L'isola di Agilkia con il tempio di File vista dalle acque del Nilo ad Assuan

Il tempio di Philae, dove la scrittura egizia si ferma

Su un’isola davanti ad Assuan c’è un tempio che si raggiunge solo in barca, e sulle cui pareti si vede una cosa che altrove non si vede: il punto in cui i geroglifici finiscono e cominciano le croci.

In breve

  • Dove si trova: sull’isola di Agilkia, davanti ad Assuan, fra la vecchia diga e la Diga Alta: si arriva solo in barca.
  • A chi è dedicato: a Iside.
  • Spostato: fra il 1977 e il 1980 fu smontato e rimontato su Agilkia per salvarlo dall’acqua; il tempio è autentico pietra per pietra.
  • L’ultima iscrizione geroglifica: è stata incisa qui, nel 394 d.C.; poi il tempio divenne chiesa e sui muri comparvero le croci.
  • Quanto tempo: un’ora e mezza con la barca; gli ingressi chiudono nel primo pomeriggio, la sera c’è lo spettacolo di suoni e luci.

La visita organizzata: escursione al tempio di Philae.

Un tempio a cui si arriva solo dall’acqua

A Philae non si arriva in pullman. Si scende a un imbarcadero, si sale su una barca e il tempio compare dall’acqua, con i piloni che sembrano nascere direttamente dal fiume. L’arrivo è metà della visita.

Una cosa vale la pena saperla prima: l’isola non è quella originale. Il complesso è stato smontato e ricostruito poco più in là per salvarlo dall’acqua della diga, come è successo ad Abu Simbel. Il tempio è autentico, pietra per pietra; è il terreno sotto a essere cambiato.

La barca si contratta al molo di Shellal e non è compresa nel biglietto d’ingresso: nei nostri programmi la organizziamo noi insieme al resto, così non vi trovate a trattare il prezzo sul pontile con la guida che aspetta.

Qui la scrittura egizia si ferma

Philae è stato uno degli ultimi posti in cui il culto antico è rimasto vivo dopo che altrove si era spento, ed è qui che è stata incisa l’ultima iscrizione geroglifica conosciuta.

È un dettaglio che cambia il peso della visita. Non state guardando un tempio in più: state guardando il punto in cui una scrittura durata millenni smette di essere usata da chi la capiva. Se volete sapere che cosa dicono quelle pareti finché qualcuno le scriveva ancora, l’abbiamo spiegato in come si legge la parete di un tempio.

Un altare cristiano con una croce incisa collocato dentro la sala del tempio egizio di Philae, sotto una nicchia con croce e fra i geroglifici

E poi cominciano le croci

Nella stessa sala, sulla stessa pietra, ci sono croci incise. Il tempio è diventato una chiesa: sono state ricavate nicchie, è stato messo un altare, e le superfici che portavano gli dei egizi hanno cominciato a portare simboli cristiani.

Non è distruzione, è continuità di uso: un edificio che funzionava è stato riusato da chi è venuto dopo. È raro vedere il passaggio così esplicito, su una parete sola, e a Philae si vede senza bisogno che nessuno ve lo spieghi.

Rilievi e geroglifici sulla facciata del primo pilone del tempio di File nella luce calda del soleIl passaggio fra i muri scolpiti del tempio di Philae che si apre sul Nilo, con una palma e le colline della riva opposta

Come inserirlo in una giornata ad Assuan

La visita a sé è il tempio di Philae e si incastra bene con le altre tappe della città: l’obelisco incompiuto, che spiega come veniva tagliato il granito, e le isole sul fiume, Elefantina e l’isola dei giardini.

Il quadro completo della città è in cosa vedere ad Assuan, e chi arriva navigando lo trova nella crociera sul Nilo. Se preferite che l’incastro lo faccia qualcun altro, lo mettiamo insieme noi in un viaggio su misura.

Fra traversata, visita e rientro servono circa due ore e mezza, quindi è una mezza giornata e non una giornata intera: si combina bene con l’obelisco incompiuto o con l’isola delle piante.

L’isola su cui state camminando non è quella originale

Il tempio che visitate oggi non è dove fu costruito. Dopo la costruzione della diga di Assuan, l’isola originale di Philae rimase sommersa per gran parte dell’anno, e il complesso venne smontato blocco per blocco e rimontato sull’isola vicina di Agilkia, che fu anche risagomata per somigliare alla prima.

