
Il Museo di Arte Islamica del Cairo: che cosa si vede sala per sala, i pezzi da cercare e come inserirlo nella giornata del Cairo islamico
Il Cairo ha tre grandi musei, e il terzo è quello che quasi nessuno visita: il Museo di Arte Islamica di Bab al-Khalq, che raccoglie in un palazzo del primo Novecento la collezione più ampia al mondo di oggetti dei paesi islamici, dai primi secoli fino all’Ottocento. Non è un museo di religione: è un museo di lampade di vetro smaltato, di porte e leggii intarsiati, di brocche d’ottone con l’argento incastonato, di tappeti, di Corani miniati, di ceramiche che brillano come metallo, e di tutte le cose che riempivano le moschee e le case del Cairo islamico che si visitano vuote. È per questo che completa la giornata nella città vecchia, e che chi lo vede prima di al-Muizz legge poi le moschee con altri occhi. Questa guida spiega che cos’è e perché conta, che cosa si vede sala per sala, i pezzi da cercare, come si inserisce nella giornata del Cairo islamico, come funziona la visita, per chi è, e gli errori da evitare.
Che cos’è e perché conta
Il museo nasce alla fine dell’Ottocento, quando gli europei e gli egiziani che restauravano le moschee del Cairo si accorsero che gli oggetti, le lampade, le porte, i leggii, i tappeti, sparivano dagli edifici verso i mercati e le collezioni straniere, e cominciarono a raccoglierli in un deposito nella moschea di al-Hakim. Nel 1903 la raccolta ebbe il suo palazzo a Bab al-Khalq, costruito apposta in stile neo-mamelucco sulla strada che dal centro porta alla Cittadella, e da allora è cresciuta con gli scavi di Fustat, le donazioni e gli acquisti fino a decine di migliaia di pezzi, di cui una parte è esposta.
Conta per due ragioni. La prima è che l’arte islamica, dall’Andalusia all’India, ha nel Cairo uno dei suoi centri, e il museo la copre tutta: i pezzi egiziani dei Tulunidi, dei Fatimidi e dei Mamelucchi stanno accanto a quelli persiani, turchi, siriani, iracheni, andalusi e indiani, e si vede come le tecniche viaggiavano. La seconda è che gli oggetti spiegano gli edifici: chi entra nella moschea di Sultan Hassan e vede le catene che pendono dal soffitto capisce, dopo il museo, che reggevano lampade di vetro smaltato come quelle in vetrina, e che la sala era piena di luce colorata e di tappeti.
Nel 2014 un’autobomba esplosa davanti alla vicina direzione della polizia sventrò la facciata e distrusse molte vetrine; il restauro, durato anni con aiuti internazionali, ha prodotto l’allestimento attuale, luminoso, ordinato per materiale e per epoca, con le didascalie in arabo e in inglese, e con alcuni pezzi ricomposti dai frammenti indicati come tali. È oggi il museo meglio allestito del Cairo, ed è vuoto: si visita senza fila e senza folla, che nella città vecchia è un lusso.
Il legno: mashrabiya, porte, minbar e leggii
Le sale del legno sono quelle in cui il Cairo si riconosce di più. Ci sono i pannelli fatimidi dell’undicesimo secolo con gli animali, i musici e le danzatrici intagliati, che vengono dai palazzi scomparsi dei califfi e mostrano un’arte figurativa che pochi si aspettano; i mashrabiya, le grate di legno tornito che chiudevano le finestre delle case e lasciavano vedere senza essere visti, con i motivi che cambiano da secolo a secolo; e le porte con le stelle a incastro, senza chiodi, che sono il gioco geometrico più bello dell’arte mamelucca.
Ci sono poi i minbar, i pulpiti a scala delle moschee, con i pannelli intarsiati d’avorio e d’ebano, e i leggii per il Corano, pieghevoli, che sembrano fatti ieri; le casse, i soffitti dipinti, e un pezzo che tutti fotografano, il mihrab di legno della moschea di Sayyida Ruqayya, fatimide, con l’intaglio più fine della sala. La guida mostra come si legge un pannello: la stella al centro, i poligoni intorno, e l’infinito suggerito dal bordo che taglia il disegno.
È la sala da vedere prima di entrare nelle case del Cairo islamico, Bayt al-Suhaymi e le altre, dove i mashrabiya sono ancora al loro posto: qui si capisce come sono fatti, lì come si usavano. La giornata nella città vecchia è in al-Azhar e il Cairo islamico.
