Lanterne in metallo traforato accese in una bottega di Khan el Khalili

Feste e festival in Egitto

In Egitto convivono tre calendari diversi e questo spiega perché nessuno riesce a darvi un elenco di feste valido per sempre. Uno è quello civile, uguale al nostro. Uno è lunare e ogni anno arriva circa undici giorni prima. Uno è solare ma con mesi tutti uguali e capodanno a settembre. Qui trovate come funzionano, quali feste toccano davvero un viaggio e cosa succede alla città nei giorni in cui il paese si ferma.

Tre calendari che girano insieme

Il calendario civile è il nostro, gregoriano, e regola uffici, scuole, banche e le feste nazionali. È quello stampato sui documenti e quello che usate per prenotare.

Il calendario islamico, o hegiriano, è lunare. Ha dodici mesi legati alle fasi della luna e un anno di circa trecentocinquantaquattro giorni, cioè undici in meno del nostro. La conseguenza pratica è che ogni festa islamica anticipa di circa undici giorni ogni anno rispetto al nostro calendario, e nel giro di una trentina d’anni compie il giro completo delle stagioni. Il Ramadan che oggi cade in primavera qualche anno fa cadeva in estate.

Il calendario copto è il terzo, ed è il discendente diretto di quello dell’antico Egitto: dodici mesi di trenta giorni esatti più cinque giorni aggiunti in fondo, sei negli anni bisestili. L’anno comincia l’undici settembre con la festa di Nayrouz. Essendo solare non si sposta rispetto al nostro, e per questo le feste copte hanno date quasi sempre stabili.

Questi tre calendari non si sovrappongono mai allo stesso modo due anni di fila, e chi organizza un viaggio se ne accorge da un dettaglio: la settimana che l’anno scorso era tranquilla quest’anno può essere la più affollata dell’anno. Le stagioni turistiche vere, quelle legate al clima, seguono invece una logica separata, spiegata in clima e affluenza in Alto Egitto.

Perché le date islamiche non si possono stampare in anticipo

Il mese lunare comincia quando viene avvistata la falce di luna nuova. In Egitto l’annuncio ufficiale arriva da Dar al Ifta, l’istituzione che si occupa dei pareri religiosi, e viene dato la sera prima, dopo l’osservazione.

Il calcolo astronomico permette di prevedere il giorno con buona precisione, e infatti tutti i siti pubblicano date presunte. Ma la conferma resta quella dell’avvistamento, e capita che l’inizio del Ramadan o la data della festa si spostino di ventiquattro ore rispetto alle previsioni.

Per un viaggiatore la differenza è concreta. Un giorno di scarto sposta l’ultimo giorno di digiuno, e con esso il traffico, gli orari serali e la disponibilità di tavoli. Per questo su questa pagina non trovate date future: trovate il meccanismo, che non cambia, e la regola per ricavare il periodo giusto quando vi serve.

Il modo affidabile di verificare è chiedere in loco pochi giorni prima, oppure controllare l’annuncio ufficiale egiziano invece di un calendario generico compilato altrove. Le date pubblicate per i paesi del Golfo, per esempio, non coincidono sempre con quelle egiziane.

Fanous di Ramadan acceso che proietta luci colorate sulla parete

Il Ramadan e le due feste grandi

Il Ramadan è un mese, non un giorno. Si digiuna dall’alba al tramonto, e la città si riorganizza intorno a quel confine: pomeriggi vuoti, strade impazzite nell’ora prima del tramonto, vita notturna che si allunga fino a tardi. I siti archeologici restano aperti, gli orari di chiusura pomeridiana si anticipano, e la sera nei quartieri storici si accendono i fanous, le lanterne che i bambini portano in giro. Come si costruisce una giornata in quel mese è spiegato in viaggiare durante il Ramadan.

Alla fine del mese arriva Eid al Fitr, la festa della rottura del digiuno, che dura tre giorni ufficiali. È l’esatto contrario del Ramadan: si mangia dalla mattina, le famiglie escono tutte insieme, i parchi e i siti si riempiono di egiziani in visita. Si preparano i kahk, i biscotti tondi coperti di zucchero a velo, e nelle settimane precedenti le pasticcerie lavorano giorno e notte.

Circa settanta giorni dopo cade Eid al Adha, la festa del sacrificio, legata al pellegrinaggio alla Mecca. Dura quattro giorni ufficiali, la carne si divide e si regala, e in quei giorni molte attività commerciali chiudono davvero.

Il punto pratico è sempre lo stesso: durante le due feste il paese si muove. Voli interni, treni notturni e alberghi sulla costa si riempiono di viaggiatori egiziani, non stranieri. Se il vostro itinerario prevede spostamenti interni in quei giorni, vanno bloccati con largo anticipo.

Mani che modellano i kahk della festa e vassoi di dolci già formati

Il calendario copto

I cristiani copti sono una componente storica dell’Egitto e il loro calendario è quello che ha conservato la struttura faraonica. Il Natale copto cade il sette gennaio ed è festa nazionale per tutti, non solo per i cristiani. La sera prima le chiese sono piene e il centro del Cairo, soprattutto intorno al quartiere copto, è illuminato.

