
Le lampade di Dendera: che cosa raffigurano davvero
Le cosiddette lampade di Dendera sono rilievi scolpiti in una cripta del tempio di Hathor, a nord di Luxor: una grande forma allungata, simile a un bulbo, dentro la quale si snoda un serpente che nasce da un fiore di loto. Da qualche decennio c’è chi vi vede una lampadina elettrica. Gli egittologi vi leggono un’immagine della creazione, e i geroglifici scolpiti accanto alla scena danno loro ragione. Qui trovate che cosa si vede davvero, da dove nasce la teoria e come si visita la cripta.
Dove si trovano
Il tempio di Hathor a Dendera si trova a nord di Luxor, vicino alla città di Qena, sulla riva occidentale del Nilo. È uno dei templi meglio conservati d’Egitto: fu costruito per lo più in epoca tolemaica e completato sotto gli imperatori romani, e conserva il tetto, le scale interne e gran parte dei colori dei soffitti.
Sotto il pavimento e dentro lo spessore dei muri del tempio si apre una serie di stanze strette e lunghe, una dozzina in tutto: le cripte. Servivano a custodire le statue e gli oggetti di culto più preziosi, quelli che uscivano solo per le grandi feste, e per questo le loro pareti sono decorate con la stessa cura delle sale principali.
I rilievi delle lampade si trovano in una di queste cripte, sul lato sud del tempio. Si scende per un passaggio basso e stretto, e ci si trova in un corridoio di pietra con le pareti interamente scolpite. Come si raggiunge Dendera da Luxor, e quanto dista da Abydos, è in quanto distano Abydos e Dendera.
Che cosa si vede sulla parete
La scena è ripetuta più volte, con piccole varianti. Al centro c’è una grande forma allungata, che si allarga da un lato e si stringe dall’altro. Dentro, ondulato, c’è un serpente. Alla base della forma si apre un fiore di loto, da cui il serpente sembra nascere.
La forma poggia su un pilastro djed, il simbolo della stabilità legato a Osiride, che ha due braccia e sostiene il bulbo. Accanto c’è una figura inginocchiata che lo regge a sua volta, e intorno altre divinità e iscrizioni. Dal fiore parte una linea ondulata che arriva a una piccola scatola su cui siede una divinità.
Guardata da sola, con occhi moderni, la scena ricorda davvero una lampada: il bulbo di vetro, il filamento, il cavo, il supporto isolante. Ed è proprio da questa somiglianza che è nata la teoria.

Che cosa dicono i geroglifici
La cosa che la teoria elettrica di solito non racconta è che la scena non è muta. Intorno alle figure ci sono iscrizioni geroglifiche che descrivono quello che si vede, come accade quasi sempre nei templi egizi: le immagini e i testi vanno letti insieme.
I testi parlano di Harsomtus, una forma del dio Horus venerata a Dendera come figlio di Hathor, che nasce dal fiore di loto in forma di serpente all’inizio dei tempi. È un’immagine della creazione: il loto che si apre sull’acqua primordiale, la luce e la vita che ne escono. Il bulbo, in questa lettura, è lo spazio in cui avviene la nascita, e il pilastro djed la stabilità del mondo appena creato.
Nessuno dei simboli della scena è nuovo. Il loto che fa nascere il sole o un dio, il serpente come forma divina, il pilastro djed come sostegno: compaiono in centinaia di rilievi e papiri, in contesti che non hanno niente di misterioso. A Dendera sono composti in un modo particolare, e il risultato, ai nostri occhi, assomiglia a un oggetto che gli egizi non potevano conoscere.

