Il tempio dell'oracolo di Amon sulla rocca di Aghurmi a Siwa, con il palmeto e la montagna dietro

L’oasi di Siwa: l’oracolo di Alessandro, i laghi salati e il mare di sabbia, come ci si arriva e quanti giorni servono

Siwa è l’oasi più lontana dell’Egitto e la più diversa da tutto il resto: un palmeto di trecentomila palme fra due laghi salati, a cinquanta chilometri dalla Libia, abitato da berberi che parlano una lingua loro e che fino a un secolo fa vivevano dentro una fortezza di fango e sale. Qui venne Alessandro Magno a farsi dire dall’oracolo di Amon che era figlio del dio, e il tempio è ancora lì, sopra le palme. Intorno ci sono le sorgenti in cui si fa il bagno, i laghi in cui si galleggia, le tombe dipinte della montagna dei morti, e appena fuori dal paese le dune del Grande mare di sabbia. Questa guida dice che cosa si vede, come ci si arriva dal Cairo, quanti giorni servono davvero, quando andare, dove si dorme e come Siwa si incastra nel resto del viaggio in Egitto.

In breve

  • Dove si trova: nel nord ovest, a una cinquantina di chilometri dal confine libico e a circa trecento da Marsa Matruh.
  • Come si arriva: solo su strada, circa dieci ore dal Cairo per la costa; la pista diretta da Bahariya è chiusa.
  • Quanti giorni: cinque in tutto, tre pieni sul posto.
  • Che cosa si vede: il tempio dell’oracolo di Amon, la città vecchia di Shali, la montagna dei morti, le sorgenti e i laghi salati.
  • Quando andare: da ottobre ad aprile, meglio novembre e marzo.

Sulla stessa strada: Alessandria d’Egitto; tutte le oasi: deserto occidentale e oasi.

Dove sta Siwa e perché è diversa

Siwa sta in una depressione sotto il livello del mare, nell’angolo di nord-ovest dell’Egitto, a trecento chilometri a sud della costa mediterranea e a cinquanta dal confine con la Libia. Da qualunque parte la si guardi è lontana: dieci ore di strada dal Cairo, un giorno intero da Alessandria, e dal resto delle oasi nessuna strada aperta. Questa lontananza è la sua storia e la sua ragione: per secoli Siwa è stata un mondo a sé, collegato al Nilo solo dalle carovane, e ha conservato una cultura che nel resto dell’Egitto non esiste.

Gli abitanti sono berberi, imparentati con le popolazioni del Sahara occidentale più che con gli egiziani della valle, e parlano il siwi, una lingua berbera, oltre all’arabo. Le donne portano abiti ricamati e gioielli d’argento che si vedono solo qui; le case si costruivano con il karshif, blocchi di fango e sale dei laghi; i matrimoni, le feste e i canti hanno regole loro. Siwa è entrata nell’Egitto moderno solo nell’Ottocento, e la strada asfaltata è arrivata negli anni ottanta del Novecento: chi ha più di cinquant’anni ricorda l’oasi senza automobili.

Il resto del deserto occidentale, con le altre quattro oasi e il modo in cui si raggiungono, è in deserto occidentale e oasi egiziane; Siwa è l’unica che sta fuori dalla strada ad anello, e per questo si visita quasi sempre da sola.

Il tempio dell’oracolo e Alessandro

Su una rocca ad Aghurmi, a pochi chilometri dal paese, in mezzo al palmeto, sta il tempio dell’oracolo di Amon, costruito nel sesto secolo avanti Cristo e famoso in tutto il Mediterraneo antico: l’oracolo di Siwa stava alla pari con quello di Delfi, e re e generali mandavano ambasciate per interrogarlo. Nel 331 avanti Cristo Alessandro Magno, appena conquistato l’Egitto, attraversò il deserto con pochi uomini per venire di persona, e i sacerdoti lo accolsero come figlio di Amon: da quel giorno si fece rappresentare con le corna di ariete del dio, e alcune fonti dicono che chiese di essere sepolto qui, il che alimenta da due secoli la ricerca della sua tomba.