L’Epifania copta cade il diciannove gennaio e celebra il battesimo. La Pasqua copta è il momento più importante dell’anno liturgico e viene calcolata con un metodo diverso dal nostro, per cui quasi mai coincide con la Pasqua cattolica: a volte è vicina, a volte è più di un mese dopo.

Prima della Pasqua c’è un digiuno lungo, e questo ha una conseguenza gastronomica curiosa: in quelle settimane i ristoranti dei quartieri copti hanno menu completamente vegetali, e i piatti popolari egiziani più antichi, dal koshari alle fave, nascono proprio da questa tradizione di cucina senza carne.

Il quartiere copto del Cairo, con le chiese antiche e la sinagoga di Ben Ezra, si visita in mezza giornata ed è la parte della città che quasi tutti saltano. Come incastrarlo con il resto è spiegato in cosa vedere al Cairo.

Sham el Nessim, la festa che fanno tutti

Sham el Nessim è il lunedì successivo alla Pasqua copta, quindi si sposta con essa, e cade sempre in primavera. Il nome significa più o meno annusare la brezza, ed è l’unica festa egiziana che non appartiene a nessuna religione: la fanno musulmani e cristiani insieme, senza distinzione.

Le sue radici stanno nella festa della mietitura dell’antico Egitto, che segnava l’inizio della stagione del raccolto. Il legame con il fiume e con il ciclo agricolo è lo stesso raccontato qui: le tre stagioni dell’anno egizio.

Come si festeggia: si esce all’aperto dalla mattina presto, si occupa un pezzo di prato o di riva, e si mangia. Sul menu ci sono le uova colorate, la cipolla verde, il lupino e soprattutto il fesikh, un pesce salato e fermentato dall’odore fortissimo, che gli egiziani difendono con orgoglio e che quasi nessun visitatore riesce ad apprezzare al primo tentativo.

Per chi viaggia è una giornata da tenere presente: i giardini, i lungofiume e le zone verdi sono pieni, il traffico verso i parchi è pesante, e i siti archeologici ricevono moltissime famiglie egiziane. Non è il giorno per una visita tranquilla, ma è forse il giorno migliore dell’anno per capire come vive il paese.

Palmeto sulla riva del Nilo riflesso nell'acqua ferma in una giornata luminosa

Le date civili che non si spostano

Queste sono le uniche che potete segnare su un’agenda con anni di anticipo, perché seguono il calendario gregoriano come le nostre. Sono giorni di chiusura per uffici pubblici, banche e scuole, mentre i siti archeologici e i musei restano normalmente aperti.

Il sette gennaio è il Natale copto. Il venticinque gennaio è la festa della Rivoluzione, che coincide con la giornata della polizia. Il venticinque aprile è la festa della liberazione del Sinai. Il primo maggio è la festa del lavoro. Il ventitré luglio è l’anniversario della rivoluzione del millenovecentocinquantadue. Il sei ottobre è la festa delle forze armate.

Quando una di queste date cade a metà settimana capita che venga spostata al giovedì più vicino, per creare un fine settimana lungo. È una decisione amministrativa che viene annunciata di volta in volta, quindi non contate su una regola fissa.

Vale la pena ricordare che il fine settimana egiziano è venerdì e sabato. Il venerdì a mezzogiorno la preghiera principale svuota le strade per un’ora e molte botteghe abbassano la saracinesca; nel pomeriggio riaprono e la sera è una delle più vive della settimana. Gli uffici pubblici e le banche restano chiusi entrambi i giorni.

I moulid, le feste dei santi

Il moulid è la celebrazione dell’anniversario di un santo o di un maestro sufi, e assomiglia più a una fiera che a una funzione religiosa. Ci sono tende, luci, dolci, giostre, gruppi che suonano e cantano per ore, e una folla che arriva da tutto il paese.

Il più grande è quello di Sayyid Ahmad al Badawi a Tanta, nel Delta, che dura una settimana e richiama una quantità enorme di persone, storicamente alla fine della raccolta del cotone. Non è una destinazione turistica e non ci si va per caso, ma sapere che esiste spiega perché in certe settimane i treni del Delta sono impraticabili.

A Luxor c’è il moulid di Abu el Haggag, legato alla moschea costruita dentro il cortile del tempio di Luxor, a diversi metri sopra il livello antico. Durante la festa le barche vengono portate in processione per le strade della città, e chi conosce la storia del tempio riconosce subito il gesto: è la stessa cosa che si faceva tremila anni fa nello stesso posto.

I moulid legati al calendario islamico si spostano come tutte le date lunari, quelli copti restano più stabili. In entrambi i casi è una folla densa, rumorosa e affettuosa: chi ci va porti poco addosso e nessuna fretta.

