Dahabiya bianca in navigazione sul Nilo con le tende chiare del ponte superiore

Crociera sul Nilo con bambini

Una crociera sul Nilo con i bambini funziona, ma non a tutte le età e non con tutti i programmi. Il punto non sono i templi: è la nave, che per quattro o sette giorni diventa casa, cortile e mensa, e decide se il viaggio scorre o si blocca il terzo giorno. Sotto i sei anni conviene quasi sempre impostare il viaggio in un altro modo. Dai sette in su la formula regge, a patto di tagliare il programma invece di riempirlo.

Da che età regge davvero

La soglia pratica sta intorno ai sette anni. Prima di quell’età il problema non è la fatica fisica, è la memoria: un bambino di quattro anni si diverte moltissimo sul ponte e dei templi non conserva quasi niente, per cui avete organizzato una settimana complicata per un ricordo che resta soltanto nelle vostre fotografie.

Fra gli otto e i dodici anni la crociera dà il meglio. È l’età in cui un bambino regge due ore di cammino al caldo, fa domande vere davanti a un rilievo, riconosce Horus dalla testa di falco dopo il secondo tempio e comincia a tenere il conto dei faraoni. È anche l’età in cui la nave, con il ponte da girare e gli altri bambini a bordo, funziona come compagnia autonoma e vi lascia respirare.

Con i ragazzi più grandi la variabile non è l’età ma il ruolo. Se un quattordicenne sale a bordo come passeggero passivo si annoia entro due giorni. Se gli affidate la macchina fotografica, la mappa del giorno o il compito di raccontare a tavola cosa avete visto, il viaggio cambia segno.

Sotto i cinque anni siamo onesti: la nave piace, i templi no, e il caldo di mezzogiorno pesa il doppio su un bambino piccolo. In quel caso meglio costruire il viaggio intorno a una base fissa e a poche escursioni, come spiega la pagina sul Mar Rosso con i bambini. Il quadro generale delle età e dei ritmi sta invece nella guida sul viaggio in Egitto con i bambini.

Una feluca sul Nilo, il momento preferito dai bambini

La nave è metà del viaggio

Su una motonave del Nilo la giornata si divide fra tre spazi e i bambini li usano tutti e tre in modo diverso. Il ponte superiore, che è scoperto, con la piscina piccola e le sdraio sotto i teli. Il salone interno con l’aria condizionata, dove si sta quando fuori il sole picchia. La sala da pranzo, che ha orari fissi e diventa il ritmo della giornata più di qualunque programma.

La piscina è piccola e in inverno l’acqua è fredda, quindi non contateci come attività principale da dicembre a febbraio. Da marzo in poi diventa il posto dove il pomeriggio passa da solo. Il vero spettacolo però è il parapetto: la riva scorre a pochi metri, passano i bufali, i bambini che salutano dalle rive, le barche cariche di canna da zucchero, e i vostri figli restano lì molto più a lungo di quanto vi aspettate.

Una cosa che nessuno racconta e che conviene sapere prima. Nei porti fluviali le navi ormeggiano affiancate, due, tre, a volte cinque di fila, e per scendere si attraversano le hall delle altre. Per qualche ora la vostra finestra guarda dentro la cabina di un’altra nave. Non è un difetto della vostra imbarcazione, è come funziona lo scalo, e ai bambini di solito diverte più che agli adulti.

Il wifi di bordo va e viene, spesso a strappi fra un tratto e l’altro del fiume. Non è una tragedia, ma se contavate sui cartoni animati la sera è meglio scaricarli prima di partire.

Come si costruisce la giornata

Questa è la parte che vale la pena tenere a portata di mano, perché è la stessa quasi ogni giorno e regge sia con un bambino di otto anni sia con due di età diverse.

Sveglia presto, quasi sempre fra le sei e le sette, colazione a bordo e visita subito. Si esce mentre l’aria è ancora ferma e la pietra non scotta. Il tempio si vede in un’ora e mezza o due, che è esattamente la soglia oltre la quale un bambino smette di ascoltare.

Rientro a bordo verso metà mattina, e qui c’è la mossa che salva la vacanza: si rientra prima di essere stanchi, non dopo. Doccia, piscina, pranzo. Le ore centrali si passano sulla nave mentre naviga, e la navigazione è il momento preferito dai bambini in tutta la settimana.

Nel pomeriggio, quando il programma prevede una seconda visita, decidete a bordo se farla. Saltare un tempio non rovina niente. Portare a un tempio un bambino cotto dal sole rovina il resto della giornata e anche quella dopo. La regola che usiamo con le famiglie è una visita grande al giorno, la seconda facoltativa.

La sera si cena presto perché la nave cena presto, e dopo cena i bambini corrono sul ponte fino a che crollano. Nelle serate a Luxor o ad Assuan si può uscire per una passeggiata sul lungofiume, e in certe stagioni per una visita dopo il tramonto, come nei siti che si visitano di sera.

Sui ritmi, sulle età miste e su cosa fare quando i fratelli hanno interessi diversi, la pagina su come organizzarsi con i bambini entra più nel dettaglio.

