La maschera dorata di un sarcofago egizio nella penombra di una sala museale

Il Museo Nazionale della Civiltà Egizia (NMEC): la sala delle mummie reali, che cosa contiene e come si abbina al Grande Museo Egizio

Il Cairo ha oggi due grandi musei nuovi, e i viaggiatori li confondono. Il Grande Museo Egizio, a Giza, è quello dei tesori di Tutankhamon e delle statue colossali; il Museo Nazionale della Civiltà Egizia, che tutti chiamano NMEC, sta dall’altra parte della città, a Fustat, ed è quello delle mummie dei re: Ramesse II, Seti I, Hatshepsut, Thutmosi III, arrivate qui nel 2021 con un corteo che il mondo guardò in diretta, e disposte in una sala sotterranea costruita come una tomba. Intorno c’è un museo che racconta l’Egitto di tutte le epoche, dai primi villaggi del Nilo ai tessuti copti e agli abiti del Novecento, in un palazzo moderno sul bordo di un lago. Questa guida dice che cosa c’è, perché la sala delle mummie vale da sola il viaggio, come il NMEC si distingue dal GEM e dal vecchio museo di Tahrir, e come incastrarlo in una giornata cairota.

In breve

  • Che cos’è: il Museo Nazionale della Civiltà Egizia, a Fustat: l’Egitto dalla preistoria a oggi.
  • Le mummie reali: 22, 18 re e 4 regine, arrivate qui con il corteo del 3 aprile 2021.
  • Quanto tempo: due ore per la galleria principale e la sala delle mummie, tre con calma.
  • Dove: fra il Cairo copto e la Cittadella, sul lago di Ain el-Sira; si abbina al Cairo copto.
  • NMEC o Grande Museo Egizio: con un giorno solo il GEM, con due tutti e due.

Il museo dei tesori: Grande Museo Egizio; a pochi minuti: Cairo copto.

Che cos’è il NMEC e dove sta

Il Museo Nazionale della Civiltà Egizia è un’idea vecchia di decenni, nata con l’UNESCO per dare all’Egitto un museo che non fosse solo dei faraoni: un racconto di tutta la civiltà del Nilo, dalla preistoria a oggi, con l’epoca faraonica come un capitolo e non come l’unico. L’edificio è stato costruito a Fustat, la prima capitale islamica dell’Egitto, nel Cairo vecchio, a due passi dal Cairo copto e sotto la cittadella, sul bordo del lago di Ain el-Sira; ha aperto una prima sala nel 2017 e il museo vero nell’aprile 2021, quando le mummie reali vi sono arrivate dal museo di piazza Tahrir con il corteo dei carri dorati che ha fatto il giro del mondo.

È un museo diverso dagli altri due del Cairo: più piccolo, ordinato per epoche e per temi, luminoso, moderno, con una sola galleria grande al piano terra e la sala delle mummie sotto. Si visita in due o tre ore senza fatica, e per questo è il museo che consigliamo anche a chi con i musei non ha pazienza, alle famiglie e a chi ha già visto Giza e vuole capire il resto.

La sala delle mummie reali

Si scende con una rampa, la luce cala, e si entra in una sala che è stata pensata come la Valle dei Re: buia, silenziosa, con i corridoi di pietra scura e le nicchie in cui, una per una, riposano le mummie dei sovrani del Nuovo Regno, ognuna nella sua teca con il sarcofago accanto e uno schermo che racconta chi era, come è morto e che cosa hanno trovato le radiografie. Non si fotografa, non si parla forte, e si esce con la sensazione di aver visto in faccia le persone di cui i templi parlano.