Le feste dell’antico Egitto e quello che ne resta

Le feste faraoniche erano soprattutto processioni. La statua del dio usciva dal santuario, veniva caricata su una barca portata a spalla e attraversava la città in mezzo alla gente, che per il resto dell’anno nel tempio non entrava mai.

La più grande era la festa di Opet, che portava la triade di Karnak fino al tempio di Luxor lungo il viale fiancheggiato da sfingi, e durava settimane. Il percorso si cammina ancora oggi ed è raccontato qui: la festa di Opet e il viale delle sfingi. C’era poi la Bella Festa della Valle, in cui le famiglie attraversavano il fiume per passare la notte accanto alle tombe dei propri morti, mangiando e bevendo.

Della prima resta il viale, restaurato e percorribile. Della seconda resta un’eco sorprendente in Sham el Nessim, che è ancora oggi una giornata di picnic all’aperto in comitiva.

C’è infine un appuntamento che non è una festa religiosa ma un fenomeno solare: due volte l’anno, il ventidue febbraio e il ventidue ottobre, il sole all’alba entra nel corridoio del santuario e illumina le statue in fondo. Le due mattine richiamano una folla notevole e vanno prenotate molto prima. Il santuario però è stato smontato e ricostruito più in alto negli anni Sessanta, e come sia stato possibile mantenere l’allineamento è spiegato in Abu Simbel spostato blocco per blocco.

Il viale delle sfingi di Luxor illuminato di notte verso il pilone del tempio

Cosa cambia davvero per chi viaggia

Primo: i siti archeologici non chiudono per le feste. Questo è il malinteso più diffuso. Chiudono uffici, banche, scuole e amministrazioni, mentre templi e musei restano aperti, spesso con gli stessi orari e talvolta con chiusura anticipata durante il Ramadan.

Secondo: nei giorni di festa i siti si riempiono di egiziani. Cambia la composizione della folla, non la sua assenza. Se cercate una visita silenziosa, quelli non sono i giorni giusti; se volete vedere il paese in movimento, sono i migliori.

Terzo: la logistica interna soffre. Voli nazionali, treni per l’Alto Egitto e alberghi del Mar Rosso si esauriscono nelle due feste islamiche, che sono le settimane di vacanza degli egiziani. Prenotare tardi in quei periodi significa quasi sempre accontentarsi.

Quarto: durante il Ramadan la vendita di alcolici è limitata in molti locali, mentre negli alberghi internazionali resta normale. Cambia anche il ritmo delle visite serali, e le sere in cui i monumenti restano illuminati diventano l’occasione migliore per uscire: quali siano è raccontato in visite serali ai siti illuminati.

Quinto, la cosa più semplice: in giorni di festa chi lavora con voi sta lavorando mentre la sua famiglia festeggia. Il riconoscimento si dà come sempre, con il criterio descritto in come funzionano le mance in Egitto, e una frase di auguri detta male vale comunque più del silenzio.

Sull’abbigliamento, nei giorni di festa e nei quartieri religiosi conviene essere più coperti del solito, spalle e ginocchia comprese; il criterio generale sta in cosa mettere in valigia.

Domande frequenti

Conviene evitare l’Egitto durante il Ramadan?

No, ma bisogna sapere come funziona. I siti restano aperti, le chiusure pomeridiane si anticipano e la sera le città sono più vive del solito. La parte scomoda è il traffico nell’ora che precede il tramonto e la difficoltà di pranzare fuori dagli alberghi nei centri minori.

Perché nessuno pubblica le date delle feste islamiche per gli anni prossimi?

Perché dipendono dall’avvistamento della luna nuova, annunciato ufficialmente la sera prima. Il calcolo astronomico dà una previsione affidabile, ma uno scarto di un giorno resta possibile e cambia il giorno di inizio e quello della festa finale.

La Pasqua copta coincide con la nostra?

Quasi mai. Viene calcolata con un metodo diverso e può cadere lo stesso giorno, una settimana dopo oppure più di un mese dopo. Da lei dipende anche Sham el Nessim, che è sempre il lunedì immediatamente successivo.

Quali giorni della settimana sono festivi in Egitto?

Il fine settimana è venerdì e sabato. Il venerdì attorno a mezzogiorno la preghiera principale ferma la città per circa un’ora, poi tutto riparte. Uffici pubblici e banche sono chiusi in entrambi i giorni, mentre i siti archeologici e i negozi lavorano regolarmente.

Che cosa succede ad Abu Simbel il ventidue febbraio e il ventidue ottobre?

All’alba il sole entra nel corridoio del tempio e raggiunge le statue del santuario in fondo alla roccia. È un appuntamento molto affollato, con arrivo notturno e biglietti esauriti con largo anticipo, quindi va organizzato mesi prima e non improvvisato sul posto.

I musei e i templi chiudono nelle feste nazionali?

In genere no. Le chiusure riguardano amministrazioni, banche e scuole. Templi e musei restano aperti e anzi si riempiono di visitatori egiziani, perché quelle sono le giornate libere delle famiglie del posto.

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