I metalli: ottone intarsiato, astrolabi, armi

Le sale dei metalli hanno i pezzi più preziosi: bacili, brocche, candelabri, scatole e portapenne di ottone e di bronzo intarsiati d’argento e d’oro, con le iscrizioni in caratteri che sembrano rami e gli stemmi dei sultani e degli emiri mamelucchi, la coppa, il polo, la spada e le altre insegne che dicevano chi era il committente. Sono oggetti da tavola e da scrittoio di corte, del tredicesimo e quattordicesimo secolo, quando il Cairo era la capitale del mondo islamico e i suoi artigiani i migliori.
Accanto ci sono gli strumenti scientifici, che sono la sorpresa della visita: astrolabi di ottone per calcolare l’ora e la direzione della Mecca, quadranti, globi celesti, bilance, e le chiavi e le serrature, fra cui una chiave della Kaaba con l’iscrizione del sultano che l’aveva donata. E le armi: elmi, cotte di maglia, spade con le lame damascate e le impugnature intarsiate, e le cerimoniali che non hanno mai tagliato niente.
La guida qui racconta la tecnica: come si incideva la lastra, come si martellava il filo d’argento nelle scanalature, e perché tanti pezzi furono poi spogliati dell’argento nei secoli di povertà, lasciando solo i solchi. È il capitolo in cui il museo diventa una storia economica del Cairo, e in cui chi ha comprato una brocca al bazar capisce che cosa ha comprato.
Vetro e ceramica: le lampade di moschea e il lustro

Le lampade di moschea sono il pezzo che tutti aspettano: vasi di vetro trasparente con la pancia larga e il collo svasato, smaltati a colori con le iscrizioni e gli stemmi, e dorati, che pendevano a decine dai soffitti delle moschee mamelucche con una lucerna d’olio dentro. Il museo ne ha una delle raccolte più grandi, con quelle di Sultan Hassan, di Barquq e di Qalawun, e vederle illuminate da dietro spiega la luce che le moschee avevano e che oggi non hanno più.
Il vetro continua con i pezzi più antichi, le bottiglie soffiate, i bicchieri con le decorazioni a pinze, i pesi di vetro fatimidi con i nomi dei califfi che servivano a controllare le monete; e la ceramica va dai frammenti a lustro di Fustat, con il riflesso metallico che gli artigiani egiziani ereditarono dall’Iraq e passarono alla Spagna, alle ciotole fatimidi con le figure, alle maioliche di Iznik turche con i tulipani rossi, ai piatti persiani blu e bianchi che imitavano la Cina.
È la sala in cui la storia dell’arte islamica si vede come un fiume: la stessa tecnica del lustro che parte dall’Iraq, passa per il Cairo, arriva a Malaga e finisce nelle maioliche di Deruta e di Gubbio. Per un visitatore italiano è la sala più familiare, e la guida sa perché.
Tessuti, tappeti e manoscritti
I tessuti sono fragili e le sale sono in penombra: ci sono i tiraz, le stoffe con le fasce iscritte con il nome del califfo che si donavano a corte, i frammenti copti e fatimidi in lino e seta con i motivi a medaglioni, i velluti mamelucchi e ottomani, e i pezzi delle stoffe che coprivano la Kaaba, tessute al Cairo per secoli e portate alla Mecca con la carovana. I tappeti mamelucchi, con i loro medaglioni geometrici e i colori verde, rosso e azzurro, sono fra i più rari al mondo, e il museo ne espone alcuni interi.
I manoscritti chiudono il giro: Corani miniati con le pagine d’apertura in oro e blu, i caratteri cufici dei primi secoli su pergamena, i trattati di astronomia e di medicina con le figure, i calligrafi ottomani, gli strumenti dello scriba, e le rilegature di cuoio impresso. È la sala in cui si capisce che la calligrafia è la prima arte del mondo islamico, e le vetrine vanno lette con calma.
La pietra e lo stucco completano il museo con i capitelli, le lapidi, i mihrab di marmo intarsiato, le fontane con i mosaici di pietra colorata che stavano al centro delle sale di ricevimento delle case mamelucche, e le finestre di stucco traforato con i vetri colorati che si vedono ancora nelle moschee. Una fontana intera, con l’acqua, sta nel cortile del museo.
I pezzi da cercare
- Le lampade di moschea mamelucche in vetro smaltato e dorato, con gli stemmi dei sultani.
- Il mihrab di legno di Sayyida Ruqayya, fatimide, con l’intaglio più fine della sala del legno.
- I pannelli dei palazzi fatimidi con i musici, i cacciatori e le danzatrici intagliati.
- Il bacile e le brocche di ottone intarsiato d’argento con le iscrizioni dei sultani mamelucchi.
