
Il Cairo copto: che cosa vedere, in che ordine, e perché questo angolo di città racconta duemila anni di cristianesimo egiziano
Prima che il Cairo esistesse c’era Babilonia: non quella mesopotamica, ma una fortezza romana sulla riva del Nilo, dove l’imperatore Traiano fece scavare un canale verso il Mar Rosso e le legioni sorvegliavano il fiume. Dentro e intorno a quella fortezza, nei secoli in cui l’Egitto era cristiano, sono cresciute le chiese più antiche del paese, e sono ancora lì: la Chiesa Sospesa sulla porta romana, San Sergio con la grotta in cui la tradizione fa riposare la Sacra Famiglia, la sinagoga di Ben Ezra con la sua biblioteca murata, il convento di San Giorgio, il museo copto, e a due passi la prima moschea d’Africa e le rovine di Fustat. È il quartiere che racconta l’Egitto fra i faraoni e l’Islam, e si gira a piedi in due ore. Questa guida dice chi sono i copti, che cosa c’è in ogni edificio, in che ordine si visita, come ci si veste, quando andare e con che cosa combinarlo.
Chi sono i copti
I copti sono i cristiani d’Egitto, circa un decimo degli egiziani, e sono gli eredi più diretti dell’Egitto antico: la parola stessa viene dal greco Aigyptos, e la lingua della loro liturgia, il copto, è l’ultimo stadio della lingua dei faraoni, scritta con l’alfabeto greco più sette lettere egizie. La Chiesa copta fa risalire la sua fondazione a San Marco evangelista, ad Alessandria, nel primo secolo, e nei primi secoli l’Egitto fu il paese più cristiano del Mediterraneo: qui nacque il monachesimo, con Sant’Antonio nel deserto, e qui la teologia si scrisse in greco e in copto prima che in latino.
Dopo la conquista araba del 641 i copti divennero una minoranza, che nei secoli ha conservato la lingua nella liturgia, il calendario dei martiri, che parte dal 284 e segna ancora l’anno agricolo egiziano, le feste, e una tradizione di icone, tessuti e oreficeria che si vede nel museo del quartiere. Oggi i copti sono ovunque in Egitto, con la cattedrale nuova alla periferia del Cairo e i monasteri del deserto, ma il Cairo copto è il luogo in cui la loro storia si tocca con la mano, chiesa dopo chiesa. Il loro Natale, il 7 gennaio, e il loro capodanno, l’11 settembre, sono le date in cui il quartiere si riempie: Egitto a Natale e Capodanno.
La fortezza di Babilonia
Il nucleo del quartiere è una fortezza romana, costruita da Traiano all’inizio del secondo secolo sulla riva del Nilo, che allora passava qui, all’ingresso del canale che collegava il fiume al Mar Rosso. Ne restano due torri rotonde di mattoni a fasce e la porta meridionale, sprofondate di parecchi metri sotto il livello della città moderna perché il Nilo, spostandosi a ovest, ha lasciato che i detriti si accumulassero. Sulle torri e sulle mura sono state costruite le chiese, letteralmente: la Chiesa Sospesa poggia sulla porta, San Giorgio sta sopra una torre, e il museo copto è dentro il perimetro.
Si entra dalla scala che scende accanto alla stazione della metropolitana, fra le due torri, in un vicolo lastricato sotto il livello della strada, e da lì il quartiere si gira tutto a piedi, senza mai attraversare una strada trafficata: è uno dei pochi posti del Cairo in cui questo è possibile, e la ragione per cui la visita è riposante anche per chi la città la trova faticosa.


La Chiesa Sospesa
La Chiesa Sospesa, al-Muallaqa, è la più famosa: dedicata alla Vergine, costruita fra il terzo e il quarto secolo sopra la porta meridionale della fortezza, con la navata che poggia sulle due torri romane e, un tempo, il vuoto sotto, da cui il nome. Si sale per una scalinata di ventinove gradini, fra i mosaici moderni del cortile, ed entrando si trova una chiesa basilicale con il soffitto di legno a forma di chiglia di nave, un pulpito di marmo del secolo undicesimo su tredici colonne, una per Cristo e gli apostoli, con una colonna nera per Giuda, e le iconostasi di ebano intarsiato d’avorio che chiudono i tre santuari.
La chiesa ha più di cento icone, alcune dell’ottavo secolo, e una vetrata nel pavimento che mostra il vuoto sotto la navata. Per secoli fu la sede del patriarca copto, e resta la chiesa in cui la comunità del Cairo si sposa e battezza: la domenica mattina e nelle feste è piena e in funzione, e si visita in fondo, in silenzio, con il canto copto che è una delle esperienze del quartiere.

