La riva ovest è il cuore dell’Egitto funerario, e in una giornata piena si vede davvero. Si parte presto per la Valle dei Re con la luce bassa e poca folla, si prosegue al tempio di Hatshepsut incastonato nella falesia, e si chiude a Medinet Habu, dove i colori originali sono ancora sulle pareti e i visitatori sono pochissimi.
Non inclusi: Mance · Pasti · Ingressi speciali (tomba di Tutankhamon, tomba di Nefertari), che indichiamo sempre prima della conferma.
Partenza da Luxor, durata circa 8 ore. Il prezzo indicato vale per 2 partecipanti: da 3 persone in su la quota diminuisce. Ti confermiamo il preventivo esatto su WhatsApp.
La riva ovest si affronta al contrario di La riva ovest si affronta al contrario di come se la immaginano quasi tutti.. Non è una salita verso il monumento più famoso: è una giornata che comincia nel punto più duro, un wadi di roccia senza un filo d’ombra, e si ammorbidisce mano a mano che il sole sale e si entra in cortili e sale coperte.
In che ordine conviene muoversi e perché, cosa guardare dentro una tomba mentre si scende, quali pareti chiedono di stare fermi e quali si possono attraversare, cosa mettere nello zaino per non arrivare a mezzogiorno già finiti: sono le cose che si capiscono solo la seconda volta.: in che ordine conviene muoversi e perché, cosa guardare dentro una tomba mentre si scende, quali pareti meritano di quali pareti chiedono di stare fermi e quali si possono attraversare e quali si possono attraversare, cosa mettere nello zaino per non arrivare a mezzogiorno già finiti.

Arrivando sulla riva ovest la prima cosa che si incontra sono i due giganti seduti a bordo strada, e l’istinto è fermarsi subito. È l’errore che costa di più. Quel primo tratto di mattina è l’unico in cui la Valle dei Re è ancora vuota e la luce entra bassa nei corridoi. e la luce entra bassa nei corridoi. Una volta persi non tornano. I Colossi, invece, stanno lì tutto il giorno e non hanno bisogno di ombra.
L’ordine ha una logica fisica, non solo turistica. La valle è chiusa fra pareti di calcare e si scalda in fretta. Deir el-Bahari guarda a est, e verso metà mattina la falesia alle spalle del tempio comincia a restituire il calore che ha assorbito. Medinet Habu, con i suoi cortili e le sale a colonne, offre molti più angoli in cui stare fermi senza sole addosso. Si scende dal sito più duro al più clemente, non il contrario.
Se stai ancora decidendo come dividere la città fra le due rive, la pagina su come organizzare Luxor in un giorno spiega quale metà conviene sacrificare quando il tempo è poco.

Non c’è un edificio. C’è una valle secca fra pareti di roccia, dominata dalla punta piramidale di el-Qurn, e lungo i fianchi una serie di porte numerate scavate nel pendio di ghiaia. Dal punto in cui si lasciano i veicoli Dal punto in cui si lasciano i veicoli un trenino navetta copre l’ultimo tratto in salita, si paga sul posto, per chi preferisce non farlo a piedi. copre l’ultimo tratto in salita, per chi preferisce non farlo a piedi.
Quali tombe siano visitabili cambia nel tempo: vengono chiuse a rotazione per far respirare le pareti e riaperte dopo mesi di lavori. Nessuno può quindi sapere con mesi di anticipo quali porte saranno aperte il giorno della visita: si sceglie fra quelle disponibili.. Alcune, come quella di Tutankhamon e quella di Seti I, hanno un ingresso speciale che si acquista separatamente sul posto.
Un’altra cosa sorprende chi arriva la prima volta: la spiegazione si fa fuori. Dentro le tombe non si parla al gruppo, quindi il racconto avviene all’aperto, prima di entrare, e conviene ascoltarlo bene perché una volta giù si è soli con le pareti. Chi vuole dedicare tutto il tempo a questo solo sito può guardare la visita dedicata alla Valle dei Re.

Le tombe reali si leggono come un testo che scende. Si entra da un corridoio in pendenza e sopra la porta, di solito, c’è il disco solare affiancato da due figure femminili in ginocchio. Poi cominciano i registri: file sovrapposte di scene che accompagnano il sole nelle ore della notte, con la barca, i serpenti, le corde tirate dalle divinità. Non serve riconoscere ogni episodio. Serve capire che stai camminando dentro un percorso notturno, dal tramonto verso l’alba.
Guarda il soffitto. In molte tombe è blu con stelle gialle a cinque punte, e In molte tombe è blu con stelle gialle a cinque punte, e in diversi punti quel colore non è mai stato ritoccato.. E guarda i punti non finiti, quelli che tutti superano in fretta: su certe pareti si vede ancora la griglia rossa tracciata dagli scribi per impostare le proporzioni, con sopra la correzione in nero passata dal maestro. È un cantiere rimasto aperto per tremila anni.