Le mummie vengono in gran parte dal nascondiglio di Deir el-Bahari, scoperto nel 1881 sopra Luxor, dove i sacerdoti le avevano nascoste dai ladri alla fine del Nuovo Regno, e dalla tomba di Amenofi II nella Valle dei Re. Per un secolo sono state nel museo di Tahrir, in una sala piccola e affollata; qui hanno lo spazio e il rispetto che meritano, e la sala è il motivo per cui il NMEC entra nel viaggio di chiunque venga in Egitto per la storia. Chi ha visitato la Valle dei Re e le tombe vuote trova qui i loro proprietari.

Il coperchio di un sarcofago di granito con il volto scolpito, esposto in un museo egiziano

Chi c’è nella sala: i re e le regine

Le mummie reali arrivate qui nel 2021 sono ventidue, diciotto re e quattro regine, della diciassettesima, diciottesima, diciannovesima e ventesima dinastia. I nomi che contano per chi ha girato i templi:

  • Ramesse II, il costruttore di Abu Simbel e del Ramesseo, morto vecchissimo, con il naso aquilino e i capelli ancora rossi di henné: la mummia più famosa del mondo dopo Tutankhamon, che nel 1976 andò a Parigi per il restauro con un passaporto.
  • Seti I, suo padre, il re della tomba più bella della Valle dei Re e del tempio di Abido, con il volto più sereno di tutti.
  • Hatshepsut, la regina faraone del tempio a terrazze di Deir el-Bahari, identificata solo nel 2007 grazie a un dente.
  • Thutmosi III, il conquistatore, e Amenofi III, il re dei colossi di Memnon e del tempio di Luxor.
  • Seqenenra Taa, il re che morì in battaglia contro gli Hyksos, con le ferite ancora visibili sul cranio.
  • Ramesse III, il re di Medinet Habu, ucciso in una congiura di palazzo, come le radiografie hanno confermato.
  • E poi Amenofi I, Thutmosi I, II e IV, Merenptah, Ramesse IV, V, VI e IX, Seti II, Siptah, e le regine Ahmose-Nefertari e Meritamon.

Tutankhamon non c’è: la sua mummia è rimasta nella tomba nella Valle dei Re, e il suo tesoro sta al Grande Museo Egizio. I templi di questi re, con i luoghi in cui incontrarli in piedi e non distesi, sono nell’elenco dei templi dell’Egitto.

Il soffitto dipinto della sala ipostila del tempio di Hathor a Dendera

La galleria principale, epoca per epoca

Al piano terra, in una sala unica lunga e alta, il museo racconta l’Egitto in ordine di tempo, con circa millecinquecento oggetti scelti per raccontare e non per accumulare. Si comincia dalla preistoria, con gli scheletri dei primi abitanti del Nilo, gli utensili e le ceramiche di Nagada; si passa all’epoca faraonica, con il pavimento di piastrelle azzurre e il pilastro del re Djoser dalla piramide a gradoni di Saqqara, le stele, le statue, i sarcofagi e le barche; poi l’Egitto greco-romano, con i ritratti del Fayyum e le statue in cui i faraoni vestono da romani; l’Egitto copto, con le icone, i tessuti e le pietre scolpite delle prime chiese; e l’Egitto islamico, con le lampade delle moschee, i legni intagliati, i Corani e le ceramiche di Fustat, scavate a pochi metri dal museo.

La galleria finisce con l’Egitto moderno, e questa è la parte che nessun altro museo ha: gli abiti tradizionali delle regioni, dai beduini del Sinai ai nubiani, gli strumenti musicali, i gioielli di Siwa, i mestieri. È il museo che spiega a chi ha visto i templi che l’Egitto non si è fermato ai faraoni, e che collega quello che si vede per strada a quello che si è visto nei musei.

Tessuti, mestieri e l’Egitto di ieri

Una sala a parte è dedicata ai tessuti, dai lini faraonici, sottili come una garza e vecchi di quattromila anni, ai tessuti copti con i motivi intrecciati, alle sete e ai ricami dell’epoca ottomana e alla kiswa, il drappo nero ricamato d’oro che l’Egitto per secoli ha tessuto e mandato alla Mecca ogni anno con la carovana del pellegrinaggio. È una sala che le donne e chi ama l’artigianato non saltano, e che fa da ponte con il bazar: chi poi va a Khan el-Khalili riconosce i motivi e le tecniche.