È la stessa operazione che salvò Abu Simbel e il tempio di Kalabsha. Guardando i blocchi da vicino si notano ancora le linee di taglio: una volta che le avete viste, non riuscite più a non vederle.

Che cosa vedere intorno, se avete mezza giornata in più

Philae si trova a sud di Assuan, dalla parte della diga, quindi la mezza giornata si chiude bene con due o tre tappe che stanno nella stessa direzione e non fanno tornare indietro.

L’obelisco incompiuto è a pochi minuti: è una cava, non un tempio, e serve a capire come si estraeva il granito che avete visto ovunque nei santuari. Il villaggio nubiano è invece la tappa più umana della zona, con le case dipinte e il tè servito all’ombra.

Chi preferisce stare sull’acqua può chiudere con una feluca fra le isole al tramonto: è il momento in cui Assuan si vede meglio. Le opzioni complete sono in cosa vedere ad Assuan.

Lo spettacolo serale: vale la pena?

A Philae si tiene uno spettacolo di suoni e luci dopo il tramonto. È una cosa diversa dalla visita diurna: il tempio illuminato sull’acqua è bello, il commento registrato è piuttosto retorico.

Il nostro consiglio onesto: se avete una sola sera ad Assuan e vi interessa l’archeologia, la visita di giorno vale di più. Se invece viaggiate con bambini, lo spettacolo funziona molto bene, perché racconta una storia e dura poco.

Che cosa si vede davvero dentro il recinto

Il complesso non è un edificio solo. Si entra da un cortile aperto con due colonnati laterali che non sono uguali fra loro, e già questo dice che il santuario è cresciuto per aggiunte successive invece che secondo un progetto unico.

Oltre il primo pilone si apre il cortile con il mammisi, la piccola cappella dedicata alla nascita divina: è qui che si celebrava il mito della nascita di Horus, e le pareti lo raccontano scena per scena. Da lì si passa al secondo pilone e finalmente al santuario di Iside, la parte più antica e più buia.

Sul lato dell’isola c’è anche il chiosco di Traiano, quello che compare in quasi tutte le fotografie: un padiglione aperto, mai finito, che si affaccia sull’acqua. È il punto in cui quasi tutti si fermano più a lungo.

Il colonnato del tempio di Philae che porta al primo pilone, con le ombre delle colonne sul selciatoUn rilievo del tempio di Philae con il dio Horus a testa di falco e il faraone che tende l'arco

Perché un’isola, e non la terraferma

Il culto di Iside a Philae non stava su un’isola per caso. L’acqua isolava il santuario dal mondo quotidiano e lo rendeva raggiungibile solo con un gesto deliberato: prendere una barca. Per un culto misterico questo è funzionale, non decorativo.

Philae si trovava anche esattamente dove il fiume diventa difficile, alla prima cateratta, cioè al confine fra l’Egitto e la Nubia. Un santuario in quel punto parlava a due mondi contemporaneamente, e questo spiega in parte perché restò in funzione quando il resto del paese aveva già cambiato religione.

Philae con i bambini

Philae funziona molto bene con i bambini, e il motivo è la barca: dieci minuti d’acqua trasformano una visita archeologica in una piccola spedizione, e il tempio compare all’improvviso di lato.

Il recinto è piccolo e pianeggiante, quindi si cammina poco, e c’è ombra vera sotto i colonnati. Lo spettacolo serale, che per un adulto appassionato di archeologia risulta retorico, per un bambino è invece perfetto: racconta una storia, dura poco e finisce presto.

Volete Assuan con Philae fatta con calma, barca compresa? Raccontateci le date: la organizziamo con una guida egittologa di lingua italiana.

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La luce sull’acqua cambia il tempio due volte al giorno

Philae è uno dei pochi templi egizi che si guarda prima da fuori, dal fiume, e solo dopo da dentro. L’ora del giorno conta quindi il doppio. Al mattino la pietra resta chiara e i piloni si stagliano contro un cielo ancora pallido; nel tardo pomeriggio l’arenaria si scalda, il riflesso dell’acqua sale sui muri bassi e le incisioni prendono profondità, perché la luce le prende di taglio. A mezzogiorno accade il contrario: il sole cade dall’alto, i rilievi si appiattiscono e le fotografie escono spente. Se avete un margine per scegliere l’orario, usatelo qui più che altrove. Su come si comporta la luce lungo la giornata nell’Alto Egitto trovate qualche riferimento in alba e tramonto fra Luxor e Assuan, mentre le regole pratiche per le sale buie stanno in come si fotografano templi e tombe in Egitto.

