
La moschea di al-Azhar e il Cairo islamico a piedi: le moschee che si visitano, la via al-Muizz, la cittadella e le regole di accesso
Il Cairo che i viaggiatori vedono è quello dei faraoni, a Giza e nei musei, ma il Cairo che esiste è quello islamico: la città fondata dai fatimidi nel 969, con le mura, le porte, una via lunga un chilometro fiancheggiata da moschee e palazzi di sette secoli, la più antica università del mondo, il bazar, e sulla collina la cittadella con la moschea che si vede da ogni parte. Si gira a piedi, in mezzo alla gente, ed è l’unica parte della città in cui il Cairo si racconta da solo. Questa guida dice che cos’è al-Azhar e come si visita, come si cammina la via al-Muizz da porta a porta, che cosa c’è sotto e sopra la cittadella, perché Ibn Tulun merita la deviazione, quali sono le regole per entrare nelle moschee da non musulmani, in che ordine e a che ora andare, e come il quartiere si incastra in una giornata al Cairo.
Che cos’è il Cairo islamico
Il Cairo nasce nel 969, quando i fatimidi, arrivati dalla Tunisia, fondano a nord di Fustat una città reale murata che chiamano al-Qahira, la vittoriosa. Da quella città murata, con le sue tre porte e la via che la attraversa, il Cairo è cresciuto per mille anni: gli ayyubidi di Saladino le hanno dato la cittadella, i mamelucchi, i sultani soldati che governarono per tre secoli, l’hanno riempita di moschee, madrase e mausolei con le cupole scolpite e i minareti a più piani che sono il segno del quartiere, gli ottomani hanno aggiunto le moschee con le matite e le fontane, e Muhammad Ali, nell’Ottocento, la moschea sulla collina che oggi tutti fotografano.
Il risultato è il Cairo storico dell’UNESCO: la più grande concentrazione di architettura islamica medievale del mondo, viva e abitata, con i monumenti in mezzo ai mercati, alle officine e alle case, e non in un parco. Si visita a piedi, e la sorpresa per chi arriva dai templi è che qui la storia non è finita: nelle moschee si prega, nei vicoli si lavora il rame come nel Trecento, e la via principale è quella di sempre. Il quadro della capitale, con i suoi quartieri, è in la guida del Cairo.
Al-Azhar: la moschea e l’università
Al-Azhar, la splendente, è la prima moschea della città fatimide, fondata nel 970, e la scuola che le è cresciuta intorno è la più antica università del mondo islamico ancora in attività e l’autorità religiosa sunnita più ascoltata: quello che al-Azhar dice sull’Islam conta dal Marocco all’Indonesia. Il complesso si è stratificato per mille anni, con i minareti di epoche diverse, e la visita è il cortile bianco di marmo, con le arcate a chiglia dei fatimidi e gli studenti seduti a leggere, e la grande sala della preghiera con la foresta di colonne, dove si cammina lungo il bordo in silenzio.
Si entra con le regole di ogni moschea, che diciamo più avanti, e si esce dalla parte del bazar, perché al-Azhar sta esattamente a metà del quartiere, con Khan el-Khalili di fronte, oltre la strada, e la via al-Muizz a due passi. È la tappa che unisce le due metà del percorso, e il posto in cui la guida racconta che cosa è l’Islam sunnita e perché questo edificio ne è il centro.

La via al-Muizz, da Bab Zuweila a Bab al-Futuh
La via al-Muizz è la spina della città fatimide, un chilometro da porta a porta, pedonale e restaurata, con la più alta densità di monumenti islamici del mondo su un solo asse. Si percorre da sud a nord. Si comincia da Bab Zuweila, la porta meridionale con le due torri su cui si sale, e i minareti della moschea di al-Muayyad che le stanno sopra: la vista sui tetti e sulle cupole da lassù è la migliore introduzione al quartiere. Poi la via dei tendaggi, coperta, con le stoffe, e la salita verso al-Azhar fra le botteghe di rame e di ottone.
Oltre al-Azhar e il bazar, la via continua a nord nel tratto più monumentale: il complesso di Qalawun, con il mausoleo che è la sala più bella del Cairo mamelucco, il marmo intarsiato e la cupola, e l’ospedale medievale accanto; il complesso di Barquq, con la cupola e il minareto scolpito; il sabil-kuttab di Abdel Rahman Katkhuda, la fontana pubblica con la scuola coranica sopra, all’incrocio; il palazzo di Bashtak e la strada laterale con la casa al-Suhaymi, la dimora ottomana con le mashrabiya e il cortile, che mostra come viveva una famiglia ricca; la moschea di al-Aqmar, con la facciata di pietra scolpita più antica della città; e in fondo la moschea di al-Hakim, enorme e vuota, fra le due porte del nord, Bab al-Futuh e Bab al-Nasr, con le mura fatimidi su cui si cammina.
Due ore a piedi senza fermarsi, tre o quattro con le visite: è la passeggiata che fa capire il Cairo più di qualunque museo. Le botteghe di rame, i sigilli e le lanterne lungo la via, e come si compra senza sbagliare, sono in souk e mercati in Egitto.
Khan el-Khalili e al-Hussein
Khan el-Khalili è il bazar che sta in mezzo al percorso, di fronte ad al-Azhar: il mercato medievale con i vicoli coperti, le lanterne, i profumi, l’argento, le spezie, e il caffè antico dove il Cairo si è dato appuntamento per due secoli. Si visita in mezzo alla passeggiata, o la sera, quando è illuminato e vivo, e si compra con la regola del mercato, cioè contrattando: Khan el-Khalili.
Accanto al bazar sta la moschea di al-Hussein, la più venerata del Cairo, perché la tradizione vi custodisce la testa del nipote del Profeta: è il centro religioso popolare della città, con la piazza piena la sera e nelle feste, e a differenza delle moschee storiche non si visita da non musulmani, se non guardando dalla piazza. Nelle notti del Ramadan e nel mese della festa del santo la piazza fra al-Hussein e al-Azhar è lo spettacolo del quartiere: viaggiare in Egitto durante il Ramadan.

