Le formazioni di gesso del Deserto Bianco, la meta che quasi nessuno vede al primo viaggio in Egitto

Tornare in Egitto la seconda volta: che cosa vedere dopo le piramidi e la crociera, e come costruire il secondo viaggio

Chi torna in Egitto la seconda volta lo fa quasi sempre per lo stesso motivo: il primo viaggio è stato una corsa. Il Cairo in due giorni, la crociera in quattro, Abu Simbel all’alba, magari il Mar Rosso in coda, e a casa la sensazione di avere visto tutto e di non avere visto niente con calma. Il secondo viaggio è un’altra cosa: si parte sapendo come funziona il paese, si scelgono le mete che il primo giro non tocca, e si va piano. Questa guida spiega che cosa copre di solito il primo viaggio, che cosa lascia fuori, quali sono le grandi mete del secondo giro, come mescolare il già visto con il nuovo, come cambia il ritmo, quando partire, gli errori tipici di chi torna, e cinque itinerari da cui partire.

Che cosa ha coperto il primo viaggio

Il primo viaggio in Egitto ha una forma quasi obbligata, e l’abbiamo descritta nella guida per chi parte la prima volta: due o tre giorni al Cairo con Giza, il Museo e il bazar; il volo a Luxor o ad Assuan; la crociera di tre o quattro notti con Karnak, la Valle dei Re, Edfu, Kom Ombo e Philae; Abu Simbel in giornata; e, per chi ha una settimana in più, il Mar Rosso a Hurghada o a Sharm. È un giro che funziona, perché mette in fila i monumenti che tutti vogliono vedere nel minor numero di spostamenti possibile, e che ha un difetto solo: il tempo.

Chi torna a casa dal primo viaggio ha visto Karnak in due ore, la Valle dei Re in tre tombe, Abu Simbel in un’alba, e il Cairo dal finestrino. Ha capito che l’Egitto è grande, che il Nilo è il paese, che le guide sanno tutto e che i tempi della nave decidono le giornate. Ed è esattamente per questo che torna: non per rifare, ma per vedere quello che ha intravisto e per stare fermo dove la prima volta è passato di corsa.

Il punto di partenza del secondo viaggio è quindi un inventario onesto: che cosa avete visto davvero, che cosa avete visto male, e che cosa vi è rimasto addosso. Da queste tre liste si costruisce tutto il resto, ed è la prima cosa che chiediamo a chi ci scrive dicendo di essere già stato.

Che cosa il primo viaggio lascia fuori

La facciata a pilastri del tempio di Seti I ad Abydos, la grande tappa del secondo viaggio

La lista di quello che il giro classico non tocca è lunga, e sorprende chi la legge: Abydos e Dendera, i due templi meglio conservati del paese, stanno a nord di Luxor fuori dalla rotta delle navi; il Medio Egitto, con Amarna, Beni Hasan e Tuna el-Gebel, è saltato dal volo Cairo-Luxor; il Deserto Occidentale, con le sue cinque oasi e il Deserto Bianco, sta dall’altra parte del paese; Siwa è a dieci ore dal Cairo verso la Libia; il Sinai con Santa Caterina si vede solo da Sharm, e in gita di un giorno; Alessandria è una giornata che quasi nessuno prende; il lago Nasser ha le sue navi e pochissimi passeggeri; e il Cairo copto e islamico, cioè metà della città, resta fuori dal programma standard che si ferma a Giza, al Museo e a Khan el-Khalili.

Non è un difetto del primo viaggio: in una settimana non ci sta altro, e chi prova a infilarci il deserto o Abydos finisce per vedere tutto peggio. È la ragione per cui il secondo viaggio ha senso, e ha un programma quasi opposto al primo: poche mete, lontane fra loro, e giornate lunghe in ciascuna.

Il modo più semplice di leggere il paese in due viaggi è la mappa turistica dell’Egitto: il primo viaggio segue il Nilo da Luxor ad Abu Simbel e tocca il Cairo; il secondo va nei quattro angoli che il fiume non bagna, oppure risale il fiume dove la nave non arriva.