- La chiave della Kaaba con l’iscrizione della donazione, e gli astrolabi accanto.
- I tappeti mamelucchi con i medaglioni geometrici, fra i più rari al mondo.
- I Corani cufici su pergamena e le pagine d’apertura miniate in oro e blu.
- La fontana di marmo intarsiato nel cortile, con l’acqua che scorre.
- Le ceramiche a lustro di Fustat, l’anello fra l’Iraq e le maioliche italiane.
- I pesi di vetro fatimidi con i nomi dei califfi, minuscoli e perfetti.
Con la guida che parla italiano il giro dei dieci pezzi sta in un’ora e mezza; senza, si rischia di passare davanti alla chiave della Kaaba senza vederla. Il museo non ha percorsi obbligati, e la sequenza migliore, legno, metallo, vetro, tessuti, manoscritti, è quella che segue la logica dei materiali e finisce con la calligrafia.
Nella giornata del Cairo islamico, e come funziona la visita

Il museo sta a Bab al-Khalq, sulla strada che dal centro porta alla Cittadella, a dieci minuti a piedi da Bab Zuwayla e dal mercato dei tendaggi, e a un quarto d’ora di auto dalla via al-Muizz. La giornata classica lo mette a metà: la mattina al-Muizz da Bab al-Futuh a Khan el-Khalili, con Qalawun, Barquq, al-Aqmar e le case; poi Bab Zuwayla e la salita al minareto per la vista; il museo nell’ora calda, che è al fresco; e il pomeriggio la Cittadella con la moschea di Muhammad Ali, e sotto Sultan Hassan e al-Rifai, che sono i due edifici che il museo ha appena spiegato.
La versione alternativa lo mette per primo: chi entra nelle moschee dopo avere visto le lampade, i minbar e i tappeti le riempie con gli occhi, e la guida può dire “quella catena reggeva una lampada come quella di stamattina”. È la sequenza che consigliamo a chi ha un giorno solo per la città vecchia e vuole capirla, e non solo vederla. La guida al quartiere, sito per sito, è in al-Azhar e il Cairo islamico.
Per chi ha due giorni di Cairo storico, il museo si abbina al Cairo copto in una giornata di musei e chiese, con il Museo Copto e la Chiesa Sospesa al mattino e l’arte islamica al pomeriggio: è la giornata delle due comunità, e delle due arti che si sono parlate per mille anni. Il quadro dei giorni è in quanto tempo serve per il Cairo.
L’ingresso è sul viale, con il controllo di sicurezza che al Cairo è ovunque; dentro, le sale stanno su un piano solo attorno a due cortili, con l’aria condizionata, le panche e i bagni, e il giro si fa in un’ora e mezza con la guida o in due ore e mezza per chi legge tutto. Il museo è quasi sempre vuoto, tranne le mattine delle scolaresche, e si visita con una calma che il Museo Egizio non concede.
Gli orari e le regole per le fotografie cambiano, e per questo non li scriviamo: la guida li verifica il giorno prima e l’ingresso lo gestiamo noi. In genere il museo chiude nelle prime ore del pomeriggio del venerdì per la preghiera, e la giornata del Cairo islamico si costruisce di conseguenza; le foto senza flash sono di solito tollerate. La biblioteca nazionale, nello stesso palazzo, ha un ingresso separato e non fa parte della visita.
Il modo migliore di arrivare è con l’auto privata e l’autista, che aspetta e porta poi alla Cittadella; la metropolitana ha una fermata a dieci minuti a piedi, per chi vuole il Cairo a piedi, ma con il caldo e con la guida l’auto è la scelta di quasi tutti. Le altre gite dalla città sono in escursioni dal Cairo.


Per chi è, e gli errori da evitare
È il museo per chi ama le arti decorative, per chi ha già visto il Museo Egizio e vuole l’altro Egitto, per chi ha visitato le moschee e si è chiesto che cosa contenevano, per chi viene dall’Italia e riconosce nelle maioliche e nei tessuti le radici di Deruta e di Venezia, e per le famiglie, perché è breve, fresco e pieno di oggetti che i bambini capiscono. È il museo per chi torna in Egitto la seconda volta e cerca il Cairo che il primo viaggio ha saltato.
Non è per chi ha un giorno solo al Cairo, che va a Giza e al Museo Egizio; né per chi vuole solo faraoni; né per chi non sopporta le vetrine. Per tutti gli altri è la sorpresa della città.
- Andarci il venerdì a mezzogiorno. Il museo chiude per la preghiera; si va un altro giorno o al mattino presto.
