
Volare in mongolfiera sulla riva ovest di Luxor
È la cosa più fotografata di Luxor e quella su cui circolano più mezze verità. Si vola prima dell’alba, per una ragione precisa, e quello che si vede dall’alto non è un tempio in particolare: è il disegno dell’intera riva ovest, e il punto esatto in cui il verde finisce e comincia il deserto. Ecco che cosa aspettarsi, senza numeri inventati.
In breve
- Quando: il decollo è prima dell’alba, con il ritrovo ancora al buio.
- Che cosa si vede: la necropoli tebana dall’alto: il tempio di Hatshepsut, il Ramesseo, i Colossi e il confine fra campi e deserto.
- Se c’è vento: il volo viene rinviato o annullato: non va messo nell’ultima mattina.
- Il freddo: all’alba in inverno si sente: serve una giacca.
- Il percorso: lo decide il vento; il pilota controlla solo la quota.
Prima di prenotare il volo, controllate la polizza: assicurazione di viaggio per l’Egitto.
Perché si vola prima dell’alba
Non è una scelta scenografica, è meteorologia. Nelle ore che precedono il sorgere del sole l’aria sulla valle è ferma e stratificata, e un pallone ha bisogno esattamente di questo. Appena il terreno si scalda cominciano i moti convettivi e la finestra si chiude.
Il risultato è che ci si sveglia nel pieno della notte e si arriva sulla riva ovest al buio. Sembra un prezzo alto, e poi il sole sale sulle colline mentre siete già in aria.
Quello che si capisce solo dall’alto
Da terra la riva ovest si visita a pezzi: un tempio, poi una tomba, poi un altro tempio. Dall’alto si vede finalmente l’insieme, e l’insieme ha una logica. Il tempio di Hatshepsut appare incastrato nella parete rocciosa, il Ramesseo e i Colossi di Memnone si allineano lungo il margine coltivato, e dietro le colline si nasconde la Valle dei Re.
Ma la cosa che resta impressa non è un monumento. È la linea: il verde intenso dei campi che si interrompe di colpo e diventa deserto, senza sfumatura. Tutta la storia dell’Egitto sta in quel confine, e non c’è modo migliore per capirlo.

Che cosa mettere in conto
Il volo dipende dal vento e può essere rinviato o annullato: è normale, e conviene non programmarlo nell’ultima mattina, così resta un giorno per recuperare. All’alba d’inverno fa freddo a terra, molto meno in volo, perché il pallone viaggia con il vento e non si sente corrente.
Sul resto, durata, quota, dimensioni del cesto, i numeri cambiano da operatore a operatore e con la stagione, quindi preferiamo non darvene di finti. Ve li confermiamo quando fissiamo la mattina giusta.

Come incastrarla nella giornata
Il volo finisce presto, quindi la mattina non è persa: si atterra in tempo per proseguire con le visite della riva ovest, ed è l’abbinamento che consigliamo quasi sempre. Le combinazioni sono in escursioni da Luxor e in cosa vedere a Luxor.
Se arrivate dal mare, tenete presente che la sveglia si somma alle ore di strada: i tempi reali sono in quanto dista Luxor dal Mar Rosso. Con una notte in città invece la mongolfiera diventa comodissima, come negli itinerari Egitto in 7 giorni o in un viaggio su misura.
Una mongolfiera non si guida, si fa salire e scendere
Il pilota non ha un timone. Ha un bruciatore per salire e una valvola in cima all’involucro per lasciare uscire aria calda e scendere. Non c’è altro, e capirlo cambia il modo in cui si guarda tutta l’esperienza.
Il vento non soffia nella stessa direzione a tutte le quote. Gli strati d’aria scorrono uno sopra l’altro con angoli diversi, e chi conosce la valle sa più o meno a quale altezza trova quale direzione. La navigazione è tutta lì: si sceglie una quota per scegliere una rotta, e si accetta quello che l’aria concede.
C’è un dettaglio che si aggiunge a quanto detto sull’orario: l’aria ferma della notte tiene quegli strati puliti e distinti, mentre appena il terreno si scalda si mescolano e il pallone resta senza strade fra cui scegliere.
Ne discende una cosa che sorprende molti: al decollo nessuno sa dove si atterrerà. Un pallone funziona così, e nessuna organizzazione può aggirarlo.
Il gonfiaggio comincia al buio, e vale la pena guardarlo
Si arriva che è ancora notte e la prima sorpresa è che il pallone non c’è. C’è un telo enorme steso di fianco sul terreno, il cesto rovesciato, e delle ventole che spingono aria fredda dentro l’involucro.
