La piana di Giza con una guida che sa raccontarla. Le tre piramidi, la Sfinge e il tempio a valle, con il tempo per fermarsi al punto panoramico dove si vedono tutte e tre insieme. Approfondisci prima di partire con la nostra guida alle piramidi di Giza e ai biglietti.
Non inclusi: mance · pasti · ingressi speciali (interno della Grande Piramide, tomba di Tutankhamon), che indichiamo sempre prima della conferma.
Partenza da Il Cairo, durata circa 5 ore. Il prezzo vale per 2 partecipanti: da 3 persone in su la quota diminuisce. Ti confermiamo il preventivo esatto su WhatsApp.
La piana di Giza comincia dove finisce l’ultima fila di palazzi. Si arriva in auto passando davanti a negozi, semafori e panni stesi ad asciugare, poi la strada sale, l’asfalto lascia il posto alla sabbia e le piramidi sono lì, molto più grandi di quanto una fotografia riesca a far capire.
La visita occupa una mattinata e si muove in auto tra un punto e l’altro, perché la piana è La visita occupa una mattinata e si muove in auto tra un punto e l’altro, perché dal basso non si intuisce quanto sia larga la piana. Chi arriva convinto di girarla a piedi si ritrova a metà giornata con le scarpe piene di sabbia e buona parte del sito ancora da vedere.. Chi arriva convinto di girarla a piedi si ritrova a metà giornata con le scarpe piene di sabbia e buona parte del sito ancora da vedere.
Quello che cambia davvero l’esperienza non è il numero di monumenti visti, ma l’ordine in cui si affrontano e i minuti spesi nei punti giusti. La mattina si gioca tutta lì, tra la prima parete di blocchi e la conca in cui sta la Sfinge.

Le piramidi grandi sono tre, ma la piana ne conserva molte altre, piccole e in parte crollate, allineate ai lati di quelle maggiori: erano destinate alle regine e ai familiari del re. Intorno restano i templi funerari, le rampe che li collegavano e file ordinate di tombe a blocco, le mastabe, dove furono sepolti sacerdoti e funzionari di corte. Da lontano sembra un vuoto di sabbia con tre punte. Da vicino è un cimitero di Stato costruito per durare.
Il primo colpo sono le dimensioni.. I blocchi alla base di Cheope arrivano all’altezza del petto e sono migliaia, uno sopra l’altro, senza malta a vista. Serve qualche minuto per abituarsi: il cervello continua a leggere la piramide come un oggetto lontano anche quando la si sta toccando con una mano.
La superficie che si vede oggi non è quella originale. Le facce erano coperte da un rivestimento liscio di calcare chiaro, smontato nei secoli e riutilizzato per costruire in città. Quello che resta è la struttura a gradoni sotto, ed è il motivo per cui le piramidi appaiono ruvide e scalinate invece che levigate. Chi vuole il quadro storico completo trova la guida completa alla piana di Giza.
Conviene iniziare da Cheope, la più a nord e la prima che si incontra entrando. La mattina presto la luce è bassa, radente, e il piazzale è ancora vuoto: è il momento buono per stare sotto la parete e per fotografare senza teste davanti.
Poi si sale verso sud, al punto panoramico, dove le tre piramidi si vedono insieme. Da lì si scende costeggiando Chefren e Micerino, con una sosta breve, e si chiude in basso con la Sfinge e il tempio a valle.
L’ordine non è casuale. Si procede sempre verso il basso e verso l’uscita, senza rifare la stessa strada, e si lascia per ultimo il punto più affollato, quando ormai il resto è visto e si può prendere con calma. Farlo al contrario significa arrivare a Cheope a metà mattina, quando i pullman hanno già scaricato e la parete è coperta di gente.

