Le montagne del Sinai al tramonto nell'entroterra di Sharm el-Sheikh, la meta dei safari serali dal mare

Safari nel deserto egiziano: i cinque tipi, i mezzi, quanto durano, che cosa aspettarsi e come si sceglie

In Egitto la parola safari non ha niente a che fare con gli animali: vuol dire uscire nel deserto, e il deserto è il novantacinque per cento del paese. Sotto la stessa parola stanno cose lontanissime fra loro: il pomeriggio in quad con la cena beduina che ogni resort del Mar Rosso vende in spiaggia, la giornata in fuoristrada nei canyon del Sinai, la notte sotto le stelle fra le sculture di gesso del Deserto Bianco, la spedizione di una settimana nel Grande mare di sabbia. Chi le confonde resta deluso, in un senso o nell’altro. Questa guida le mette in ordine: i cinque tipi di safari, i mezzi, quanto dura ciascuno, che cosa si vede e che cosa no, che cosa indossare, le regole di sicurezza che contano davvero, a chi conviene che cosa, e come si riconosce un operatore serio da uno che noleggia quad in cattivo stato.

In breve

  • Che cosa vuol dire: cose molto diverse: il pomeriggio in quad o jeep dal resort, il fuoristrada nel Sinai, la notte nel Deserto Bianco, le spedizioni di più giorni.
  • Il più facile: il pomeriggio dal resort: jeep o quad, villaggio beduino, tramonto, cena e stelle.
  • Il più bello: con due giorni, la notte nel Deserto Bianco dal Cairo.
  • Il Sinai: il Canyon Colorato è in una zona per cui il Foreign Office britannico sconsiglia i viaggi non essenziali: prima si controlla Viaggiare Sicuri.
  • È sicuro?: con un operatore serio sì: i rischi veri sono il sole, l’acqua e i mezzi in cattivo stato.

La notte nel deserto: Bahariya e Deserto Bianco; dal resort: quad nel deserto di Hurghada.

I cinque tipi di safari

  • Il safari dal resort. Mezza giornata dal Mar Rosso, nel pomeriggio: quad, buggy o jeep fino a un villaggio beduino nell’entroterra, il tramonto sulle montagne, la cena, il tè, le stelle, il rientro in serata. È il safari che fanno quasi tutti, ed è un’uscita più che un viaggio.
  • Il safari nel Sinai. Una giornata o due in fuoristrada da Sharm, Dahab o Nuweiba nei canyon colorati e nei wadi dell’interno, con i villaggi beduini veri, le sorgenti, e la possibilità di combinare il monte Sinai e il monastero.
  • Il Deserto Bianco. Due giorni e una notte dal Cairo, con il Deserto Nero, il Crystal Mountain, le dune, e la notte al campo fra le sculture di gesso. È il safari con il paesaggio più straordinario del paese.
  • La spedizione. Da tre giorni a due settimane nel deserto occidentale: il giro delle oasi, il Grande mare di sabbia da Siwa, il Gilf Kebir e la grotta dei nuotatori per chi ha dieci giorni e un’organizzazione seria. È un viaggio, non un’escursione.
  • Il safari a cammello e a piedi. Le passeggiate di un’ora a Giza o nel Sinai, e i trekking di più giorni con i beduini e i cammelli da soma, nel Sinai del sud o nel deserto orientale: il modo più antico e più lento.

Le geografie sono tre: il deserto orientale fra il Nilo e il Mar Rosso, di montagne, che è quello dei resort di Hurghada e Marsa Alam; il Sinai, di montagne e canyon; e il deserto occidentale, di tavolati, dune e oasi, che è quello dei safari lunghi, e che descriviamo in deserto occidentale e oasi egiziane.

Il safari dal resort: quad, jeep, cena beduina

È il safari che si compra dal banchetto in spiaggia o dal nostro ufficio, e che occupa un pomeriggio: si parte verso le tre, si arriva al punto di partenza nell’entroterra, si sale sul mezzo, e per un’ora si attraversa la pianura di sassi e sabbia fino a un campo o a un villaggio beduino, con le montagne del deserto orientale o del Sinai che si accendono al tramonto. Poi il programma è quasi sempre lo stesso: il tè sul fuoco, la dimostrazione di come si fa il pane beduino, il giro sul cammello, la cena sotto la tenda, uno spettacolo, e il telescopio o semplicemente lo sguardo in su, con un cielo che chi viene da una città italiana non vede da anni. Rientro in albergo verso le dieci.