Abydos, Dendera, i templi con calma e il Medio Egitto

La tappa più facile del secondo viaggio, e quella che consigliamo a tutti, è la giornata di Abydos e Dendera: due templi a nord di Luxor, raggiunti in auto privata in una giornata piena, con il tempio di Seti I ad Abydos e i suoi rilievi dipinti, la lista dei re scolpita in un corridoio, e Dendera con i soffitti blu e lo zodiaco, che d’estate è quasi vuoto. Chi ha fatto la crociera e ha in testa Karnak e Edfu scopre qui che cosa vuol dire un tempio con il colore ancora addosso, e in genere lo chiama il più bello del viaggio.

Il secondo viaggio è anche l’occasione di rivedere con calma i templi della crociera, che la nave aveva concesso in un’ora: Edfu alla mattina presto, Kom Ombo senza la folla delle navi, il piccolo tempio di Esna incassato sotto la città, e Karnak in un pomeriggio intero, con il tempo di arrivare in fondo, al lago sacro e alle cappelle che nessun gruppo raggiunge. Si fa da Luxor, in auto, senza nave, e si dorme dove si vuole.

La riva ovest di Luxor è l’altra grande incompiuta del primo viaggio: tre tombe nella Valle dei Re e via. La seconda volta si aprono le tombe dei nobili, Deir el-Medina con il villaggio degli artigiani, la Valle delle Regine, Medinet Habu con i rilievi delle battaglie, e le tombe speciali che nel primo giro nessuno aveva il tempo di chiedere. Con due giorni sulla riva ovest si vede più che in tutta la crociera.

Fra il Cairo e Luxor ci sono seicento chilometri di valle che il volo salta in un’ora, e che il secondo viaggio può percorrere in auto in due o tre giorni: è il Medio Egitto, con Minya come base. Qui stanno le tombe di Beni Hasan scavate nella falesia, con le scene di lotta e di caccia dipinte quattromila anni fa; Tell el-Amarna, la città del faraone eretico Akhenaton, rasa al suolo e leggibile solo con una guida; Tuna el-Gebel con le catacombe degli ibis; Ashmunein con le colonne della città greca; e Hermopolis, la città di Thot. È l’Egitto che gli egittologi conoscono e i turisti no.

Il Medio Egitto chiede un’auto privata, un autista che conosca la strada e una guida, perché non esistono navi né gruppi che ci arrivino, e chiede pazienza per i posti di blocco che scandiscono la strada. In cambio dà siti vuoti, guardiani che aprono le tombe per voi soli, e la sensazione, rara in Egitto, di essere i primi. Il viaggio dal Cairo a Luxor via terra è il modo naturale di inserirlo: si parte dal Cairo, si dorme a Minya, si arriva a Luxor il terzo giorno, e si è visto in mezzo quello che il primo viaggio aveva sorvolato.

Chi vuole spingersi più a nord aggiunge Abydos e Dendera sulla strada, e arriva a Luxor con i quattro templi meglio conservati del paese già visti: è l’itinerario che chiamiamo della valle intera, e che per un secondo viaggio è il più coerente che ci sia.

Il Deserto Occidentale e Siwa

Il tempio dell'oracolo di Amon ad Aghurmi, sopra il palmeto dell'oasi di Siwa

Chi ha fatto la crociera e ha visto i templi dal fiume cerca al secondo giro, quasi sempre, un Egitto senza templi: e il Deserto Occidentale lo dà. Da Bahariya si entra nel Deserto Nero, nel Deserto Bianco con le formazioni di gesso che sembrano funghi e galline, nel Crystal Mountain, e si dorme in campo tendato sotto un cielo che al Cairo non si vede; da Farafra e Dakhla si arriva a Kharga con i suoi templi romani; e ci si muove in fuoristrada, con un autista beduino e una guida, per tre o quattro giorni almeno.

Siwa è un viaggio a sé: dieci ore dal Cairo verso la Libia, un’oasi berbera con la sua lingua, il tempio dell’oracolo dove Alessandro fu riconosciuto figlio di Amon, la città di fango di Shali, i laghi salati e il Grande Mare di Sabbia. Si va per tre notti, si torna con l’idea di avere visto un altro paese, e si abbina bene ad Alessandria e a El Alamein sulla strada del ritorno. Chi ha poco tempo sceglie fra il Deserto Bianco e Siwa; chi ha una settimana intera li unisce nella traversata delle oasi, che è il grande viaggio del deserto egiziano.