San Sergio e la cripta della Sacra Famiglia
Nel vicolo sotto il livello della strada sta la chiesa di San Sergio e Bacco, Abu Serga, la più antica del quartiere, del quarto o quinto secolo, dedicata a due soldati romani martiri: una basilica a tre navate con le colonne romane e corinzie di reimpiego, ognuna diversa dall’altra, il soffitto di legno, l’iconostasi e le icone dei martiri. Sotto l’altare, per una scala, si scende nella cripta, una piccola chiesa più antica scavata nella roccia, con tre navate e le colonne, che la tradizione copta identifica con la grotta in cui la Sacra Famiglia, fuggita da Erode, si riparò durante il soggiorno in Egitto.
La cripta, a lungo allagata dalla falda, è stata prosciugata e riaperta, ed è il punto più visitato del quartiere e la tappa principale del percorso della Sacra Famiglia in Egitto, che i pellegrini seguono dal delta fino all’Alto Egitto. Che sia storia o tradizione, la chiesa sopra e la grotta sotto danno la misura di quanto questo cristianesimo sia antico: si è pregato qui, senza interruzione, per sedici secoli.
Santa Barbara e la sinagoga di Ben Ezra
Poco oltre, la chiesa di Santa Barbara, del quinto secolo, con una delle iconostasi di legno intagliato più belle del Cairo, ricostruita nell’undicesimo secolo dopo un incendio, e le reliquie della santa in una cappella; e, in fondo al vicolo, la sinagoga di Ben Ezra, che fu una chiesa fino al nono secolo e poi, comprata dalla comunità ebraica, divenne la sinagoga più importante d’Egitto, restaurata con cura, con la bimah di marmo al centro, le gallerie e le decorazioni geometriche. La tradizione la lega a Mosè trovato fra i giunchi in questo punto del Nilo, e a Geremia, e per gli ebrei del Cairo era il luogo più sacro.
La sua fama viene dalla Geniza: il ripostiglio murato in cui per otto secoli la comunità depositò ogni carta che portasse il nome di Dio, e che alla fine dell’Ottocento restituì trecentomila frammenti di documenti, lettere, contratti, poesie e libri, dal decimo al diciannovesimo secolo, oggi a Cambridge e in altre biblioteche: la più grande finestra sulla vita quotidiana del Mediterraneo medievale che esista. Nella sinagoga non c’è più la comunità, quasi sparita dal Cairo, ma c’è la memoria, e la guida che la racconta bene la rende la tappa più commovente del quartiere.

San Giorgio, il convento e il vicolo
Sopra la torre romana settentrionale sta la chiesa greco-ortodossa di San Giorgio, con la cupola e la scalinata, ricostruita nel Novecento dopo un incendio, sede del patriarca greco-ortodosso di Alessandria e l’unica chiesa rotonda d’Egitto, con la torre romana visibile dentro. Accanto, il convento copto di San Giorgio, con la sala alta di una casa fatimide, la porta di legno di sette metri e la catena con cui, per tradizione, i fedeli si fanno legare per un momento in memoria delle torture del santo: un rito che si vede ancora, e che colpisce.
Il vicolo che collega le chiese, lastricato, con i muri di pietra e le porte piccole, è la parte del quartiere che si ricorda: si cammina sotto il livello della città, fra le librerie di icone e i venditori di papiri, con le campane e la preghiera delle chiese e, dalla moschea vicina, il richiamo alla preghiera che si sovrappone. È il Cairo che le tre religioni hanno abitato insieme, in duecento metri. Il cimitero copto dietro le mura, con le cappelle di famiglia, è per chi ha tempo.
Il museo copto
Il museo copto, fondato nel 1910 dentro la fortezza, è il museo che riempie il vuoto fra i faraoni e l’Islam: la collezione più importante al mondo di arte cristiana egiziana, dal terzo al diciottesimo secolo, in un palazzo con i soffitti di legno intagliato, le mashrabiya e i cortili delle case cairote antiche. Ci sono le pietre scolpite delle prime chiese, in cui gli dei egizi diventano santi e l’ankh diventa croce; i tessuti copti con i motivi intrecciati; le icone; i manoscritti, fra cui i codici gnostici di Nag Hammadi, con i vangeli apocrifi ritrovati nel 1945; gli affreschi dei monasteri del deserto; e gli oggetti della vita quotidiana.
È un museo piccolo, ordinato e fresco, e si visita in un’ora: chi ha visto il Grande Museo Egizio e il museo delle mummie lo trova come il terzo capitolo, quello in cui l’Egitto antico, senza accorgersene, diventa cristiano. Per chi ama i tessuti e le icone è una delle visite del Cairo.