La cittadella e la moschea di Muhammad Ali
A sud del quartiere, sulla collina del Muqattam, sta la cittadella costruita da Saladino nel dodicesimo secolo e abitata dai sovrani d’Egitto per settecento anni: una fortezza di mura e torri con dentro le moschee, i palazzi e i musei. La moschea di Muhammad Ali, costruita a metà Ottocento dal fondatore dell’Egitto moderno sul modello delle grandi moschee di Istanbul, con le cupole a grappolo, i due minareti sottili e l’alabastro che le dà il nome popolare, è il monumento che si vede da tutta la città e la visita più facile del Cairo islamico: si entra nel cortile con l’orologio regalato dal re di Francia in cambio dell’obelisco, nella sala con le lampade e i tappeti, e sulla terrazza con la vista che nei giorni limpidi arriva alle piramidi.
Dentro la cittadella ci sono anche la moschea di al-Nasir Muhammad, mamelucca, con i minareti rivestiti di ceramica, il museo militare nel palazzo, il museo della polizia e il pozzo di Giuseppe, scavato nella roccia. È una visita di due ore, con l’auto che arriva fin dentro, e per questo sta bene nel pomeriggio dopo la passeggiata o dopo il Cairo copto.


Sultan Hassan e al-Rifai, sotto la cittadella
Ai piedi della cittadella, sulla piazza, stanno una di fronte all’altra due moschee che sembrano gemelle e hanno cinque secoli di distanza. La moschea madrasa del sultano Hassan, del Trecento, è il capolavoro dell’architettura mamelucca e per molti la moschea più bella del Cairo: un cortile immenso chiuso da quattro sale ad arco alte come cattedrali, una per ogni scuola giuridica, la pietra nuda, la fontana al centro, il mausoleo dietro con la cupola e la luce che entra dall’alto. Non ha decorazioni da guardare: ha le proporzioni, e si sta in silenzio.
Di fronte, la moschea di al-Rifai, costruita a fine Ottocento nello stesso stile per fare da pendant e usata come pantheon della famiglia reale: dentro ci sono le tombe di re Fuad, di re Farouk, l’ultimo re d’Egitto, e dello scià di Persia, morto in esilio al Cairo. Le due moschee si visitano insieme in un’ora, e sono la tappa che consigliamo a chi ha tempo per una sola moschea del Cairo.

Ibn Tulun e la casa Gayer-Anderson
Poco a ovest della cittadella, in un quartiere di case, sta la moschea più antica del Cairo rimasta intatta e una delle più belle del mondo islamico: la moschea di Ibn Tulun, costruita nell’879 dal governatore che si rese indipendente da Baghdad, sul modello della grande moschea di Samarra in Iraq. È un cortile enorme e vuoto, chiuso da portici di arcate a sesto acuto in mattoni, con le finestre a stucco tutte diverse, la fontana al centro e il minareto a spirale, con la scala esterna, unico in Egitto, da cui si vede tutto il quartiere. Silenziosa, quasi sempre vuota, è il posto in cui l’architettura islamica si capisce con gli occhi.
Addossata alle sue mura c’è la casa Gayer-Anderson, due case ottomane unite e arredate da un medico inglese collezionista, con le stanze, le mashrabiya, i tappeti, la sala di ricevimento con la fontana e la terrazza sulla moschea: la casa più bella del Cairo da visitare, e una delle ambientazioni di un vecchio film di spie. Le due visite insieme chiedono un’ora e mezza, e sono la deviazione che vale sempre.