Per un po’ quel telo diventa una galleria: si gonfia in orizzontale, con l’equipaggio che ne tiene aperta l’imboccatura. Poi entra la fiamma, l’aria dentro si scalda, e il pallone si alza da solo fino a stare in piedi sopra il cesto. È il passaggio più bello del gonfiaggio ed è anche quello che quasi nessuno guarda, perché nel frattempo si sta salendo a bordo.
Se cercate la fotografia della mattina, spesso non è in volo. È lì, con i bruciatori che accendono gli involucri dall’interno mentre intorno è ancora buio.
La montagna a forma di piramide sopra la Valle dei Re
Dall’alto la necropoli smette di sembrare un elenco di siti e diventa un disegno con un centro. Il centro è una montagna.
Sopra la Valle dei Re si alza una cima dal profilo triangolare, quasi regolare, una piramide naturale che domina il costone. Chi cammina nella valle ne coglie solo qualche scorcio, tagliato dalle pareti di roccia. Vista dal pallone diventa la forma che tiene insieme tutta la scena.
Quando l’avete individuata, la scelta di quel posto smette di sembrare casuale. La valle si apre esattamente sotto, nascosta dietro la roccia, invisibile dalla pianura coltivata: un luogo riparato con una piramide sopra, che non è stato necessario costruire.
Guardatela nei primissimi minuti di sole. È la prima cosa che si accende, mentre sotto la valle è ancora in ombra.
L’errore più comune: credere che si vedano le tombe
Le foto girano con la didascalia «sopra la Valle dei Re», e quella didascalia crea un’aspettativa precisa: si pensa di guardare dentro qualcosa.
Le tombe però sono sottoterra. In superficie restano una porta modesta nella roccia, un sentiero, un pendio di detriti. Dall’alto si vede la forma della valle, i canaloni, i percorsi, non le sepolture. Stesso equivoco con Karnak e con il tempio di Luxor, che stanno sull’altra riva e non sono quello che si sorvola.
L’idea sbagliata resiste perché dall’aria tutto sembra leggibile, e allora si dà per scontato che ogni nome celebre corrisponda a qualcosa di visibile. Il valore vero sta altrove. Dall’alto contano soprattutto i rapporti fra le cose. Dove stanno rispetto al fiume, rispetto alla roccia, rispetto ai campi.
La luce radente dura poco e mostra tutto
Appena il sole supera le colline la luce arriva quasi orizzontale. Qualunque cosa sporga di poco dal terreno proietta un’ombra lunga, e il suolo diventa leggibile come una pianta disegnata.
È il momento in cui compaiono gli edifici che non ci sono più: recinti rettangolari in mezzo ai campi, le volte in mattoni crudi dei magazzini dietro il Ramesseo, la griglia bassa del villaggio degli operai a Deir el-Medina, che dall’alto sembra un progetto lasciato sul terreno.
I Colossi di Memnone sono l’esempio più chiaro. Da terra sono due statue sedute in mezzo ai campi, senza contesto. Dall’alto si vede lo spazio vuoto dietro di loro e si capisce di colpo che erano una porta, e che quello che stava oltre era enorme.
Poi il sole sale, le ombre si accorciano e la pianta svanisce. Conviene guardare in basso presto e lasciare i panorami larghi per dopo.
Il villaggio costruito sopra le tombe
Sul fianco della collina, nella fascia tra il Ramesseo e Hatshepsut, si notano terrazzamenti, spianate, chiazze di terreno ripulito che non somigliano né a roccia né a campi. Lì c’era un villaggio, costruito letteralmente sopra le tombe dei nobili.
Le case stavano sopra camere dipinte, e il confine tra la casa sopra e la camera sotto si è fatto sempre più sottile. Nel corso degli anni gli abitanti sono stati trasferiti più in basso, verso la pianura, e la collina è rimasta a raccontare la cosa: le piattaforme livellate, i tracciati dei vicoli, i muri smontati.
È esattamente quello che visitando le tombe dei nobili non si coglie. Si entra da una porta, si scende, si esce, e non si ha modo di accorgersi che tutto il costone sopra la testa è stato abitato per generazioni.

L’atterraggio, la parte che nessuno programma
Si scende dove l’aria vi ha portati: un campo già mietuto, una striscia di terra battuta, uno spiazzo vicino a un canale. La squadra di terra ha seguito il pallone da strada, guardandolo dal basso, e arriva più o meno insieme a voi.
L’atterraggio può essere morbido o un po’ brusco. Il cesto a volte striscia e si inclina prima di fermarsi, ed è il motivo per cui l’equipaggio spiega dove tenersi e come stare in piedi. Dura pochissimo e non è la parte spaventosa che si immagina.
