Il tempio di Kalabsha sulla riva del lago Nasser, l'acqua che la Grande Diga ha creato

La diga di Assuan: perché esiste, che cosa ha cambiato nell’Egitto e nel Nilo, e che cosa si vede in visita

La diga di Assuan è il monumento che nessuno viene in Egitto a vedere e che tutti finiscono per visitare, perché sta nel giro classico di Assuan fra Philae e l’obelisco. Delusi dal cemento, molti la liquidano in dieci minuti; chi ha una guida che sa raccontarla ne esce con l’Egitto moderno in testa, perché la diga ha cambiato il paese più di qualunque faraone: ha fermato la piena che aveva dettato la vita della valle per cinquemila anni, ha creato un mare nel deserto, ha sommerso la Nubia e costretto il mondo a smontare e rimontare i suoi templi, e ha dato all’Egitto l’elettricità e le terre nuove. Questa guida spiega le due dighe, perché la Grande Diga è stata costruita e da chi, che cosa ha cambiato nel bene e nel male, che cosa si vede in visita, come la sosta si incastra nella giornata di Assuan e le domande che le guide si sentono fare sulla cresta.

In breve

  • Quante dighe: due: la diga vecchia dei primi del Novecento e la Grande Diga, costruita fra il 1960 e il 1970.
  • Perché: per fermare le piene, avere acqua tutto l’anno e produrre elettricità.
  • Che cosa ha cambiato: niente più piene né carestie, ma anche la fine del limo, l’erosione del delta e la Nubia sommersa.
  • Il lago Nasser: lungo circa cinquecento chilometri, fino al Sudan.
  • La visita: la strada sulla cresta, con il lago da un lato e il fiume dall’altro.

Sul lago: crociera sul lago Nasser; il tempio salvato: tempio di Kalabsha.

Le due dighe: la vecchia e la Grande

Ad Assuan le dighe sono due, e i viaggiatori le confondono. La diga vecchia, o diga bassa, è quella che gli inglesi costruirono fra il 1899 e il 1902 sulla prima cateratta, la barriera di granito che segnava la fine dell’Egitto e l’inizio della Nubia: un muro di pietra lungo due chilometri, alzato due volte nei decenni seguenti, che regolava la piena e allagava per metà dell’anno il tempio di Philae, con i turisti che lo visitavano in barca fra le colonne sommerse. La strada la attraversa ancora, e dalla vecchia diga si vedono gli isolotti di granito della cateratta e le feluche.

La Grande Diga, sette chilometri più a sud, è quella della visita: una muraglia di roccia e argilla lunga quasi quattro chilometri, larga un chilometro alla base e alta più di cento metri, costruita fra il 1960 e il 1970, che trattiene il lago Nasser. Fra le due dighe sta il tratto di fiume con le isole, compresa Agilkia, dove è stato rimontato Philae. Chi dice la diga di Assuan intende la Grande Diga; chi parla della cateratta e delle feluche parla della diga vecchia e di quello che le sta sotto: il Nilo, la corrente e il vento.

Perché la Grande Diga: la piena, l’acqua, la luce

Per cinquemila anni l’Egitto è vissuto della piena: ogni estate il Nilo, gonfio delle piogge d’Etiopia, usciva dal letto e copriva la valle di acqua e di limo nero, e quando si ritirava, in autunno, i contadini seminavano nel fango fertile. Una piena troppo bassa era carestia, una troppo alta era disastro, e il faraone misurava il fiume con i nilometri per sapere quale dei due. Con la crescita della popolazione nel Novecento la piena non bastava più: serviva acqua tutto l’anno per coltivare due o tre volte, serviva la sicurezza contro le annate cattive, e serviva l’elettricità per un paese che voleva industrializzarsi.