Cheope si guarda dal basso, camminando lungo un lato. È l’unica delle sette meraviglie antiche rimasta in piedi, e l’unica cosa che rende l’idea è mettersi in corrispondenza di uno spigolo e seguire con lo sguardo la fila di blocchi che si allontana fino a sparire.
La Grande Piramide da vicino e la questione dell’interno
L’ingresso all’interno è una faccenda a parte e richiede un biglietto separato, che non rientra nella quota. Il percorso è una galleria stretta da affrontare piegati in due, poi una salita più alta e infine una camera di granito vuota, senza decorazioni, con un sarcofago scheggiato. Fa caldo e l’aria è ferma. Chi soffre di claustrofobia o ha problemi alle ginocchia può rinunciare senza rimpianti: dentro non ci sono immagini né geroglifici da vedere.
Gli ingressi interni della piana aprono a rotazione, quindi non sono sempre gli stessi. Se l’idea interessa vale la pena parlarne prima della partenza, perché va organizzata sul posto; qui è spiegato come funzionano i biglietti d’ingresso a Giza.. Se l’idea interessa vale la pena parlarne prima della partenza, perché va organizzata sul posto; qui è spiegato come funzionano i biglietti d’ingresso a Giza.

Vale la pena fermarsi qualche minuto in più di quanto sembri necessario: la luce cambia in fretta sul crinale e l’inquadratura con le tre punte allineate si trova solo spostandosi di pochi passi.
Da qui salta all’occhio una cosa che confonde quasi tutti. Chefren sembra più alta di Cheope. Non lo è: poggia su un banco di roccia più elevato e conserva sulla cima una cuffia del rivestimento originale, che la rende più appuntita e più imponente all’occhio. Quel cappuccio chiaro è l’ultimo pezzo superstite della pelle liscia che un tempo copriva tutte e tre.
È anche il punto in cui si concentrano cammelli, cavalli e chi li porta in cerca di clienti. Con la guida accanto la cosa si gestisce in due parole. Da soli diventa una trattativa continua che rovina la sosta e le foto.

Alla Sfinge non si arriva frontalmente, si arriva di lato, passando dal tempio a valle di Chefren. È una costruzione bassa, fatta di blocchi enormi, con pilastri di granito rosso e pochissimo altro: nessuna decorazione, nessuna iscrizione a coprire le pareti. Era il punto in cui il corpo del re entrava nel complesso funerario, prima di salire lungo la rampa verso la piramide.
Uscendo dal tempio si sbuca sulla terrazza e la Sfinge è lì di fianco, dentro una conca. Questo è il dettaglio che sorprende chi la conosce solo per immagini: non è appoggiata sul terreno né costruita a blocchi, è ricavata dalla roccia del posto. Le cave hanno tolto la pietra tutto intorno e hanno lasciato in piedi lo sperone da cui è stata scolpita, e per questo si trova più in basso del piano su cui si cammina.
Il volto è eroso, il naso manca da secoli e la barba cerimoniale è caduta, con i frammenti finiti nei musei. Vista da vicino è meno gigantesca di come la si immagina e molto più espressiva, soprattutto di profilo. Per le teorie sulla sua datazione e sul restauro antico c’è la scheda dedicata alla Sfinge di Giza.
Il primo errore è partire tardi. Chi esce dall’hotel a mattina inoltrata trova il piazzale di Cheope già pieno, la luce alta e piatta sui blocchi e la fila all’ingresso del recinto: la stessa visita, con metà del piacere.
Il secondo riguarda cammelli e fotografie. Chi si avvicina con un animale, un copricapo o l’offerta di scattarvi una foto non lo sta facendo per gentilezza, e la cifra concordata per salire non coincide mai con quella richiesta per scendere. Stessa regola per il telefono: non si consegna a estranei, nemmeno per un secondo.
Il terzo è di programma. Giza, Saqqara e un museo nella stessa mezza giornata non stanno insieme, e il risultato è correre senza ricordare niente. Meglio tenere Giza compatta e dedicare il resto della giornata a una cosa sola, fatta bene.
L’ultimo è il più banale e il più frequente: scarpe nuove o aperte. La sabbia entra subito, la roccia intorno alla Sfinge è irregolare e un paio di scarpe chiuse già rodate cambia l’umore dell’intera mattina.
Scarpe chiuse, cappello, occhiali da sole. Gli occhiali servono per la luce ma soprattutto per il vento, che sulla piana solleva una sabbia finissima e la porta ovunque, comprese le lenti a contatto.
Una sciarpa leggera o uno scaldacollo è l’oggetto che più spesso ci si pente di non avere: copre naso e bocca quando tira vento e protegge la nuca sotto il sole. La crema solare va messa prima di uscire, non quando la pelle comincia a bruciare. Qualche banconota di piccolo taglio resta comoda per i servizi igienici e per le mance, che restano a discrezione di ciascuno.
Chi fotografa con una reflex cambi obiettivo in auto e non sulla piana, perché la polvere qui è impalpabile e finisce sul sensore in pochi secondi. L’acqua è a bordo del veicolo, quindi non serve partire carichi di bottiglie.