Il museo ha anche sale temporanee, un centro di restauro visibile in parte, e una sezione dedicata alla capitale, il Cairo, dalle origini di Fustat a oggi, con i plastici e le fotografie d’epoca. Per chi ha visto il Cairo islamico e quello copto è un riassunto che rimette in ordine le cose.

L'esterno del Grande Museo Egizio a Giza, il museo con cui il NMEC si abbina

L’edificio, il lago e il quartiere

Il palazzo è moderno, di pietra chiara, con una piramide di vetro sul tetto e una terrazza che guarda il lago di Ain el-Sira, un lago naturale di acqua salmastra dentro la città, sopravvissuto a tutto, con la cittadella e le moschee mamelucche sullo sfondo. La caffetteria e il ristorante sulla terrazza sono la pausa più tranquilla del Cairo vecchio, e la sera il museo si specchia nell’acqua.

Intorno c’è Fustat: le rovine della città fondata nel 641 dal conquistatore arabo Amr ibn al-As, la sua moschea, la più antica d’Africa, ricostruita più volte, il villaggio dei vasai dove la ceramica si fa ancora a mano, e a pochi minuti il Cairo copto, con le chiese, la sinagoga e il museo copto dentro le mura della fortezza romana di Babilonia. La collocazione non è casuale: il NMEC sta esattamente dove il Cairo è nato, e la visita si abbina naturalmente al quartiere. Come si mette insieme la città è in la guida del Cairo.

Il colosso di Ramesse II nell'atrio del Grande Museo Egizio, la cui mummia riposa al NMEC

NMEC, GEM e il museo di Tahrir: le differenze

Con tre musei, la domanda è sempre la stessa: quale? La risposta breve è che fanno tre cose diverse.

  • Il Grande Museo Egizio a Giza è il museo dei capolavori faraonici: il tesoro di Tutankhamon al completo, le statue colossali, la barca di Cheope, la grande scalinata. È enorme, chiede mezza giornata, e sta accanto alle piramidi: Grande Museo Egizio.
  • Il NMEC a Fustat è il museo della storia intera e delle mummie reali: più piccolo, più chiaro, più umano, e con la sala sotterranea che il GEM non ha. Chiede due o tre ore e sta accanto al Cairo copto.
  • Il museo di piazza Tahrir, il vecchio museo del 1902, resta aperto con quello che non è andato a Giza: migliaia di pezzi in un palazzo d’epoca, con il fascino del disordine e delle vetrine di legno. Per chi ama i musei di una volta, o torna in Egitto, vale ancora.

Chi ha un solo giorno al Cairo fa il GEM con le piramidi. Chi ne ha due aggiunge il NMEC con il Cairo copto e la cittadella, e questa è la combinazione che consigliamo. Chi ne ha tre, o è alla seconda volta, aggiunge Tahrir e il museo copto. Le mummie, in ogni caso, sono solo qui: il NMEC è il museo che non si sostituisce.

La grande scalinata del Grand Egyptian Museum con le statue colossali in cima e i visitatori in salitaTre statue di pietra chiara esposte su basamenti scuri in una sala del Grand Egyptian Museum

Come si visita: ordine, tempi, con chi

L’ordine che consigliamo è il contrario di quello del museo: prima la galleria principale, dall’inizio alla fine, per avere in testa le epoche e i nomi, e poi la discesa alla sala delle mummie, che così diventa il finale e non un antipasto. Due ore in tutto per chi cammina, tre per chi legge; la terrazza sul lago per finire.