La Grande Diga rispondeva a tutte e tre le esigenze: un bacino capace di contenere due anni di piena, da rilasciare secondo il bisogno; l’irrigazione perenne su tutta la valle e le terre nuove strappate al deserto; e le turbine che all’inaugurazione fornivano metà dell’elettricità del paese. La piena, la festa e la paura di cinque millenni, finiva: il Nilo a valle della diga da allora non esce più dal letto, e i templi lungo il fiume che raccontano la piena la raccontano di un mondo che non c’è più: le tre stagioni dell’anno egizio.

Le feluche fra gli isolotti di granito della prima cateratta ad Assuan, sotto la diga vecchia

La storia: Nasser, Suez e i sovietici

La Grande Diga è la storia dell’Egitto moderno in un’opera. Nel 1952 gli ufficiali di Nasser rovesciano la monarchia, e la diga diventa il progetto simbolo del nuovo Egitto; nel 1956 gli Stati Uniti e la Banca Mondiale ritirano il finanziamento promesso, e Nasser risponde nazionalizzando il canale di Suez per pagarla, scatenando la crisi di Suez con la guerra di Francia, Gran Bretagna e Israele; e nel 1958 l’Unione Sovietica offre i soldi e gli ingegneri. I lavori cominciano nel 1960 con i tecnici sovietici e trentamila operai egiziani, il fiume viene deviato nel 1964 alla presenza di Krusciov, e la diga è completata nel 1970, pochi mesi prima della morte di Nasser, e inaugurata da Sadat nel 1971.

Il monumento a forma di fiore di loto, con i cinque petali di cemento alti settanta metri all’ingresso della diga, celebra l’amicizia fra l’Egitto e l’Unione Sovietica; è l’unico monumento sovietico d’Egitto e una delle cose più fotografate della visita. Chi conosce la storia del Novecento riconosce nella diga la guerra fredda scolpita nel deserto.

Il lago Nasser e la Nubia sommersa

Dietro la diga l’acqua è salita per anni fino a formare il lago Nasser, cinquecento chilometri di lunghezza fino al Sudan, dove si chiama lago Nubia, una profondità di oltre cento metri in alcuni punti, e una riserva di acqua che ha permesso all’Egitto di attraversare le siccità degli anni ottanta senza carestie. Sulle sue rive vuote, fra il deserto e l’acqua, si vedono i coccodrilli, che a valle della diga sono scomparsi, e i pescatori che vivono del persico gigante.

Sotto il lago è finita la Nubia: la valle stretta fra la prima e la seconda cateratta, con i suoi villaggi di case dipinte, i palmeti, le fortezze medievali e le città antiche. Centomila nubiani furono trasferiti nei villaggi nuovi a nord di Assuan e a Kom Ombo, con le case costruite dallo stato in fila nel deserto; la loro cultura, la lingua, le case colorate e la musica vivono oggi nei villaggi che si visitano da Assuan, con la memoria della terra perduta che ogni famiglia racconta: il villaggio nubiano di Assuan. La crociera che risale il lago fino ad Abu Simbel, fra i templi salvati, è in la crociera sul lago Nasser.

Il tempio di Philae, spostato sull'isola di Agilkia fra le due dighe per salvarlo dall'acqua

I templi spostati

La diga avrebbe sommerso i templi della Nubia, e nel 1960 l’UNESCO lanciò la campagna che ha cambiato l’idea stessa di patrimonio dell’umanità: cinquanta paesi, vent’anni di lavoro, ventidue monumenti smontati e rimontati. Abu Simbel fu tagliato in più di mille blocchi e ricostruito sessantacinque metri più in alto, dentro una collina artificiale di cemento, con l’allineamento del sole ricalcolato; Philae, che stava fra le due dighe e sarebbe rimasta sott’acqua per sempre, fu smontata pietra per pietra e rimontata sulla vicina isola di Agilkia, modellata per assomigliare all’originale; Kalabsha, Wadi el-Seboua, Amada e gli altri furono spostati sulle nuove rive del lago; e quattro templi minori furono regalati ai paesi che avevano aiutato, fra cui l’Italia, che a Torino ha il tempio di Ellesiya.