La mattina presto è il momento migliore per tre ragioni concrete: fa più fresco, la luce radente stacca i blocchi invece di appiattirli, e i gruppi organizzati arrivano più tardi.
C’è anche una questione di orientamento. La Sfinge guarda verso est, quindi il volto è illuminato nelle prime ore e va in controluce quando il sole scende alle sue spalle. In piena estate la mezza giornata del mattino non è una preferenza ma l’unica scelta ragionevole; nei mesi freddi anche le ore centrali restano piacevoli.
Nel disegno del soggiorno, Giza sta bene all’inizio: dà la misura di tutto quello che si vedrà dopo, e se il vento alza sabbia resta il tempo per riprovare in un altro giorno. Per incastrare il resto aiuta la pagina su come organizzare le giornate al Cairo.
Mezza giornata lascia libero il pomeriggio, e la scelta più sensata è restare sullo stesso lato della città invece di riattraversarla nel traffico. Il museo nuovo Il museo nuovo sta sullo stesso lato della città, senza dover riattraversare il centro. e conserva Il museo nuovo sta sullo stesso lato della città e raccoglie materiali che arrivano da tutto l’Egitto, compresa la collezione di Tutankhamon..
Chi preferisce non gestire due mezze giornate separate può valutare la giornata che unisce Giza e il museo, senza rientrare in hotel nel mezzo.
Se restano altri giorni, Saqqara e Menfi sono il seguito logico: si vede la piramide a gradoni di Djoser, anteriore a quelle di Giza, e il salto tecnico tra le due generazioni di costruttori diventa evidente. Il quartiere copto e il bazar rendono di più nel tardo pomeriggio, quando la luce cala e la città si riempie di nuovo.
È una mezza giornata, È una mezza giornata, con partenza dal Cairo e rientro in hotel nella stessa mattinata. Il punto di ritrovo e l’orario si concordano prima su WhatsApp, al numero 201029581851, in base alla zona in cui alloggiate., con partenza dal Cairo e rientro in hotel nella stessa mattinata e rientro nella stessa mattinata. Il punto di ritrovo e l’orario si concordano prima su WhatsApp, al numero 201029581851, in base alla zona in cui alloggiate.
Sì. I biglietti dei siti indicati nel programma sono inclusi, insieme alla guida egittologa di lingua italiana, al veicolo privato con autista e all’acqua a bordo. Restano fuori gli ingressi speciali, come l’interno della Grande Piramide, che si acquistano a parte.
Chi soffre di claustrofobia o ha problemi di ginocchia e schiena fa bene a restare fuori.
Sì. Gli spostamenti tra un punto e l’altro si fanno in auto e le camminate sono brevi, anche se il terreno è sabbioso e irregolare intorno alla Sfinge. Non ci sono scale obbligatorie, a meno di scegliere l’ingresso interno a una piramide. Sulla piana un passeggino è scomodo, un marsupio funziona molto meglio.
La guida è un’egittologa di lingua italiana e segue soltanto il vostro gruppo. Non si condivide il veicolo con altri viaggiatori, quindi il ritmo si adatta a voi: se volete fermarvi più a lungo al punto panoramico o accorciare una sosta, si fa sul momento.
Si scrive su WhatsApp al 201029581851 indicando le date, il numero di partecipanti e l’hotel o la zona in cui soggiornate. La quota è per persona e varia in base al numero di partecipanti. I dettagli e la conferma si sistemano per messaggio.