La guida è consigliata soprattutto per la sala delle mummie, dove i cartelli dicono i nomi ma non le storie: sapere che quel re con il cranio ferito è morto combattendo per liberare l’Egitto, o che quella regina è stata riconosciuta da un dente trovato in un vaso, cambia la visita. Con i bambini il NMEC funziona meglio del GEM, perché è corto, chiaro e con una sala che li impressiona nel modo giusto; le nostre indicazioni per le famiglie sono in l’Egitto con i bambini. Per chi si muove con difficoltà il museo è tutto in piano con gli ascensori, e la sala delle mummie si raggiunge senza scale: l’Egitto con mobilità ridotta.

Le scene di offerta a Osiride dipinte nel tempio di Abydos

Una giornata cairota con il NMEC dentro

La giornata che costruiamo intorno al NMEC è quella del Cairo vecchio: la mattina il Cairo copto, con la chiesa sospesa, la chiesa di San Sergio con la cripta della Sacra Famiglia, la sinagoga di Ben Ezra e il museo copto; a mezzogiorno il NMEC, con il pranzo sulla terrazza del lago; nel pomeriggio la cittadella di Saladino con la moschea di Muhammad Ali e la vista sulla città, e la sera il bazar. È una giornata che racconta il Cairo dopo i faraoni, e che sta bene il giorno dopo Giza e il GEM.

Chi ha un solo giorno e vuole comunque le mummie fa Giza all’alba, il GEM a metà mattina, il NMEC nel primo pomeriggio con l’auto che attraversa la città, e il bazar la sera: una giornata piena ma fattibile con l’autista. Il programma della capitale, con le ore reali di traffico, è in escursioni dal Cairo; il viaggio breve che contiene tutto in Egitto in 7 giorni; e le piramidi, che restano il primo giorno di chiunque, in le piramidi di Giza.

Domande frequenti

Che cos’è il NMEC?

Il Museo Nazionale della Civiltà Egizia, a Fustat, nel Cairo vecchio: un museo che racconta l’Egitto dalla preistoria a oggi, epoca per epoca, e che dal 2021 ospita le mummie dei re e delle regine del Nuovo Regno in una sala costruita apposta.

Dove sono le mummie reali oggi?

Al NMEC, nella sala delle mummie reali, dal corteo del 3 aprile 2021 che le portò dal vecchio museo di piazza Tahrir. Ramesse II, Seti I, Hatshepsut, Thutmosi III, Amenofi III e altre diciassette sono lì. Tutankhamon è rimasto nella sua tomba a Luxor.

NMEC o Grande Museo Egizio?

Tutti e due, se il tempo lo permette: il GEM a Giza ha i tesori, Tutankhamon e le grandi statue; il NMEC ha le mummie e il racconto di tutte le epoche, faraoni compresi ma non solo. Con un solo giorno, il GEM; con un giorno e mezzo, i due.

Quanto tempo serve?

Due ore per la galleria principale e la sala delle mummie, tre con calma. È un museo che si visita senza fatica, molto più piccolo del GEM.

Dove si trova e come ci si arriva?

A Fustat, fra il Cairo copto e la cittadella, sul lago di Ain el-Sira. In auto dal centro sono venti o trenta minuti secondo il traffico; si abbina bene al Cairo copto, che sta a pochi minuti.

Va bene per i bambini?

Sì, ed è uno dei musei più adatti del Cairo: percorso breve, sale chiare, la sala delle mummie che colpisce senza spaventare, e la terrazza sul lago per la pausa.

Ci sono opere famose oltre alle mummie?

Sì: il pavimento e il pilastro del re Djoser, le stele, i sarcofagi, le statue delle epoche greca, romana e copta, i tessuti antichi, gli abiti tradizionali e l’artigianato del Novecento. È un museo di storia più che di capolavori singoli.

Serve la guida?

Consigliata, come per ogni museo egiziano: la sala delle mummie dice poco senza chi sa chi erano quei re e che cosa hanno fatto. Con la nostra guida che parla italiano la visita dura lo stesso e si ricorda di più.

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