Oggi del tempio restano le mura del santuario, con le iscrizioni e il passaggio segreto da cui, si pensa, i sacerdoti facevano parlare il dio, in mezzo alle rovine del villaggio di fango che gli è cresciuto intorno e che l’ha protetto. Il posto vale per la storia e per la vista: dalla rocca si domina il palmeto fino ai laghi e alla montagna di Dakrur, ed è il primo posto dove andare, la mattina presto, prima del caldo. Poco più in là, fra le palme, i resti del tempio di Umm Ubayda, dedicato allo stesso dio, con una parete scolpita ancora in piedi.

Shali, la città di sale

Al centro del paese di Siwa sorge Shali, la fortezza in cui gli abitanti vissero dal tredicesimo secolo fino al 1926: una collina coperta di case di karshif costruite una sull’altra, fino a cinque piani, con i vicoli coperti e una sola porta, per difendersi dalle razzie. Nel 1926 tre giorni di pioggia, un evento raro come un terremoto in un posto dove non piove quasi mai, sciolsero il sale dei muri e la città cominciò a crollare; gli abitanti la lasciarono per le case nuove ai piedi, e Shali è diventata una rovina abitata ai margini, con la moschea antica e il minareto di fango ancora in uso.

Si sale per i vicoli fino in cima, al tramonto, e si guarda l’oasi che si accende: il palmeto, i laghi che diventano rosa, la montagna dei morti e il mare di sabbia dietro. Negli ultimi anni una parte di Shali è stata restaurata con la tecnica antica, e si vedono di nuovo le case di sale con le travi di palma. Ai piedi della fortezza c’è il mercato, con i datteri, le olive, l’olio e i cesti, e la casa museo che mostra come si viveva dentro le mura.

Un lago salato di Siwa con l'acqua turchese e la riva di cristalli di sale, dove si galleggia

I laghi salati e le sorgenti

Siwa è fatta d’acqua quanto di sabbia. Le sorgenti sono centinaia, e alcune sono diventate vasche di pietra in cui si fa il bagno: il bagno di Cleopatra, la più famosa, una piscina rotonda di pietra fra le palme, con l’acqua limpida e tiepida e i caffè intorno; la sorgente di Fatnas, su un’isola nel lago, dove si va per il tramonto con il tè; e le sorgenti calde di Bir Wahed, in mezzo alle dune, che si raggiungono con il fuoristrada e dove ci si immerge in una vasca calda con la sabbia intorno, di notte, sotto le stelle.

I laghi salati sono l’altra cosa che nessuno si aspetta: bacini di acqua turchese con la riva di cristalli di sale bianchi come neve, e una salinità così alta che si galleggia senza muoversi, come nel Mar Morto. Il bagno nei laghi di sale, a est del paese, è diventato il rito di ogni visita, con la doccia di acqua dolce dopo, perché il sale asciuga la pelle in pochi minuti. I due laghi grandi, quello di Siwa a ovest e quello di Zeitoun a est, sono invece specchi enormi e poco profondi, sui quali il tramonto è lo spettacolo della giornata.

Veduta dall'alto della sorgente di Cleopatra a Siwa, con la vasca circolare circondata da una fitta palmeto e dalla stradaIl sole che tramonta sulle rovine di argilla e sale di Shali a Siwa, con l'oasi e la città sullo sfondoIl tramonto arancione sul vecchio villaggio fortificato di Shali a Siwa, con le case della città sullo sfondo

La montagna dei morti e gli altri siti

La montagna dei morti, Gebel el-Mawta, è una collina conica sul bordo del paese bucherellata da centinaia di tombe scavate nella roccia, di età egizia tarda, greca e romana. Durante la seconda guerra mondiale gli abitanti ci si rifugiavano dai bombardamenti, e così le tombe furono riscoperte: alcune hanno le pitture ancora vive, con divinità egizie accanto a figure greche, e quella di Si-Amun, un ricco greco egizianizzato, è la più bella dell’oasi. Dalla cima si vede tutta Siwa.

Poi ci sono la montagna di Dakrur, dove in ottobre si tiene la festa della riconciliazione, tre giorni in cui l’oasi mangia insieme e chi ha litigato fa pace, e dove d’estate ci si fa seppellire nella sabbia calda per i reumatismi; il museo della casa siwana, con gli abiti, i gioielli e gli oggetti di una casa tradizionale; e i villaggi del palmeto, con le case di karshif e i giardini murati. Tutto sta in un raggio di pochi chilometri, e si gira in bicicletta o con il carretto trainato dall’asino, che qui è ancora il mezzo di tutti.