Vale? Sì, come serata, a patto di sapere che il villaggio beduino è un villaggio per turisti, che la cena è semplice e che il quad in fila indiana con altri quaranta quad alza molta polvere. Le versioni migliori sono quelle in jeep con gruppi piccoli, con la cena in un campo lontano dagli altri, e con il tramonto da un punto alto; le peggiori sono quelle in cui si passa più tempo a raccogliere gente dagli alberghi che nel deserto. Si fa da Hurghada, da Sharm el-Sheikh, da Marsa Alam e da El Gouna, e la variante dell’alba, con la partenza alle cinque e la colazione nel deserto, è meno venduta e più bella.

I canyon di arenaria e i tavolati chiari del Sinai del sud, il paesaggio dei safari in fuoristrada

Il Sinai: canyon, wadi e monasteri

Il Sinai del sud è il deserto di montagna più bello dell’Egitto, e il safari qui è un’altra cosa: si va in fuoristrada per una giornata intera dentro i canyon, il canyon colorato con le pareti di arenaria rossa, gialla e viola strette fino a un metro, il canyon bianco, i wadi con le sorgenti e i palmeti nascosti, e i villaggi dei beduini che vivono qui da secoli e che gestiscono in proprio molte escursioni. Si cammina nei canyon per un’ora o due, si pranza sotto un albero con il pane cotto sulla lamiera, e si torna al mare per il tramonto.

Prima di prenotare. Il Canyon Colorato si trova a nord della strada fra Santa Caterina e Nuweiba, in una zona per cui il Foreign Office britannico sconsiglia i viaggi non essenziali. Conviene leggere la scheda Egitto di Viaggiare Sicuri, il sito della Farnesina, e controllare che la polizza di viaggio copra l’escursione; dalla costa restano comunque i wadi vicini e il monte Sinai con il monastero.

La versione di due giorni aggiunge la notte in un campo beduino e la salita notturna al monte Sinai, con l’alba dalla cima e la visita del monastero di Santa Caterina al mattino: è la combinazione più completa del Sinai, ed è descritta in Santa Caterina e il monte Sinai. Da Dahab i safari partono con meno gente e più spirito, e i trekking di più giorni con i cammelli, nell’alta montagna intorno a Santa Caterina, sono per chi vuole il deserto a piedi.

Le formazioni di gesso del Deserto Bianco, la meta del safari con la notte al campo

Il Deserto Bianco: la notte al campo

Dal Cairo, in due giorni e una notte, il safari che vale il viaggio: quattro ore di strada fino all’oasi di Bahariya, il fuoristrada nel Deserto Nero di colline vulcaniche, il Crystal Mountain, le dune di Aqabat, e nel pomeriggio l’ingresso nel Deserto Bianco, un parco nazionale di sculture di gesso bianco scolpite dal vento in forme di funghi, animali e iceberg, su una pianura color crema. Il campo si monta al tramonto fra le sculture, gli autisti beduini cucinano sul fuoco, si dorme sotto le stelle con il sacco a pelo, e l’alba tinge tutto di rosa. Il giorno dopo le sorgenti calde di Bahariya e il rientro al Cairo.

È il safari che consigliamo a chi ha un solo deserto da fare in Egitto: non somiglia a nessun altro posto, e la notte al campo è il ricordo che i viaggiatori raccontano per primo. Non c’è la doccia e il bagno è dietro una duna; chi non vuole dormire fuori dorme in albergo a Bahariya e vede il Deserto Bianco in giornata. Come si organizza, quando, e con che cosa si combina è in deserto occidentale e oasi egiziane.

Le spedizioni: oasi, mare di sabbia, Gilf Kebir

Oltre i due giorni cominciano le spedizioni, che sono viaggi a sé: il giro delle oasi dal Cairo a Luxor in cinque o sei giorni, con Bahariya, Farafra, Dakhla e Kharga; le dune del Grande mare di sabbia, con Siwa come base (la pista diretta da Bahariya a Siwa oggi è chiusa); e, per chi ha dieci giorni e cerca il deserto assoluto, il Gilf Kebir nell’angolo di sud-ovest, con la grotta dei nuotatori e le pitture rupestri di un Sahara che era verde, a giorni di pista da qualunque strada. Queste ultime richiedono un’organizzazione da spedizione, con più veicoli, il carburante e l’acqua a bordo, i permessi militari e la scorta, e si fanno solo in inverno e solo quando le condizioni le permettono: non si improvvisano e non si promettono.