Le regole: come si entra in una moschea
- Chi può entrare. Le moschee storiche del Cairo sono visitabili dai non musulmani, fuori dagli orari delle preghiere; le eccezioni sono al-Hussein e la moschea di Sayyida Zeinab, riservate ai fedeli, e ogni moschea durante la preghiera del venerdì a mezzogiorno.
- Come ci si veste. Spalle e gambe coperte, per uomini e donne; per le donne un foulard sui capelli, richiesto in alcune moschee e offerto con un mantello all’ingresso in altre. Meglio averlo nella borsa.
- Le scarpe. Si tolgono all’ingresso della sala di preghiera e in molti cortili; si portano in mano o si lasciano al custode, e i calzini sono la soluzione. Scarpe facili da sfilare.
- Il comportamento. Voce bassa, niente fotografie a chi prega, non si passa davanti a chi è in preghiera, non si entra nella nicchia del mihrab. Le fotografie dell’architettura sono permesse quasi ovunque.
- I custodi. Aprono i minareti e le sale chiuse e accompagnano: una piccola mancia è attesa e giusta. Le regole delle mance in generale sono in le mance in Egitto.
- Il Ramadan. Le moschee sono aperte e piene; le visite si fanno al mattino, e la sera la piazza di al-Hussein è la festa. Le regole per i viaggiatori musulmani, con le moschee e il cibo, sono in il viaggio halal in Egitto.

Ordine, orari, quando andare e con che cosa combinarlo
L’ordine. La passeggiata classica parte da Bab Zuweila al mattino, sale per la via al-Muizz fino ad al-Azhar, attraversa il bazar, prosegue a nord fra Qalawun, Barquq e la casa al-Suhaymi fino a Bab al-Futuh: tre ore con le visite. Il pomeriggio è per la cittadella, con Sultan Hassan e al-Rifai ai suoi piedi, e per chi ha tempo Ibn Tulun e la casa Gayer-Anderson sulla strada. Chi ha una mezza giornata sola fa Sultan Hassan, la cittadella e il bazar.
Quando. La mattina presto, quando la via è vuota e le moschee aperte, o il tardo pomeriggio con la luce sulle cupole; si evitano le ore della preghiera del mezzogiorno e tutto il venerdì mattina, quando le moschee sono per i fedeli. La sera, con la via al-Muizz illuminata e il bazar pieno, è per passeggiare e cenare, non per visitare. In estate il quartiere si fa al mattino e la sera; in inverno a ogni ora.
Con che cosa. Con il Cairo copto e il museo delle mummie al mattino e la cittadella nel pomeriggio, nella giornata del Cairo vecchio che consigliamo il giorno dopo Giza: il Cairo copto e il Museo Nazionale della Civiltà Egizia; con l’hammam di un palazzo mamelucco, per chi vuole il Cairo di una volta anche nel corpo: l’hammam tradizionale al Cairo; e con le altre giornate della capitale, con i tempi reali, in escursioni dal Cairo.
Gli oggetti che riempivano queste moschee, le lampade, i minbar, i tappeti, sono a dieci minuti da qui, nel Museo di Arte Islamica.
Domande frequenti
Che cos’è il Cairo islamico?
Il quartiere storico fondato dai fatimidi nel 969, con le mura, le porte, la via al-Muizz e centinaia di monumenti dal decimo al diciannovesimo secolo: moschee, madrase, mausolei, fontane, palazzi e il bazar. È patrimonio dell’umanità e la più grande concentrazione di architettura islamica medievale del mondo.
Si può entrare nelle moschee da non musulmani?
Sì, nella quasi totalità di quelle storiche, fuori dagli orari di preghiera e con le regole: spalle e gambe coperte, scarpe tolte all’ingresso, il velo per le donne dove è richiesto, silenzio. Al-Hussein è l’eccezione principale, riservata ai fedeli.
Che cos’è al-Azhar?
La moschea fondata nel 970 e l’università che le è cresciuta intorno, la più antica del mondo islamico ancora attiva e l’autorità religiosa sunnita più ascoltata. Si visita il cortile bianco e la sala della preghiera, in silenzio.
Qual è il percorso a piedi?
Da Bab Zuweila a sud lungo la via al-Muizz fino a Bab al-Futuh a nord, con al-Azhar e Khan el-Khalili a metà: due ore di cammino, tre con le visite. La cittadella con Sultan Hassan e Ibn Tulun sono un altro mezzo giorno, a sud.
Quali sono le moschee da non perdere?
Al-Azhar; Sultan Hassan e al-Rifai sotto la cittadella; Muhammad Ali sulla cittadella; Ibn Tulun; e sulla via al-Muizz il complesso di Qalawun e quello di Barquq. Chi ha una sola ora sceglie Sultan Hassan.
Quando andare?
La mattina presto o il tardo pomeriggio, fuori dalle preghiere del mezzogiorno e del venerdì, quando le moschee sono per i fedeli. La sera la via al-Muizz è illuminata e il bazar è vivo. Nel Ramadan il quartiere vive di notte.
Come ci si veste?
Pantaloni lunghi e spalle coperte per tutti; per le donne un foulard nella borsa, che in alcune moschee è richiesto e in altre offerto all’ingresso con un mantello. Scarpe facili da togliere e calzini.
Con che cosa si combina?
Con il bazar di Khan el-Khalili, che sta in mezzo; con il Cairo copto e il museo delle mummie la mattina e la cittadella il pomeriggio, nella giornata del Cairo vecchio.