Il monastero di Santa Caterina nel Sinai, con le mura di pietra, il campanile e la cupola sotto la montagna

Monastero di Santa Caterina e Monte Sinai: la visita, la salita di notte per l’alba e come si organizza

In fondo a una valle di granito nel sud del Sinai c’è un monastero che è abitato senza interruzione da quindici secoli, costruito intorno al cespuglio che la tradizione identifica con il roveto ardente di Mosè, con dentro le mura una delle collezioni di icone più importanti del mondo e una moschea. Dietro, una montagna che si sale di notte per vedere l’alba dalla cima. Santa Caterina e il monte Sinai sono l’escursione più impegnativa e più ricordata di chi passa una vacanza a Sharm o a Dahab, e una delle poche cose in Egitto che non si fanno in auto. Questa guida dice che cosa si vede, come funziona la salita nelle sue due versioni, per chi è adatta e per chi no, come ci si arriva e come si incastra con il mare.

In breve

  • Dove si trova: nel sud del Sinai, ai piedi del monte che la tradizione identifica con il Sinai biblico; si arriva in auto da Sharm el Sheikh o da Dahab.
  • Perché è famoso: è il monastero cristiano più antico del mondo ancora abitato senza interruzione, fondato nel sesto secolo.
  • La salita al monte Sinai: di notte, a piedi, con una guida beduina obbligatoria, per arrivare in cima all’alba.
  • Per chi non è adatta: chi ha problemi di ginocchia, cuore o respiro e i bambini piccoli; il monastero si visita anche senza salire.
  • Gli orari: seguono il calendario liturgico ortodosso: vanno controllati per il giorno della visita.

Dalla costa: Sharm el Sheikh; prima di partire: l’Egitto è sicuro?

Il monastero: quindici secoli senza interruzione

Il monastero fu costruito nel sesto secolo per ordine dell’imperatore Giustiniano intorno a una cappella più antica, eretta dove i monaci del deserto veneravano il roveto ardente, e da allora non è mai stato abbandonato: è il monastero cristiano più antico del mondo ancora abitato senza interruzione, con una comunità di monaci greco-ortodossi che vive dentro le mura di Giustiniano come allora. Il nome viene da santa Caterina d’Alessandria, le cui reliquie, secondo la tradizione, furono portate dagli angeli sulla montagna vicina.

La ragione per cui è sopravvissuto a quindici secoli di storia, conquiste comprese, sta in un documento: una lettera di protezione attribuita a Maometto stesso, che i monaci conservano in copia e che i governanti musulmani hanno rispettato. Dentro le mura, accanto alla basilica, c’è una moschea del periodo fatimide, costruita perché il monastero potesse dimostrare la propria protezione. È l’unico posto al mondo dove una basilica bizantina e una moschea condividono lo stesso cortile da mille anni.

Il cortile di una moschea mamelucca al Cairo, l'altra faccia dell'Egitto religioso che il monastero custodisce dentro le mura

Che cosa si vede dentro le mura

Il monastero è un luogo di vita monastica prima che un museo, e ai visitatori è aperta una parte, negli orari e nei giorni che i monaci decidono e che cambiano con il calendario liturgico. Quello che si vede, quando è aperto:

  • La basilica della Trasfigurazione, del sesto secolo, con le porte di legno originali, le colonne di granito e, nell’abside, il mosaico della Trasfigurazione, uno dei grandi mosaici bizantini sopravvissuti, che si intravede oltre l’iconostasi.
  • Il roveto ardente, un cespuglio di rovo che cresce in un cortile dietro l’abside, e la cappella costruita sul punto in cui, secondo la tradizione, Dio parlò a Mosè. Si entra scalzi, come Mosè.
  • Le icone. Il monastero possiede alcune delle icone più antiche del mondo, sopravvissute qui alla distruzione delle immagini a Bisanzio perché il Sinai era già fuori dall’impero. Una selezione è esposta in una sala; la più famosa, il Cristo Pantocratore del sesto secolo, è fra quelle.
  • La biblioteca, seconda solo a quella vaticana per i manoscritti antichi, non si visita, ma alcuni codici sono esposti. Fu qui che nell’Ottocento venne trovato uno dei più antichi manoscritti della Bibbia.
  • Il pozzo di Mosè, dove secondo l’Esodo Mosè incontrò le figlie di Ietro, e l’ossario, fuori dalle mura, dove le ossa dei monaci sono conservate da secoli, con lo scheletro vestito di un santo custode all’ingresso.

La visita dura un’ora abbondante, senza fretta, ed è meglio con una guida che spieghi le icone: senza, si guarda e non si vede. Spalle e gambe coperte, come in ogni luogo di culto.

La montagna: quale Sinai

La montagna dietro il monastero è il Gebel Musa, il “monte di Mosè”, che la tradizione cristiana, ebraica e islamica identifica con il Sinai su cui furono consegnate le tavole della legge. Gli studiosi discutono da due secoli se sia quello vero, e la discussione non cambia niente per chi sale: da quindici secoli i pellegrini salgono questa montagna, e la salita è un’esperienza per il paesaggio e per il silenzio prima ancora che per la fede.