Feluca a vela sul Nilo davanti alla grande duna di sabbia e alle rocce di granito di Assuan

Motonave, dahabiya o feluca

Con i bambini le tre imbarcazioni non sono intercambiabili, e la scelta pesa più dell’itinerario.

La motonave è la scelta pratica. Ha la piscina, il ristorante con il buffet, cabine abbastanza grandi da tenere un letto aggiunto e, cosa che conta più di tutte, altri bambini a bordo. Su una nave da cento passeggeri d’inverno ci sono quasi sempre altre famiglie, e due bambini che si trovano sul ponte risolvono da soli il problema dell’intrattenimento.

La dahabiya è una barca a vela di dieci o dodici cabine, silenziosa, lenta, con l’equipaggio che vi conosce per nome entro il primo pomeriggio. È bellissima e funziona con ragazzi grandi o con famiglie che leggono. Con un bambino di otto anni che cerca compagnia può diventare lunga, perché a bordo potreste essere gli unici con figli e la piscina non c’è.

La feluca è una barca da ore, non da notti. Un’ora al tramonto fra le isole di granito di Assuan è la cosa che i bambini raccontano al ritorno. Dormirci sopra per due notti, con il bagno a terra e nessun riparo dal freddo notturno, è un’altra faccenda e con i piccoli la sconsigliamo.

Il confronto tecnico fra feluca, dahabiya e motonave sta in una pagina a parte, e per il funzionamento generale delle tappe conviene partire da qui: come funziona una crociera sul Nilo.

I templi visti da un bambino

Non tutti i siti dell’itinerario reggono allo stesso modo, e sapere in anticipo quali funzionano vi permette di distribuire le energie.

Kom Ombo è il tempio che vince quasi sempre, per un motivo molto poco archeologico: accanto c’è il piccolo museo con i coccodrilli mummificati, e i coccodrilli battono qualunque colonnato. Il tempio è anche piccolo, affacciato sull’acqua, e si visita in poco tempo. Vale la pena spiegare prima la stranezza del tempio diviso in due, perché una volta capita i bambini la cercano nelle pareti.

Edfu funziona perché è quasi intero e ha ancora il tetto: si entra in stanze buie, si sale una scala, ci sono i due falchi in granito da fotografare. Karnak funziona per la scala, la sala delle colonne lascia a bocca aperta chiunque abbia meno di dodici anni, ma è grande e va vista a pezzi.

La Valle dei Re è quella che divide. Le tombe sono strette, calde, in discesa, e c’è la fila. Con bambini piccoli conviene sceglierne due e uscire, invece di consumare il biglietto in quattro. Il perché di quella gola nascosta si spiega bene ai ragazzi, ed è raccontato qui: perché la Valle dei Re sta lì.

Philae vince per il modo in cui ci si arriva, cioè in barca, e Abu Simbel vince per le dimensioni, ma richiede una levataccia che va messa in conto. La cosa che stanca i bambini non è camminare, è stare fermi ad ascoltare: chiedete alla guida di raccontare storie invece di elencare dinastie, e la differenza si vede subito.

Il tempio di Kom Ombo affacciato sul Nilo, tappa classica della crociera

Cabine, mal di mare, sicurezza

Il mal di mare non è un problema. Il Nilo è piatto, la nave procede a velocità bassa e l’unico movimento percepibile è quello della chiusa di Esna, dove lo scafo si alza o si abbassa dentro una vasca di cemento. La chiusa dura una ventina di minuti ed è uno dei momenti che i bambini guardano dall’inizio alla fine.

Le cabine sono più piccole di una camera d’albergo e il terzo letto, quando c’è, riduce parecchio lo spazio a terra. Con due bambini valutate due cabine comunicanti se la nave le ha, perché la sera i ritmi non coincidono mai. Le finestre delle cabine basse non si aprono e in alcune navi guardano quasi a filo d’acqua.

Il punto di sicurezza vero è uno solo: la piscina di bordo non ha bagnino. Nessuna nave del Nilo lo prevede. Il ponte è aperto, i parapetti sono a norma ma bassi rispetto a un bambino che ci sale sopra per guardare meglio, e le scale interne sono ripide e spesso senza corrimano basso.

Fissate due regole il primo giorno e diventeranno automatiche: in piscina si entra solo con un adulto, sul ponte non si sale sui parapetti nemmeno per un secondo. Non serve altro. In sei o sette giorni di navigazione il resto della nave è uno degli ambienti più tranquilli in cui possiate mettere un bambino.

Mangiare a bordo e la questione pancia

Il buffet di bordo è ampio, internazionale e prevedibile, che con i bambini è un vantaggio. C’è sempre pasta in bianco, riso, patate, pollo, pane, e la frutta viene servita già sbucciata. Il koshari, che è il piatto popolare egiziano a base di pasta, riso e lenticchie, piace quasi sempre anche ai palati diffidenti.

La regola che riduce quasi tutti i problemi intestinali è la stessa a bordo e a terra: acqua in bottiglia sigillata, niente ghiaccio fuori dalla nave, verdura cruda solo dove vi fidate. A bordo l’acqua imbottigliata è disponibile in continuazione e conviene tenerne una in cabina per la notte. Il criterio completo sta qui: che acqua si beve in Egitto.