Il Deserto Bianco lungo la strada delle oasi, la via del deserto fra Bahariya e Siwa

Il Grande mare di sabbia

A ovest e a sud del paese cominciano le dune del Grande mare di sabbia, il più grande campo di dune del mondo, che va da Siwa fino al Gilf Kebir per settecento chilometri, e in cui per secoli si sono perse le carovane e gli eserciti. Da Siwa lo si tocca con i fuoristrada, in un pomeriggio che è il pezzo forte del viaggio: la salita e la discesa delle dune con l’autista di Siwa che le conosce come un marinaio conosce le onde, il sandboarding per chi vuole, un lago di acqua dolce nascosto fra le dune in cui si fa il bagno, la sorgente calda di Bir Wahed al tramonto, e i fossili di conchiglie marine sulla sabbia, lasciati da un mare di milioni di anni fa.

Per chi ha un giorno in più, la traversata più lunga porta alle dune alte e ai campi di fossili più remoti, con la notte sotto le stelle. La pista diretta fra Siwa e Bahariya, che portava al Deserto Bianco lungo il bordo del mare di sabbia, oggi invece è chiusa ai viaggiatori. Il mare di sabbia si visita solo con i fuoristrada locali e con i permessi, che l’agenzia chiede prima: non è un posto per improvvisare.

Le rovine in mattoni crudi del tempio dell'Oracolo di Amon a Siwa, con il lago salato sullo sfondo

Datteri, olive e la vita dell’oasi

Siwa vive di due cose che coltiva da sempre: i datteri, che i siwani raccolgono in ottobre salendo sulle palme con la corda, e che sono i più buoni dell’Egitto, e le olive, da cui esce un olio che si vende in tutto il paese. I giardini murati del palmeto sono orti a tre piani, con le palme sopra, gli ulivi in mezzo e le verdure sotto, irrigati dalle sorgenti con un sistema di canali e di turni che ha secoli. Chi visita l’oasi con una guida di Siwa entra in un giardino, assaggia i datteri appena colti, e capisce che cosa vuol dire oasi.

La cucina è semplice e diversa da quella del Nilo: il pane cotto nel forno di fango, le verdure dei giardini, il pollo e l’agnello con il cuscus, che qui si chiama così perché la cultura è quella del Maghreb, e il tè alla menta. L’artigianato è di cesti di palma, ceramiche, gioielli d’argento e ricami, che si comprano nel mercato ai piedi di Shali e nelle cooperative delle donne. Il resto della cucina egiziana, per confronto, è in la cucina egiziana.

Laghi e dune nel deserto occidentale egiziano, il paesaggio che accompagna il viaggio verso Siwa

Come si arriva e quanti giorni servono

A Siwa si arriva solo su strada, e la strada è la parte del viaggio da mettere in conto.

  • Dal Cairo per la costa. Circa dieci ore in auto privata con autista: la strada del deserto fino ad Alessandria, la costa fino a Marsa Matruh, poi trecento chilometri di deserto verso sud. Si parte all’alba e si arriva nel pomeriggio; molti spezzano il viaggio con una notte a Marsa Matruh o ad Alessandria, in andata o al ritorno.
  • Da Alessandria. Circa sette ore, per la stessa strada della costa. È la via naturale per chi combina Siwa con Alessandria e con El Alamein, che sta sulla strada.
  • Da Bahariya, oggi no. La pista diretta nel deserto, cinque o sei ore di fuoristrada, era la traversata più bella del deserto occidentale ed è chiusa ai viaggiatori: chi combina le due oasi ripassa dal Cairo.
  • In pullman. Esistono i pullman pubblici dal Cairo e da Alessandria, notturni e lunghi; per un viaggio organizzato non sono la scelta giusta.

I giorni: tre pieni sul posto, che è il minimo per il tempio, Shali, i laghi, la montagna dei morti e il pomeriggio sulle dune, più due di viaggio. Cinque in tutto dal Cairo, che diventano sei o sette con la notte sulla costa o con El Alamein. Chi ha una sola settimana per tutto l’Egitto non ha spazio per Siwa, e non è un dramma: è il viaggio della seconda volta, o di chi ha due settimane. La regola delle ore di strada vale qui più che altrove, e con l’auto a noleggio non si fa: la pista, i posti di blocco e le distanze chiedono un autista del posto.