In cima ci sono una piccola cappella e una piccola moschea, e una vista che all’alba, con le montagne di granito rosso che si accendono una dopo l’altra fino al golfo, giustifica da sola le ore di buio. Accanto, più alta, c’è la montagna di Santa Caterina, la vetta più alta dell’Egitto, che si sale in una giornata intera e che quasi nessuno fa.

Dune di sabbia al tramonto con i cespugli e le montagne all'orizzonte, la luce del deserto prima della notte

La salita di notte per l’alba

Il modo classico è salire di notte, per arrivare in cima prima del sole. Si parte dal monastero nel cuore della notte, con la guida beduina, che è obbligatoria e che appartiene alla tribù che da secoli custodisce la montagna, e si sale al buio con la torcia frontale, in una fila di luci che serpeggia sulla montagna. In cima si aspetta l’alba, avvolti in tutto quello che si ha, con il tè dei beduini nelle capanne di pietra dell’ultimo tratto. Poi si scende con la luce, e si visita il monastero appena apre.

È una notte senza dormire, e chi la fa da Sharm o da Dahab parte la sera prima e torna il giorno dopo a metà giornata. È faticosa, fredda in cima anche d’estate, e per moltissime persone è il ricordo più forte di tutto l’Egitto. Esiste anche la versione al tramonto, con la salita nel pomeriggio e la discesa al buio, che è meno affollata e più calda, e che chi dorme a Santa Caterina può preferire.

Le due vie: i cammelli e i gradini

  • Il sentiero dei cammelli. La via lunga e dolce, a tornanti, che i cammelli percorrono con chi non vuole o non può camminare tutto il tratto. È una salita costante di alcune ore, larga, senza passaggi difficili, fino a un pianoro con le capanne del tè. Da lì, per tutti, l’ultimo tratto è a gradini ripidi fino alla cima: i cammelli non salgono oltre.
  • I gradini della penitenza. La via diretta, scavata dai monaci: migliaia di gradini di pietra irregolari, ripidi, in una gola stretta, con le cappelle e la porta della confessione lungo la salita. È molto più dura e molto più bella, e si fa di giorno, in discesa, dopo essere saliti dal sentiero dei cammelli di notte.

La combinazione che consigliamo a chi cammina bene: salita di notte per i cammelli, discesa con la luce per i gradini. Il cammello, per chi lo prende, si contratta con il beduino all’inizio e non è una passeggiata: la sella è alta, il sentiero è ripido e il buio è buio.

Una fila di cammelli nella sabbia: il sentiero dei cammelli è una delle due vie per salire sul Sinai

Per chi è adatta e per chi no

Diciamolo con chiarezza, perché è la domanda che conta.

  • Adatta a chi cammina in salita per ore senza problemi, ha scarpe da montagna e accetta una notte senza dormire e il freddo in cima. Non serve essere alpinisti; serve essere in forma normale e testardi.
  • Non adatta a chi ha problemi alle ginocchia, al cuore o al respiro, ai bambini piccoli, a chi soffre il freddo in modo serio, e a chi non ha mai camminato in montagna. La discesa per i gradini, in particolare, è quella che rompe le ginocchia.
  • Il monastero senza la montagna è una visita completa in sé: per chi non sale, si arriva la mattina, si visita con calma e si torna. Vale il viaggio anche così, e per i nostri viaggiatori senior è la versione che proponiamo: viaggio in Egitto per senior.

Chi ha dubbi sulla propria condizione li risolve con il proprio medico prima, non sul sentiero alle tre di notte. L’assicurazione di viaggio, per un’attività così, va letta: assicurazione di viaggio per l’Egitto.

Un dromedario solitario cammina tra le rocce rosse del deserto del Sinai sotto un cielo azzurro

Come si arriva: da Sharm, da Dahab, dal Cairo

  • Da Sharm el-Sheikh, la base più comune: una strada di montagna asfaltata che attraversa il Sinai meridionale, con posti di blocco frequenti, e alcune ore di viaggio. Si parte la sera per la salita notturna: Sharm el-Sheikh.
  • Da Dahab, più vicina e più tranquilla, con la stessa strada e meno ore: Dahab. È la base che consigliamo a chi sceglie il mare per Santa Caterina e non il contrario.
  • Dal Cairo è un viaggio lungo, di una giornata intera per andare e una per tornare, sotto il canale di Suez e poi attraverso il Sinai. Si fa con una notte a Santa Caterina, non in giornata.
  • Non con l’auto a noleggio: la strada del Sinai è una di quelle regolate per i turisti, con posti di blocco che chiedono documenti e a volte un accompagnamento. Si va con un mezzo organizzato: guidare in Egitto.