La visita della diga si capisce solo con questa storia, ed è per questo che la guida conta: dalla cresta si guarda il lago sapendo che cosa c’è sotto e che cosa è stato tirato fuori. Le storie dei singoli spostamenti sono in Abu Simbel, il tempio spostato, in Philae e in Kalabsha.

Il cortile del tempio di Kalabsha con le colonne e il portale di accesso alla sala interna

Che cosa ha cambiato, nel bene e nel male

  • Nel bene. La fine delle piene disastrose e delle carestie; l’acqua tutto l’anno e due o tre raccolti; centinaia di migliaia di ettari di terre nuove; l’elettricità per l’industrializzazione; la navigazione regolare sul Nilo, che ha reso possibile la crociera come la conosciamo; la riserva che ha salvato l’Egitto nelle siccità.
  • Nel male. Il limo, che per cinquemila anni aveva fertilizzato i campi, si deposita nel lago: i contadini usano i fertilizzanti chimici, e il fiume a valle, senza sedimenti, erode le rive e il delta, che il mare avanza a mangiare; la salinizzazione dei terreni irrigati senza il lavaggio della piena; la bilharzia diffusa dai canali perenni; l’evaporazione enorme del lago nel deserto; la Nubia sommersa e il suo popolo trasferito; la pesca di sardine davanti al delta, finita con la fine dei nutrienti.

È il bilancio che gli egiziani discutono da mezzo secolo, e che la guida vi racconterà secondo la sua opinione: per la maggior parte degli egiziani la diga è un orgoglio nazionale e la ragione per cui il paese ha potuto crescere; per gli ambientalisti e per i nubiani è anche una ferita. Le due cose sono vere insieme, e la visita è il posto in cui si sentono entrambe.

Abu Simbel visto dal lago Nasser, rialzato di sessantacinque metri sopra la vecchia riva

Che cosa si vede in visita

La visita è breve, mezz’ora, e onesta: si arriva in auto, si passano i controlli, perché la diga è un’installazione strategica sorvegliata dai militari, e si percorre la strada sulla cresta, con la vista che è il motivo della sosta. Da un lato il lago Nasser, blu fino all’orizzonte, con le isole di roccia e il deserto che entra nell’acqua; dall’altro, cento metri più in basso, il Nilo che riprende il suo corso fra le rocce e le linee ad alta tensione che portano l’elettricità al nord, con la centrale ai piedi della diga e la vecchia diga in lontananza. Ci si ferma al monumento del loto, si sale nel padiglione con il plastico che mostra il bacino e la sezione della diga, e la guida racconta.

Non è un tempio e non promette bellezza: è ingegneria e paesaggio, con il vento del lago che soffia sempre e la luce che nel tardo pomeriggio fa brillare l’acqua. Chi la visita con la storia della Nubia sommersa in testa ne esce contento; chi la visita come tappa obbligata la dimentica in un giorno. La differenza è la guida, e per questo la nostra parla italiano e conosce la storia.

Come si incastra nella giornata di Assuan

La diga fa parte della mattina classica di Assuan, che quasi tutte le crociere e i programmi fanno nello stesso ordine: la Grande Diga per prima, con l’aria ancora fresca e il lago limpido; poi la barca da un molo fra le due dighe per Philae, il tempio di Iside sull’isola, che è la visita bella della mattina; poi l’obelisco incompiuto nella cava di granito, dove si capisce come tagliavano la pietra; e il rientro in nave o in albergo per il pranzo. Il pomeriggio è la feluca fra le isole, il villaggio nubiano o l’isola di Kitchener, e la sera il mercato.