Fuori dalle mura: Amr, Fustat e il NMEC
Uscendo dalla fortezza, a cinque minuti a piedi, sta la moschea di Amr ibn al-As, la prima moschea d’Egitto e d’Africa, fondata nel 641 dal generale che conquistò il paese, ricostruita molte volte ma con la pianta della prima moschea araba, un cortile enorme e una selva di colonne di reimpiego, e intorno le rovine di Fustat, la città che Amr fondò accanto alla fortezza e che fu la capitale per tre secoli, prima che i fatimidi fondassero il Cairo più a nord. Nel villaggio dei vasai, fra le rovine, la ceramica si fa ancora a mano.
A dieci minuti sta il Museo Nazionale della Civiltà Egizia, con la sala delle mummie reali e il lago di Ain el-Sira, che è la continuazione naturale della visita: Museo Nazionale della Civiltà Egizia. Chi mette insieme il Cairo copto, Fustat, il NMEC al mattino e la cittadella con il Cairo islamico nel pomeriggio ha fatto in un giorno il Cairo di prima e dopo l’Islam, e la sera il bazar: Khan el-Khalili.

Ordine, tempi, abbigliamento, quando
L’ordine che consigliamo, dalla stazione della metropolitana: la Chiesa Sospesa per prima, quando è ancora tranquilla; poi la discesa nel vicolo con San Sergio e la cripta, Santa Barbara e la sinagoga di Ben Ezra; la risalita a San Giorgio e al convento; il museo copto per finire, o per cominciare se il caldo è forte, perché è climatizzato. Due ore per le chiese e la sinagoga, tre con il museo, mezza giornata con Fustat e il NMEC.
L’abbigliamento è quello dei luoghi di culto: spalle e ginocchia coperte, per tutti; niente velo richiesto nelle chiese; scarpe che si tolgono solo nella moschea di Amr. Nelle chiese in funzione si resta in fondo e non si fotografa chi prega; nella sinagoga si parla piano. Le fotografie all’interno sono in genere permesse senza flash, ma si chiede.
Quando. La mattina presto o nel primo pomeriggio nei giorni feriali per la tranquillità; la domenica mattina per vedere le chiese vive, con le funzioni e il canto copto, sapendo che si visita meno; il 7 gennaio, il Natale copto, e l’11 settembre, il Nayrouz, per le feste. Nel Ramadan il quartiere è aperto come sempre, e la moschea di Amr la sera è uno spettacolo: viaggiare in Egitto durante il Ramadan. Il resto della capitale, con le giornate che costruiamo, è in la guida del Cairo; il monastero più famoso dell’Egitto cristiano, per chi va nel Sinai, in Santa Caterina e il monte Sinai; e le feste dell’anno in feste e festival in Egitto.
Domande frequenti
Chi sono i copti?
I cristiani d’Egitto, circa un decimo della popolazione, eredi diretti degli egiziani antichi: la parola copto viene dal greco per Egitto, e la loro lingua liturgica è l’ultima forma dell’egiziano dei faraoni. La Chiesa copta risale a San Marco, nel primo secolo.
Che cos’è il Cairo copto?
Il quartiere più antico della città, dentro e intorno alla fortezza romana di Babilonia, dove in poche centinaia di metri stanno le chiese più antiche d’Egitto, una sinagoga, il museo copto, e accanto la prima moschea d’Africa. È il Cairo di prima del Cairo.
Che cosa si vede?
La Chiesa Sospesa, San Sergio e Bacco con la cripta della Sacra Famiglia, Santa Barbara, la sinagoga di Ben Ezra, San Giorgio con il convento, il museo copto, le torri romane, e a pochi passi la moschea di Amr e le rovine di Fustat.
Quanto tempo serve?
Due ore per le chiese e la sinagoga, tre con il museo copto, mezza giornata aggiungendo Fustat e il Museo Nazionale della Civiltà Egizia, che sta accanto.
Come si arriva?
In auto con l’autista dal centro, o con la metropolitana, che ha una fermata davanti all’ingresso: è l’unico sito del Cairo comodo da raggiungere in metro.
Come ci si veste?
Come in ogni luogo di culto: spalle e ginocchia coperte, per uomini e donne; il velo non è richiesto nelle chiese. Nella sinagoga e nelle chiese si parla a bassa voce, e durante le funzioni si resta in fondo.
Perché la Sacra Famiglia?
La tradizione copta dice che Maria, Giuseppe e Gesù, fuggiti in Egitto, si fermarono nella grotta che oggi sta sotto la chiesa di San Sergio; il percorso della Sacra Famiglia in Egitto tocca decine di luoghi dal delta all’Alto Egitto, e questo è il più visitato.
Si combina con che cosa?
Con il Museo Nazionale della Civiltà Egizia e Fustat la mattina, con la cittadella e il Cairo islamico il pomeriggio: è la giornata del Cairo vecchio, e sta bene il giorno dopo Giza.