
Alessandria d’Egitto: che cosa si vede davvero, che cosa non c’è più e se vale la deviazione dal Cairo
Alessandria è la città più famosa dell’Egitto dopo il Cairo e quella in cui c’è meno da vedere di quanto il nome prometta: il faro è sott’acqua, il palazzo dei Tolomei è sott’acqua, la biblioteca antica è bruciata, la tomba di Alessandro non è mai stata trovata. E tuttavia chi ci va torna dicendo che è la città che gli è piaciuta di più, per il lungomare, i caffè, la brezza, la nuova biblioteca e una storia che si sente nell’aria più di quanto si veda nella pietra. Questa guida dice che cosa c’è davvero, che cosa non c’è più, che cosa conta per un italiano, e se e come vale la deviazione dal Cairo.
In breve
- Che cosa resta: il faro, la biblioteca antica e la tomba di Alessandro sono scomparsi; restano le catacombe di Kom el-Shoqafa, il teatro romano e la colonna di Pompeo.
- Quanto dista dal Cairo: poco più di duecento chilometri, due ore e mezza di strada o di treno.
- In un giorno: catacombe, colonna di Pompeo, teatro romano, cittadella di Qaitbay, la nuova biblioteca e un pranzo di pesce sul porto.
- El Alamein: un’ora e mezza a ovest, con i cimiteri militari, italiano compreso, e il museo.
- Per chi: chi ha già visto il Cairo e il Nilo, o torna in Egitto.
Le altre giornate dalla capitale: escursioni dal Cairo.
Che cosa non c’è più
Meglio dirlo subito, perché è la delusione di chi arriva con il liceo in testa. Il faro, una delle sette meraviglie, crollò con i terremoti medievali e i suoi blocchi stanno in fondo al porto, dove i subacquei li hanno mappati. Il palazzo dei Tolomei e il quartiere reale di Cleopatra sono sott’acqua anche loro, per il lento sprofondare della costa. La biblioteca antica è sparita in una serie di incendi e di secoli, e nessuno sa dove fosse esattamente. La tomba di Alessandro, che nell’antichità si visitava, non è mai stata trovata, e la ricerca continua da due secoli.
Alessandria è stata costruita sopra se stessa per duemila anni, ed è oggi una città di milioni di abitanti che sta sulla città antica: quello che resta è quello che era sottoterra, o che i lavori hanno riportato alla luce, o che i musei hanno raccolto. Chi lo sa prima non resta deluso, e trova una città che si visita con l’immaginazione oltre che con gli occhi.

Che cosa resta dell’antico: catacombe, teatro, colonna
- Le catacombe di Kom el-Shoqafa. La visita più importante: un cimitero sotterraneo di epoca romana, scavato su tre livelli nella roccia, con le tombe che mescolano i geroglifici egizi e le colonne greche, Anubi vestito da legionario, e la sala dei banchetti funebri. È il posto in cui Alessandria, la città a metà fra tre mondi, si vede scolpita.
- Il teatro romano di Kom el-Dikka. L’unico teatro romano d’Egitto, piccolo, con le gradinate di marmo, e intorno lo scavo di un quartiere con le terme, le aule di quella che fu forse l’università antica, e la villa degli uccelli, con i mosaici che valgono da soli il biglietto.
- La colonna di Pompeo. Una colonna di granito di Assuan alta come un palazzo, l’unico monumento antico rimasto in piedi, su una collina che era il Serapeo, il tempio di Serapide, il dio inventato dai Tolomei per unire greci ed egizi. Intorno, le gallerie sotterranee dove stavano i libri della biblioteca figlia, e due sfingi.
- Le necropoli minori, ad Anfushi e a Mustafa Kamel, per chi ama i cimiteri antichi e ha una guida che sa dove sono.
Chi vuole vedere l’arte dei greci d’Egitto in piedi la trova più a sud, nei templi tolemaici del Nilo, che ad Alessandria è quasi tutta sparita: templi dell’Egitto.


