Escursione al Cairo da Hurghada in aereo

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Il Cairo in giornata dal Mar Rosso, con volo interno per non passare la vita in strada. Piramidi di Giza, Sfinge e Grande Museo Egizio, con guida in italiano e assistenza in aeroporto. Leggi anche come funziona la gita.

Punti forti della giornata

  • Volo interno andata e ritorno, assistenza in aeroporto inclusa
  • Piramidi, Sfinge e Grande Museo Egizio nello stesso giorno
  • Guida egittologa di lingua italiana per tutta la giornata

Tutto compreso nella quota

  • Guida egittologa di lingua italiana, solo per il tuo gruppo
  • Veicolo privato con aria condizionata e autista
  • Biglietti d’ingresso ai siti indicati, inclusi
  • Acqua a bordo
  • Nessuna sosta commerciale obbligatoria

Non inclusi: mance · pasti · ingressi speciali (interno della Grande Piramide, tomba di Tutankhamon), che indichiamo sempre prima della conferma.

Partenza da Hurghada, durata giornata intera. Il prezzo vale per 2 partecipanti: da 3 persone in su la quota diminuisce. Ti confermiamo il preventivo esatto su WhatsApp.

Perché il volo interno cambia la giornata

Fra il Mar Rosso e il Cairo c’è di mezzo un pezzo di deserto lungo, e il mezzo con cui lo attraversi decide tutto il resto. Chi parte in pullman si alza nel pieno della notte, arriva già consumato, corre da un sito all’altro con l’orologio in mano e riparte quasi subito. Quella giornata la vive per metà da seduto. Con l’aereo la strada quasi sparisce e resta il tempo utile: quello ai piedi delle piramidi e quello dentro il museo.

C’è un secondo vantaggio, meno ovvio. La sera rientri in albergo sul mare, dormi nel tuo letto e il giorno dopo la vacanza riprende senza contraccolpi. Non ti ritrovi a recuperare due notti storte per aver visto tre monumenti di corsa.

Se stai ancora decidendo se muoverti o restare in spiaggia, la nostra guida alla gita da Hurghada mette in fila pro e contro senza girarci intorno. E chi sta ancora costruendo una vacanza sul Mar Rosso di solito incastra il Cairo a metà soggiorno, quando il ritmo del mare comincia a somigliare troppo a se stesso.

Come si incastra la giornata, dal risveglio al rientro

Si parte presto, prestissimo. L’aeroporto a quell’ora è tranquillo, il volo è breve e all’arrivo la guida ti aspetta già fuori. Da lì in avanti il gruppo è solo il tuo: nessuna raccolta di altri passeggeri lungo la strada, nessuna attesa nei parcheggi mentre si riempie un pullman.

L’ordine che funziona meglio è quasi sempre lo stesso. Prima la piana, quando la luce è ancora bassa e i grandi gruppi non sono ancora scesi in massa. Poi il Grande Museo Egizio nelle ore centrali, che è al chiuso e climatizzato, cioè il momento della giornata in cui stare fuori sarebbe la scelta peggiore. La sosta per mangiare si infila fra le due cose, in un posto normale e non in un bazar travestito da ristorante. L’ordine esatto si adatta agli orari del volo del giorno, ma la logica resta questa.

Un consiglio sul resto della vacanza: molti mettono questa giornata a metà soggiorno e tengono il giorno successivo per il mare, quando l’unica ambizione accettabile è un lettino. Le altre escursioni da Hurghada si incastrano bene prima o dopo, purché non le impili tutte di seguito.

La piana di Giza vista da vicino

La prima cosa che spiazza è la scala. Da lontano le piramidi sembrano lisce e geometriche; da sotto sono cataste di pietra, blocchi grossi come mobili, con gli spigoli mangiati dal vento e le fessure piene di sabbia. Ci appoggi la mano sopra e capisci in due secondi quello che nessuna fotografia riesce a trasmettere.

Da vicino, però, la Grande Piramide non entra nell’inquadratura. È troppo grande e tu sei troppo attaccato: ti porti a casa un muro di blocchi. La foto che hai in mente, le tre punte allineate una dietro l’altra, si fa dal lato sud della piana, dove il terreno si alza e la scena si compone da sola. Vale la pena arrivarci con la batteria del telefono ancora piena.

