Il viale delle sfingi con testa di ariete che porta al primo pilone di Karnak, deserto nella luce di mezzogiorno

Film e serie sull’antico Egitto: che cosa vedere prima di partire, e che cosa è vero

Quasi tutti arrivano in Egitto con un film in testa. Non è un problema: è un punto di partenza, a condizione di sapere che cosa il film ha inventato e dove invece ha ragione. Questa pagina fa esattamente questo, titolo per titolo, e per ogni scena dice quale luogo reale le corrisponde e dove trovarlo su questo sito. Non dice dove vedere i film, perché cambia ogni mese; dice che cosa cercare mentre li guardate.

I classici: che cosa hanno ragione a mostrare

La Mummia (1999) è avventura pura e non pretende altro, ma ha una cosa giusta: l’idea che sotto la sabbia ci sia una città sepolta che si apre a poco a poco. Hamunaptra non esiste, ma Deir el-Medina, il villaggio di chi scavava le tombe dei re, esiste e si visita, ed è la cosa più vicina a quella sensazione.

Cleopatra (1963) è girato in Italia e in Spagna, e l’Egitto che mostra è tolemaico e romano, cioè l’ultimo secolo prima di Cristo. È l’Egitto giusto per Philae, il tempio costruito proprio in quell’epoca, dove i geroglifici finiscono e cominciano le croci.

I Dieci Comandamenti (1956) è una storia biblica, non egittologia, ma le scene di cantiere con i blocchi trascinati sono meno lontane dal vero di quanto si pensi. Come si tagliava davvero la pietra lo si vede ad Assuan, nell’obelisco incompiuto.

Due feluche a vela sul Nilo ad Assuan al tramonto, con la scia dorata del sole sull'acqua

Assassinio sul Nilo, due volte

È il film che più di ogni altro ha portato italiani sul Nilo, e le due versioni meritano due righe ciascuna perché sono opposte.

La versione del 1978, con Peter Ustinov, è girata in Egitto: la nave è vera, Assuan è vera, e le scene a Karnak, ad Abu Simbel e al Cataract Hotel sono nei luoghi che portano quel nome. Chi fa oggi una crociera sul Nilo fra Luxor e Assuan vede, con pochissime differenze, quello che vede il film.

La versione del 2022, con Kenneth Branagh, è girata quasi interamente in studio in Inghilterra, con l’Egitto ricostruito in digitale. È un bel film; non è un documento. Le piramidi con il tè in cima e le pareti dei templi che scorrono fuori dalla cabina sono invenzioni, e chi arriva aspettandosele resta deluso per motivi sbagliati.

La cosa che entrambe le versioni hanno giusta: il ritmo. Una crociera è lenta, il paesaggio scorre, le fermate sono i templi. Quello sì, è esattamente così.

I kolossal e la loro Egitto

Exodus (2014) mostra un Egitto di cantieri e di monumenti in costruzione, con una Menfi digitale enorme. Menfi vera è oggi un giardino con qualche statua, ma le piramidi di Giza, che il film mostra ancora bianche di calcare, si visitano con una guida che sa indicare dove il rivestimento è rimasto.

Stargate (1994) e i suoi eredi hanno fatto una cosa curiosa: hanno reso familiare a milioni di persone l’idea dei geroglifici come lingua da decifrare. Che cosa dicono davvero, e come si legge una parete senza saperli, lo spieghiamo in come leggere le pareti di un tempio.

Il denominatore comune dei kolossal è che ingrandiscono: piloni più alti, sale più lunghe, folle più fitte. Poi si arriva a Karnak e si scopre che la sala ipostila vera è più grande di qualsiasi ricostruzione, perché nessun budget la riprodurrebbe.

Il soffitto dipinto della tomba di Ramesse VI nella Valle dei Re, con il Libro del Giorno e della Notte

I documentari che preparano davvero

Se dovete vedere una sola cosa prima di partire, che sia un documentario e non un film. I migliori hanno tre caratteristiche: sono girati nei siti, hanno un archeologo che ci lavora come voce, e sono recenti.