La cittadella di Qaitbay, sul sito del faro
All’estremità del porto orientale, dove stava il faro, il sultano mamelucco Qaitbay costruì nel quindicesimo secolo una fortezza usando i blocchi del faro crollato, e la fortezza è ancora lì: bianca, con le torri rotonde e le merlature, il mare su tre lati e il vento sempre. Dentro c’è poco, qualche sala e una moschea; fuori c’è tutto, la vista sul porto e sulla città, la passeggiata sui bastioni, i pescatori sotto, e l’idea di stare esattamente dove stava la torre che guidava le navi verso la città più grande del mondo.
È il monumento simbolo di Alessandria e il posto giusto per il tramonto, con il lungomare che si accende dietro. In fondo al porto, davanti alla cittadella, i subacquei hanno mappato i blocchi del faro e le statue del quartiere reale: un museo sottomarino di cui si parla da decenni, e che si vede, per ora, solo immergendosi con un centro specializzato.

La biblioteca nuova
La Bibliotheca Alexandrina, costruita sul lungomare all’inizio di questo secolo, è la risposta moderna alla biblioteca perduta: un disco di granito inclinato verso il mare, con i caratteri di tutti gli alfabeti del mondo scolpiti sulla facciata, e dentro una sala di lettura a terrazze grande come un campo di calcio, sotto un soffitto che lascia entrare la luce del nord. È uno degli edifici più belli dell’Egitto moderno, e si visita anche senza leggere: la sala, i musei al suo interno, con manoscritti e antichità, il planetario, e la vista dal terrazzo.
Per chi viene da un viaggio in Grecia, o ci va dopo, la biblioteca è il pezzo che chiude il cerchio: Alessandria fu la città in cui la cultura greca e quella egizia si mescolarono, e la biblioteca nuova lo dice con i suoi alfabeti. Come si combinano i due paesi è in Egitto e Grecia in un solo viaggio.

I musei
- Il museo greco-romano, nel centro, con la collezione più importante di antichità di quel periodo in Egitto: statue, mosaici, monete, i ritratti dei Tolomei e le divinità miste. È stato chiuso a lungo per il restauro e riaperto; come per ogni museo egiziano, si verifica prima della visita.
- Il museo nazionale di Alessandria, in una villa italiana del centro, con un percorso dai faraoni ai mamelucchi ordinato per piani, e i reperti tirati fuori dal porto.
- I musei della biblioteca, con i manoscritti e le antichità, e il museo del presidente Sadat.
- Il museo dei gioielli reali, nella villa di una principessa della famiglia di re Farouk, più per la villa che per i gioielli.
Per l’antico Egitto vero, il museo resta quello di Giza: Grande Museo Egizio.

La città: il lungomare, i caffè, il porto
Quello per cui Alessandria piace non è nei musei: è la corniche, il lungomare di venti chilometri che segue la baia dal porto vecchio a Montaza, con i palazzi del Novecento, le spiagge urbane, i pescatori e la brezza che al Cairo non esiste; sono i caffè storici del centro, con i tavolini di marmo e i camerieri anziani, dove si beve il caffè come cent’anni fa; è il porto dei pescatori sotto la cittadella, con le barche colorate e i ristoranti di pesce dove si sceglie il pesce dal banco; è il quartiere di Anfushi, con le case ottomane e le moschee, e la moschea di Abu el-Abbas, bianca, sul lungomare.
È una città da camminare, la sera, quando il caldo cala e la corniche si riempie di famiglie, e da guardare dai tavolini. Il pesce di Alessandria è il migliore dell’Egitto, e un pranzo sul porto, con il pesce alla griglia e le insalate, è la parte del viaggio che si racconta: la cucina egiziana. Il palazzo e i giardini di Montaza, all’estremità est, sono la passeggiata dei cairoti in vacanza.