Portate da casa fermenti lattici e una soluzione reidratante in bustine, che sono le due cose che servono davvero e che con un bambino non volete cercare di sera in una farmacia sconosciuta. Il caldo secco disidrata senza far percepire il sudore, quindi l’acqua va data a orari, non a richiesta.

L’equipaggio si ringrazia alla fine del viaggio e il criterio, che non è lo stesso delle guide a terra, sta in come funzionano le mance.

Quando andare, e quando non andare

Da novembre a marzo la crociera con i bambini è facile. Il sole scalda senza bruciare, i templi si visitano anche a metà giornata, la sera serve una felpa perché ad Assuan l’escursione termica è forte. Aprile e ottobre restano buoni con la giornata anticipata di un’ora.

Da giugno a settembre in Alto Egitto il caldo è di un’altra categoria e con i bambini piccoli non lo consigliamo. Si può fare, ma solo spostando tutto all’alba e alla sera, e accettando che il pomeriggio sia interamente a bordo. Il quadro mese per mese sta qui: clima e affluenza in Alto Egitto.

Le vacanze scolastiche italiane coincidono con le settimane più piene anche in Egitto, quindi a Natale e a Pasqua le navi buone si esauriscono con largo anticipo. Non è una questione di trovare posto, è una questione di trovare la nave giusta, che con i bambini conta parecchio.

Se la settimana in navigazione vi sembra troppo vincolante, esiste la formula alternativa con base a terra e spostamenti brevi, messa a confronto in crociera oppure tour via terra.

Gli errori che vediamo più spesso

Il primo è comprare l’itinerario più fitto. Le crociere brevi che infilano sei siti in tre giorni sono costruite per adulti che non torneranno mai più in Egitto. Con i bambini producono il quarto giorno in cui nessuno vuole scendere dalla nave.

Il secondo è il volo di rientro il giorno stesso dello sbarco, con poche ore di margine. Lo sbarco è presto, il trasferimento è lungo e la giornata finisce con quattro persone stanche in un aeroporto. Una notte in albergo a Luxor o al Cairo prima del volo cambia il ricordo dell’intero viaggio.

Il terzo è aspettarsi un servizio di animazione. Sulle navi del Nilo non esiste il miniclub. C’è la piscina, c’è il ponte, ci sono gli altri bambini, e questo è tutto: chi parte sapendolo non resta deluso.

Il quarto è arrivare senza contanti in banconote piccole, che servono per le mance quotidiane e per le fermate brevi. Il quinto, più sottile, è raccontare ai bambini l’Egitto solo come storia antica. Funziona molto meglio se prima di partire guardate insieme una mappa del fiume e spiegate perché tutto, dall’inizio alla fine, sta appoggiato a una sola striscia d’acqua.

Chi vuole aggiungere il volo sopra la valle all’alba trova le condizioni reali, cancellazioni comprese, in mongolfiera a Luxor: con i bambini ha un’età minima e va valutata caso per caso.

Due feluche bianche navigano sul Nilo ad Assuan viste dall'alto di una duna di sabbia dorata

Domande frequenti

Da che età si può fare una crociera sul Nilo con i bambini?

Tecnicamente da sempre, praticamente da sette anni in su. Fra gli otto e i dodici anni è il momento in cui i bambini seguono davvero le visite e la nave diventa un divertimento autonomo. Sotto i cinque anni la crociera funziona come vacanza in barca, non come viaggio nella storia.

I bambini soffrono il mal di mare sul Nilo?

No. Il fiume è piatto e la nave viaggia lenta, senza onda. L’unico movimento percepibile è quello della chiusa di Esna, che dura una ventina di minuti e di solito piace. Chi è sensibile al movimento in auto sul Nilo non ha alcun problema.

Le navi hanno cabine per famiglie?

Quasi tutte hanno cabine triple, cioè una matrimoniale con un letto aggiunto, e alcune hanno cabine comunicanti. Le triple riducono molto lo spazio per muoversi. Con due figli, quando la nave lo consente, due cabine vicine sono la soluzione più riposante per tutti.

Quanti giorni di navigazione sono giusti con i bambini?

Quattro notti fra Luxor e Assuan sono la misura che regge meglio. Sette notti funzionano solo se il programma prevede giornate intere di navigazione e non un tempio ogni mattina. Meglio poche visite fatte con calma che un elenco completo attraversato di corsa.

C’è il miniclub o l’animazione a bordo?

No, le navi del Nilo non hanno miniclub. Hanno una piscina piccola sul ponte superiore, spazi comuni e altre famiglie a bordo nei mesi invernali. L’intrattenimento nasce dal ponte, dalla riva che scorre e dagli altri bambini, non da un programma organizzato.

Meglio la crociera o restare in un albergo a Luxor?

Con bambini sotto i sei anni la base fissa è più gestibile, perché si esce solo quando serve. Dai sette anni la crociera vince, perché elimina i trasferimenti quotidiani, le valigie da rifare e le ore in pullman, che sono la parte che i bambini sopportano meno.

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