Il deserto orientale, fra il Nilo e il mare, ha le sue spedizioni meno note: i monasteri di Sant’Antonio e San Paolo, i più antichi del mondo cristiano, le cave di porfido e di granito dei romani, e i wadi con le incisioni rupestri, per chi torna in Egitto e ha già visto il resto.

Una carovana di cammelli sulla sabbia di Giza, il safari più antico e più lento

I mezzi: quad, buggy, fuoristrada, cammello, a piedi

  • Il quad. Si guida da soli, in fila indiana dietro la guida, su una pista di sabbia e sassi; chiede un minimo di confidenza con un mezzo a motore e non chiede la patente. È divertente, polveroso e rumoroso; con il foulard sulla bocca e gli occhiali si sopporta, senza no. In molti resort è vietato ai minori alla guida.
  • Il buggy. Il quad a due posti con il telaio e le cinture: più stabile, più sicuro, adatto alle coppie e a un adulto con un ragazzo accanto.
  • Il fuoristrada. Il mezzo del deserto vero: si sta seduti, si guarda, e l’autista, che è quasi sempre un beduino, fa il lavoro. È l’unico mezzo per il Deserto Bianco, il Sinai profondo e le spedizioni, e il migliore per famiglie e senior.
  • Il cammello. Lento, alto, dondolante, con la salita e la discesa che sorprendono: va provato per un’ora, a Giza con le piramidi dietro o nel Sinai al tramonto, e non per un giorno intero, salvo i trekking veri con i beduini, che sono un’altra storia.
  • A piedi. Nei canyon del Sinai, sulle dune del Deserto Bianco al tramonto, e nei trekking di montagna intorno a Santa Caterina. Il deserto a piedi è il deserto che si sente, e non chiede nulla se non l’acqua e il cappello.

Le sandboard sulle dune, i dromedari da corsa e le altre attrazioni dei campi turistici sono contorno: si fanno se capitano, non si cercano.

Un dromedario solitario cammina tra le rocce rosse del deserto del Sinai sotto un cielo azzurro

Le regole: sole, acqua, casco, stagione

Il deserto è sicuro se si rispettano poche regole, e pericoloso se si ignorano.

  • Il sole. Cappello, occhiali, crema alta, maniche lunghe leggere. Nel deserto non c’è ombra e l’aria secca nasconde il sudore: si brucia senza sentirlo.
  • L’acqua. Un litro e mezzo a persona per un pomeriggio, di più per una giornata, sempre a bordo del mezzo. Un operatore che non la porta non è un operatore.
  • Il casco e gli occhiali sul quad e sul buggy, sempre, e la fila che non si supera: la maggior parte degli incidenti sono quad che si toccano perché qualcuno ha accelerato.
  • La stagione. Da ottobre ad aprile per i safari lunghi e per il Deserto Bianco; d’estate solo le uscite serali dal resort, con la partenza dopo le quattro. Marzo e aprile hanno le tempeste di sabbia, e con il vento forte si rimanda.
  • Il freddo. La sera il deserto perde venti gradi in un’ora; la felpa nello zaino non è un consiglio, è una regola. Per la notte al campo il sacco a pelo pesante in inverno.
  • I limiti. Chi ha problemi di schiena evita il quad e il cammello; chi soffre il caldo evita le ore centrali; chi ha bambini piccoli sceglie la jeep. Le nostre indicazioni sono in l’Egitto con i bambini e in il viaggio per senior.

La valigia di chi fa il deserto, con il foulard e le scarpe chiuse, è in cosa mettere in valigia per l’Egitto.

Un cammello con il finimento colorato ripreso da vicino, con il cielo blu e le colline del deserto dietro

A chi conviene che cosa

  • Una settimana di mare, voglia di una sera diversa: il safari dal resort in jeep con la cena beduina, o all’alba per chi si sveglia presto.
  • Mare a Sharm o a Dahab, un giorno da dedicare all’interno: i canyon del Sinai in fuoristrada, e la notte con il monte Sinai per chi ne ha due.
  • Viaggio classico Cairo e Nilo con due giorni in più: il Deserto Bianco dal Cairo, senza discussione.
  • Seconda volta in Egitto, o due settimane: il giro delle oasi o Siwa.
  • Chi cerca l’avventura vera: il Gilf Kebir e il mare di sabbia, con un operatore di spedizioni e la pazienza per i permessi.
  • Chi vuole solo la foto sul cammello: Giza, un’ora, con le piramidi dietro: le piramidi di Giza.

