
Egitto in estate: come si affronta
L’Egitto d’estate si fa, ma solo cambiando la struttura della giornata. Fra giugno e settembre in Alto Egitto le ore centrali non sono utilizzabili per visitare: si esce all’alba, si rientra verso le dieci, si riparte nel tardo pomeriggio. Chi accetta questo schema visita templi quasi vuoti con una luce che d’inverno non esiste. Chi prova a tenere gli orari europei si brucia il secondo giorno e passa il resto del viaggio in albergo.
Quanto caldo, e in quali punti del paese
L’Egitto d’estate non ha un solo clima e la differenza fra una zona e l’altra è enorme, molto più che in inverno.
A Luxor e ad Assuan si sta sopra i quaranta gradi per gran parte di luglio e agosto, con punte che superano i quarantacinque. È caldo secco, l’aria è immobile e la pietra dei templi accumula calore per tutto il giorno e lo restituisce fino a notte. La sera scende, ma nella valle non torna mai fresco.
Al Cairo la colonnina segna qualche grado in meno, però la città trattiene il calore: asfalto, cemento, traffico e smog fanno sembrare i trentotto gradi del Cairo più pesanti dei quarantadue di Assuan. La notte in centro non rinfresca quasi per niente.
Sulla costa del Mar Rosso si viaggia intorno ai trentacinque o trentotto gradi con l’umidità del mare e un vento quasi costante che rende tutto sopportabile, a patto di restare vicini all’acqua. Sulla costa mediterranea, da Alessandria in su, l’estate è semplicemente un’estate mediterranea, e infatti è lì che va in vacanza mezzo Egitto.
Il motivo per cui pochi chilometri cambiano tutto sta nella geografia stessa del paese, ed è spiegato qui: la striscia verde e il limite del deserto. E il perché quaranta gradi asciutti non equivalgano a trentacinque umidi è spiegato in caldo secco e caldo umido.
Che cosa succede al corpo, in breve
Nel caldo secco il sudore evapora prima che voi lo notiate. La pelle resta asciutta, la maglietta non si bagna, e la sensazione è di reggere benissimo. È esattamente lì che nasce il problema: si perde molta più acqua di quanta se ne percepisca, e la sete arriva tardi rispetto alla perdita reale.
Il segnale da conoscere non è la sete ma il contrario: quando smettete di sudare pur restando al sole, quando la testa comincia a pesare o vi sembra di avere freddo, la visita è finita in quel momento, non dopo l’ultima sala.
Bere solo acqua per giorni interi non basta, perché con il sudore se ne vanno anche i sali. Le bustine reidratanti da sciogliere costano poco spazio in valigia e risolvono la questione. Il karkadè freddo, l’infuso di ibisco che si beve ovunque, funziona bene per la stessa ragione.
Su cosa si può bere, quale acqua comprare e come regolarsi con il ghiaccio, il criterio è raccolto in che acqua si beve in Egitto.
La giornata si ribalta
Questo è lo schema che rende l’estate possibile, ed è lo stesso che seguono gli egiziani da sempre. Vale la pena impararlo prima di partire, perché improvvisarlo sul posto costa due giorni.
Sveglia fra le quattro e le cinque. D’estate in Alto Egitto il sole sorge molto presto e la prima ora di luce è la sola in cui la pietra è ancora fredda. Alle sei del mattino a Karnak si cammina bene. Alle nove, nello stesso punto, non si cammina più.
Visita fino alle nove o alle dieci. Una sola visita, fatta con calma, senza inseguire una seconda tappa. Il piazzale di Abu Simbel, quello della Valle dei Re, il cortile di Medinet Habu: sono tutti spazi aperti senza un filo d’ombra e la loro finestra utile finisce lì.
Rientro e pausa lunga, dalle dieci alle sedici. Non è tempo perso, è la parte che permette il resto. Si dorme, si sta in piscina, si mangia con calma. Gli alberghi in Alto Egitto sono costruiti per questo e i pomeriggi sono silenziosi.
Ripresa dalle sedici e mezza in poi. La luce bassa è la migliore dell’anno per le fotografie e la temperatura scende di qualche grado. Il tramonto arriva verso le sette di sera, molto prima che in Italia nello stesso periodo, e questo sorprende quasi tutti. Gli orari precisi cambiano da mese a mese e sono raccolti in alba e tramonto a Luxor e Assuan.
Sera libera. Dopo il buio la città riparte: i lungofiume si riempiono, i caffè lavorano fino a tardi e alcuni monumenti restano illuminati, come nei siti visitabili dopo il tramonto. Nei mesi in cui il Ramadan cade d’estate questo ritmo diventa quello di tutto il paese.