In fondo, dove il corridoio si allarga, spesso c’è ancora il sarcofago di pietra, a volte con il coperchio spezzato accanto. L’aria è immobile e più calda che fuori. La reazione naturale è scattare due foto e risalire, ed è un peccato: servono un paio di minuti perché l’occhio si abitui e i colori escano davvero dal buio.
Le camere di epoca ramesside hanno spesso un fondo giallo ocra che fa sembrare la stanza illuminata anche quando non lo è. Non toccare le pareti e non appoggiarti: il sale delle mani e l’umidità del respiro danneggiano queste superfici molto più della luce. Se qualcuno comincia a sentire lo spazio chiuso addosso, meglio risalire subito e Se qualcuno comincia a sentire lo spazio chiuso addosso, meglio risalire subito e aspettare il gruppo all’ombra, invece di restare giù sperando che il disagio se ne vada da solo..
La camera dipinta di cui tutti hanno visto le fotografie, quella di Nefertari, non si trova qui ma in un altro wadi poco distante e ha un biglietto proprio: fa parte del giro che comprende le tombe della Valle delle Regine.
Da lontano il tempio sembra quasi moderno per quanto è geometrico: tre terrazze incastrate nella falesia, collegate da rampe centrali. La maggior parte dei visitatori fotografa la facciata, La maggior parte dei visitatori fotografa la facciata, sale dritto in cima e riscende. e riscende. In cima però c’è meno di quanto si immagini, mentre i due portici della terrazza intermedia sono la ragione per cui questo tempio è famoso fra gli egittologi.
Su un lato della rampa c’è la nascita divina della regina, la sequenza che la dichiara figlia di Amon. Sull’altro c’è la spedizione a Punt: le navi che caricano, le case su palafitte, gli alberi da incenso trasportati con le radici avvolte, e la sovrana di Punt ritratta senza la minima gentilezza. All’estremità sud si apre la cappella di Hathor con i capitelli a testa di vacca, a nord quella di Anubi, dove il colore sui soffitti è rimasto sorprendentemente saturo.
Se questo tempio da solo vale il viaggio, esiste anche il tempio di Hatshepsut come visita singola.
Si entra da un corpo di guardia alto, costruito sul modello di una fortezza siriana, con stanze ai piani superiori: nessun altro tempio egizio ha un ingresso di questo tipo. Superata la porta, sul primo pilone il re abbatte i nemici nella posa canonica, ma la parete da cercare è quella esterna sul lato nord. C’è la battaglia navale contro i Popoli del Mare, con gli scafi incastrati e i prigionieri, e poco oltre gli scribi che contano le mani mozzate davanti al sovrano. Una contabilità di guerra, incisa senza pudore.
Il rilievo qui è scavato così in profondità nella pietra che in certe ore è l’ombra a disegnare le figure. Nel secondo cortile, sugli architravi e nella parte alta delle colonne, il colore originale è ancora attaccato. Lo stesso cortile, secoli dopo, fu inglobato in una chiesa e nel villaggio copto che occupava l’area: guardando i basamenti si riconoscono i segni di quella seconda vita.
Vicino all’ingresso, quasi sempre ignorate da chi corre verso il pilone, ci sono le cappelle delle Divine Adoratrici di Amon, le donne che governarono Tebe in nome del dio. Percorso e dettagli del sito sono raccolti nella scheda di Medinet Habu.