Il safari nel deserto ha regole sue, che nel primo viaggio non servivano: la stagione giusta, da ottobre ad aprile; il fuoristrada e non il pullman; il campo tendato e non l’albergo; e la disponibilità a stare due giorni senza segnale. Per chi torna è il contrario esatto della crociera, ed è per questo che piace.

L’oasi del Fayyum, a un’ora e mezza dal Cairo, è la versione corta dello stesso tema: Wadi el-Rayan con le cascate, Wadi el-Hitan con le balene fossili, il lago Qarun e il villaggio dei vasai di Tunis, in una giornata o in una notte da aggiungere al Cairo.

Il Sinai, Santa Caterina e Alessandria

Chi al primo viaggio ha fatto Sharm el-Sheikh ha visto il mare e forse il monastero in una gita notturna con la salita al monte. Il secondo viaggio nel Sinai è diverso: il monastero di Santa Caterina con una notte al villaggio ai suoi piedi, la salita al Monte Sinai senza la folla dell’alba organizzata, i trekking con i beduini nelle valli intorno, Dahab al posto di Sharm per chi vuole il mare senza il resort, e i canyon colorati dell’interno. È il Sinai come lo conoscono gli egiziani che ci vanno a riposare.

Alessandria è la grande assente del primo viaggio: tre ore dal Cairo, il lungomare, la Biblioteca nuova, le catacombe di Kom el-Shoqafa, la colonna di Pompeo, la cittadella sul sito del faro, i caffè della città che fu greca, italiana e levantina, e il pesce del porto. Una giornata basta, due sono meglio, e si abbina alla costa e a Siwa per chi va nel deserto occidentale.

La costa del Mar Rosso al secondo viaggio si sceglie per quello che ha intorno e non per la spiaggia: Marsa Alam per i fondali e i dugonghi, con Luxor a portata di escursione; Hurghada per il deserto orientale e i monasteri di Sant’Antonio e San Paolo sulla strada dal Cairo, che sono i più antichi del cristianesimo e che nessun gruppo visita.

Il Cairo la seconda volta

I campanili della Chiesa Sospesa nel Cairo copto, il quartiere che il primo viaggio salta

Il Cairo della prima volta è Giza, il Museo e il bazar. Il Cairo della seconda è l’altra metà: il Cairo copto con la Chiesa Sospesa, la sinagoga di Ben Ezra e la fortezza romana di Babilonia; il Cairo islamico con al-Azhar, Ibn Tulun, la Cittadella e la strada delle moschee mamelucche; il Museo della civiltà con le mummie reali; il Grande Museo Egizio, che il primo viaggio ha visto di corsa; e Saqqara e Dahshur, con la piramide a gradoni, la piramide rossa e quella romboidale, che rispondono alla domanda che Giza aveva lasciato aperta: come si è arrivati a costruirle così.

È un Cairo di quartieri e non di monumenti, che si fa a piedi e in metropolitana con una guida che conosca le strade, e che chiede due giorni pieni senza fretta. Chi torna e salta il Cairo perché lo conosce sbaglia: conosce Giza, non la città. I dettagli sono in quanto tempo serve per il Cairo e nelle escursioni dal Cairo.

Chi vuole aggiungere un’esperienza che il primo viaggio non contemplava trova nel Cairo il hammam tradizionale, i caffè del centro vecchio, le gallerie di Zamalek e i giardini di al-Azhar al tramonto, che sono il modo migliore di vedere la città dall’alto senza torri.