  • Sulla Valle dei Re: qualsiasi documentario che mostri l’apertura di una tomba e spieghi perché i faraoni smisero di farsi vedere. È il contesto che rende la visita comprensibile: perché la Valle è nascosta.
  • Su Tutankhamon: ce ne sono decine, e quasi tutti buoni. Vale la pena vederne uno prima del Grande Museo Egizio, dove il corredo è esposto per intero.
  • Su Abu Simbel: il salvataggio degli anni Sessanta, con i templi tagliati a blocchi e rimontati più in alto, è raccontato in più documentari d’epoca. Sul posto i tagli si vedono ancora: il tempio che è stato spostato.
  • Sulle piramidi: preferite quelli sul cantiere e sui villaggi operai a quelli sui misteri. I primi mostrano quello che vedrete; i secondi no.

Un consiglio che diamo spesso: se un documentario esiste in due versioni, guardate quella con gli archeologi che parlano nella loro lingua e i sottotitoli, non quella doppiata. Non per purismo, ma perché nel doppiaggio si perdono i nomi dei luoghi come li pronunciano sul posto, e quelli sono i nomi che sentirete dalla guida e leggerete sui cartelli. Arrivare sapendo che si dice Deir el-Bahari e non altro fa risparmiare mezz’ora di confusione il primo giorno.

Una cosa da verificare sempre: la data. Un documentario di vent’anni fa mostra siti che oggi hanno percorsi diversi, aree nuove aperte e altre chiuse. Come contesto storico vale; come guida pratica no.

Le serie: quando serve la cronologia

Le serie documentarie in più puntate servono a una cosa che i film non fanno: mettere in ordine il tempo. Tremila anni di storia, trenta dinastie, e la differenza fra Antico, Medio e Nuovo Regno, che sul posto è la differenza fra una piramide e una tomba nella roccia.

Se ne guardate una, guardatela con una domanda in testa: chi ha costruito questo, e prima o dopo di chi? È la domanda che rende Karnak leggibile, perché Karnak è esattamente molti re uno davanti all’altro.

Le serie di finzione ambientate nell’antico Egitto, invece, vanno prese per quello che sono: intrattenimento con i costumi. Nessuna di quelle recenti ha la pretesa di essere fedele, e nessuna lo è.

Il colosso di Ramses II nell'atrio del Grande Museo Egizio

Vero e falso: la lista corta

Le cose che i film ripetono e che sul posto si scoprono false, in ordine di frequenza:

  • Le piramidi nel deserto vuoto. Giza è ai margini del Cairo, e dal plateau si vede la città. È bellissimo lo stesso; è solo diverso.
  • Le tombe piene di trappole. Non ce n’è una. Le tombe erano sigillate e nascoste, non difese meccanicamente.
  • Le maledizioni. Un’invenzione dei giornali del 1923, tenuta in vita dal cinema.
  • I templi bianchi. Erano dipinti, a colori vivi. Nei soffitti protetti, come a Dendera e a Medinet Habu, il colore c’è ancora.
  • Gli schiavi che costruiscono le piramidi. Le squadre erano di lavoratori pagati e nutriti, con villaggi propri. Il cantiere di Giza è documentato.

E le cose che i film hanno ragione a mostrare: la scala, la luce del deserto alle sei del mattino, e il silenzio di un tempio quando il gruppo davanti a voi se n’è andato.

Il volto della Sfinge di Giza ripreso da vicino, con il cielo azzurro e un cammello lontano sullo sfondo

Quello che un italiano ha in più

Chi parte dall’Italia ha due vantaggi che i film non danno a nessun altro pubblico, e conviene usarli.

Il primo è Torino. Il Museo Egizio è la seconda collezione egizia del mondo dopo quella del Cairo, e mezza giornata lì prima di partire vale più di qualsiasi documentario: si vedono dal vero i colori delle tombe, le statue a grandezza naturale e gli oggetti di Deir el-Medina, cioè il villaggio che poi visiterete a Luxor. Arrivare in Egitto avendo già visto quegli oggetti cambia il modo in cui si guarda una parete.

Il secondo è la lingua delle guide. Le produzioni internazionali doppiate in italiano usano nomi e traslitterazioni diverse fra loro: Ramesse e Ramses, Hatshepsut e Hatscepsut, Chefren e Khafra. Sul posto la guida ne usa una sola, e se sapete che sono la stessa persona non perdete il filo. Chi sono i re che contano davvero, e in che ordine, è la cosa che nessun film mette in fila e che una guida fa in dieci minuti.