Grande duna di sabbia sulla riva occidentale del Nilo ad Assuan con una figura in lontananza

Come si sceglie l’operatore

Il safari è l’escursione in cui la differenza fra un operatore serio e uno improvvisato si vede di più, perché nel deserto non c’è una seconda possibilità. Le cose da guardare, in ordine:

  • I mezzi. Quad e buggy con i freni e le gomme in ordine, fuoristrada con la ruota di scorta e la radio; si chiede di vederli o si chiede una fotografia recente.
  • Il rapporto fra guide e persone. Una guida che apre e una che chiude la fila dei quad; nel fuoristrada un autista che conosce la pista, non un autista qualsiasi.
  • Quello che è compreso. L’acqua, il casco, gli occhiali, il foulard, il trasferimento dall’albergo senza due ore di giro per gli altri alberghi.
  • La lingua. Una guida che parla italiano, o almeno una lingua che capite, per le istruzioni di sicurezza e per il racconto.
  • L’assicurazione e le condizioni, scritte e leggibili prima di partire: la vostra polizza personale, in ogni caso, è la prima cosa, come spieghiamo in l’assicurazione di viaggio.
  • Il numero di persone. Un safari da quaranta quad e un safari da otto persone in due jeep hanno lo stesso nome e sono due esperienze diverse.

Il banchetto in spiaggia con il prezzo più basso vende quasi sempre il safari da quaranta quad. Come si valuta un operatore in generale, per tutto il viaggio, è in come scegliere un’agenzia per l’Egitto; le nostre giornate dal mare in Luxor da Hurghada e in il Cairo da Sharm.

Domande frequenti

Che cos’è un safari nel deserto in Egitto?

La parola copre cose molto diverse: il pomeriggio in quad o in jeep dal resort del Mar Rosso, con la cena beduina e le stelle; l’escursione in fuoristrada nei canyon del Sinai; la notte al campo nel Deserto Bianco; la spedizione di più giorni nel deserto occidentale. Sono esperienze diverse per durata, fatica e paesaggio.

Qual è il safari più facile?

Il pomeriggio dal resort: jeep o quad, il villaggio beduino, il tramonto sulle montagne, la cena e le stelle, rientro in serata. Va bene per tutti, bambini compresi con il mezzo giusto.

Qual è il più bello?

Per chi ha due giorni, la notte nel Deserto Bianco dal Cairo: nessun altro safari ha quel paesaggio. Per chi sta al mare, i canyon del Sinai da Sharm o da Dahab valgono più del giro in quad, ma il Canyon Colorato è in una zona per cui il Foreign Office britannico sconsiglia i viaggi non essenziali: prima di prenotare si controlla la scheda Egitto di Viaggiare Sicuri.

Quad, buggy, jeep o cammello?

Il quad si guida da soli in fila indiana e piace ai giovani e a chi ama i motori; il buggy è il quad a due posti con il roll bar; la jeep porta il gruppo e non chiede nulla; il cammello è lento e va provato una volta, non per ore. Nel deserto vero conta solo il fuoristrada con l’autista.

È sicuro?

Con un operatore serio sì. I rischi veri sono il sole, l’acqua che manca, il quad guidato male, e i mezzi in cattivo stato: si controllano il casco, gli occhiali, il foulard, l’acqua a bordo e la presenza di una guida che chiude la fila.

Che cosa si indossa?

Abiti chiusi e chiari, scarpe chiuse, un foulard per la polvere, occhiali, cappello e crema; per i safari serali una felpa, perché il deserto la sera si raffredda in pochi minuti.

Va bene per i bambini?

Il pomeriggio in jeep con la cena beduina sì; il quad no, i buggy con un adulto alla guida sì dove è previsto; la notte nel Deserto Bianco dai sei o sette anni, se la famiglia è abituata al campeggio.

Come si sceglie l’operatore?

Guardando i mezzi, il numero di persone per guida, l’acqua e il casco compresi, la presenza di un’assicurazione e di una guida che parla la vostra lingua, e non il prezzo più basso del banchetto in spiaggia.

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