Poi comincia il pezzo più strano della mattina. Siete in mezzo a campi coltivati veri, arriva qualcuno dai villaggi, spesso dei bambini, l’involucro si affloscia sul terreno e viene arrotolato a mano. Si torna alla strada a piedi, su una stradina sterrata tra i campi. È il tratto meno turistico dell’intera giornata, e capita per caso.

Il volo e le visite restano due cose distinte
Conviene tenerle separate anche mentalmente. La mongolfiera non porta dentro nulla. Serve a inquadrare la riva ovest nel suo insieme, non a sostituire una visita. I siti della riva ovest hanno i loro ingressi.
Sul punto biglietti conviene non dare niente per scontato: se gli ingressi ai monumenti siano compresi dipende dalla formula, perché le giornate organizzate e le visite ai singoli siti non funzionano allo stesso modo. Lo indica la pagina della singola proposta, ed è lì che conviene controllare.
C’è però un effetto pratico dell’ordine. Chi vola prima e visita dopo arriva ai templi con la mappa già in testa: sa da che parte è il fiume, dove finisce il verde, come sono disposti gli edifici l’uno rispetto all’altro. Le stesse visite si leggono in modo diverso.
Domande frequenti sulla mongolfiera a Luxor
A che ora si parte?
Molto presto: il ritrovo è al buio e il decollo avviene prima del sorgere del sole, perché è il momento in cui l’aria è più stabile. Significa alzarsi nel cuore della notte, ed è l’unico aspetto davvero faticoso dell’esperienza.
Che cosa si vede dall’alto?
La necropoli tebana nel suo insieme, che da terra non si coglie mai: il tempio di Hatshepsut incastrato nella parete rocciosa, il Ramesseo, i Colossi di Memnone, le colline che nascondono la Valle dei Re. E soprattutto la linea netta dove il verde dei campi finisce e comincia il deserto, che è il modo più chiaro per capire com’è fatto l’Egitto.
Può essere annullato?
Sì, e succede. I voli dipendono dal vento e vengono rinviati o annullati quando le condizioni non sono buone. Conviene metterlo in conto e non programmarlo nell’ultima mattina, così se salta resta un giorno per recuperare.
Fa freddo?
All’alba, in inverno, sì. La sensazione a terra prima del decollo è pungente, mentre in volo si sta meglio di quanto si pensi perché il pallone si muove con il vento e non si avverte corrente. Una giacca e qualcosa per le mani cambiano completamente l’esperienza.
Vale la pena se si ha una sola mattina a Luxor?
Dipende da che cosa cercate. Se non avete mai visto la riva ovest, la mattina è meglio spenderla nei templi e nelle tombe. Se invece Luxor la conoscete già, o volete una cosa che non somigli a nessun’altra, la mongolfiera è quella.
Altre domande frequenti
Si può decidere il percorso o il punto di atterraggio?
No, e non è una questione di organizzazione. Il pilota controlla solo la quota: sale e scende cercando strati d’aria che vanno in direzioni diverse, e la rotta esce da quella scelta. Per questo il punto di atterraggio si conosce soltanto alla fine, e chi arriva a recuperarvi lo scopre nello stesso momento.
Si soffre di vertigini in mongolfiera?
Molto meno di quanto si teme, e il motivo è meccanico. La vertigine nasce dal contatto visivo con una struttura che scende sotto di voi, il parapetto di un balcone, la parete di una torre. In un cesto sospeso quel riferimento non c’è, il fondo è solido e chiuso, e non si sente vento perché ci si muove insieme all’aria. Non è una garanzia per tutti, ma è il motivo per cui il paragone con il balcone regge poco.
Si vedono le tombe della Valle dei Re dall’alto?
No. Le tombe sono sotterranee e dall’aria non se ne vede l’interno; il volo mostra la conca e il costone che la nascondono. Per le camere dipinte servono le visite a terra, sito per sito.
Le foto vengono bene con il telefono?
Sì, e non serve lo zoom, perché quello che conta è largo. Due accortezze pratiche. Il cesto ruota lentamente su se stesso, quindi non serve spingersi da un lato: prima o poi ogni lato passa davanti a voi. E la luce migliore è quella dei primi minuti di sole, quando le ombre sono lunghe e il terreno si legge; le inquadrature ampie e piatte si possono fare dopo.
Volete aggiungere la mongolfiera alla vostra mattina a Luxor? Raccontateci le date: la incastriamo con le visite della riva ovest e vi confermiamo i dettagli.