Una feluca con la vela verde sul Nilo al Cairo, con le torri della città alle spalle nel tardo pomeriggio

Il ritmo, la stagione e la durata

La differenza più grande fra i due viaggi è il ritmo. Il primo è dettato dalla nave e dal gruppo: sveglia alle sei, tempio, pranzo a bordo, tempio, navigazione. Il secondo lo scrivete voi, e la regola che diamo a chi torna è di mettere una meta al giorno e non due, di dormire dove si visita e non a ore di distanza, e di lasciare un giorno vuoto ogni quattro, perché l’Egitto lo riempie da solo. La dahabiya al posto della motonave è la versione fluviale dello stesso principio: stesse tappe, metà dei passeggeri, il doppio del tempo.

La stagione conta più che al primo viaggio, perché le mete del secondo sono più esposte: il Deserto Occidentale e il Medio Egitto vanno da ottobre ad aprile, e d’estate non si fanno; il Sinai va tutto l’anno, con l’inverno freddo in quota; Alessandria è la meta estiva degli egiziani, e a luglio e agosto è l’unica città piacevole; Luxor e Abydos d’estate si fanno al mattino presto, con il pomeriggio in albergo. Chi ha già fatto il primo viaggio in febbraio, che è il mese classico, può provare novembre o marzo, che sono più vuoti e altrettanto miti.

La durata giusta è dieci o quattordici giorni, come nel programma Egitto in 14 giorni, ma con un’altra distribuzione: non un giro del paese, ma due o tre temi lontani, uniti da un volo interno. Con una settimana sola si sceglie un tema e lo si fa intero: deserto, oppure valle intera, oppure Sinai e Cairo.

Le pitture murali di una tomba della Valle dei Re

Gli errori di chi torna

  • Rifare tutto uguale con un’altra nave. È il viaggio più venduto e il meno soddisfacente per chi torna: stessi templi, stesse ore, stessa corsa. Se si vuole rifare il fiume, si cambia mezzo: dahabiya, feluca con le notti sulla riva, o il lago Nasser.
  • Comprimere il deserto in una gita. Il Deserto Bianco in un giorno dal Cairo vuol dire dieci ore di auto per un’ora di gesso. Servono due notti almeno.
  • Saltare il Cairo perché lo si conosce. Si conosce Giza. Il Cairo copto, islamico e i musei nuovi sono un viaggio nel viaggio.
  • Scegliere l’estate per il deserto o il Medio Egitto. Sono mete invernali. D’estate si va al Sinai, ad Alessandria e al mare.
  • Non dire alla guida che è la seconda volta. La guida ripete il racconto del primo viaggio. Detto all’inizio, cambia il registro e va nel dettaglio che vi interessa.
  • Prenotare una gita al giorno da un resort. Le mete del secondo viaggio non si raggiungono in gita: Abydos, il Medio Egitto, Siwa e Santa Caterina chiedono di dormire vicino.
  • Portare le abitudini del primo viaggio. I tempi del primo viaggio erano quelli della nave; nel secondo le distanze sono maggiori e le strade più lente, e il programma va scritto con chi le strade le fa ogni settimana.

Il secondo viaggio, più del primo, è quello in cui il programma su misura conta: le mete sono fuori dalle rotte dei gruppi, gli spostamenti sono lunghi, e la differenza fra una bella settimana e una settimana persa sta in chi ha scritto le giornate. È anche il viaggio in cui chi vi ha già organizzato il primo sa da dove partire, perché sa che cosa avete già visto.

Il viale delle sfingi con testa di ariete e il primo pilone monumentale del tempio di Karnak