El Alamein, per gli italiani
A un’ora e mezza a ovest di Alessandria, lungo la costa, c’è El Alamein, dove nel deserto si combatté la battaglia che decise la guerra in Africa. Per un italiano è un luogo di memoria prima che una visita: il sacrario militare italiano, con i nomi dei caduti, sulla collina che guarda il mare; il cimitero del Commonwealth, con le sue file bianche; quello tedesco, a forma di fortezza; e il museo, con i mezzi e le uniformi nel deserto. Intorno, la costa dei resort nuovi e delle spiagge bianchissime.
Si fa in mezza giornata da Alessandria, con l’auto, e trasforma la gita in un viaggio di due giorni: un giorno per la città e uno per la costa e la memoria. Molti dei nostri viaggiatori italiani ci vanno per un nonno, e tornano dicendo che era la cosa da fare.
Vale la deviazione dal Cairo?
La risposta onesta dipende da quanti giorni avete e da che cosa avete già visto.
- Primo viaggio, una settimana: no. Quei giorni valgono di più sul Nilo, e Alessandria, con la sua antichità quasi tutta sparita, sarebbe una delusione messa a confronto con Luxor.
- Dieci giorni o più, con il Nilo già dentro: sì, come giornata dal Cairo, per cambiare aria e vedere l’altra faccia dell’Egitto, quella mediterranea.
- Secondo viaggio, o chi ama le città più dei templi: sì, con una o due notti, El Alamein compreso. È una città che si apprezza con il tempo di sedersi a un caffè.
- Chi viene per la memoria di El Alamein: sì, sempre, e la città è il complemento naturale.
La mappa delle regioni, con Alessandria nel suo posto, è in mappa turistica dell’Egitto; il programma lungo che la include in Egitto in 10 giorni.

Come si fa: in giornata o con una notte
In giornata dal Cairo. Partenza presto in auto, due ore e mezza sulla strada del deserto, le catacombe e la colonna la mattina, pranzo di pesce sul porto, la cittadella e la biblioteca nel pomeriggio, e il rientro al Cairo la sera. È una giornata piena e fattibile, e il treno è l’alternativa per chi preferisce non stare in auto: parte dalla stazione centrale del Cairo e arriva in centro ad Alessandria.
Con una notte. La stessa giornata senza fretta, il tramonto dalla cittadella e la sera sulla corniche, la mattina dopo il teatro romano e il museo, o El Alamein, e il rientro nel pomeriggio. È la versione che consigliamo a chi ha il giorno in più. Con l’auto a noleggio no, per le ragioni di sempre: guidare in Egitto. Le altre gite dalla capitale, con i tempi, sono in escursioni dal Cairo, e la vicina di sud-ovest, per chi ha un altro giorno, in l’oasi del Fayyum.
Domande frequenti
Che cosa resta dell’Alessandria antica?
Poco, ed è la prima cosa da sapere: il faro, il palazzo dei Tolomei, la tomba di Alessandro e la biblioteca antica sono scomparsi, in parte sotto il mare. Restano le catacombe di Kom el-Shoqafa, il teatro romano di Kom el-Dikka, la colonna di Pompeo con il sito del Serapeo, e quello che i musei hanno raccolto.
Vale la pena andarci?
Per chi ha già fatto il Cairo e il Nilo, o torna in Egitto, sì: è una città diversa da tutte le altre, mediterranea, con il lungomare, i caffè, la brezza e una storia che si sente più di quanto si veda. Per un primo viaggio di una settimana, no: quei giorni valgono di più sul Nilo.
Quanto dista dal Cairo?
Poco più di duecento chilometri, due ore e mezza di strada o di treno. Si fa in giornata con partenza presto, o con una notte per il tramonto sul lungomare e la mattina con calma.
Che cosa si vede in un giorno?
Le catacombe, la colonna di Pompeo, il teatro romano con la villa degli uccelli, la cittadella di Qaitbay dall’esterno o dentro, la nuova biblioteca, e un pranzo di pesce sul porto. Il museo greco-romano per chi ha tempo.
Che cos’è El Alamein?
Il campo della battaglia del deserto occidentale del 1942, a un’ora e mezza a ovest di Alessandria, con i cimiteri militari, italiano compreso, e il museo. Per gli italiani è un luogo di memoria, e vale la mezza giornata in più.
Si fa il bagno ad Alessandria?
Le spiagge della città sono urbane e affollate d’estate dai cairoti; per il mare vero si va sulla costa a ovest. Ad Alessandria si viene per la città, non per il bagno.
Quando andare?
Da marzo a novembre; d’estate è la parte più fresca dell’Egitto, con la brezza, ma anche la più piena. In inverno piove e il mare è grigio, con un fascino suo per chi lo cerca.
Si combina con la Grecia?
È la città più greca dell’Egitto, e chi fa i due paesi di seguito la vede con occhi diversi: la biblioteca, i mosaici, i nomi delle strade. Alessandria è il ponte naturale fra i due viaggi.