Chi ha una giornata sola ad Assuan la costruisce così, e chi ne ha due aggiunge Abu Simbel o Kalabsha; il quadro completo delle visite, con i tempi, è in cosa vedere ad Assuan e in le escursioni da Assuan; i nostri tour di Philae e dell’obelisco in il tempio di Philae e in l’obelisco incompiuto; la storia della cava in come tagliavano il granito.

I templi di Abu Simbel sulla riva del lago Nasser visti dall'acqua

Le domande che si fanno sulla cresta

  • Il Nilo si è fermato? No: la diga regola il flusso, e il fiume a valle scorre tutto l’anno con la stessa portata, senza la piena estiva. È per questo che le navi navigano sempre.
  • Il lago si riempie di sabbia? Sì, lentamente: il limo che il fiume portava si deposita nel lago, in fondo al bacino, e gli ingegneri calcolano che servano secoli per riempirlo.
  • I coccodrilli? Nel lago ci sono, e si vedono dalla crociera; a valle della diga, nel Nilo egiziano, non ci sono più da decenni.
  • Che cosa succede se la diga cede? È la domanda che tutti fanno e che le guide sentono ogni giorno: la diga è di roccia e argilla, non di cemento, larga un chilometro alla base, ed è sorvegliata come un’installazione militare per questo.
  • E la diga etiope? A monte, in Etiopia, una grande diga sul Nilo Azzurro è oggetto di una lunga trattativa fra i tre paesi del fiume: è l’argomento politico del Nilo di oggi, e la guida ne parlerà con il punto di vista egiziano.
  • La Nubia si vede? Sotto il lago no; sulle rive i templi spostati, e ad Assuan i villaggi nuovi con la memoria di quelli vecchi.

La mappa delle regioni, con il lago e la Nubia nel loro posto, è in mappa turistica dell’Egitto; i templi dell’Alto Egitto nell’elenco completo dei templi.

Domande frequenti

Quante dighe ci sono ad Assuan?

Due: la diga vecchia, costruita dagli inglesi all’inizio del Novecento sulla prima cateratta, e la Grande Diga, sette chilometri più a sud, costruita fra il 1960 e il 1970. La visita turistica è alla Grande Diga; fra le due sta l’isola di Philae.

Perché è stata costruita la Grande Diga?

Per fermare le piene del Nilo, che ogni anno allagavano la valle, per avere acqua tutto l’anno e coltivare due o tre volte, e per produrre elettricità. Fu il progetto simbolo di Nasser e dell’Egitto indipendente, finanziato e costruito con l’Unione Sovietica.

Che cosa ha cambiato?

Tutto, nel bene e nel male: niente più piene e niente più carestie, elettricità per il paese, terre nuove; ma anche la fine del limo che fertilizzava i campi, l’erosione del delta, la Nubia sommersa con i suoi villaggi e i templi che il mondo ha dovuto spostare.

Che cos’è il lago Nasser?

Il bacino creato dalla diga, lungo cinquecento chilometri fino al Sudan, uno dei laghi artificiali più grandi del mondo. Sulle sue rive stanno i templi salvati dalle acque, e si naviga con una crociera a parte.

Che cosa si vede in visita?

La strada sulla cresta della diga, con il lago da un lato e il fiume dall’altro, le turbine e le linee elettriche, il monumento a forma di fiore di loto che celebra l’amicizia con i sovietici, e il padiglione con il plastico. È una visita breve, di mezz’ora, dentro il giro di Assuan.

Vale la pena?

Come ingegneria e come vista sì, come monumento no: non è un tempio. Vale per capire l’Egitto moderno, e la guida che racconta la Nubia sommersa e i templi spostati la rende una delle soste più interessanti della giornata.

Si può fotografare?

Nelle zone aperte ai visitatori sì, sulla cresta e al monumento; le installazioni sono militari e le regole le indica la guida sul posto.

Come si combina?

Con Philae, che sta fra le due dighe e si raggiunge in barca, e con l’obelisco incompiuto: le tre visite fanno la mattina classica di Assuan, prima della feluca del pomeriggio.

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