Ai piedi della piramide maggiore ci sono le piramidi minori, molto più basse e quasi sempre ignorate, e il terreno sale e scende più di quanto la gente si aspetti. Non è una passeggiata in piano sull’asfalto: è sabbia, pietrisco e qualche gradone. Chi vuole capire come sono state costruite, e perché certe teorie non stanno in piedi, trova il quadro completo nella scheda sulle piramidi di Giza.

Entrare dentro una piramide conviene davvero?

Meglio dirlo chiaro, perché è la domanda che arriva sempre. Dentro non c’è niente da vedere nel senso classico del termine: nessuna pittura, nessun geroglifico, nessun tesoro. Si sale piegati in due lungo un corridoio stretto, su una rampa di legno con le traversine, in un’aria pesante e ferma. In cima si arriva a una camera di granito spoglia con un sarcofago vuoto e scheggiato. Tutto qui.

E allora perché farlo? Perché la sensazione è forte: sei dentro una montagna di pietra tirata su a mano, i rumori si spengono, la luce è quella artificiale e il resto del mondo sparisce. Chi ci teneva esce contento. Chi soffre di claustrofobia, chi ha problemi di schiena o di ginocchia, chi si affanna a salire una rampa lunga farebbe meglio a restare fuori e godersi la piana con calma. Non è una prova di coraggio e nessuno ti guarderà male.

L’ingresso all’interno della Grande Piramide è un biglietto a parte e non rientra nella quota della giornata: è una di quelle voci che conviene sistemare prima di partire, non davanti al tornello. Su come funzionano questi accessi e su cosa cambia da un monumento all’altro abbiamo messo insieme biglietti e ingressi speciali di Giza in una pagina dedicata.

La Sfinge vista dalla terrazza

Quasi tutti se la immaginano isolata in mezzo alle dune. In realtà siede dentro una conca scavata nella roccia, con la città che comincia poco oltre, e la si guarda dall’alto verso il basso da una terrazza affacciata sul suo fianco. Il naso non c’è, la barba nemmeno, e il corpo è un mosaico di blocchi aggiunti in epoche diverse per tenerla insieme: si vede a occhio nudo dove finisce la pietra originale e dove comincia il restauro.

L’inquadratura che tutti cercano è quella frontale, con la piramide di Chefren che spunta dietro le sue spalle. La terrazza si riempie, quindi serve un minimo di pazienza e la disponibilità ad aspettare che il gruppo davanti finisca il suo giro di foto. Qualche istante di attesa e la scena si libera.

Molti restano colpiti più dalla posizione che dalle dimensioni: la Sfinge guarda verso est, verso il punto in cui sorge il sole, e non è un dettaglio casuale. Se la parte storica ti interessa, storia e restauri della Sfinge sono raccontati per esteso altrove, così la visita non si riduce a una fotografia.

Il Grande Museo Egizio senza correre

Il museo è enorme ed è fatto per stupire prima ancora che tu guardi un reperto: spazi altissimi, pietra chiara, luce naturale che entra da una parete vetrata rivolta verso la piana. Le piramidi si vedono da dentro, e questo cambia il senso di quello che stai guardando: gli oggetti nelle vetrine vengono da lì fuori, non da un altro mondo.

Chiariamo un punto che risparmia frustrazione: in una giornata come questa non si vede tutto, e chi ci prova esce esausto senza ricordarsi niente. Il museo è troppo grande. Meglio scegliere, fermarsi davvero davanti a poche cose e passare oltre il resto senza sensi di colpa. È qui che una guida egittologa fa la differenza vera: non serve a leggere le didascalie ad alta voce, serve a decidere cosa saltare e a collegare quello che hai appena visto sulla piana con quello che hai davanti nella vetrina.

Se vuoi arrivare preparato e sapere in anticipo quali sale ti interessano, la guida al Grande Museo Egizio entra nel dettaglio delle sezioni e di come sono organizzate.