Se Philae è il primo tempio che vedete, vi manca il termine di paragone

Philae appartiene alla fase tarda dell’architettura templare egizia. L’impianto è quello di sempre, cortile aperto, sala a colonne, santuario in fondo e sempre meno luce man mano che si avanza, ma la decorazione è più fitta e i capitelli si fanno elaborati. Chi arriva qui dopo Karnak il confronto lo fa da solo; chi comincia da Philae rischia di archiviarlo come un tempio qualunque. Non serve preparazione da specialisti: basta avere in testa lo schema, che si ripete quasi ovunque, e la sequenza si riconosce a occhio dal primo cortile. Lo schema di base è in com’è fatta la pianta di un tempio egizio, e bastano dieci minuti di lettura prima di salire sulla barca.

Philae, Kalabsha e Abu Simbel: tre salvataggi, tre problemi diversi

Il salvataggio dei templi nubiani viene raccontato come un’operazione sola, e invece ogni sito poneva un problema suo. Abu Simbel, a sud di Assuan, era scavato dentro la roccia: per portarlo in salvo è stato tagliato e ricostruito più in alto, orientato come prima. Philae era un complesso costruito a blocchi su un’isola bassa, e il guaio non riguardava soltanto la sommersione definitiva, perché per anni l’acqua lo copriva e lo scopriva a stagioni alterne, lavando via i colori. Kalabsha, ancora più a sud, è stato ricollocato in un punto che oggi si raggiunge dal lago. Vederne due nello stesso viaggio è il modo più rapido per capire quanto sia stata grande l’impresa: la storia del primo sta nello spostamento dei templi di Abu Simbel, quella del terzo nel tempio di Kalabsha sul lago Nasser.

Sull’isola l’ombra è poca, e questo decide come vestirsi

Il recinto è aperto e la parte che si percorre di più sta allo scoperto. In inverno è una passeggiata, nei mesi caldi diventa la variabile principale della visita: cappello, acqua, scarpe chiuse che tengano sulla pietra bagnata del pontile. La traversata è breve, ma sul fiume l’aria si muove e chi parte presto la mattina se ne accorge sulle braccia. Le borse pesanti qui servono a poco, dato che dal molo in poi tutto quello che portate lo portate a mano. Come si incastra il tempio con il resto delle ore è spiegato in come funziona una giornata ad Assuan, e il programma con la barca già organizzata è la visita guidata al tempio di Philae.

L’errore più comune è trattarlo come una sosta di passaggio

Philae si visita in un’ora e mezza scarsa, e questo lo fa sembrare un riempitivo fra due cose importanti. È il contrario. È il posto in cui una scrittura millenaria si ferma e una religione nuova riscrive la stessa parete, e per accorgersene bisogna guardare due superfici vicine con calma, non attraversare la sala per uscire dall’altra parte. Chi ha una giornata piena in città farebbe bene a metterlo dove ha ancora energie, non in coda a tutto il resto. Le altre mezze giornate possibili sono elencate nelle escursioni in partenza da Assuan.

Domande frequenti su Philae

Perché a Philae ci sono croci sui muri?

Perché il tempio è diventato una chiesa. Quando il culto antico si è spento, la comunità cristiana ha usato gli stessi ambienti: ha inciso croci nella pietra, ricavato nicchie e messo un altare dentro la sala. Non è vandalismo, è un cambio di proprietario.

È vero che qui sono stati scritti gli ultimi geroglifici?

Sì: l’ultima iscrizione geroglifica conosciuta è stata incisa a Philae. È il motivo per cui questo posto conta più di quanto la sua dimensione suggerisca: è il punto in cui una scrittura durata millenni smette di essere usata.

Anche Philae è stato spostato come Abu Simbel?

Sì. Il complesso è stato smontato e ricostruito su un’altra isola per salvarlo dall’acqua della diga. Quindi l’isola su cui sbarcate non è quella su cui il tempio è stato costruito, anche se il tempio è autentico pietra per pietra.

Come ci si arriva?

In barca, e non c’è altro modo. Si parte dall’imbarco vicino alla diga e in pochi minuti si è sull’isola. È una delle poche visite in Egitto in cui l’arrivo fa parte dell’esperienza.

Quanto tempo serve?

Un’ora e mezza circa, compresa la barca. Si abbina bene all’obelisco incompiuto e alle isole sul fiume: insieme fanno una giornata di Assuan senza corse.