I luoghi che d’estate non reggono, e quelli che sì
Ci sono posti che a luglio vanno visti presto o non vanno visti affatto, e altri che restano praticabili anche a metà giornata. Sapere quali sono cambia la costruzione dell’itinerario.
Le tombe della Valle dei Re sono la sorpresa peggiore. Dentro non c’è aria condizionata, il corridoio scende, l’aria è ferma e umida per il respiro dei visitatori, e la temperatura interna è più alta di quella esterna. Due tombe scelte bene sono meglio di quattro. Il motivo per cui quella valle è chiusa fra pareti di roccia, che d’estate si sente sulla pelle, è raccontato in perché la Valle dei Re sta in quella gola.
Il piazzale di Abu Simbel a mezzogiorno è senza ombra e senza riparo, e la roccia riflette la luce. È una visita da fare all’alba, punto.
Reggono meglio del previsto le sale ipostile, cioè le foreste di colonne di Karnak, di Dendera e di Esna: sono coperte, l’aria circola e la temperatura interna resta di parecchi gradi inferiore. Reggono i musei, che sono climatizzati, e regge tutto ciò che si fa sull’acqua, perché sul Nilo c’è sempre un filo di corrente d’aria.
La riva ovest di Luxor è più dura della riva est, perché è larga, aperta e priva di riparo fra un sito e l’altro. La distinzione fra le due sponde e i tempi di spostamento sono in riva est e riva ovest di Luxor.

Che cosa si guadagna andandoci d’estate
Nessuno lo dice mai, quindi lo diciamo noi: l’estate ha vantaggi reali, e non sono soltanto economici.
Il primo è lo spazio. A luglio si entra nella sala ipostila di Karnak e ci sono dieci persone. A gennaio, alla stessa ora, ce ne sono trecento. Certe fotografie sono possibili solo in questa stagione, e la sensazione di stare dentro un tempio quasi vuoto vale parecchio della fatica.
Il secondo è il tempo. Con pochi visitatori i custodi hanno voglia di parlare, le guide non hanno fretta, e in una tomba si può restare finché volete invece di essere spinti avanti dal gruppo successivo.
Il terzo è la luce. All’alba e nell’ora prima del tramonto d’estate l’aria è tersa e la luce entra radente nei colonnati. La mongolfiera sopra la riva ovest, che parte prima dell’alba, in questa stagione ha condizioni molto stabili: come funziona e quando viene annullata è in volo in mongolfiera a Luxor.
Il quarto è che le giornate sono lunghe. Con il sole che sorge presto e tramonta tardi, anche togliendo sei ore centrali resta più tempo utile di quanto ne offra una giornata di dicembre.
Vestirsi e attrezzarsi
La regola controintuitiva è la prima: coprirsi conviene. Una camicia di cotone o di lino a maniche lunghe protegge dal sole meglio di qualunque crema e mantiene un microclima più fresco sulla pelle. Le braccia nude al sole di Assuan si bruciano in mezz’ora.
Serve un cappello con la tesa tutto intorno, non un berretto con la visiera, perché il collo e le orecchie sono i punti che si scottano per primi. Serve un foulard leggero, utile contro il sole e indispensabile se si alza la sabbia. Servono occhiali da sole veri, perché il riverbero sulla pietra chiara è forte.
Le scarpe chiuse battono i sandali su qualunque sito archeologico: la sabbia a mezzogiorno scotta, il terreno è irregolare e nelle tombe ci sono gradini alti. I sandali si tengono per la sera.
In borsa: acqua sempre, sali minerali, crema solare da riapplicare a metà mattina, e un piccolo asciugamano da bagnare e mettere sul collo, che è il trucco più efficace e meno usato. Il ventilatore a batteria serve poco nel caldo secco, l’acqua sul collo serve molto.
L’elenco completo, valido in tutte le stagioni, è in cosa mettere in valigia. Un’ultima nota sul vento: d’estate è una benedizione sulla costa e un problema quando alza la sabbia, e il suo comportamento stagionale è descritto in come si comporta il vento.

Il Mar Rosso d’estate è un’altra vacanza
Se l’idea di alzarsi alle quattro e mezza non vi appartiene, la risposta estiva non è rinunciare all’Egitto, è cambiare la parte di Egitto.
Sulla costa il caldo è più basso di diversi gradi rispetto alla valle, il vento soffia quasi tutti i giorni e soprattutto c’è l’acqua, che è la vera aria condizionata naturale. Il mare d’estate è caldo, il che rende lunghe le sessioni con maschera e boccaglio anche per i bambini.
Lo schema che funziona è misto: qualche giorno sulla costa come base e una sola incursione culturale, fatta partendo di notte e rientrando a metà giornata. È faticosa ma concentrata, e lascia il resto della vacanza al mare.
