, ed è scendere verso sud: la piramide a gradoni, le necropoli e i colossi di Menfi raccontano il prima e il dopo di quello che avete visto a Giza. La formula è la giornata fra Saqqara, Menfi e Dahshur, che insieme alle altre proposte sta in escursioni in giornata dal Cairo. Vista da lì, la Sfinge smette di essere una cartolina e diventa il pezzo di un discorso più lungo.

I nomi che le sono stati dati, e da dove vengono

La parola sfinge è greca, e in origine indicava un’altra creatura: quella femmina e alata che poneva enigmi ai viandanti. I greci la applicarono alla statua di Giza e da lì il nome è arrivato fino a noi, con addosso un significato che non era il suo. Gli egizi la chiamavano in un altro modo, con un’espressione che vale più o meno come immagine vivente, e in arabo il nome corrente è Abu al-Hol, il padre del terrore. Tre culture, tre idee diverse di che cosa fosse quel corpo di leone con la testa di un uomo. Conviene ricordarlo davanti alla statua, perché il copricapo pieghettato e la fronte sono attributi regali e non di un mostro: il leone porta la forza, il volto porta l’identità, e il messaggio si legge in un colpo d’occhio senza dover leggere niente. È lo stesso codice che regge ogni statua reale egizia, spiegato qui: come si guarda una statua egizia. Anche per questo il profilo rende più della frontale, ed è il taglio che consigliamo in una guida alla fotografia nei siti egizi: di lato si vedono la linea del copricapo e la mascella, che di fronte spariscono.

Domande frequenti sulla Sfinge di Giza

Si può arrivare vicino alla Sfinge?

Ci si arriva davanti, dalla terrazza e dal viale che porta al tempio a valle, ma non la si tocca e non si sale sul recinto. La vista migliore, e la fotografia migliore, si prendono proprio da lì.

Perché sembra più piccola del previsto?

Perché è scavata dentro una cava, quindi sta più in basso del piano dell’altopiano: da lontano le piramidi la sovrastano e la si perde. Vista da vicino, di profilo, l’effetto si ribalta.

È vero che il naso lo distrusse Napoleone?

No, ed è la leggenda più diffusa su questo monumento: il naso mancava già molto prima della spedizione francese, come mostrano disegni anteriori. Le cause reali sono discusse.

Quanto tempo serve per vederla?

Poco, se la si guarda e basta: mezz’ora abbondante. Ha senso però inserirla nella visita dell’altopiano, non come tappa a sé.

Si vede anche di sera?

L’area ospita uno spettacolo serale di suoni e luci con un biglietto separato. Gli orari cambiano e li confermiamo al momento della prenotazione invece di stamparli qui.

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