Da dove nasce la teoria della lampada
L’idea che i rilievi rappresentino lampade elettriche si è diffusa nella seconda metà del Novecento, attraverso libri e documentari sui misteri dell’antichità, ed è diventata famosa anche in Italia grazie alla televisione. L’argomento principale è la somiglianza visiva, spesso accompagnato da un secondo argomento: l’assenza di fuliggine sui soffitti dei templi, che secondo i sostenitori proverebbe l’uso di una luce senza fiamma.
Gli egittologi rispondono con tre osservazioni. La prima: in tutto l’Egitto non è mai stato trovato un solo oggetto che faccia pensare a un impianto elettrico, né un filo, né un vetro soffiato di quel tipo, né una fonte di energia. La seconda: i testi accanto alla scena la spiegano, e la spiegano in termini religiosi. La terza: le lampade a olio, con lo stoppino e l’olio giusti, fanno pochissimo fumo, e in molti templi la fuliggine c’è eccome, soprattutto dove gli ambienti sono stati abitati in epoche successive.
Conoscere la teoria non toglie nulla alla visita, anzi: è uno dei motivi per cui tanti viaggiatori scendono in quella cripta, e ci si arriva con una domanda in testa. Ma la risposta più interessante è quella scritta sulla parete. Con una guida che legge i geroglifici davanti a voi, la scena smette di essere un enigma e diventa un racconto.

Che cosa custodivano le cripte
Per capire la scena conviene capire la stanza. Le cripte di Dendera erano magazzini sacri: vi si conservavano le statue di culto, gli emblemi e gli oggetti preziosi usati nelle feste, in oro, argento e pietre dure. Gli ingressi di alcune erano nascosti, chiusi da blocchi di pietra che si potevano rimuovere, e i loro corridoi erano accessibili solo ai sacerdoti.
Le pareti delle cripte raffigurano spesso proprio gli oggetti che vi erano custoditi, con le loro dimensioni e i materiali indicati nelle iscrizioni: una specie di inventario scolpito. Le figure delle cosiddette lampade vanno lette anche in questo contesto, come immagini sacre legate al culto del tempio, conservate e venerate nel luogo più protetto dell’edificio.
Gli oggetti, naturalmente, non ci sono più. Restano i rilievi, finissimi e poco profondi, protetti per secoli dal buio e dalla posizione, ed è per questo che nelle cripte la qualità della scultura è spesso più alta che nelle sale.
Hathor, la dea del tempio
Dendera era il grande santuario di Hathor, la dea dell’amore, della musica, della gioia e della maternità, rappresentata come una donna con le orecchie di vacca o con il disco solare fra le corna. I suoi volti scolpiti in cima alle colonne guardano in tutte e quattro le direzioni, e il sistro, lo strumento musicale che i sacerdoti agitavano davanti a lei, ricorre ovunque nei rilievi.
Una volta l’anno la statua di Hathor partiva da Dendera in barca e risaliva il Nilo fino a Edfu, per la festa dell’incontro con Horus: una processione di giorni, con soste nei templi lungo il fiume, che univa i due santuari. È uno dei motivi per cui Dendera ed Edfu, così lontani fra loro, si somigliano tanto nello stile, e chi visita entrambi lo nota subito.
In questo quadro anche le lampade cambiano aspetto. Non sono un oggetto fuori posto in un tempio, ma una delle tante immagini della luce, della nascita e del rinnovamento che riempiono un santuario dedicato a una dea della vita.