Il punto è che le due metà del paese hanno stagioni opposte, cosa spiegata in Nilo e Mar Rosso, due stagioni diverse, e per la costa i mesi buoni non coincidono con quelli della valle: il quadro sta in quando conviene il Mar Rosso.

Chi farebbe meglio a spostare il viaggio
Diciamo anche quando l’estate è la scelta sbagliata, perché non tutti i viaggi sopportano lo stesso schema.
Con bambini sotto i sei anni l’Alto Egitto a luglio è una fatica sproporzionata. Il ritmo alba e pausa lunga funziona con adulti, molto meno con chi si sveglia alle quattro e mezza e poi va in crisi alle undici.
Chi ha problemi cardiaci o pressori, chi prende farmaci che riducono la tolleranza al caldo o al sole, chi ha avuto un colpo di calore in passato: parlatene con il vostro medico prima di prenotare l’Alto Egitto in luglio o agosto, non è una formalità.
Chi ha pochi giorni e un elenco lungo di cose da vedere. D’estate un itinerario fitto non è comprimibile: le ore utili sono la metà, quindi o si taglia la lista o si sposta il viaggio. Quali mesi funzionano meglio per la valle è riassunto in clima e affluenza mese per mese.
Chi invece ha vincoli di ferie e può viaggiare solo ad agosto non deve rinunciare: deve solo costruire il viaggio in modo diverso da come lo costruirebbe a novembre.
Gli errori più comuni di luglio e agosto
Tenere la sveglia alle otto. È l’errore che genera tutti gli altri, perché sposta la prima visita nella fascia in cui il sole è già alto e brucia le energie di tutta la giornata.
Rimandare la pausa. Si arriva alle undici pensando di reggere ancora mezz’ora, e quella mezz’ora è quella che vi mette a letto il pomeriggio. Si rientra prima di essere stanchi.
Restare tutto il giorno nell’aria condizionata a diciotto gradi. Lo sbalzo continuo fra quarantadue gradi fuori e diciotto dentro affatica più del caldo stesso: meglio tenere l’aria su valori moderati e non uscire subito dopo una doccia fredda.
Fidarsi della sete. Nel caldo secco arriva tardi. Si beve a orari, un sorso ogni quindici minuti quando si è fuori, anche senza volerlo.
Programmare la Valle dei Re nel pomeriggio perché la mattina era occupata. È l’unico posto in cui questa sostituzione non funziona. Se la mattina è piena, si sposta la Valle a un altro giorno.
Domande frequenti
Quanti gradi fa in Egitto a luglio e agosto?
A Luxor e ad Assuan si supera stabilmente la soglia dei quaranta gradi, con punte oltre i quarantacinque. Al Cairo si sta qualche grado sotto, ma la città trattiene il calore anche di notte. Sulla costa del Mar Rosso si viaggia intorno ai trentacinque o trentotto con vento e umidità marina.
Si possono visitare i templi d’estate?
Sì, ma solo nella prima mattina e nel tardo pomeriggio. Le ore fra le dieci e le sedici non sono utilizzabili per i siti all’aperto. Le sale coperte, come i colonnati di Karnak o di Dendera, restano praticabili più a lungo perché all’ombra la temperatura scende sensibilmente.
Le tombe sono più fresche perché sono sottoterra?
No, ed è il malinteso più pericoloso. Nelle tombe della Valle dei Re non c’è ventilazione, l’aria è ferma e resa umida dai visitatori, e dentro si sta peggio che fuori. Meglio sceglierne due e uscire, invece di visitarle tutte di seguito.
Meglio Mar Rosso o Nilo in estate?
Il Mar Rosso, senza dubbio, se cercate una vacanza riposante. Il vento e il mare rendono il caldo gestibile e il ritmo resta normale. La valle d’estate va scelta da chi vuole i templi vuoti e accetta di alzarsi prima dell’alba tutti i giorni.
L’estate è davvero bassa stagione in Egitto?
Sulla valle del Nilo sì, ed è la ragione principale per cui qualcuno la sceglie: siti quasi vuoti, guide senza fretta, alberghi tranquilli. Sulla costa del Mar Rosso il discorso si rovescia, perché luglio e agosto coincidono con le vacanze degli italiani e degli egiziani.
Serve un abbigliamento particolare per il caldo secco?
Sì, e va contro l’istinto: maniche lunghe leggere invece di braccia scoperte, cappello con la tesa tutto intorno invece del berretto, scarpe chiuse invece di sandali. Il tessuto naturale chiaro protegge dal sole e trattiene un po’ di fresco sulla pelle.