Il colosso, la scalinata e le sale di Tutankhamon

Si entra e la prima cosa che ti trovi davanti è il colosso di Ramesse II, in piedi nell’atrio, con il soffitto che sembra costruito apposta per non schiacciarlo. La gente si ferma lì, alza la testa e resta immobile qualche secondo: succede a tutti. Anche l’obelisco all’ingresso merita uno sguardo prima di entrare, perché lo si vede da sotto in un modo che altrove non è possibile.

Poi c’è la grande scalinata, fiancheggiata da statue reali che ti accompagnano mentre sali verso le gallerie. Sembra una scenografia e invece è un percorso: più sali, più avanzi nel tempo. In cima la vetrata si apre sulla piana, ed è probabilmente il punto in cui la maggior parte dei visitatori si rende conto di dove si trova davvero.

La parte dedicata a Tutankhamon è quella che colpisce di più chi non è un appassionato, per un motivo semplice: è impressionante quanta roba sia uscita da una tomba piccola e tutto sommato modesta. Mobili, carri, casse, oggetti d’uso quotidiano, oro ovunque. Una precisazione utile: alcune sezioni richiedono un ingresso speciale che resta fuori dalla quota, e chi arriva sperando di vedere le mummie reali è meglio che lo sappia prima, perché quella collezione si trova in un altro museo del Cairo e non fa parte di questa giornata.

Gli errori che rovinano una giornata così

Le scarpe. Sembra banale e invece è il primo errore: sulla piana si cammina su sabbia e pietrisco, i sandali si riempiono al terzo passo e le suole lisce scivolano sui gradoni. Scarpe chiuse, cappello, occhiali da sole e crema. Ombra sulla piana non ce n’è, e non è una figura retorica: non c’è proprio.

Il secondo errore è credere che ogni offerta sia un regalo. Alla piana ti proporranno giri in cammello, foto gratis, copricapi da mettere in testa per uno scatto. Un no cortese e fermo basta, e va detto alla prima proposta, non alla terza. Tenere qualche banconota piccola separata dal resto rende tutto più semplice, visto che le mance non rientrano nella quota.

Il terzo errore riguarda le aspettative sul programma. Questa è una giornata su Giza e sul Grande Museo Egizio: il bazar di Khan el-Khalili, Saqqara, il quartiere copto e le passeggiate lungo il Nilo appartengono a un viaggio diverso, con almeno una notte in città. Se il Cairo ti sta prendendo la mano, cosa vedere al Cairo con più tempo mette in ordine quello che vale la pena aggiungere quando i giorni diventano due o tre.

Ultimo, la borsa. Portane una piccola: ai controlli del museo è più comoda e per tutto il giorno avrai bisogno di poco. L’acqua a bordo c’è, quindi non serve caricarsi di bottiglie fin dalla mattina.

A chi conviene questa giornata, e a chi conviene di no

Vale la pena dirlo chiaramente, perché è la domanda che ci arriva dopo la prenotazione e non prima. La formula funziona benissimo per chi ha pochi giorni sul Mar Rosso e non vuole tornare a casa senza avere visto la piana di Giza. Chi invece ha una settimana intera davanti ottiene molto di più spezzando il viaggio su due giorni, e il confronto fra le due formule sta nella guida completa all’escursione al Cairo da Hurghada.

Il fattore che pesa davvero non è l’età, è quanto si regge in piedi. Fra l’aeroporto, l’altopiano e le sale del Grande Museo Egizio e le sue collezioni si cammina parecchio, quasi sempre senza ombra nelle ore centrali. Con una mobilità ridotta la giornata resta possibile, ma va costruita diversamente, con meno tappe e soste più lunghe, e conviene dircelo quando ci scrivete invece che la mattina stessa. Lo stesso vale per chi soffre il volo: sono due decolli nella stessa giornata.

Con i bambini il discorso cambia ancora, e non per i monumenti. La parte difficile sono la sveglia prima dell’alba e il rientro a notte, non le piramidi, che di solito li tengono svegli meglio di qualsiasi altra tappa. Le età e i ritmi che reggono bene una giornata così sono discussi in come organizzarsi in Egitto con i bambini, mentre la scelta fra la piana e il museo, quando il tempo basta per uno solo dei due, è affrontata in quanto tempo serve per vedere il Cairo.

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