Il villaggio di Santa Caterina, sotto il monastero, ha alberghi semplici e campi beduini dove dormire. Una notte lì trasforma l’escursione da maratona a viaggio, e permette la salita al tramonto o la discesa con calma.

Il monastero di Santa Caterina nel Sinai, con le mura di pietra e i cipressi ai piedi delle montagne rosseL'alba dalla cima del Monte Sinai, con il sole che sorge sull'orizzonte tra le montagne ancora scure

Come si organizza la giornata, o le due

In un giorno, dal mare. Partenza da Sharm o da Dahab la sera, arrivo al monastero nella notte, salita, alba in cima, discesa, visita del monastero all’apertura, rientro al mare per il primo pomeriggio. È la formula classica, ed è faticosa: il giorno dopo si dorme.

In due giorni, con una notte a Santa Caterina. Arrivo nel pomeriggio, salita al tramonto o riposo, notte in albergo o nel campo beduino, salita all’alba riposati oppure visita del monastero con calma la mattina e rientro. È la formula che consigliamo a chi ha un giorno in più e a chi non è più giovanissimo.

In tutti e due i casi il giorno di apertura del monastero decide la data: i monaci chiudono ai visitatori in alcune giornate del calendario liturgico, e arrivare in una di quelle vuol dire vedere le mura da fuori. Lo controlliamo per la vostra data. Il quadro delle escursioni dal mare, con questa e le altre, è in Mar Rosso; le feste fisse del calendario egiziano in feste e festival in Egitto.

Le montagne del Sinai al tramonto nell'entroterra di Sharm el-Sheikh, la meta dei safari serali

Che cosa portare

  • Scarpe da trekking, già usate: non sandali, non scarpe da ginnastica lisce.
  • Torcia frontale, con le pile nuove. Il telefono non basta e serve per le foto in cima.
  • Strati: maglietta per la salita, pile e giacca a vento per la cima, dove anche d’estate si sta sotto i dieci gradi con il vento. D’inverno un berretto e i guanti. I beduini noleggiano coperte in cima, e valgono.
  • Acqua, almeno un litro e mezzo a testa, e qualcosa da mangiare: frutta secca, biscotti, un panino.
  • Un bastone da trekking, per la discesa dei gradini.
  • Vestiti per il monastero: spalle e gambe coperte, anche con un foulard da mettere all’ingresso.
  • Contanti piccoli per il tè in cima, il cammello se serve, la mancia alla guida beduina.

Il resto della valigia per l’Egitto, con la parte di mare, è in cosa mettere in valigia per l’Egitto. Per chi vuole capire il Sinai insieme al resto della storia religiosa dell’Egitto, i templi sono in templi dell’Egitto.

Domande frequenti

Dove si trova il monastero di Santa Caterina?

Nel sud del Sinai, in una valle fra le montagne di granito ai piedi del monte che la tradizione identifica con il Sinai biblico. Si raggiunge in auto da Sharm el-Sheikh e da Dahab, in poche ore di strada con posti di blocco, o con un’escursione organizzata.

Perché è famoso?

È il monastero cristiano più antico del mondo ancora abitato senza interruzione, fondato nel sesto secolo intorno al roveto ardente di Mosè, con una collezione di icone e manoscritti fra le più importanti che esistano e una moschea fatimide dentro le mura.

Si può salire sul monte Sinai?

Sì, a piedi, con una guida beduina obbligatoria. Si parte di notte dal monastero e si arriva in cima per l’alba, per il sentiero dei cammelli o per i gradini della penitenza. Sono alcune ore di salita e un dislivello importante.

Quanto è dura la salita?

Per il sentiero dei cammelli, faticosa ma non tecnica: una salita lunga e costante, con la parte finale a gradini ripidi. Per i gradini della penitenza, molto più dura: migliaia di gradini di pietra irregolari. In tutti e due i casi fa freddo in cima, anche d’estate.

Per chi non è adatta?

Per chi ha problemi di ginocchia, di cuore o di respiro, per i bambini piccoli e per chi non cammina in salita per ore. Il monastero si visita comunque, senza salire, ed è già un motivo sufficiente per il viaggio.

Il monastero è sempre aperto ai visitatori?

No: ha giorni e orari di apertura propri, legati al calendario liturgico ortodosso, e alcune parti sono chiuse ai visitatori. Si controlla prima di partire, e noi lo facciamo per il vostro giorno.

Che cosa si porta?

Per la salita: scarpe da trekking, una torcia frontale, acqua, uno strato caldo e uno antivento per la cima, qualcosa da mangiare. Per il monastero: spalle e gambe coperte, come in ogni luogo di culto.

Si combina con il mare?

Sì, è l’escursione classica da Sharm e da Dahab: si parte la sera, si sale di notte, si visita il monastero la mattina e si torna in spiaggia per il pomeriggio. Una notte a Santa Caterina, per chi ha tempo, rende tutto più riposante.

Powered by Joinchat