Cinque itinerari per il secondo viaggio

  • La valle intera, 10 giorni. Cairo copto e islamico, Saqqara e Dahshur; via terra a Minya con Beni Hasan e Amarna; Abydos e Dendera; tre giorni a Luxor con la riva ovest intera e Karnak con calma; Edfu, Kom Ombo ed Esna in auto fino ad Assuan; villaggio nubiano e Elefantina. Per chi ama i templi e vuole vederli bene.
  • Il deserto, 8 giorni. Cairo; Bahariya, Deserto Nero, Deserto Bianco con due notti in campo; Farafra e Dakhla; Kharga e i templi romani; ritorno via Luxor con Abydos e Dendera sulla strada, o via Cairo. Per chi ha fatto la crociera e vuole il contrario.
  • Siwa e Alessandria, 7 giorni. Cairo; Alessandria per due giorni; la costa, El Alamein; Siwa per tre notti con il tempio dell’oracolo, Shali, i laghi salati e il Grande Mare di Sabbia; ritorno al Cairo. Per chi vuole un altro Egitto senza rinunciare a una città.
  • Il lago Nasser e la Nubia, 9 giorni. Cairo breve; volo ad Assuan; la crociera sul lago Nasser con Kalabsha, Wadi el-Seboua, Amada e Abu Simbel dall’acqua; due notti nei villaggi nubiani; la diga e Philae con calma. Per chi ha visto Abu Simbel all’alba in un’ora e vuole tornarci per la porta giusta.
  • Sinai e Cairo, 8 giorni. Cairo copto, islamico e i musei; volo a Sharm; Santa Caterina con una notte al villaggio e la salita al monte; i canyon dell’interno con i beduini; Dahab per il mare; ritorno. Per chi vuole montagna, deserto e mare in un viaggio solo.

Sono schemi, non programmi: ciascuno si adatta a quello che avete già visto, ai giorni che avete e alla stagione. Chi ha fatto il primo viaggio con noi lo sa già; chi lo ha fatto con altri ci racconta il suo, e da lì partiamo. Le guide Luxor o Assuan e viaggio per senior aiutano a scegliere il ritmo; le escursioni da Luxor e quelle da Assuan elencano le giornate che si possono aggiungere.

Domande frequenti

Vale la pena tornare in Egitto una seconda volta?

Sì, e più del primo: il primo viaggio copre il Cairo, la crociera e Abu Simbel in una settimana di corsa, e lascia fuori Abydos, Dendera, il Medio Egitto, il Deserto Occidentale, il Sinai e Alessandria. Il secondo viaggio va dove il primo non è arrivato, con un ritmo che il primo non poteva permettersi.

Che cosa si vede al secondo viaggio che al primo si salta?

Abydos e Dendera da Luxor, i templi di Kom Ombo ed Edfu con calma, il Deserto Bianco e le oasi, Siwa, il monastero di Santa Caterina e il Sinai, Alessandria, il Cairo copto e islamico, il lago Nasser in crociera, e i villaggi nubiani di Assuan visti con il tempo di fermarsi.

Bisogna rifare il Cairo e la crociera?

Non tutto. Il Cairo sì, ma un Cairo diverso: il copto, l’islamico, il Museo della civiltà, Saqqara e Dahshur invece di Giza. La crociera si può rifare in dahabiya o in feluca, oppure sostituire con il lago Nasser, che è un’altra cosa.

Quanti giorni servono per il secondo viaggio?

Dieci o quattordici, perché le mete del secondo viaggio sono lontane fra loro: il deserto chiede tre o quattro giorni, il Sinai due o tre, Abydos e Dendera una giornata piena da Luxor. Con una settimana si sceglie un solo tema e lo si fa bene.

Il deserto è adatto a chi ha già fatto la crociera?

È la scelta più naturale: chi ha visto i templi dal fiume cerca al secondo giro un Egitto senza templi, e il Deserto Bianco, Bahariya, Farafra e Siwa lo danno. Si dorme in campo tendato o nelle case dell’oasi e si viaggia in fuoristrada con l’autista beduino.

Il secondo viaggio si fa in gruppo o da soli?

Le mete del secondo viaggio sono quelle dove il gruppo organizzato non arriva: si fanno con un’auto privata, un autista e una guida che parla italiano, e un programma scritto sulle vostre giornate. È il viaggio in cui l’organizzazione su misura conta di più.

Qual è la stagione migliore per tornare?

Da ottobre ad aprile per il deserto e il Medio Egitto, che d’estate sono impraticabili di giorno; il Sinai e il Mar Rosso vanno bene tutto l’anno; Alessandria è la meta estiva degli egiziani stessi.

Che errori fanno i viaggiatori che tornano?

Rifare tutto uguale con un’altra nave; comprimere il deserto in una gita di un giorno; saltare il Cairo perché lo conoscono; scegliere l’estate per il Deserto Occidentale; e non dire alla guida che è la seconda volta, così la guida ripete il racconto del primo viaggio.

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