C’è anche il cinema egiziano, che in Italia si vede poco: ha raccontato molto più l’Egitto di oggi che quello dei faraoni, e vale la pena cercarlo per un altro motivo, cioè per vedere il Cairo com’è, con il traffico, i caffè e il Nilo di sera. È l’Egitto in cui atterrerete, e nessun kolossal lo mostra.

Il tempio di Nefertari ad Abu Simbel, con le sei statue nella facciata e i tagli della ricostruzione visibili nella roccia

Dallo schermo al luogo

La tabella mentale che vale la pena portarsi dietro, dal titolo al posto vero:

  • Assassinio sul Nilo (1978): la crociera Luxor Assuan, Karnak, Abu Simbel
  • Cleopatra: Philae e l’Egitto tolemaico
  • La Mummia: Deir el-Medina, la Valle dei Re
  • I documentari su Tutankhamon: il Grande Museo Egizio e la tomba KV62
  • I documentari sul cantiere delle piramidi: Giza e Saqqara

Se leggete più di quanto guardiate, la lista dei libri che gli italiani portano in valigia è in cosa leggono gli italiani sull’Egitto.

Divinità mummiformi dipinte lungo la parete della tomba di Ramses III sotto un soffitto di stelle

Un programma di visione prima della partenza

Non serve una maratona. In un paio di settimane, nell’ordine che ha più senso:

  1. Un documentario sulla Valle dei Re, per capire che cosa è una tomba reale e perché è dove è.
  2. Un documentario su Karnak o sui templi, per la differenza fra tempio e tomba, che sul posto è tutto.
  3. Assassinio sul Nilo (1978), per l’atmosfera della crociera e per vedere Assuan com’era e com’è ancora.
  4. Un film di finzione a scelta, sapendo che è finzione.
  5. Le pagine di questo sito sui luoghi del vostro programma, la sera prima di ogni visita. Sono scritte per quello.

E poi, sul posto, dite alla guida che cosa avete visto. È il punto di partenza migliore per raccontarvi che cosa c’è davvero.

Domande frequenti

Qual è il film più fedele sull’antico Egitto?

Nessun film di finzione lo è davvero, e non è il loro mestiere. I documentari lo sono, e fra quelli i migliori sono quelli girati nei siti con gli archeologi che ci lavorano. Un film si guarda per l’atmosfera; le pareti dei templi si leggono sul posto.

Si possono visitare i luoghi dove sono stati girati i film?

In parte. Karnak, la Valle dei Re, Abu Simbel e Philae compaiono in molte produzioni e si visitano tutti. Le scene interne dei kolossal sono quasi sempre in studio o in altri paesi.

Assassinio sul Nilo è stato girato davvero sul Nilo?

La versione del 1978 sì, con riprese ad Assuan, Karnak e Abu Simbel. Quella del 2022 è stata girata quasi interamente in studio in Inghilterra, con l’Egitto ricostruito digitalmente.

Che cosa vale la pena vedere prima di un viaggio?

Un documentario sulla Valle dei Re e uno su Karnak, per capire che cosa si sta guardando. Un film di finzione per il gusto. E le pagine di questo sito sui singoli luoghi, che sono scritte per quello.

I documentari sono aggiornati?

Quelli recenti sì; quelli di vent’anni fa mostrano siti che oggi sono diversi, con nuove aree aperte e vecchie chiuse. Verificate sempre la data prima di prenderli come guida pratica.

Ci sono film egiziani sull’antico Egitto?

Pochi, e quasi mai distribuiti in Italia. Il cinema egiziano ha raccontato molto più l’Egitto moderno che quello faraonico. I documentari con archeologi egiziani, invece, sono sempre di più.

Una serie lunga serve più di un film?

Serve di più a chi vuole capire la cronologia: le dinastie, chi ha costruito cosa e in che ordine. Per chi vuole solo entrare nell’atmosfera, un film basta.

La guida parla di quello che ho visto nei film?

Volentieri, e spesso è il punto di partenza migliore. Sapere che cosa avete in testa aiuta a correggerlo sul posto, davanti alla parete vera.

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