Il tetto della fortezza di Shali a Siwa al tramonto, con le case dell'oasi e le palme in lontananza

Quando andare, dove si dorme, con chi combinarla

La stagione è da ottobre ad aprile. Ottobre ha la raccolta dei datteri e la festa di Dakrur, con la luna piena; novembre e marzo hanno il clima perfetto, caldo di giorno e fresco di sera; dicembre e gennaio sono limpidi ma con le notti fredde, e il bagno nei laghi si fa a mezzogiorno. Da maggio a settembre il caldo supera i quaranta gradi e le dune non si fanno; l’oasi resta visitabile, ma è un’altra cosa.

Dove si dorme. Siwa ha una gamma sua, dagli alberghi semplici del paese agli ecolodge costruiti in karshif fra le palme e ai campi fissi sul bordo del mare di sabbia, con le tende di lusso e la sorgente. Chi vuole l’esperienza sceglie il karshif e la lampada a olio; chi vuole la comodità la trova, ma in un’oasi a dieci ore dal Cairo non si cerchi il resort del Mar Rosso. Per i viaggiatori meno giovani Siwa è più facile delle altre oasi, perché si dorme in strutture vere e le distanze sono brevi: il viaggio per senior.

Con chi combinarla. Con Alessandria e El Alamein, che stanno sulla strada e fanno di Siwa un viaggio del nord; con Bahariya e il Deserto Bianco, che oggi si raggiungono ripassando dal Cairo perché la pista diretta è chiusa; o con il Nilo, in un itinerario di due settimane che metta il deserto prima o dopo la crociera. I programmi lunghi che la contengono partono da Egitto in 10 giorni; la mappa delle regioni, con Siwa nel suo angolo, in mappa turistica dell’Egitto; la valigia, con la giacca per le sere del deserto e il costume per i laghi, in cosa mettere in valigia.

Domande frequenti

Dove si trova Siwa?

Nell’angolo di nord-ovest dell’Egitto, a una cinquantina di chilometri dal confine libico e a circa trecento chilometri a sud di Marsa Matruh, sul Mediterraneo. È l’oasi più lontana da tutto il resto del paese.

Come si arriva a Siwa dal Cairo?

Su strada, in circa dieci ore: prima la strada della costa fino a Marsa Matruh, poi trecento chilometri verso sud nel deserto. Non ci sono voli di linea. La pista diretta da Bahariya, che chi faceva il giro delle oasi usava per arrivare qui, oggi è chiusa ai viaggiatori.

Quanti giorni servono?

Tre giorni pieni sul posto, più uno di viaggio per andare e uno per tornare: cinque in tutto. Con meno non vale il viaggio; con quattro sul posto si sta ancora meglio.

Che cosa si vede a Siwa?

Il tempio dell’oracolo di Amon, dove venne Alessandro Magno; la città vecchia di Shali; la montagna dei morti con le tombe dipinte; il bagno di Cleopatra e le altre sorgenti; i laghi salati in cui si galleggia; il tramonto sull’isola di Fatnas; e le dune del Grande mare di sabbia con i fuoristrada.

Quando andare?

Da ottobre ad aprile, con la preferenza per novembre e marzo. In estate fa troppo caldo e le dune non si fanno; in dicembre e gennaio le notti sono fredde. Ottobre è anche la stagione della raccolta dei datteri.

Siwa è diversa dalle altre oasi?

Sì: gli abitanti sono berberi, parlano il siwi oltre all’arabo, e hanno usanze, case e artigianato loro. È rimasta isolata dall’Egitto fino a pochi decenni fa, e si sente.

Si può combinare con il resto dell’Egitto?

Sì, ma non in una settimana: Siwa chiede cinque giorni con il viaggio, e si aggiunge a un secondo viaggio, a un itinerario di due settimane, o al giro delle oasi che dal Cairo scende fino a Luxor. Da Siwa si passa anche per Alessandria e la costa.

È adatta a famiglie e senior?

Sì, più delle altre oasi: si dorme in strutture vere, non al campo, le distanze dentro l’oasi sono brevi, i laghi e le sorgenti piacciono a tutti. La strada lunga è la parte da mettere in conto.

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