Come si visita la cripta
La cripta con i rilievi è di norma aperta ai visitatori, ma l’accesso può cambiare: conviene chiedere sul posto se è visitabile quel giorno. Si scende per un’apertura bassa e una scaletta, e dentro si sta in un corridoio stretto, illuminato, dove si passa in fila. Chi soffre gli spazi chiusi può guardare dall’imbocco: la scena principale si vede anche senza entrare fino in fondo.
Le fotografie sono di solito permesse con il telefono e senza flash. La pietra in quel punto è chiara e i rilievi sono poco profondi: le immagini migliori si fanno con la luce radente, inclinando il telefono rispetto alla parete.
Con un buon ritmo la cripta richiede pochi minuti, ma vale la pena dedicare tempo anche alle altre, quando sono aperte, perché i rilievi delle cripte sono fra i più fini del tempio. La visita di Dendera nel suo insieme, con i soffitti e la terrazza, richiede due o tre ore. Nei mesi caldi la cripta, stretta e senza aria, diventa soffocante già a metà mattina: è un motivo in più per entrarci appena arrivati, prima di salire sulla terrazza.
Il resto del tempio: non fermatevi alla cripta
Chi scende nella cripta e riparte perde il meglio. La grande sala ipostila ha ventiquattro colonne con i volti di Hathor in cima, molti dei quali sfregiati in epoca tarda, e un soffitto blu dipinto con le figure del cielo che, dopo il restauro, ha ritrovato colori che sembrano appena stesi. Il racconto completo dei soffitti è in i soffitti blu e lo zodiaco di Dendera.
Le scale interne salgono fino al tetto, con le processioni di sacerdoti scolpite lungo le pareti: sono quelle che si percorrevano per la festa del nuovo anno, portando la statua della dea a ricevere i raggi del sole. Sul tetto si trovano le cappelle di Osiride; in una di queste c’era lo zodiaco circolare, staccato nell’Ottocento e oggi al Louvre, sostituito sul posto da una copia.
Sul muro posteriore, all’esterno, c’è uno dei pochi grandi rilievi di Cleopatra VII, rappresentata con il figlio Cesarione davanti agli dèi. È la regina più famosa d’Egitto, e qui la si vede scolpita in forme del tutto tradizionali, come un faraone qualunque.
Dendera in una giornata da Luxor
Dendera si visita comodamente in giornata da Luxor. La combinazione più frequente è con Abydos, il tempio di Seti I con la lista dei re, un po’ più a nord: insieme fanno una giornata lunga ma tra le più belle del viaggio, lontano dai circuiti affollati. La proposta pronta è in Dendera e Abydos in giornata.
Chi ha meno tempo fa solo Dendera, con partenza al mattino e rientro a Luxor nel primo pomeriggio. Chi invece viaggia verso nord può partire da Sohag, che accorcia la strada per entrambi i templi: lo spieghiamo in Abydos e Dendera da Sohag.
Il consiglio pratico è uno solo: arrivare presto. A metà mattina arrivano i gruppi delle navi e dei pullman, e la cripta, che è stretta, diventa un corridoio in fila. Le altre gite di un giorno, dalla riva ovest a Edfu, sono raccolte in escursioni da Luxor.


Domande frequenti
Che cosa sono le lampade di Dendera?
Sono rilievi scolpiti in una cripta del tempio di Hathor a Dendera, che mostrano una grande forma allungata con un serpente che nasce da un fiore di loto, sostenuta da un pilastro djed. Per la somiglianza con una lampadina sono diventati famosi come lampade.
Gli egizi conoscevano l’elettricità?
Nulla lo indica. In Egitto non è mai stato trovato alcun oggetto riconducibile a un impianto elettrico, e i geroglifici accanto alla scena di Dendera la spiegano in termini religiosi.
Che cosa raffigurano secondo gli egittologi?
La nascita di Harsomtus, una forma di Horus venerata a Dendera, che esce dal fiore di loto in forma di serpente all’inizio dei tempi. È un’immagine della creazione, spiegata dai testi scolpiti accanto alle figure.
Si può visitare la cripta delle lampade?
Di norma sì: si scende per un’apertura bassa in un corridoio stretto e illuminato. L’accesso può cambiare, quindi conviene chiedere sul posto se è aperta quel giorno.
Quanto tempo serve per visitare Dendera?
Due o tre ore per il tempio, con la cripta, la sala ipostila, le scale e la terrazza. Da Luxor si visita in giornata, da solo o insieme ad Abydos.
I rilievi delle lampade sono originali?
Sì. Sono scolpiti nella pietra della cripta in epoca tolemaica e non sono mai stati staccati, a differenza dello zodiaco circolare. Quello che si vede sulla parete è esattamente ciò che videro i sacerdoti del tempio.
Dov’è lo zodiaco di Dendera?
Lo zodiaco circolare originale fu staccato da una cappella sul tetto del tempio nell’Ottocento e oggi è al Louvre di Parigi. A Dendera, al suo posto, c’è una copia.