- Farlo senza guida. Le didascalie sono brevi; la chiave della Kaaba e i pannelli fatimidi si perdono senza chi li indica.
- Metterlo dopo la Cittadella. Alla fine della giornata nessuno ha più occhi per le vetrine. A metà o all’inizio.
- Confonderlo con il Museo Copto o con quello Egizio. Sono tre musei diversi in tre quartieri diversi, e i taxi li confondono.
- Saltare i tessuti perché la sala è buia. È buia per proteggerli, e i tappeti mamelucchi sono lì.
- Comprare al bazar prima del museo. Dopo il museo si sa che cosa è un intarsio vero e che cosa no.

Oltre il museo: gli altri musei e le case
Il Cairo ha altri luoghi in cui l’arte islamica si vede dentro gli edifici: le case mamelucche e ottomane restaurate sulla via al-Muizz e dietro al-Azhar, con i mashrabiya, le fontane e le sale di ricevimento al loro posto; il Museo Gayer-Anderson accanto a Ibn Tulun, due case unite da un collezionista inglese e piene di oggetti; il museo dei tessuti sulla via al-Muizz; e il Museo della civiltà, che ha una sezione islamica e le mummie reali, descritto in Museo nazionale della civiltà egizia.
Per chi vuole la sequenza completa dei musei del Cairo, il Grande Museo Egizio a Giza per i faraoni, il Museo Copto per i cristiani, il Museo di Arte Islamica per il Cairo medievale e il Museo della civiltà per il filo che li unisce, servono due giorni pieni, e sono i due giorni migliori che la città offra a chi ama i musei. Il quadro della città è in la guida al Cairo.
Chi organizza con noi la giornata del Cairo islamico la costruisce con una domanda: quanto tempo avete e che cosa avete già visto. Con un giorno, al-Muizz, il museo e la Cittadella; con due, anche il Cairo copto e le case; con tre, i quattro musei e il mercato del venerdì.
Domande frequenti
Che cos’è il Museo di Arte Islamica del Cairo?
Il museo che raccoglie l’arte dei paesi islamici dall’inizio fino all’Ottocento: legno intagliato, metalli intarsiati, ceramiche, vetri, tessuti, tappeti, manoscritti e pietra, con la collezione più ampia del suo genere. Sta a Bab al-Khalq, fra il Cairo islamico e il centro, in un palazzo costruito apposta all’inizio del Novecento.
Perché vale la visita se ho già visto le moschee?
Perché le moschee mostrano l’architettura e il museo mostra gli oggetti che le riempivano: le lampade di vetro smaltato che pendevano dai soffitti, i leggii intarsiati, le porte, i minbar, i tappeti, i Corani. È il modo di capire che cosa c’era dentro gli edifici che si sono appena visti vuoti.
Quanto tempo serve?
Un’ora e mezza con la guida per il giro delle sale principali, due ore e mezza per chi vuole leggere le vetrine. Il museo è grande ma ordinato, su un piano solo, e non stanca come il Museo Egizio.
Quali sono i pezzi da non perdere?
Le lampade da moschea mamelucche in vetro smaltato, la chiave della Kaaba, i mashrabiya e i pannelli di legno fatimidi, il bacile e le brocche di ottone intarsiato d’argento, i tappeti mamelucchi, i Corani miniati, la fontana di marmo intarsiato e le ceramiche a lustro. La guida sa dove sono.
Come si inserisce nella giornata del Cairo islamico?
È la tappa naturale a metà: la mattina la via al-Muizz e Khan el-Khalili, poi il museo che sta a pochi minuti da Bab Zuwayla, e il pomeriggio la Cittadella con Sultan Hassan e al-Rifai. Oppure si mette per primo, così le moschee dopo si leggono con gli oggetti in testa.
È adatto ai bambini?
Meglio del Museo Egizio, perché le sale sono luminose, gli oggetti sono a portata di sguardo e la visita è breve. Le lampade, le armature, gli astrolabi e i giochi di legno tengono l’attenzione; un’ora basta.
Che cosa è successo al museo con l’attentato?
Nel 2014 un’autobomba davanti alla vicina sede della polizia distrusse la facciata e molte vetrine; il museo è stato restaurato con un lungo lavoro internazionale e ha riaperto con l’allestimento attuale, che è il migliore che abbia mai avuto. Alcuni pezzi ricomposti sono indicati nelle sale.
Si fotografa?
Le regole cambiano e vanno chieste all’ingresso il giorno della visita; in genere le foto senza flash sono tollerate e il treppiede no. La guida lo verifica per voi.