Le due statue sedute rappresentano Amenofi III e stavano davanti al suo tempio funerario, il più grande mai costruito su questa riva. Del tempio non è rimasto quasi nulla: le piene del Nilo lo hanno smontato e i suoi blocchi sono finiti in altri cantieri. Dietro le statue, però, il terreno è un’area di scavo attiva, e già dalla strada si vedono altre sculture rialzate e stele rimesse in piedi negli ultimi anni.
Il colosso settentrionale, spaccato da un terremoto, in età romana emetteva all’alba un suono che i visitatori greci e latini attribuivano a Memnone che salutava la madre. Molti di loro incisero il proprio nome sulle gambe, e quelle firme si leggono ancora oggi. Dopo un restauro antico il suono si interruppe e non tornò più.
È anche il punto migliore per capire la geografia della giornata: davanti la pianura coltivata che scende verso il fiume, dietro la montagna tebana che nasconde le valli. Per il resto della città, la guida su cosa vedere a Luxor completa il quadro.
Zaino, scarpe e caldo: cosa serve davvero
Il tratto in salita al ritorno si sente più di quanto sembri, soprattutto dopo essere stati fermi al buio. Porta qualche banconota piccola per i servizi e per ciò che si acquista in loco, e tieni la macchina fotografica a portata di mano: le regole sulle riprese cambiano da sito a sito e la guida indica cosa è consentito quel giorno., e il tratto in salita al ritorno si sente. Chi ha problemi con gli spazi stretti può fermarsi a metà corridoio e risalire senza perdere il resto della visita, che si svolge quasi tutta in superficie. Porta qualche banconota piccola per i servizi e per ciò che si acquista in loco, e tieni la macchina fotografica a portata di mano: le regole sulle riprese cambiano da sito a sito e la guida indica cosa è consentito quel giorno.
Un’ultima cosa pratica, poco elegante ma vera: mangiare pesante prima di scendere nelle tombe è una pessima idea. Meglio qualcosa di leggero e bere spesso, poco alla volta.
Questa giornata copre la necropoli reale e due grandi templi funerari, cioè il nucleo storico della riva occidentale. Restano fuori altre cose che meritano, e vale la pena saperlo prima invece di scoprirlo sul posto: il wadi delle regine, il villaggio degli operai che scavarono e dipinsero le tombe reali, e le cappelle private dei funzionari sulla collina di Sheikh Abd el-Qurna, dove le pareti raccontano vendemmie, banchetti e battute di caccia invece del viaggio notturno del sole.
Sono visite diverse per ritmo e per contenuto. Le tombe dei nobili di Sheikh Abd el-Qurna sono una visita più corta e sono la scelta naturale di chi ha già fatto la valle e vuole qualcosa di più intimo. e sono la scelta naturale di chi ha già fatto la valle e vuole qualcosa di più intimo. Se hai più giorni a disposizione, l’elenco delle escursioni in partenza da Luxor aiuta a distribuire le due rive senza ripetersi.
Per fissare la data, il punto di ritrovo e il numero di partecipanti, scrivi su WhatsApp al 201029581851. La giornata si svolge in privato, quindi il ritmo e l’ordine delle soste si adattano a chi c’è.
Il biglietto compreso nella quota dà accesso a un gruppo di tombe scelte fra quelle aperte quel giorno. La guida decide sul posto guardando due cose: quali hanno la decorazione meglio conservata in quel periodo e quali in quel momento sono meno affollate. Se ne hai una in testa, dillo appena arrivi e si prova a farla rientrare nel giro.
No. Tutankhamon, Seti I e alcune altre tombe hanno un ingresso speciale, che si acquista direttamente in loco e non rientra nella quota. Se No. Tutankhamon, Seti I e alcune altre tombe hanno un ingresso speciale, che si acquista direttamente in loco e non rientra nella quota. Se ti interessa, dillo alla guida appena arrivi sul posto: si sistema l’ordine della visita in modo da avere il tempo di farla con calma invece di correre alla fine., dillo alla guida appena arrivate sul posto: si organizza l’ordine della visita in modo da avere il tempo di farla con calma invece di correre alla fine.
Le regole cambiano da sito a sito e vengono aggiornate spesso, quindi la guida ti dirà all’ingresso cosa è consentito quel giorno. In generale il flash è vietato ovunque, perché danneggia i pigmenti, e i treppiedi non si possono usare. In alcuni casi per le macchine fotografiche serve un permesso separato, che si acquista sul posto.
Non ci sono sentieri di montagna né arrampicate, ma si cammina su terreno irregolare e si affrontano corridoi in pendenza e gradini dentro le tombe, oltre alle rampe che collegano le terrazze di Deir el-Bahari. Le rampe sono la salita più lunga della giornata: sono larghe e si possono fare con calma, fermandosi a ogni terrazza. Chi ha ginocchia delicate può orientarsi sulle tombe con la discesa più breve, e il resto della visita si svolge quasi tutto in piano.
Sì, a condizione di partire presto e di rispettare l’ordine dei siti. La parte più esposta si fa quando il sole è ancora basso, mentre nella seconda metà della giornata si sta molto di più fra colonne e sale coperte. Cappello, acqua bevuta di frequente e un ritmo tranquillo fanno il resto.
La partenza è dal tuo hotel a Luxor oppure dalla nave ormeggiata sul lungofiume. Scrivi su WhatsApp al 201029581851 indicando la data, il numero di persone e dove alloggi, e riceverai la conferma con l’orario di ritrovo e i dettagli pratici della giornata.